Viktor Gyokeres celebrates after scoring goal during Liga Portugal 23/24 game between Sporting CP and FC Porto, Estadio Jose Alvalade, Lisbon, Portugal. (Maciej Rogowski)
Juventus-Gyokeres: Come arrivare al bomber dello Sporting Lisbona, e come può cambiare il mercato con Comolli. I bianconeri ora sognano il colpo da copertina.
“Lui mangia le persone, mentre Viktor mangia le difese.” Una frase del genere, uscita dalla bocca dell’ex compagno Josh Eccles, basta e avanza per spiegare la potenza e lo strapotere di Viktor. E poco importa se quella dichiarazione fosse in realtà il frutto di un malinteso sulla sua particolare esultanza — quella che gli aveva valso il soprannome di “Cannibale”.
Che l’ispirazione arrivi da Hannibal Lecter, il celebre personaggio dei romanzi di Thomas Harris, o da qualche suo gusto culinario un po’ estremo, non è davvero rilevante. Quello che conta è solo una cosa: parliamo di uno degli attaccanti più devastanti e richiesti del panorama mondiale.
I numeri parlano da soli: 54 gol in 52 partite. Anche se no, non giocava in uno dei top 5 campionati europei. Ma chi può davvero discutere davanti a queste cifre?
Forse qualcuno ci ha provato la scorsa stagione, tirando fuori la solita etichetta di “one season wonder” — quel termine, preso in prestito dalla musica, che descrive chi fa una hit mondiale e poi scompare nel nulla.
Anche nel calcio non mancano esempi: Piatek, nel 2014, segnava 8 gol nelle prime sei giornate con il Genoa, battendo un record che resisteva dal 1949, firmato da Karl Aage Hansen, ex Atalanta.
Eppure, i grandi rumors di mercato — quelli che solitamente si sprecano quando si mettono a referto numeri del genere — si sono fatti attendere. Solo ora, alle porte di questa finestra estiva, il suo nome ha iniziato a circolare con insistenza.
È la prima sessione di mercato da quando il tecnico portoghese è arrivato al Manchester United, e proprio lui — uno dei pochi ad aver saputo far brillare davvero Viktor (dopo le stagione passate in ombra al Brighton e al St.Pauli) — starebbe spingendo per portarlo con sé a Old Trafford.
Un progetto ambizioso, un ritorno nel calcio europeo che conta, dove entrambi potrebbero finalmente riprendere il filo di un sogno interrotto.
Un sogno che passa dalle notti di Champions League. Quelle che anche lo stesso Amorim ha vissuto da protagonista, come quando — contro i rivali cittadini del Machester City — mise a segno una formidabile tripletta destinata a restare nei ricordi.
Qui i ricordi che la Juve potrebbe rubare, trasformandoli in qualcosa di ben più concreto: un colpo da copertina, uno di quelli che fanno rumore e che – fino a pochi anni fa – finivano quasi sempre per approdare altrove. In perfetta antitesi con quanto accadeva nel decennio scorso, quando il sogno di molti giocatori era calcare i palcoscenici più blasonati della nostra Serie A.
E proprio la Juve, che da sempre vive di ambizione e di visioni a lungo raggio, non ha mai smesso di credere che si possano ancora vestire di bianconero quei giocatori che fanno sognare il mondo intero. Campioni veri, come non se ne vedevano più nel nostro campionato dai tempi di Cristiano Ronaldo – guarda caso, anche lui ex Juve.
Certo, per riuscirci servirà spendere, e tanto. Ma questo non è mai stato un problema per chi punta in alto.
Anzi, è quasi un dovere.
Soprattutto se si considera che il vero nodo della scorsa stagione, almeno secondo quanto detto dal campo, è stato quello dell’attacco: una lacuna solo parzialmente colmata con l’arrivo in corsa di Kolo Muani, che nelle prime uscite ha dato lampi da Gyökeres-style, ma senza continuità.
Ora però, la possibilità è concreta. E i ricordi da rubare, questa volta, potrebbero essere quelli di un tempo in cui la Juve faceva la voce grossa sul mercato e riportava a casa i sogni.
IGOR TUDOR CARICA RANDAL KOLO MUANI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Tutto passa dalla cessione di Vlahovic, l’oggetto misterioso che sembrava destinato a diventare il perno dell’attacco juventino, ma che invece ha vissuto una stagione a due facce. Prima bistrattato da Motta, poi solo parzialmente ritrovato da Tudor, almeno in termini di minutaggio.
Eppure, le premesse erano ben diverse. Proprio nel giorno della sua presentazione, il tecnico croato lo aveva indicato pubblicamente come uno dei migliori numeri 9 in circolazione, lasciando intendere di voler costruire attorno a lui una parte importante del progetto.
Peccato che il campo abbia raccontato un’altra storia. Le prestazioni non sono state all’altezza delle aspettative, e quella fiducia iniziale si è trasformata presto in una tolleranza silenziosa, fatta di partite incolori e poca incisività. Deludente, soprattutto se rapportato all’investimento fatto e alle ambizioni del club.
Cosa significherebbe passare dalla cessione di Vlahovic? La risposta è semplice: liberare spazio e risorse per un colpo da sogno. Un’eventuale partenza del serbo – il cui contratto scade nel 2026 – significherebbe alleggerire il monte ingaggi di ben 10 milioni, come riportato dalla Gazzetta dello Sport.
Dieci milioni che tornerebbero utili non solo per sostenere l’eventuale arrivo del talento svedese, ma anche per garantire al nuovo direttore Daniel Comolli un ingresso con il botto. Un biglietto da visita niente male, che potrebbe mettere subito d’accordo tifosi e società.
In più, la cessione di Vlahovic per una cifra attorno ai 30 milioni di euro permetterebbe di recuperare parte dei fondi necessari per affondare il colpo su Gyökeres.
Un affare tutt’altro che semplice, viste le richieste dello Sporting, che continua a fare leva sulla clausola da 100 milioni. Ma con un’offerta da 70 milioni, magari ben strutturata tra parte fissa e bonus con cui la trattativa potrebbe davvero decollare.
In pratica, vendere Vlahovic oggi non sarebbe solo una scelta tecnica. Sarebbe un segnale: la Juve torna a fare la Juve, con ambizione, coraggio e… cannibalismo calcistico.
DUSAN VLAHOVIC PERPLESSO IN PANCHINA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
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