Khvicha Kvaratskhelia, sullo sfondo Antonio Conte ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Piero Ausilio ha rilasciato un’intervista in cui rivela retroscena: il rimprovero del figlio per Jashari, ora al Milan, e il grande rimpianto di Kvaratskhelia.
Aneddoto su Jashari: Piero Ausilio, direttore sportivo dell’Inter, ha condiviso con La Gazzetta dello Sport un curioso aneddoto familiare che lo ha visto protagonista insieme a suo figlio. Durante l’intervista, Ausilio ha raccontato come suo figlio lo abbia rimproverato per non aver acquistato Ardon Jashari, ora giocatore del Milan, quando ancora militava nel Lucerna. “Mio figlio mi ha detto: te l’ho consigliato quando era al Lucerna e te lo sei fatto scappare”, ha confessato Ausilio. Questo episodio mette in evidenza le dinamiche e le conversazioni che avvengono anche in ambito familiare quando si parla di mercato calcistico e scelte professionali.
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Il rimpianto Kvaratskhelia? Oltre all’aneddoto su Jashari, Ausilio ha rivelato anche il suo più grande rimpianto nel calciomercato: Khvicha Kvaratskhelia. L’attuale star del PSG, secondo Ausilio, sarebbe stato perfetto per il modulo 4-3-3, mentre l’Inter all’epoca giocava con un 3-5-2, rendendo così difficile l’inserimento del talento georgiano nella rosa nerazzurra. L’ammissione di Ausilio sottolinea come nel calcio, le scelte di mercato siano spesso influenzate da fattori tattici che possono impedire l’acquisto di giocatori di grande talento.
Una carriera da dirigente dell’Inter? “All’inizio avevo in testa la panchina, ho fatto per due anni l’assistente dell’allenatore degli Esordienti. Volevo stare vicino al campo, solo lì mi sentivo bene. Avevo ventuno anni quando il presidente della Pro Sesto, Giuseppe Peduzzi, mi ha detto una frase che mi ha cambiato la vita: ‘Ci sarà sempre un allenatore migliore di te perché ti manca l’esperienza da calciatore, ma sei sveglio e potrai fare un bel percorso da dirigente’. All’inizio non l’ho presa bene e me ne sono andato. Poi ho capito che aveva ragione lui”.
Primi anni di esperienze facendo praticamente di tutto nel calcio, poi la chiamata dell’Inter: “Era il 1997, Moretti mi ha chiesto di fare il segretario del settore giovanile. Erano solo sei mesi di contratto, ma ho accettato. E non sono mai più venuto via da qui, crescendo in modo graduale. L’Inter è stata una grande scuola, ho provato tutto. Comprese quattro proprietà diverse: Moratti, Thohir, Suning e, ora, Oaktree”.
I migliori colpi di mercato? “Kovacic e Brozovic, che abbiamo scelto con Branca. E poi Onana, preso gratis e ceduto a 55 milioni dopo un anno. E Lautaro, Bisseck, Thuram…”.
LAUTARO MARTINEZ ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
La trattativa più complicata? “Mercato invernale, vendo un giocatore all’estero e respiro: il periodo era durissimo, faticavamo a pagare gli stipendi. Quando stiamo per firmare mi chiama un notissimo avvocato divorzista: non può far partire il calciatore, la moglie vuole la separazione, abbiamo chiesto il ritiro del passaporto. Li ho chiusi in una stanza finché non hanno sistemato tutto: accordo per il divorzio e cessione del giocatore. Non so se sia stata l’operazione più difficile, ma forse per l’Inter è stata la più importante”.
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Fonte: l’account X di Schira
Aggiornato al 10/08/2025 9:22
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