Il tecnico del Marsiglia, Roberto De Zerbi, ha parlato nella conferenza stampa di presentazione del match di domani contro il Nantes.
Il Marsiglia è a -13 dal PSG. Dopo aver preso 6 gol in 2 partite da una neopromossa. E dopo che lo stesso allenatore italiano, nella conferenza stampa di presentazione ad inizio stagione, aveva detto chiaramente che l’obiettivo stagionale della sua squadra era quello di contendere la Ligue 1 ai parigini.
Ora che il titolo della Ligue 1 (mai in discussione) è prossimo dall’essere matematicamente assegnato, il tecnico italiano butta la palla in tribuna. Dopo aver detto che “non avrebbe mai più allenato in Francia dopo il Marsiglia” e aver fatto sottintendere di condividere la posizione del Presidente Pablo Longoria (squalificato per 15 giornate dopo aver detto che la Ligue 1 è un “campionato corrotto“) il gambero fa dietrofront.
Ricalca la sua fiducia nella buona fede della classe arbitrale, anche se così non parrebbe (“Ho sempre detto che credevo nella buona fede degli arbitri“) e dà la colpa (come se fosse un attenuante e non un aggravante) al suo francese stentato: “Mi dispiace non parlare francese perché vorrei davvero che le mie parole fossero trascritte nel miglior modo possibile su ciò che penso di queste controversie“.
In questa totale arrampicata sugli specchi, l’ex-allenatore del Brighton (pur di non dover parlare di calcio e dei risultati deludenti della sua squadra) trova addirittura il tempo di lanciare una frecciata al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il tecnico italiano ha infatti detto che: “In questi giorni ho letto che Trump ha detto che la Russia non ha invaso l’Ucraina, ma io ero in Ucraina e conosco la verità“.
Proprio perché (avendo allenato per una stagione lo Shakhtar Donetsk nell’annata 2021-2022) “conosce la verità“, allora dovrebbe conoscere anche i dieci anni di sanguinosa guerra civile fra le repubbliche separatiste dell’Ucraina orientale e i nazionalisti di quella centro-occidentale.
A maggior ragione perché lo Shakhtar è una squadra di Donetsk, che dal 2014 gioca le partite casalinghe a Metalist proprio a causa del conflitto, è la squadra della Repubblica Autonoma del Doneck. Autonomia mai riconosciuta dal governo centrale e che è stata una delle causa scatenanti del conflitto, che hanno costretto la popolazione russofona locale a subire un decennio di discriminazione, violenza e soprusi.
Siccome De Zerbi dice di “conoscere la verità“, perché “lui c’era e ha visto tutto“, allora sarebbe il caso di dirla per intero questa “verità”, dal momento che (si presuppone) che quel “tutto” comprenda anche le leggi russofobiche e la cancel culture perpetrate ai danni dei moscoviti. Mi piacerebbe che De Zerbi trovasse il tempo per parlare anche di questo, invece di ignorare scientemente le domande scomode.
Fonte: l’account X di Schira
Aggiornato al 28/02/2025 17:34
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