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Coppa d’Africa 2025

Coppa d’Africa, Sikazwe:”È stata la mano di Dio”

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No, non stiamo parlando del capolavoro biografico di Paolo Sorrentino ma di un’arbitro, il signor Sikazwe, che ha dichiarato alla stampa di essere stato salvato da un’intervento miracoloso. Vediamo insieme cosa è successo.

A Limbe si è verificato un fatto curioso durante la gara tra Tunisia e Mali valevole per la prima giornata del girone.

L’arbitro della partita ha infatti fischiato la fine del match con 4′ minuti d’anticipo prima e 17″ prima del 90°. Il Mali, per la cronaca, ha vinto 1-0 con un rigore di Kone al 48′ e con un penalty sbagliato dalla Tunisia con Khazri, grande parata di Mounkoro.

L’arbitro non ha fatto giocare il consistente recupero, 3′, e le aquile di Cartagine si sono rifiutate di tornare in campo per giocarli chiedendo la ripetizione della partita. Ma cos’è successo al signor Janny Sikazwe? Ecco la sua versione dei fatti.

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Janny Sikazwe, “è stata la mano di Dio”

Sikazwe

Il signor Sikazwe rompe il silenzio e ha dichiarato che è stato vittima di un’insolazione venendosi a trovare in uno stato di confusione mentale che l’ha portato a fischiare due volte la fine del match con largo anticipo.

Dopo il primo triplice fischio la partita è ripresa ma si è conclusa poco prima dell’inizio del recupero con l’arbitro che, stavolta, non ha voluto sentire ragioni.

Ai tunisini è stato chiesto di giocare sostituendo l’arbitro, subito portato in ospedale con un’ambulanza, col quarto uomo ma le aquile di Cartagine si sono rifiutate e hanno chiesto addirittura la ripetizione del match per “errore tecnico dell’arbitro“.

Per questo motivo, e anche perché non c’erano i tempi tecnici per la ripetizione, il risultato è stato omologato.

Secondo l’arbitroè stata la mano di Dioa salvarlo perché quel giorno poteva finire nella bara ed è stato un’intervento miracoloso a indurlo, in stato confusionale, a fischiare la fine del match per salvarlo. Queste le sue parole riportate da Eurosport:

“Faceva molto caldo, con un’umidità terribile, oltre l’80%. Già dal momento in cui abbiamo fatto riscaldamento prima del match è stata dura.

Non importa quanta acqua bevessi, sentivo sempre di avere sete. E la cosa peggiorava nel corso dei minuti.

Ho iniziato a perdere l’orientamento. Ero confuso e non mi rendevo conto di nulla. Non sentivo più i miei assistenti che mi hanno detto che stavano cercando di parlarmi in cuffia, di aiutarmi perché vedevano che qualcosa non andava.

Non li sentivo e non ho memoria di questo.

Ero nel mio mondo, tagliato fuori dai miei assistenti.

Ancora oggi non riesco a ricordare. Sicuramente mi hanno parlato, ma è come se non fossi stato connesso”

“Lo hanno chiamato ‘colpo di calore’, ma sarebbe potuto essere molto più grave.
Quando sono entrato in ospedale mi hanno detto che sarei potuto cadere in coma da un momento all’altro. S
tavo per finire in una bara quel giorno. È stato molto pericoloso quello che è successo, ma adesso – per fortuna – sono in buona salute”
“Non è facile vedere tutto quello che si dice di te, ma questa è la vita, è una situazione particolare che non avevo mai vissuto.
Sono rimasto deluso nel sentire tutte le critiche, ma sono stato il primo frustrato da quello che è successo.
Mi sono imbattuto una volta su quella partita, vedendo la tv, ma mi ha ferito, non avevo voglia di rivederla. Ma andrò avanti.”
Sikazwe è un’arbitro internazionale che a diretto due partite ai Mondiali di Russia 2018 e la finale del Mondiale per Club 2016 e sembrava il nome più papabile per la finale di questa Coppa d’Africa.
Si tratta quindi di un’arbitro di grandissima esperienza e il suo nome resterà certo nella memoria tra le altre cose di quest’edizione del torneo. I
ntervento divino o meno, l’episodio di Tunisia-Mali richiama la partita del Mondiale di Svizzera del 1954, l’episodio noto come “infuocata battaglia di Losanna” quando si giocò con 40° all’ombra e che vide la marcatura di ben 12 goal, 7-5 per l’Austria sugli elvetici.
Questa volta di goal ce n’è stato solo uno ma il caldo ha comunque condizionato la partita, un’episodio del genere rappresenta un unicum nella storia del calcio e forse poteva essere evitato, visto che l’arbitro è apparso da subito poco lucido, arrivando dopo 86′ a perdere quasi conoscenza, ecco perché si è parlato di intervento divino, una partita assurda e speriamo che simili tragedie, un questo caso è stata evitata per un pelo, non si ripetano più.
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Coppa d’Africa 2025

Coppa d’Africa 2025: quando il calcio brilla più dei diritti

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Coppa d'africa

La Coppa d’Africa 2025 è stata presentata come il grande salto definitivo del Marocco nel calcio globale, ma cosa viene trascurato dai media?

Come spesso accade con i grandi eventi sportivi, non tutto finisce sotto i riflettori. E infatti, anche nei primi giorni di AFCON, media indipendenti e organizzazioni internazionali hanno continuato a segnalare le ombre che accompagnano questo torneo.

Secondo l’Agenzia Nazionale per le Strutture Pubbliche, i cantieri degli stadi hanno lavorato senza sosta fino all’ultimo per rispettare le scadenze e permettere l’avvio della competizione, oggi seguita in tutto il mondo. Hespress e Morocco World News hanno raccontato turni di lavoro durissimi e cantieri sovraffollati, soprattutto a Rabat e Casablanca.

Lo stadio Prince Moulay Abdellah è diventato il simbolo di questa corsa contro il tempo. È un impianto imponente, un vero capolavoro architettonico. Ma Atalayar ha riportato che, per consegnarlo nei tempi promessi, sono state spostate risorse umane da altri progetti pubblici. Una scelta che, secondo osservatori locali, ha mostrato come il calcio sia diventato una priorità assoluta, anche rispetto a servizi essenziali.

Coppa d’Africa, cosa c’è dietro

Coppa d'Africa

Stadium in the costruction site, Rabat, Morocco

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro continua a ricordare che l’edilizia è il settore più pericoloso del Marocco. Eppure, anche dopo l’inizio del torneo, il tema delle condizioni di lavoro è rimasto quasi assente nei comunicati ufficiali.

Human Rights Watch ha sottolineato che la pressione delle scadenze sportive ha aumentato il rischio di incidenti e ridotto i controlli sulla sicurezza. I salari, secondo Salary Expert, sono rimasti bassi e spesso non sufficienti a reggere il costo della vita.

Il torneo è cresciuto, lo spettacolo è iniziato, ma chi ha costruito gli stadi è rimasto fuori dal racconto principale.

Durante i preparativi, il Parlamento marocchino aveva approvato la Legge Organica 97.15 sul diritto di sciopero. Secondo la Confederazione Democratica del Lavoro e l’Unione Marocchina del Lavoro, questa legge ha limitato fortemente la possibilità di protesta proprio nei settori legati ai grandi eventi sportivi.

Il Global Rights Index 2025 ha collegato questa scelta a un clima di maggiore controllo sociale in vista di appuntamenti come l’AFCON. Il messaggio è stato chiaro: i cantieri non dovevano fermarsi, nemmeno per rivendicare diritti. Le proteste dei giovani, esplose nei mesi precedenti al torneo, sono nate proprio da qui.

Secondo Middle East Eye e Human Rights Watch, la domanda posta dai giovani è stata semplice e diretta: perché investire miliardi negli stadi mentre sanità e istruzione restano in difficoltà?

Il Ministero della Salute marocchino ha confermato che la spesa sanitaria è rimasta invariata. Le manifestazioni sono state represse con forza, con arresti e condanne documentati da diverse organizzazioni per i diritti umani.

Anche in questo caso, il calcio non è stato il vero problema. È stato ciò che il calcio ha rappresentato.

Amnesty International e il Comitato ONU sui Diritti Umani hanno segnalato che molti cantieri dell’AFCON hanno impiegato lavoratori migranti subsahariani in condizioni di forte vulnerabilità.

Subappalti informali, assenza di contratti, nessuna tutela reale. È stato il lato più silenzioso del torneo, quello che difficilmente trova spazio nei video promozionali o nelle conferenze stampa dei primi giorni.

Secondo Bloomberg e Morocco World News, il governo ha puntato su turismo e investimenti esteri per giustificare le spese legate alla Coppa d’Africa. Ma analisti citati da Atalayar hanno avvertito che il rischio è quello di trasformare il calcio in una vetrina costosa, lontana dai bisogni reali della popolazione.

Il debito pubblico è rimasto alto e le promesse di benefici futuri non sono bastate a spegnere il malcontento sociale.

Conclusione

La Coppa d’Africa 2025 non è stata solo una competizione di calcio. È stata uno specchio. Ha mostrato un Marocco moderno, ambizioso e organizzato. Ma ha mostrato anche un paese dove diritti del lavoro, dissenso e priorità sociali sono stati spesso messi in secondo piano.

Come ha osservato Human Rights Watch, il vero risultato di questo torneo non si leggerà solo nei tabellini, ma nel modo in cui il paese affronterà le sue contraddizioni quando i riflettori si spegneranno.

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Coppa d’Africa 2025

Marocco fa sul serio: partita pulita e senza rischi

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CAF - Depositphotos

Marocco ha battuto la Tanzania con una partita solida e ordinata. Non è stata una gara spettacolare, ma è stata una partita gestita bene.

Marocco, Coppa d'Africa

Fin dai primi minuti il Marocco ha preso in mano il gioco. Più possesso palla, più ordine e maggiore qualità tecnica. La Tanzania ha provato a difendersi bassa, chiudendo gli spazi, ma ha fatto fatica a uscire dalla propria metà campo.

Il Marocco ha costruito le sue azioni con calma, senza forzare. Non c’è stata frenesia. La squadra ha mosso il pallone da una fascia all’altra, cercando il momento giusto per colpire. Anche quando il gol tardava ad arrivare, non si è mai vista confusione. La Tanzania ha corso molto, ha messo fisicità e impegno, ma ha creato poche vere occasioni. Ogni volta che provava ad attaccare, il Marocco era ben messo in campo e pronto a recuperare palla.

Nel secondo tempo il copione non è cambiato. Il Marocco ha continuato a controllare il ritmo, gestendo il vantaggio e abbassando i rischi. Nessuna giocata inutile, nessuna perdita di equilibrio. Una partita da squadra matura.

Non è stata una vittoria rumorosa, ma una vittoria intelligente. Di quelle che servono nei tornei, dove conta andare avanti e risparmiare energie. In sintesi, il Marocco ha dimostrato di sapere adattarsi anche a partite meno aperte, usando testa, organizzazione e pazienza. Non sempre serve brillare: a volte basta fare le cose semplici nel modo giusto è il Marocco lo ha fatto.

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Coppa d’Africa 2025

Marocco, i padroni di casa vanno ai quarti: decisivo B. Diaz

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brahim diaz

Dopo aver dominato il girone A di Coppa d’Africa, il Marocco padrone di casa batte la Tanzania per 1-0 e accede ai quarti di finale.

Il Marocco non fallisce la prima gara ad eliminazione diretta. La squadra padrone di casa, e tra le favorite assolute per la vittoria della Coppa d’Africa, sconfigge la Tanzania a Rabat per 1-0. Decide la sfida il gol firmato dal trequartista del Real Madrid Brahim Diaz al 64′. L’ex Milan porta così a quota 4 il numero di gol realizzati nella competizione, diventando il capocannoniere del torneo.

La nazionale guidata dal ct Walid Regragui accede così ai quarti di finale. I Leoni dell’Atlantico aspettano il risultato dell’ottavo di finale tra Sudafrica e Camerun, in programma questa sera, per conoscere il loro prossimo avversario.

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