Sofia Cantore (Juventus FC) during Italian football Serie A Women match ACF Fiorentina vs Juventus FC at the Pietro Torrini stadium in Sesto Fiorentino (FI), Italy, February 11, 2023 - Credit: Lisa Guglielmi
Cantore debutta negli USA e accende un riflettore su quanto il calcio femminile italiano resti ancora nell’ombra rispetto all’entusiasmo americano ed europeo.
È una storia che profuma di record, di futuro e, perché no, anche di rabbia.
Sofia Cantore, a venticinque anni, quella stessa età in cui molte calciatrici devono già rincorrere un sogno poco riconosciuto, — diventa la prima italiana nella storia della NWSL.
La massima lega professionistica femminile statunitense.
Il Washington Spirit l’ha ingaggiata dalla Juventus per una cifra che supera i 300.000 €, il cartellino più costoso ceduto da una società italiana nel calcio femminile.
Da Lecco al Mundialito dei sogni: Cantore ha segnato 11 gol e fornito 6 assist in 25 partite nella Serie A 2024-25. Numeri da top player.
Il suo debutto è stato il 3 agosto, alla ripresa della NWSL dopo la pausa estiva.
È un balzo che manda un segnale chiaro: il campionato italiano non valorizza abbastanza il talento femminile.
Qui una calciatrice può esplodere in Serie A, ricoprire pagine di giornale (e anche quelle della GQ per la sua vita da DJ da spogliatoio), ma in pochi mesi finisce nel mirino di una delle leghe più strutturate al mondo.
Negli USA il calcio femminile è uno spettacolo solido: stadi pieni, diritti televisivi, sponsor, salari decenti, attenzione mediatica.
In Italia? C’è passione, certo, ma manca l’infrastruttura: poche risorse, copertura marginale, impianti insufficienti.
Tranne che da noi, dove solo da poco la Serie A femminile ha acquisito status professionistico, dopo decenni di lotta silenziosa.
E nelle altre nazioni? In Inghilterra la WSL attira talenti internazionali, in Spagna ci sono Barça e Atlético che investono cifre serie. Anche le leghe tedesche e francesi si stanno ormai allineando al modello professionalizzato.
Negli USA, ogni squadra può avere al massimo sette giocatrici straniere, uno slot prezioso. E il Washington Spirit l’ha destinato a Cantore.
Pochi mesi fa un’italiana del nostro livello sarebbe finita nel campionato italiano a malincuore; adesso vola al di là dell’oceano, premiata per il suo valore.
Non è solo un colpo di mercato: è un gesto politico. Il CT Soncin ha commentato: “Dev’essere motivo d’orgoglio che campionati che rappresentano l’eccellenza si interessino alle nostre ragazze.”
Giusto così: Cantore è il simbolo di una rivoluzione che deve partire dall’interno del nostro movimento.
Sofia Cantore
L’annuncio del trasferimento di Sofia Cantore al Washington Spirit ha avuto un’eco immediata. In Italia, la stampa sportiva ha reagito con un misto di entusiasmo (“orgoglio nazionale”) e sottotesto amaro (“perché dobbiamo mandarle via per farle emergere?”).
I siti e i quotidiani più seguiti hanno sottolineato il record del cartellino, ma quasi tutti hanno evitato la domanda scomoda: perché qui non abbiamo le condizioni per trattenerle?
All’estero, il racconto è più lineare: “Washington Spirit sign Italian star forward Sofia Cantore” titolano i media americani, con sottolineatura sul fatto che sia il primo acquisto italiano nella storia della NWSL. Il frame è diverso: meno melodramma, più focus sulla performance e sul potenziale.
Il divario economico tra la NWSL e la Serie A femminile è ancora enorme.
In Italia, il contratto medio in Serie A femminile si aggira tra i 20.000 e i 40.000 € annui per una titolare di buon livello, con punte di circa 60.000 € per le top player nazionali. Premi e sponsorizzazioni personali sono ancora limitati e dipendono spesso dalla visibilità della Nazionale.
Negli Stati Uniti, una calciatrice di fascia medio-alta può percepire tra i 70.000 e i 120.000 dollari annui, a cui si aggiungono bonus, benefit (alloggio, voli, assicurazione sanitaria completa) e contratti pubblicitari, molto più frequenti grazie alla maggiore esposizione mediatica.
Il caso Cantore è ancora più eclatante: il solo cartellino, oltre 300.000 €, è già un segnale del diverso “peso” economico dato a una calciatrice. In Italia, cifre così si associano quasi esclusivamente al calcio maschile o a trasferimenti eccezionali nel femminile.
Negli USA, la NWSL lavora in sinergia con strutture universitarie e sportive già pronte: centri d’allenamento moderni, staff dedicati, campi in perfette condizioni, marketing aggressivo. Le calciatrici hanno accesso quotidiano a preparatori atletici, nutrizionisti e fisioterapisti specializzati nel femminile.
In Italia, nonostante i passi avanti, molte squadre si allenano ancora su campi condivisi, a volte in orari serali o in sedi periferiche. Gli staff sono spesso ridotti e il supporto medico, pur presente, non è ancora paragonabile a quello americano o delle top leghe europee.
Inghilterra: la WSL ha stipendi medi intorno alle 60.000 sterline e una copertura televisiva regolare. Gli stadi si riempiono (soprattutto quando gioca l’Arsenal o il Chelsea femminile) e le academy producono talenti ogni anno.
Francia: il PSG e il Lione investono nel femminile cifre che per le nostre società sono impensabili, con campionesse internazionali che arrivano senza problemi.
Spagna: il Barcellona femminile è un modello sportivo e commerciale, capace di portare oltre 90.000 spettatori al Camp Nou per un match di Champions.
Dunque le chiacchiere stanno a zero. Quando una calciatrice italiana diventa top nel nostro campionato l’offerta di un club estero, americano o europeo, è quasi sempre più vantaggiosa.
Sotto tutti i punti di vista: economico, tecnico, strutturale e mediatico.
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