ALESSANDRO BASTONI SORRIDENTE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Tra i grandi ex di Atletico Madrid e Inter – protagoniste stasera alle pre 21 – figura Joao Miranda, che ha rilasciato una lunga intervista alla versione odierna della Gazzetta dello Sport.
A seguire l’intervista completa
MIRANDA OGGI
“Vivo sempre di calcio, ma senza nostalgia. Ho smesso a 38 anni senza rimpianti. Ho vinto col San Paolo, con l’Atletico e sono stato il capitano del Brasile al Mondiale 2018. Mi piacerebbe provare a fare il procuratore. Per il resto, seguo i miei figli: giocano a calcio entrambi. Il più grande, Joao Vitor, è in Slovacchia. E fa il centrale come suo padre”.
LA COPPIA CON GODIN
“Impareggiabile. Sarò sincero: a quei tempi non c’era nessuno come noi. Neanche Ramos-Varane al Real o la BBC della Juve. Singolarmente magari sì, ma insieme eravamo fortissimi. Siamo stati i primi soldati di Simeone, e a me fa anche ridere definirmi così… Tra l’altro io se non avessi fatto il calciatore sarei entrato nell’esercito. Con noi dietro, comunque, non passava nessuno”.
ATLETICO MADRID IERI
“Ero titolare del San Paolo. Mi avevano cercato anche Lazio e Milan, ma l’Atletico si presentò con un progetto e firmai sei mesi prima. Simeone era come adesso. Uno che ci riuniva a centrocampo coi suoi discorsi: ‘Se sei il migliore in campo, non mi importa se perdi’. Anche se quando uscivamo sconfitti era undramma. Era come se avessimo salutato un familiare al funerale. Ci ha trasmesso fame e grinta. Ricordo il suo modo di stare in panchina: sempre vestito di nero, adrenalinico, sanguigno. In campo è una persona, fuori un’altra. Quando lo incontravamo in giro per Madrid, magari a cena, ci abbracciava e scherzava con tutti, ma durante l’allenamento ci massacrava. Un’ora e mezza di intensità. E dovevi dare il 100%, altrimenti ti mangiava”.
ATLETICO MADRID OGGI
“Da un punto di vista tecnico quello di oggi è più forte. Noi l’abbiamo costruito, l’Atletico. Io, Godin, Courtois, Juanfran, Falcao, Diego Costa. Quello di oggi va anche oltre il concetto di grinta e di fame. Mi piace Raspadori, ad esempio: uno così tecnico può aggiungere qualcosa all’attacco. Potrebbe essere l’arma in più di Simeone oggi. All’epoca ce ne hanno dette di tutti i colori, ci davano dei catenacciari. Ma ciò che conta sono i cinque trofei vinti insieme, dalla Liga all’Europa League”.
INTER
“Appena arrivato, nel 2015, uno degli assistenti di Mancini mi disse che avrei dovuto migliorare molto a livello difensivo. Io rimasi un po’ così, in fondo qualcosina avevo fatto… ma aveva ragione. La Serie A mi ha completato, sono stato per un periodo il miglior difensore del campionato. La mia storia parla per me. Il miglior Miranda sarebbe titolare oggi sia all’Atletico che all’Inter. I nerazzurri hanno tre centrali fortissimi, ma il mio preferito è Bastoni: veloce, tecnico. Mi somiglia”.
RIMPIANTI NERAZZURRI
“Avrei potuto fare di più? In generale penso di sì. Con Mancini, De Boer e Pioli ero titolare, poi è arrivato Spalletti. Uno che ha imposto la paura. Come allenatore niente da dire: un vincente. Ha riportato l’Inter in Champions e ha gettato le basi per il futuro, ma come uomo… lasciamo stare. Il peggior allenatore avuto in Italia in tal senso. Mancini è stato un gentleman, De Boer non è stato capito. Ma Spalletti viveva col terrore che qualcuno parlasse male di lui. Se ci fa caso sono pochi i calciatori ad aver avuto buoni rapporti con lui.Litigammo per questioni di campo. Non ama chi gli si mette contro e ha opinioni diverse. Dopo quel diverbio, successo nel mio ultimo anno all’Inter, ho iniziato a giocare sempre meno. Mi schierava una volta sì e un’altra no. Così è difficile entrare in condizione, soprattutto se ti ritrovi a giocare solo le partite importanti. La fascia tolta a Icardi? Robe personali. Lui è così: non credo pensi totalmente alla squadra. Quando ti prende di mira è finita. Comunque, nonostante ciò che diceva Wanda, Mauro è sempre stato professionale con noi. E quanto segnava… Un rimpianto? Non aver vinto un trofeo all’Inter”.
ATLETICO-INTER OGGI
“Lautaro? Uno dei cinque attaccanti migliori al mondo. Ha forza, tecnica e qualità. Può segnare in qualsiasi momento. La partita direi che finirà in parità. Per l’Atletico provo un po’ di affetto in più, ma in Italia sono stato da Dio. Quattro anni magici”.
Ange-Yoan Bonny e Lautaro Martinez ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Aggiornato al 26/11/2025 9:31
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