La doppietta di Girelli porta l’Italia femminile in semifinale e riscrive, con orgoglio e passione, il diritto delle donne a sognare nel calcio.
Girelli: qui si può
Certe frasi, dette nel momento giusto, possono riaprire porte chiuse da un po’. “In Italia si può giocare a calcio, anche se sei donna”. Ha detto questo Cristiana Girelli dopo aver segnato i due gol che hanno portato l’Italia in semifinale dell’Europeo Femminile. Detto così sembra semplice, quasi ovvio. Ma chi conosce anche solo un po’ la storia del calcio femminile in Italia sa che dietro quelle parole c’è una rivoluzione silenziosa, lunga anni. Fatica, invisibilità, delusioni. E poi una notte come questa, che cambia tutto.
La scena è perfetta. 27.000 persone allo stadio, tante bandiere italiane, una squadra che non arriva da un periodo facile. E una capitana che, proprio nel momento decisivo, tira fuori quella luce speciale che solo le grandi hanno. La doppietta contro la Norvegia, è una dichiarazione d’intenti. È il segnale che qualcosa, finalmente, sta maturando. Girelli lo sente, lo dice, lo vive. “È qualcosa di magico”, confessa. “Ma lo sentivo già da quando siamo arrivate in Svizzera. C’era un’energia diversa, difficile da spiegare. E non sbaglio mai una sensazione”.
Dopo i colpi duri presi al Mondiale e all’Europeo, dopo le aspettative disattese e le critiche, questa Italia è tornata. Ma non come chi cerca vendetta. È tornata per raccontare una versione diversa di sé, più consapevole e forse più fragile, ma anche più vera. “Abbiamo sofferto tanto. Ma stasera è una grande soddisfazione. Lo facciamo per noi, certo, ma anche per chi verrà dopo di noi”. Le nuove generazioni, appunto. Quelle bambine che guardano le partite con gli occhi spalancati e che, oggi più che mai, possono credere che quel sogno sia possibile.
Qualcosa di grande
Il secondo gol, quello decisivo, arriva in pieno forcing azzurro. “Ho guardato l’orologio e ho capito che eravamo vicinissime a qualcosa di grande”, racconta Girelli. Una rete costruita da una squadra che ha fame: “Cantore mi ha dato una palla meravigliosa, ho dovuto solo spingerla dentro. Ma eravamo in tante ad attaccare. È il segno di quanto volevamo questa vittoria”.
E dietro tutto questo, c’è un uomo che ha saputo toccare le corde giuste: Andrea Soncin. “Il mister ha avuto una capacità enorme di entrare in un mondo che non è semplice. Con umiltà e sensibilità. Ci ha fatto venire voglia di crederci di nuovo”. La fiducia è stata la prima conquista. E forse la più importante. “Da capitano, gli dico grazie ora. Non so come andrà a finire, ma la serenità che ci dà si vede in campo”.
Ora c’è la semifinale, un traguardo che l’Italia femminile non vedeva da troppo tempo. Ma quello che succede in questa notte svizzera vale già come una piccola finale vinta. La squadra ha dimostrato di esserci, con il gioco e con il cuore. Ha mostrato quella luce difficile da spiegare che Girelli aveva intravisto già al ritiro in Sardegna.