Napoli si mostra nel film in modo parallelo all'uomo Maradona
Il regista napoletano racconta la città di Napoli attraverso alcune storie (fatte di speranze e dolori) in un momento magico: l'arrivo del campione Diego Armando Maradona. Dimostra, attraverso la trama, il legame fortissimo con il giocatore argentino, al punto di adottarlo ed anestetizzare i propri disagi sociali.
Il titolo, infatti, richiama il gol (contestato) a Maradona durante il Mondiale del 1986, quando l'argentino ha segnato aiutandosi con la mano sinistra.
Un episodio che ha segnato la carriera del calciatore, che è diventato un "contro-esempio calcistico". Perché questo episodio e la vita alquanto “al limite” hanno fatto sì che i tifosi e gli appassionati di calcio fossero sempre reticenti a considerarlo un vero campione.
E' la mano di Dio il gesto che la città ha perdonato al campione, ma che il resto del mondo gli ha condannato e che ne ha segnato l'immagine. Lo scugnizzo Maradona diventa il più napoletano dei giocatori e, magari, lo è stato davvero, ma non nel senso che - in troppi - hanno pensato, ma perché amava divertirsi ed essere allegro nonostante tutto. Tra Napoli e Maradona si consuma un amore folle, al punto che la città (alla morte del campione) gli dedica lo stadio cittadino che diventa - appunto - il Diego Armando Maradona.Sorrentino coglie l’ingrippo e parte proprio da questo rapporto controverso tra la città e il calciatore; Maradona diventa una metafora della vita complicata con gli abitanti di Napoli. Una città tanto bella, quanto complicata.
di Ludovica Cassano





