MEHDI TAREMI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Sì, è vero. Il match contro il Monterrey poteva andare meglio. Ma un’assenza in particolare ha pesato più di tutto. In questi giorni il mondo guarda con indifferenza colpevole un nuovo capitolo di violenza in Medio Oriente. Dopo mesi di bombardamenti su Gaza e attacchi indiscriminati contro la popolazione palestinese, il governo israeliano ha ora spinto la tensione fino a Teheran. Raid aerei, sabotaggi, incursioni cibernetiche.
La solita firma di Netanyahu, scritta col sangue, in un’escalation che non risparmia né civili, né città. In risposta ad alcune “operazioni” israeliane, anche l’Iran è stato coinvolto in una spirale di tensione e rappresaglie. La situazione ha costretto a chiudere lo spazio aereo iraniano. Voli bloccati, confini sospesi, vite interrotte. E anche nel mondo del calcio c’è tanta preoccupazione.
MEHDI TAREMI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Mehdi Taremi, l’attaccante dell’Inter, si trovava già all’aeroporto, pronto per volare negli Stati Uniti e raggiungere la squadra per il debutto al Mondiale per club. Ma la chiusura dello spazio aereo l’ha bloccato lì. Da quel giorno, non ha più lasciato la sua residenza privata a Teheran. In contatto costante con la società (telefonate e messaggi ogni 3-4 ore al team manager Matteo Tagliacarne) Mehdi continua a rassicurare. “Sto bene”, ripete. “Non sono in pericolo”.
E nonostante il cuore appesantito, poche ore prima del match ha trovato la forza di scrivere nella chat della squadra. Un messaggio di sostegno, di vicinanza, per incoraggiare i compagni. E poi, sui suoi canali social, un altro segnale, più profondo: “Iran per sempre”. Dietro quelle parole non c’è solo appartenenza. C’è la resistenza di un uomo che, mentre la guerra bussa alle porte della sua città, mentre la sua famiglia (in un’altra località, fortunatamente al sicuro) resta lontana. Non si piega. E pensa ancora al gruppo, agli amici, al pallone.
Per questo, oggi vogliamo dirlo senza possibilità di interpretazione. Questa non è solo la storia di un giocatore bloccato da un volo cancellato. È la storia di un popolo sotto attacco. È anche la storia di una Palestina che continua a subire violenze e oppressione. È la denuncia di uno Stato israeliano illegittimo che si muove nell’illegalità, protetto da un silenzio internazionale che fa orrore. Uno Stato illegittimo che può permettersi di commettere ingiustizie, sotto lo sguardo inerme dei suoi alleati, oltre che dei suoi “nemici”.
Ma quando si tratta di guerre, non ci possono essere alleati o nemici. Ci vuole un fronte comune che urli “cessate il fuoco“. Senza mezzi termini. Senza soluzioni di continuità. E con questo la nostra solidarietà va a Mehdi Taremi, al popolo iraniano, e ai fratelli e sorelle palestinesi. Certe assenze pesano più di qualsiasi risultato sportivo. E certe voci meritano di essere ascoltate. In questo caso più forti di altre.
Aggiornato al 19/06/2025 11:22
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