MEHDI TAREMI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Surreale incontro alla Casa Bianca fra la Juventus e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nello Studio Ovale, prima del Mondiale per Club.
Surreale. Come il silenzio dei giocatori della Juventus, quando Donald Trump ha chiesto retoricamente loro se “farebbero giocare delle donne nella loro squadra”. Altri modi per rispondere, oltre al silenzio, non c’erano.
Se non la risposta che ha dato il nuovo direttore generale del club, Damien Comolli, che si è limitato a replicare che “la nostra squadra femminile (la Juventus Women, n.d.r.) è molto forte”. Meglio comunque il silenzio di un calciatore, ritrovatosi lì per caso come confermato dallo stesso Weah (“Siamo stati avvisati che saremmo stato ricevuti dal presidente all’ultimo momento”), che quello di un primo ministro europeo.
Il Tycoon ha poi rincarato la dose, aggiungendo un ulteriore stato d’incredulità all’ennesimo show (stile Trump Tower) a cui lo studio ovale sta iniziando ad abituarci, rispondendo ad un giornalista sulla guerra contro l’Iran: “Non so se attaccherò l’Iran, ma non possiamo permetterle di avere armi nucleari perché l’intero mondo rischierebbe di scoppiare. Che si debba combattere o meno, non è una cosa che possiamo permettere“.
Il tutto mentre alle sue spalle i calciatori bianconeri assistevano sgomenti. Il tutto mentre un loro collega, il centravanti dell’Inter Medhi Taremi, è stato costretto a rinunciare a quello stesso evento sportivo a cui loro si apprestavano a partecipare, dato che è rimasto bloccato in Iran a causa dell’aggressione sionista. Tra l’altro uno di loro, Weston McKennie, affrontò Taremi (prima ancora che arrivasse in Italia) ai Mondiali del 2022.
In quell’occasione Taremi diede sfoggio di grande coraggio, rifiutandosi di cantare l’inno nazionale e sfidando apertamente il regime teocratico. Un coraggio che è mancato ai suoi omologhi statunitensi, che dinanzi al loro despota hanno ignominiosamente chinato il capo. Chi tace ha comunque più dignità di chi parla recitando un copione, sia per lucida pazzia o per servilismo. Quell’edizione della rassegna iridata si giocò in Qatar, in stadi costruiti sui cadaveri di lavoratori o di civili trasformati in criminali a causa del loro orientamento sessuale.
Quelle stesse categorie che una parte ipocrita della nostra presunta “alternativa” finge di voler rappresentare. E allora non ci stupiamo se anziché escludere l’aggressore (come fatto con la Russia) dalle competizioni UEFA e FIFA ci organizziamo addirittura i tornei, mentre il loro braccio armato in Medio Oriente gioca contro l’Italia come se nulla fosse. Come se non si stesse consumando un genocidio su una sponda del nostro stesso mare.
Aggiornato al 19/06/2025 15:16
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