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Le mani del PSG (e di Chevalier) sul primo trofeo della stagione 2025-2026: l’ex Lille scaccia subito le critiche e il “fantasma” di Donnarumma.
Non ci voleva molto, in quel di Parigi, per lasciare un ricordo migliore di Donnarumma. Tuttavia, Chevalier non poteva scegliere un modo migliore per presentarsi ai nuovi tifosi. Il dibattito sull’eredità del portiere di Castellammare di Stabia (che in realtà ha preso piede quasi esclusivamente in Italia, per ovvie ragioni di campanilismo) è stato stroncata sul nascere dall’enfant prodige transalpino e dalle sue parate decisive.
Due sono le parate che lasciano il segno sulla partita. La prima è un intervento strepitoso, d’istinto puro, che manda sulla traversa il tentativo acrobatico di Palhinha, la cui traiettoria verrà poi sfortunatamente corretta in porta da van de Ven per il gol dell’1-0 del Tottenham. La seconda è agli shoot out, dove ipnotizza proprio l’autore del primo gol van de Ven e indirizza la lotteria dei rigori in favore della squadra di Luis Enrique.
In mezzo anche un piccolo errore sulla seconda rete degli Spurs, ovvero un intervento maldestro sul sinistro incrociato di Romero. Una sbavatura irrilevante, anche se Marianella e Marchegiani in telecronaca faranno di tutto per farlo passare per un “errore clamoroso” o per una “papera gigantesca”, ai fini del risultato finale, soprattutto alla luce del modo in cui l’estremo difensore francese si è riscattato dopo i regolamentari.
La personalità con la quale Chevalier ha indossato la maglia della squadra campione d’Europa in carica, nella sera in cui questa si giocava un trofeo internazionale, con pochissimi allenamenti con i suoi nuovi compagni nelle gambe, non lascia dubbi: il PSG ha trovato il portiere che cercava. Il “fantasma” di Donnarumma non manca già più a nessuno, con lo sterile dualismo fra i due lasciato alla miopia della stampa nostrana.
Si dirà che è stato un rischio caricare di questa responsabilità un ragazzo così giovane, ma in realtà è proprio così che opera il PSG. E’ il modello virtuoso che li ha portati ad essere una squadra virtualmente imbattibile e pluridecorata. Ovvero acquistare giocatori giovani, con un enorme margine di crescita davanti a loro ma con alle spalle già una serie di dimostrazioni sufficienti da meritarsi di indossare una maglia così.
E’ successo con Doué, acquistato dopo appena 76 partite con il Rennes e nessuna presenza in Champions League, e con Barcola, prelevato dopo mezza stagione in prima squadra con il Lione. Certo, questi giocatori hanno avuto bisogno di un fisiologico periodo di ambientamento. Chevalier non lo avrà, è stato designato da subito come il titolare inamovibile: qualcuno errore bisognerà metterlo in conto ed essere pronti a perdonarlo.
Tuttavia, il prodigio di Calais ha un’esperienza di gran lunga superiore a quella dei casi precedentemente presi in analisi. E’ reduce da tre stagioni da titolari con il Lille, ha disputato una Champions League strepitosa (con numeri superiori a quelli di Donnarumma, nonostante molti lo considerino il miglior portiere dell’ultima edizione) ed è stato nominato miglior portiere dell’ultima Ligue 1. Il ragazzo merita la fiducia riposta in lui, lo ha dimostrato nel Nord della Francia e sta continuando a farlo nella Capitale transalpina. In Italia probabilmente avranno qualcosa da ridire, ma oltre le Alpi il loro strillare non arriva.
GIANLUIGI DONNARUMMA SALUTA I TIFOSI DELL’ITALIA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Aggiornato al 14/08/2025 18:01
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