<p><strong>L&#8217;Inter di Inzaghi non riesce a raggiungere il traguardo raggiunto con la strepitosa formazione guidata dall&#8217;irriverente José Mourinho (quella del Triplete)</strong></p>
<p>L&#8217;<a href="https://www.calciostyle.it/focus/inter-dietro-la-thula-il-nulla-riserve-dattacco-inadeguate"><strong>Inter</strong> </a>non riesce a diventare la prima squadra in Italia a raggiungere il Triplete per la seconda volta e si ferma (almeno per quest&#8217;anno). Brucia soprattutto aver perso con gli scomodi cugini rossoneri e chissà che non possa essere la fine prematura di una stagione che sembrava promettere tutto, forse troppo!</p>
<p>In tutta onestà va detto che la squadra che ha vinto praticamente tutto era un&#8217;Inter davvero troppo forte, troppo unita e che passava la palla a memoria. Poi c&#8217;è la figura di <strong>José Mourinho</strong> che era diventato popolare per assorbire e canalizzare ogni genere di critica. Aveva la sua tecnica: provocava lo scontro verbale, era irriverente e anche un po&#8217; arrogante e lo faceva per essere al centro delle critiche ma anche per esonerare la squadra che si allenava e si concentrava.</p>
<p>Quella squadra lì, che tutti i tifosi nerazzurri ricordano con commozione: <strong>Julio Cesar</strong>, <strong>Maicon</strong>, <strong>Lucio</strong>, <strong>Samuel</strong>, <strong>Chivu</strong>, <strong>Zanetti</strong>, <strong>Cambiasso</strong>, <strong>Pandev</strong>, <strong>Sneijder</strong>, <strong>Eto&#8217;o</strong> e <strong>Milito</strong>. Insomma una squadra che sembrava inarrestabile e la finale contro il <strong>Bayern Monaco</strong> (in quel 20 maggio 2010) praticamente perfetta.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-354773 size-full" src="http://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2024/06/Depositphotos_52293115_S-e1719133974837.jpg" alt="Inter" width="1000" height="600" /></p>
<h2>Era un&#8217;Inter formato famiglia</h2>
<p>Quel periodo sarà difficile da eguagliare perché era evidente &#8211; anche per i tifosi &#8211; che ci si trovava di fronte ad una squadra di campioni ma, soprattutto, di uomini che si stimavano e si fidavano l&#8217;uno dell&#8217;altro. A confermarlo proprio il capitano di quella squadra,<strong> Javier Zanetti</strong> (che ora è vicepresidente nerazzurro) e che ricorda gli anni anni in cui vinsero tutto. Ne parla a <em>BBC Sport</em>.</p>
<p>&#8220;Mourinho creò una famiglia, formammo il gruppo durane la settimana anche in momenti come le grigliate che piacevano tanto anche al mister. Sono momenti di unità. Una volta dissi che mi sarei gettato nel fuoco per Mourinho&#8221;.</p>
<p>Proprio lo spirito di sacrificio richiesto per poter vincere trofei, per sopportare la stanchezza di fine stagione (dove si arriva alle partite più calde!) e per reggere alla pressione e all&#8217;ansia da prestazione e per vincere.</p>
<p>Zanetti continua dicendo che &#8221; Il nostro rapporto non era solo tra allenatore e giocatore o tra allenatore e capitano; era un legame umano fortissimo. E lo sarà per sempre! Quei due anni sono stati molto significativi per me e per lui. Rimarranno nei nostri cuori. Ci ha insegnato tantissimo e ci ha fatto credere che potevamo fare la storia e ci siamo riusciti&#8221;.</p>
<p>L&#8217;attuale <a href="https://www.inter.it/it">Inter</a> ha giocatori validissimi, ha un capitano altrettanto carismatico (<strong>Lautaro</strong>) ma chissà se sono riusciti a creare quel senso di fiducia incondizionata tra di loro e se riusciranno a credere ciecamente alla loro guida (<strong>Inzaghi</strong>) come quella Inter fece con la sua guida.</p>
<p>Quella squadra vinse 2 <strong>Scudetti</strong> (2009 e 2010), 1 <strong>Coppa Italia</strong> (2010), 1 <strong>Supercoppa Italiana</strong> (2008) e 1 <strong>Champions League</strong> (2010).</p>
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Aggiornato al 24/04/2025 19:26
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