Categorie: Focus

Juventus alla Casa Bianca: Trump provoca su trans e migranti

Juventus riceve domande spinose sui trans e confini: Trump attacca “gender ideology” e immigrazione, Weah parla di momento surreale.

Juventus sbarca alla Casa Bianca il 18 giugno 2025 per promuovere il Campionato Mondiale per Club. Ma l’evento si trasforma in un’arena politica.

Il racconto

Un caloroso benvenuto alla squadra bianconera. Sorrisi e strette di mano.

Dopo i convenevoli il Tycoon devia il discorso dagli obiettivi sportivi verso due temi fortemente divisivi: transessuali e immigrazione.

In un momento surreale, Trump chiede ai giocatori, tra cui i due statunitensi Tim Weah e Weston McKennie, se una donna possa far parte della loro squadra:

Could a woman make your team, fellas?

“Può una donna far parte della vostra squadra, ragazzi?”

Lo sguardo divertito di Infantino. Lo spaesamento palpabile dei giocatori.

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Il silenzio imbarazzato dei presenti viene smorzato diplomaticamente dal GM Damien Comolli, che rilancia la forza della squadra femminile. Trump però insiste:

But they should be playing with women, right?

“Ma possono giocare con le ragazze, giusto?”

Durante il discorso Trump ribadisce la sua opposizione alla gender ideology e all’immigrazione open borders, rifacendosi a ordini esecutivi e politiche anti-transessuali varate a febbraio.

Le parole di Tim Weah

Tim Weah, intervistato dopo la partita vinta 5‑0 contro l’Al Ain, racconta dell’esperienza con tono pacato:

It was a bit weird… they told us that we have to go… I just want to play football, man.

Timothy Weah ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

È stato un po’ strano… ci hanno detto che dovevamo andare… voglio solo giocare a calcio, amico.”

Ha espresso sorpresa per la svolta politica dell’evento, sottolineando che non c’era scelta e che quel giorno era lì “per giocare a calcio”, annullando l’eco del dibattito trasversale sui diritti civili.

Sport e politica: un match che la Juventus non avrebbe voluto disputare

L’episodio assume i toni di una farsa moderna: una squadra internazionale, simbolo di unità sportiva, piomba nell’intricata geografia delle ideologie politiche d’oltreoceano.

Il calcio, per una volta, non parla di gol o tattiche, ma diventa teatro di un presidente che strumentalizza il calcio per rilanciare temi divisivi.

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Il contrasto tra la spontaneità dei calciatori, in particolare di Weah, e il sipario politico che cala su di loro, apre una riflessione sulla tendenza alla sovrapposizione tra sport ed esterni di potere.

Un corto circuito tra semplicità sportiva e complessità del discorso pubblico.

Aggiornato al 20/06/2025 22:34

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Pubblicato da
Sara Cambi
Tag: Juventus

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