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Addio Presidente Berlusconi

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Addio Presidente Berlusconi, un giorno tristissimo per la storia del Milan.

12 giugno 2023, si spegne all’età di 86 anni Silvio Berlusconi, il Presidente più vincente dell’intera storia del Milan. Con lui l’intera galassia rossonera, nonché quella del calcio in generale, non è più stata la stessa.

E viene la pelle d’oca, da tifoso, ripercorrere ogni istante della sua presidenza. Una lacrima scende al ricordo dei 29 trofei alzati al cielo dai suoi ragazzi in campo, 8 scudetti, 1 coppa Italia, 7 supercoppe italiane, 5 Champions, 5 supercoppe europee, 2 coppe intercontinentali, 1 mondiale per club. Vera musica.

Una missione vera e propria la sua, fin dal 1986. Tutti noi ci ricordiamo, come fosse ieri, l’arrivo in elicottero e le sue prime parole. Molti hanno sorriso, in tanti hanno pensato fosse un visionario, ma la sua idea di vincere esprimendo il bel giuoco (come spesso diceva) non solo l’ha perseguita, ma l’ha realizzata essendo un vero e proprio esempio nel mondo.

E di calcio ne sapeva tanto Silvio Berlusconi. Ad iniziare da quell’Arrigo Sacchi difeso nello spogliatoio quando il giocattolo sembrava rompersi ancora prima di essere montato. Lo ricordiamo parlare ai giocatori con questa frase:” Questo allenatore l’ho scelto io, chi non lo segue se ne andrà a fine stagione”. Poche parole, nel momento giusto, dette con fermezza che decretarono di fatto l’ingresso nella storia. Da lì tutto è cambiato.

Come non ricordare un’altra sua intuizione, Fabio Capello, definito fa tutti uno yes man, ma che una volta seduto sulla panchina ha portato il Milan a scorrazzare nei campi più famosi di tutto il mondo arricchendo la bacheca di coppe. Quella bacheca che, tra le altre, vanta ben 5 Champions League. E che dire di Carlo Ancelotti, allenatore strappato alla Juventus il quale ha poi vinto tutto.

Un esteta del calcio, con il suo fedele compagno di avventure Adriano Galliani, ha saputo portare al Milan giocatori incredibili come Savicevic, Ibrahimovic, Kakà, Shevchenko, Baggio, Weah. La lista potrebbe proseguire per altre decine di righe. Ricordiamo ancora Gullit, Rijkaard Van Basten, i tre olandesi che hanno fatto sognare l’intera tifoseria.

Oggi se ne va il presidente più vincente nella storia del Milan. Addio Presidente, la redazione di Calcio Style si unisce al dolore della Famiglia.

 

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Ben Yedder condannato a 2 anni di carcere: tutti i dettagli

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ben yedder

Arriva la svolta nel caso Ben Yedder, l’attaccante ex Monaco accusato di guida in stato di ebrezza e abusi sessuali. Il tribunale ha emesso la sentenza.

Il francese aveva in precedenza ammesso di essersi messo alla guida sotto l’effetto di alcol, ma aveva negato categoricamente ogni azione contro la ragazza in questione.

Ben Yedder condannato: ecco la sentenza

Il tribunale di Nizza ha giudicato l’imputato colpevole di entrambe le accuse e di conseguenza stabilito una pena di due anni di reclusione con condizionale più una multa di 5000 euro. Contenstualmente, anche l’obbligo di assistere e risarcire la ragazza di 23 anni presumibilmente vittima dell’accaduto risalente al 7 settembre scorso.

Ben Yedder Monaco

KHARKIV, UKRAINE – AUGUST 24, 2021: Wissam Ben Yedder (captain) in attack. The UEFA Champions League, match Shakhtar vs Monaco

Inoltre è stata predisposta la sospensione della patente per 6 mesi per Ben Yedder, il quale dovrà sottoporsi ai classici esami del sangue periodici per ottenere la restituzione della licenza.

L’attaccante è svincolato da luglio scorso e a causa di questi problemi legali nessuna squadra si è fatta avanti per ingaggiarlo. Risolto questo nodo, potrebbe delinearsi finalmente il futuro del classe 1990. Tra i riconoscimenti più importanti i 3 titoli di capocannoniere della Ligue 1Coppa del Re Coupe de France.

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Infantino è american dream: “Congratulazioni Presidente”

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fifa

Infantino celebra la vittoria di Donald Trump alle elezioni e con un post sui social e promette “Avremo un grande Mondiale 2026 negli Usa.”

Il presidente della Fifa dedica un post al neoeletto presidente degli Stati Uniti, che torna alla Casa Bianca battendo Kamala Harris.

“Football Unites the World!” scrive nel messaggio.

Infantino alla Casa Bianca

Era l’agosto del 2018, primo mandato per Donald Trump.

Accompagnato dal presidente della Federazione Calcio statunitense, Carlos Cordeiro, il presidente della Fifa venne ricevuto dallo stesso Trump proprio per discutere del Mondiale 2026, assegnato a Canada, Messico e Stati Uniti.

Scambio di regali e di battute: Gianni Infantino infatti consegnò a Trump una maglia blu con il numero 26 e il nome del presidente e insieme anche a dei cartellini gialli e rossi da utilizzare in conferenza stampa. Tutti i giornalisti vennero scherzosamente sanzionati col rosso.

Infantino

Fifa…dei dem

I rapporti tra Infantino e Trump sono sempre stati amichevoli: infatti dopo l’esito delle elezioni statunitensi il presidente Fifa è stato tra i primi a pubblicare le foto risalenti a quell’incontro del 2018, prova molto chiara della buona intesa tra i due.

Invece durante l’amministrazione Biden tra i vertici apicali di Fifa e Casa Bianca non c’è stato alcun contatto.

Anche lo scorso maggio, quando si è recato a Washington DC, Infantino si è limitato a incontrare solo deputati e senatori.

Non può dunque che essere contento del cambio di schieramento alla Casa Bianca, a ridosso ormai del Mondiale 2026.

 

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Inter, Adriano: “Pensavano di mandarmi in una clinica. Volevo fuggire dal calcio”

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Adriano

L’ex attaccante dell’Inter Adriano ha parlato di alcuni brutti momenti della sua carriera e del tentativo dei nerazzurri di mandarlo in una clinica.

Considerato uno dei più grandi what if della storia del calcio, Adriano per caratteristiche sembrava potesse diventare l’erede del Fenomeno Ronaldo. Un giocatore completo dotato di potenza, tecnica, velocità, dribbling, finalizzazione. Purtroppo le cose sono andate diversamente: ne ha parlato lo stesso Adriano nella presentazione della sua autobiografia intitolata La mia più grande paura.

Adriano e la sua autobiografia: retroscena sull’Inter e non solo

Tornavo a casa e trovavo sempre un motivo per bere, perché c’erano i miei amici o perché non volevo stare in silenzio“. Così Adriano racconta nella sua autobiografia i momenti difficili della sua carriera: “Molti usano il calcio come valvola di sfogo, io invece volevo fuggirne“. 

La mia fuga dal calcio era mio padre, ma quando se n’è andato il mio compagno è diventato il bere. Arrivavo tardi agli allenamenti, il club mi multava ma non mi interessava. La mia depressione raggiunse un livello che preferisco non ricordare“.

Adriano Inter

Sul ruolo dell’Inter nella vicenda: “Un giorno Moratti mi disse che mi volevano mandare in un posto speciale. Era una clinica di riabilitazione in Svizzera. Ero depresso e non capivo di cosa stessero parlando. Iniziai a innervosirmi e gli chiesi perché stesse cercando di mandarmi in un ospedale psichiatrico. Un giocatore ricoverato in clinica psichiatrica? Non volevo crederci!

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