ANTONIO CONTE SORRIDENTE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Tra critiche, voci di crisi e polemiche infondate, Conte risponde sul campo: contro l’Atalanta cambia modulo, va sul 3-4-3 e rilancia il Napoli.
Al di là delle settimane cariche di critiche verso Conte – critiche costruite più su una narrazione fantasiosa (come già riportato dalla nostra redazione circa una settimana fa) che su ciò che realmente stava accadendo in terra partenopea, tra crisi inventate e presunte rescissioni – il campo, come sempre, ha rimesso tutti al loro posto. Il rettangolo verde ha una dote meravigliosa: non mente. Il Napoli ha battuto 3-1 l’Atalanta, ha rovinato l’esordio di Raffaele Palladino sulla panchina nerazzurra e si è ripreso la vetta della Serie A. Un messaggio forte e chiaro al campionato: problemi o non problemi, questa squadra è viva.
Superata la questione sfogo, il vero ostacolo per Conte sono stati gli infortuni. Una lista talmente lunga da costringerlo a rimettere mano all’intera struttura tattica (forse unica vera novità per Conte, non sempre propenso a variare assetto): comunque uomini cambiati e un 3-4-3 preparato alla vigilia e portato in campo senza esitazioni.
La prima scelta forte arriva subito: fuori Politano dall’inizio, semplicemente per dosare le energie in un calendario che non concede respiro. Dentro Lang, chiamato a riscattarsi dopo il gol annullato di Torino.
In difesa ritorna Beukema, utilizzato molto nella fase iniziale della stagione quando Rrahmani e Buongiorno non erano disponibili, e schierato nel centro-destra del terzetto. Una mossa che permette al Napoli di acquisire solidità e pulizia nell’uscita dal basso.
E il primo tempo è un manifesto: ritmo, aggressività, verticalità. Le ali – spesso sacrificate nel 4-1-4-1 delle settimane precedenti – tornano protagoniste. Neres timbra una doppietta prepotente, come la propria prestazione, Lang trova finalmente il primo gol italiano. L’Atalanta prova a riaprirla con una gran giocata di Scamacca e sfiora anche il 3-2, ma il Napoli tiene. Con fatica, sì, ma tiene.
La virata verso il 3-4-3 sorprende relativamente: Conte aveva già mostrato questa elasticità nella scorsa stagione.
Partì con la difesa a tre, poi l’arrivo di McTominay lo spinse verso il 4-2-3-1, trasformando lo scozzese in un ibrido tra mezzala e trequartista. Funzionò, eccome, fino allo sprint Scudetto.
Poi gli infortuni cambiarono ancora lo scenario: Di Lorenzo terzo centrale, Politano a tutta fascia, Raspadori a supporto di Lukaku. Anche il 4-4-2, in certi momenti, era tornato utile per gestire partite complicate e uomini contati.
Con l’arrivo estivo di De Bruyne serviva un ulteriore incastro tattico: da qui il 4-1-4-1, creato per tenere insieme belgi e scozzesi. Ma quando KDB si è fermato a lungo, e McTominay ha dovuto tornare più centrale, il Napoli è rientrato nel 4-3-3.
André-Frank Zambo Anguissa preoccupato ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Il vero spartiacque, però, è stato l’infortunio di Anguissa, uno dei cardini della squadra. Senza di lui – e con Gilmour ancora ai box dalla notte magica contro l’Inter – Conte non aveva più materiale per reggere un centrocampo a tre. Da qui la scelta inevitabile della difesa a tre e del doppio esterno alto.
Il 3-4-3 non è quindi una trovata estemporanea: è la risposta più logica a una situazione d’emergenza.
E sabato sera, al Maradona, ha funzionato. Eccome se ha funzionato.
Aggiornato al 23/11/2025 18:55
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