Serie A
Lecce-Roma: curiosità e statistiche

Lecce-Roma, incontro valido per la 30^ giornata di Serie A: curiosità e statistiche sul match in programma sabato 29 marzo alle 20.45.
Lecce-Roma mette a confronto due squadre con ambizioni completamente diverse in questo campionato di Serie A. I pugliesi arrivano dalla sconfitta contro il Genoa, mentre i capitolini sono reduci dalla vittoria per 1-0 con il Cagliari.
Se i salentini sono in serie nera e hanno l’obbligo di far punti per respirare e rilanciarsi nella lotta per non retrocedere, la squadra di Ranieri – pur essendo uscita dall’Europa League – vive un momento d’oro in campionato e si è regalata l’opportunità di sferrare l’assalto al quarto posto.
Di seguito le curiosità, statistiche e precedenti su Lecce-Roma.

LA FORMAZIONE DELLA ROMA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Lecce-Roma: curiosità e statistiche
La Roma ha perso solamente due delle 37 partite di Serie A contro il Lecce (25V, 10N), il 5%; tra le avversarie affrontate almeno 10 volte nella competizione dai capitolini, quella salentina è la squadra contro cui hanno la più bassa percentuale di sconfitte.
Nelle 18 partite casalinghe di Serie A disputate contro la Roma il Lecce ha trovato 12 gol, rimanendo a secco di reti in 10 occasioni; la squadra capitolina è quella contro cui i salentini più volte hanno mancato l’appuntamento con il gol in gare interne in Serie A.
Il Lecce ha perso tutte le ultime quattro partite di Serie A e non fa peggio da una striscia di sei sconfitte di fila tra febbraio e aprile 2023; in generale Marco Giampaolo non è mai arrivato a cinque sconfitte consecutive nella competizione, fermandosi sette volte a quota quattro in precedenza.
Il Lecce è una delle quattro squadre a non aver ancora trovato il successo in casa nel 2025 in Serie A (2N, 3P) e nessuna ha segnato meno gol dei salentini in gare interne nel periodo (due, come Venezia, Empoli ed Hellas Verona).
Nel 2025 la Roma ha guadagnato 29 punti in Serie A, grazie a nove vittorie e due pareggi in 11 partite; nei maggiori cinque campionati europei, nel periodo, solamente il PSG ha conquistato altrettanti successi, per un totale però di 28 punti in 10 sfide (9V, 1N).
La Roma ha vinto le ultime quattro trasferte di Serie A e solamente in cinque occasioni è arrivata ad almeno cinque successi esterni consecutivi nella competizione, tutte tra il 2006 e il 2017 – l’ultima delle quali tra febbraio e novembre 2017 (12 in quel caso).
La Roma ha realizzato sette gol su calcio di rigore, più di ogni altra squadra in questa Serie A; nei maggiori cinque campionati europei in corso solo Bayern Monaco (nove), Liverpool (nove) e Real Madrid (otto) hanno segnato più reti dal dischetto. Dall’altra parte solo il Venezia (otto) ha subito più reti dagli 11 metri rispetto al Lecce (sette, al pari con Udinese e Como) nella Serie A 2024/25.
Nel 2025 sia Roma che Lecce hanno effettuato ben 15 conclusioni in seguito a un recupero offensivo, nessuna squadra di Serie A ha fatto meglio nel periodo (a quota 15 anche Bologna e Udinese).
Le ultime tre reti del Lecce in campionato portano la firma di Nikola Krstovic, che ha così raggiunto quota 10 gol in questa Serie A; l’attaccante montenegrino ha realizzato il 48% delle reti della propria squadra (10/21), percentuale record nei maggiori cinque campionati europei 2024/25.
Sotto la guida di Claudio Ranieri, Artem Dovbyk ha realizzato sei gol in 14 partite di Serie A, una media di una rete ogni 159 minuti disputati, mentre nelle 11 partite con Ivan Juric e Daniele De Rossi aveva collezionato quattro reti, in media una ogni 239; inoltre, i suoi due assist in questo campionato sono arrivati entrambi con l’attuale allenatore della Roma.
Fonte: Opta per le statistiche di Lecce-Roma
Serie A
Fiorentina, Palladino: “Milan squadra di grande valore, sarà difficile. Su Colpani e Gosens…”

Raffaele Palladino, allenatore della Fiorentina, ha parlato in conferenza stampa in vista della prossima partita di Serie A in casa del Milan.
Reduce dai 2 successi casalinghi contro Juventus e Atalanta, la Fiorentina si prepara ad un’altra sfida fondamentale in chiave Europa: la trasferta di San Siro con il Milan, in programma sabato 5 aprile alle 20:45. I rossoneri vengono dal ko di Napoli e dal pareggio infrasettimanale contro l’Inter nella semifinale d’andata di Coppa Italia. I viola vogliono ritrovare quella vittoria in trasferta che manca dal 26 gennaio (1-2 con la Lazio) e bissare il successo dell’andata per 2-1 nei confronti del Diavolo.

RAFFAELE PALLADINO E ROBIN GOSENS ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Milan-Fiorentina: Palladino presenta la sfida
Il tecnico della Fiorentina Raffaele Palladino ha presentato la sfida di San Siro in conferenza stampa. Di seguito le sue parole.
Cosa si aspetta
“Abbiamo lavorato ed insistito su quelli che devono essere i nostri valori. Ringrazio la società ed i giocatori per avermi aiutato ad uscire dal momento difficile. Gennaio e febbraio sono stati mesi non facili. Ieri ho visto il Milan, e sono stati bravi sia in possesso che senza. Mi aspetto una gara difficile, ma dobbiamo andare per la nostra strada. Dobbiamo confrontarci contro una squadra forte, costruita per l’alta classifica“.
La reazione dopo la sconfitta con il Panathinaikos in Conference
“Non è cambiato niente sotto l’aspetto del lavoro quotidiano. Abbiamo avuto una flessione a gennaio ma con il lavoro, la mentalità e i valori del gruppo ne siamo venuti fuori. In questo voglio ringraziare la squadra“.
Sul Milan
“Ho visto un ottimo Milan ieri, ha fatto una gran partita e sarà una gara complessa, sono una squadra con grandi valori, costruita per entrare nelle prime quattro. Hanno fatto un ottimo mercato e per noi deve essere una partita che ci serve a confrontarci con una squadra forte. Fuori casa abbiamo fatto fatica? Però abbiamo giocato con Inter e Napoli perdendo di misura… solo a Verona ci mancano i punti, ma lì abbiamo perso al 95′. Certo, dobbiamo migliorare“.
Capitolo infortunati
“Colpani è in fase di ripresa, rientrerà la prossima settimana. Gosens ha ancora fastidio al ginocchio, ma contiamo di recuperarlo per sabato“.
Il percorso con la squadra
“Da inizio anno abbiamo fatto un buon percorso e ci sono stati dei picchi di risultati e gioco con periodi di contraccolpo non buoni. A gennaio e febbraio soprattutto. Ma i valori alla fine sono venuti fuori. Siamo stati tutti bravi a gestire certi momenti, noi, la squadra e la società“.
Su Mandragora
“Non mi piace parlare di singoli, ma Rolando sta facendo un grande campionato: è la dimostrazione di chi ha saputo aspettare. Lui ha trovato all’inizio meno spazio ma è stato bravo a ritagliarselo“.
A Milano da favoriti?
“Non penso che sia così, serve equilibrio. Dobbiamo andare a Milano con grandissima umiltà perché affronteremo una grande squadra: dobbiamo tenere la testa bassa e continuare a lavorare come stiamo facendo“.
Si entra nella fase finale del campionato
“Credo che sia un campionato molto equilibrato. Siamo arrivati a due mesi dalla fine del campionato attaccati al treno delle prime… adesso bisogna stare tutti uniti e pensare solo di partita in partita. Avere i giocatori che stanno bene fisicamente è essenziale in questo finale di stagione“.
Su Comuzzo
“Lo trovo bene. Si allena a duemila all’ora, è sempre il solito soldato. E’ sereno e tranquillo, quando viene chiamato in causa fa sempre ottime prestazioni“.
La scelta del centrocampo a tre, con le mezze ali a piede invertito
“Quando si cambiano i moduli ci sono sempre ragionamenti tentati e provati. C’è un lavoro dietro… ci siamo trovati dopo gennaio a fare delle scelte perché avevamo perso degli esterni offensivi: avendo tanti centrocampisti, giocando a tre, potevamo avere altre soluzioni. Ho avuto delle buone risposte“.
La lotta serrata nelle zone di vertice del campionato
“Uno dei campionati più avvincenti degli ultimi anni. E’ equilibrato e difficile: avere la rosa tutta a disposizione sicuramente è un vantaggio. Ma il nostro segreto è quello di pensare a partita dopo partita, provando a vincerle tutte. Vogliamo essere competitivi“.
Il trasferimento di Sottil al Milan
“Quando sono arrivato si diceva che Riccardo non riusciva ad esprimere il suo talento… lui ha fatto bene ma poi ha scelto di cambiare squadra. Quello che dovevo dire a Riccardo gliel’ho detto, a quattr’occhi. Ovviamente gli auguro di fare bene ancora al Milan“.
Su Adli
“Non voglio parlare d’ora in poi dei giocatori per la prossima stagione, dobbiamo concentrarci sul presente. Yacine ha bisogno di trovare continuità, ma conto molto su di lui: ha bisogno di essere recuperato“.
Possibile aumento del minutaggio di Zaniolo
“Sì, sta lavorando bene. Ha l’atteggiamento giusto: deve solo aspettare il suo momento. Con l’Atalanta è entrato nel modo giusto, sono sicuro che quando verrà chiamato in causa farà vedere il suo valore“.
Serie A
Inter, Inzaghi ritrova Lautaro, Dimarco e Arnautovic per il Parma

Buone notizie per l’Inter e Simone Inzaghi, sono tornati a disposizione per la gara contro il Parma: Lautaro, Arnautovic e Dimarco.
Dopo il pareggio di Coppa Italia nel derby contro il Milan, Simone Inzaghi ritrova 3 pedine fondamentali per il finale di stagione. Lautaro, Dimarco e Arnautovic, infatti, sono pienamente recuperati per Parma-Inter di Sabato.

FEDERICO DIMARCO RAMMARICATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Inter, Lautaro, Dimarco e Arnautovic a disposizione
Ad Appiano Gentile si registra infatti il rientro in gruppo di Lautaro Martinez. L’attaccante argentino sarà quindi a disposizione di Inzaghi nella prossima trasferta di campionato, dovrebbero esserci anche Federico Dimarco e Marko Arnautovic: entrambi hanno lavorato a parte precauzionalmente oggi, ma domani dovrebbero rientrare insieme agli altri compagni. Al Tardini, oltre a Barella squalificato mancheranno Dumfries, che potrebbe saltare anche il ritorno con il Bayern, e Zielinski, per il quale serve ancora un po’ di tempo.
Serie A
Inter, Bastoni: “Gasperini? Mi mise in disparte, non ho mai capito il perché. Su Conte e Inzaghi…”

Alessandro Bastoni è uno dei difensori più forti al mondo, Alcune dichiarazioni sono state rilasciate sul podcast di Alessandro Cattelan.
Oggi Alessandro Bastoni è diventato una certezza dell’Inter e ha concesso un’intervista a Supernova, il podcast di Alessandro Cattelan. Durante l’intervista, Bastoni ha raccontato le sue “scaramanzie” sul fatto di non farsi “influenzare troppo” e ha affermato di non seguire particolare riti pre-partita.

ALESSANDRO BASTONI PROVA A FERMARE ANTONIO RUDIGER ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Inter, le parole di Alessandro Bastoni
Di seguito le parole di Bastoni.
Nel momento in cui uscirà la puntata, sarete ancora in Champions League?
“Io penso di sì, dunque non sono scaramantico (ride, ndr).”
Nel calcio c’è tanta scaramanzia?
“Questa è una cosa puramente personale, dipende dal percorso che ognuno ha avuto. Io penso che nella carriera di ciascuno ci sono state persone al posto giusto nel momento giusto. Davanti a tutto, però, metto i sacrifici e il lavoro che ho fatto.”
Che cosa ricorda degli inizi del suo percorso?
“Per la gente in generale il sacrificio è solo dell’operaio e del muratore che si sveglia alle sei di mattina, invece a noi nessuno ridarà indietro il tempo che perdiamo. Giochiamo talmente tanto che siamo sempre via dalla famiglia, dai figli e dalla moglie. Questo ci pesa, il tempo è impagabile. Mia figlia tra poco avrà tre anni, la vedo crescere attraverso dei video che mi manda mia moglie e non è sicuramente il massimo.”
Fate ancora i ritiri?
“Una settimana tipo nostra è: sabato ritiro, domenica giochiamo, lunedì ci alleniamo, martedì ritiro e mercoledì giochiamo, giovedì e venerdì allenamenti, sabato ritiro e domenica giochiamo. Il tempo a casa è pochissimo, molto ristretto.”
Come ha vissuto quella partita contro il Barcellona e il Triplete?
“Avevo 11 anni, il giorno dopo andavo a scuola. Stavo guardando la partita, ho anche messo la foto di mio padre che seguiva con me la gara su Instagram. Lui mi ha trasmesso la passione dell’Inter.”
Come vivete la passione da tifosi, voi calciatori, per la squadra che tifavate da bambini?
“Io ho fatto tutto il settore giovanile per undici anni nell’Atalanta, dunque sfidavo spesso l’Inter e in quel periodo non mi stava troppo simpatica (ride, ndr). Pensavo al mio interesse, poi da grande e quando conta veramente rappresentare i colori che ami, questo è il massimo a cui uno possa ambire. Non devi più andare sui vari siti a vedere i risultati dell’Inter (ride, ndr).”
La prima volta a San Siro se la ricorda?
“Mio fratello è romanista. Sono andato a vedere un Inter-Roma nel terzo anello, non avevo un euro per comprare i biglietti. Non ricordo l’anno, ma vinse la Roma 1-0. Non sono stato molto fortunato.”
Quando ha cominciato a giocare a calcio?
“Nasco calcisticamente in oratorio. Sono sempre stato affiancato da mio fratello, che ha quattro anni più di me, quindi giocavo sempre con i suoi coetanei perché ero avanti come livello. Ero timido e impacciato, andare nelle squadre dove c’erano allenatori e quant’altro non faceva per me. Ho fatto il provino con l’Atalanta, ero talmente timido che durante il classico discorso dell’allenatore, mi sono messo a piangere: ho fatto finta di aver mal di gola e sono rientrato negli spogliatoi. Alla fine c’era il gruppo a centrocampo e io da solo, staccato, che facevo gli stessi esercizi. Faticavo a stare in gruppo, poi venivo da 150km di distanza e non conoscevo nessuno.”
Ha momenti di grande personalità e altri in cui si percepisce questa timidezza.
“Nasco molto timido, poi acquisisci quella sicurezza che ti porta a diventare più espansivo.”
Parla nello spogliatoio?
“A volte sì. Non per forza, perché ognuno sa quello che deve fare e siamo a un livello talmente alto da avere consapevolezza. Magari posso dire qualcosa a livello d’atteggiamento, ma non ho la presunzione per dire a qualcuno cosa fare.”
Ha 26 anni, c’è mai stato un momento dove ha detto qualcosa e un compagno ha detto: “Parla anche Bastoni”?
“Ho avuto l’umiltà di riconoscere quando parlare o meno (ride, ndr). Lautaro parla tanto, anche Barella. Non abbiamo la cultura per cui gli anziani parlano e gli altri stanno zitti. Per fortuna le cose sono cambiate, ho vissuto anche spogliatoi così in passato.”
Il calcio è cambiato in meglio?
“Non c’è più il nonnismo perché era molto ingiusto e indecoroso. All’Atalanta ho avuto Stendardo, Masiello, Zukanovic: gente che esagerava un po’, una volta ho fatto un tunnel in allenamento e sono dovuto andar via per salvarmi la vita (ride, ndr). Non trovo neanche giusto quest’atteggiamento, se sei un Primavera e mi fai un tunnel bravo tu: non è che devo menarti per questo… Non lo trovo corretto.”
I Primavera di adesso hanno già il procuratore e sono già molto “dentro” il calcio.
“Ora sono tutti aziende, sanno già cosa sia il calcio vero: è molto più facile andare in prima squadra, essere convocati in Nazionale e tutto. Prima andavi in prima squadra perché eri il più forte, ora magari mandano quelli che hanno giocato meno in Primavera al sabato. Ho fatto la trafila nell’Atalanta dai 7 ai 19 anni, ho fatto il raccattapalle e sono sceso in campo al fianco della squadra. Ho fatto anche la Serie B.”
Il suo scopritore è Conte?
“Chi mi ha fatto esordire è Gasperini, abbiamo vinto 1-0 contro la Sampdoria di Muriel e Skriniar. Poi non ho giocato più, mi ha buttato là (ride, ndr). Avevo 17 anni e non potevo permettermi di dire nulla, ma non ho capito cos’è successo. Quando stai nella squadra dove hai fatto il settore giovanile ti vedono sempre come un ragazzino, andare via dall’Atalanta e scegliere il Parma è stata la mia salvezza.”
Cambiare spaventa?
“Io ho fatto un cambio da Atalanta a Parma, non è un salto e non avevo delle aspettative da mantenere perché ero un ragazzino che doveva solo dimostrare. D’Aversa mi ha dato tanta fiducia, ho fatto bene e mi sono guadagnato la chiamata dell’Inter: ho fatto le guerre per andare via perché c’erano Godin e Skriniar. Conte mi disse di restare e sono riuscito a impormi.”
È considerato tra i migliori del mondo nel suo ruolo. Com’è cambiata la difesa?
“Grazie agli allenatori che ho avuto credo di essere stato uno dei primi ad attaccare così tanto. Avere compagni come Mkhitaryan che coprono i miei inserimenti aiuta. Toloi faceva già qualcosa di simile all’Atalanta, ma con tutti questi interscambi di ruoli e questa mobilità penso di essere il primo a interpretare così il ruolo. Le mie caratteristiche aiutano: mi piace avere la palla, dietro non ce l’hai troppo. Viene tutto naturale perché ho un allenatore e dei compagni che comprendono ciò che faccio, in Nazionale non è così semplice. Il nome ‘braccetto’? Credo che l’abbia inventato Eziolino Capuano, lo seguo sempre (ride, ndr).”
Creiamo il difensore più forte di sempre: senso della posizione?
“Chiellini.”
Anticipo?
“Cannavaro.”
Colpo di testa?
“Van Dijk.”
Lancio?
“Io.”
Senso del gol?
“Sergio Ramos. I miei gol? Ne faccio pochi, mi piace più l’assist.”
Le risposte che date sono sempre simili: è perché dovete stare attenti a quello che dite?
“Le domande non sono sempre diversissime. Da un lato c’è da stare attenti, dall’altro il lessico dei calciatori non è sempre tanto vario quindi cerchiamo di non dire cose complicate per non essere travisati (ride, ndr). Sono uno dei migliori? 64/100 al liceo scientifico, duramente portati a casa. Se parlo latino? ‘Cogito ergo sum’ (ride, ndr).”
A Bastoni piaceva andare a scuola?
“Nì. Finché riuscivo a combinare scuola e calcio sì, poi è diventato difficile. Ci allenavamo al mattino, facevo la quarta superiore e andavo già ad allenarmi con l’Atalanta. In quinta è diventato impossibile, il calcio era già un lavoro. Mio papà è arrivato nella Cremonese in Serie B e non è mai riuscito a fare quello step, quindi mi diceva di allenarmi. Mia mamma mi diceva di studiare. Quindi ho portato avanti entrambe le cose.”
Venivano a vedere le partite?
“Mia mamma ancora oggi non ce la fa, ha paura che mi faccia male. Intanto che gioco ha la tv accesa, volume a zero e passa l’aspirapolvere. Mio padre veniva sempre, non è mai stato un genitore invasivo: stava nel suo, in disparte, a fumare e gustarsi la gara. Quando hai un ambiente sano, come c’è nel professionismo, i genitori chiassosi e i battibecchi si vedono molto meno.”
Ha mai litigato con un allenatore?
“No, non sono uno che litiga.”
Inzaghi com’è nella quotidianità?
“Come se fosse il 26° giocatore. Ci puoi parlare tranquillamente, come carattere e spirito è molto all’interno del gruppo. Vicino a noi come età, ma poi è stato calciatore. Ha un record. Nessuno ha fatto cinque gol in Champions nella stessa gara come lui, quando Pavlidis ne ha fatti quattro noi eravamo in ritiro e lui tremava.”
Inzaghi è scaramantico?
“Non si può dire perché perderebbe il suo potere (ride, ndr). Però qualcosa abbiamo visto.”
Scegline uno: Stam o Chiellini?
“Chiellini.”
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