La Fiorentina torna da Napoli con zero punti, ma i protagonisti viola professano ottimismo.
L’avversario era forte, fortissimo, uno dei candidati allo scudetto insieme a Inter e Atalanta, ma la Fiorentina vista ieri, soprattutto nel primo tempo è stata una squadra timorosa, impaurita, senza idee nè gioco. Salvo non si voglia chiamare gioco, per una società che si definisce ambiziosa, il difendere negli ultimi trenta metri la porta di De Gea sperando che un’intuizione possa far scatenare Kean, anima sola in attacco contro le difese avversarie.
Palladino e anche il direttore Pradè, che è tornato a parlare ai microfoni del canale del club, hanno professato ottimismo per il futuro prossimo avendo visto la reazione nella ripresa da parte di Ranieri e compagni.
Potremmo dire, però, una reazione quasi sterile: a parte il bel gol di Gudmundsson, Meret non ha dovuto fare neanche un intervento e nessun tiro particolarmente pericoloso è arrivato dalle sue parti.
Una reazione arrivata quando ormai il Napoli era scappato sul 2-0… perché cambiare filosofia, provando a costruire un minimo di trama di gioco e aggredendo gli avversari più alti, solo dopo che si sono prese due sberle?
La Fiorentina è in caduta libera: nelle ultime 14 partite solo 14 punti, una media salvezza. Le sconfitte sempre in questo spezzone di stagione sono state 8, un trend così negativo che non può essere compensato da un quarto d’ora di palleggio nella metà campo partenopea.
La classifica, dopo aver assaporato sogni di Champions autunnali, è diventata mediocre, ottavo posto, con il Milan ad un punto, in linea con gli ultimi anni, dove almeno Italiano aveva dato un’identità di gioco e aveva portato la squadra spesso alle ultime battute della Coppa Italia e della Conference.
Palladino è uscito malamente dalla Coppa nazionale con l’Empoli e giovedì, vista questa Fiorentina, servirà un’impresa contro il Panathinaikos per continuare la stagione europea.
Aggiornato al 10/03/2025 8:21
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