Sarri, alla sua prima uscita pubblica dopo le dimissioni, mi ha dato ragione

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Sarri, alla sua prima uscita pubblica dopo le dimissioni, mi ha dato ragione
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Maurizio Sarri ha parlato, per la prima volta da quando ha lasciato la panchina della Lazio, ai microfoni di Sportitalia e mi ha dato (indirettamente) ragione.

Le parole di Sarri a Sportitalia

https://www.youtube.com/watch?v=kQvx8TKZd0s&embeds_referring_euri=https%3A%2F%2Fwww.noibiancocelesti.com%2F&source_ve_path=MjM4NTE&feature=emb_title L'intervista rilasciata da Maurizio Sarri ai microfoni di Alfredo Pedullà, sulle frequenze di Sportitalia e riprese in maniera testuale da Noibiancocelesti.com, lascia numerosi spunti di riflessione. Soprattutto quando dice che: "La squadra aveva bisogno di una scossa forte. Quando mi sono reso conto che potevo darla io, ho preso la decisione giusta. Ho avuto la sensazione, soprattutto nell'ultimo mese, che i giocatori fossero finiti in uno stato di irreversibile pattume emotivo. E l'unico modo per tirarli fuori dal tunnel era indurgli uno shock." L'opinione pubblica che grava attorno all'ambiente bianco celeste si biforca in due correnti di pensiero. Chi pensa che i giocatori giocassero "contro il proprio allenatore", e che quindi le sue dimissioni abbia tolto loro alibi, e chi invece sostiene la teoria della "terapia d'urto". Sia come sia, parimenti a quanto successo con De Rossi dopo l'esonero di Mourinho, è certo che il prossimo anno Tudor non potrà più fare affidamento sul lavoro fatto in due anni e mezzo dal suo predecessore e dovrà iniziare ad allenare veramente. Tuttavia, la parte più interessante dell'intervista è un'altra. Ovvero questa: "Ci sono stati due momenti in cui potevo dare le dimissioni: una dopo il secondo posto e una dopo il mercato estivo. Alla Lazio stavo bene con la piazza e i tifosi. Ero riconoscente verso un gruppo di giocatori che aveva fatto una stagione d’altissimo livello; mi sembrava di tradire andando via quel momento lì. Se avessi dovuto fare una scelta logica, egoistica, quella sarebbe stata la migliore perché era difficile ripetersi su quei livelli. Il secondo posto è stato frutto di un’annata eccezionale, in un’annata in cui hanno fallito squadre sulla carta più forti di noi a livello di organico; si è innescato un meccanismo di aspettative troppo elevate." Tutte cose che il sottoscritto ripete da mesi. In particolare la necessità di Sarri di dare un segnale forte (lo stesso che ha voluto dare ai giocatori) all'ambiente, che confidava nella sua figura per rompere il circolo di stagnante mediocrità in cui galleggia mestamente la Lazio dagli albori della gestione Lotito. Alla fine, seppur con sei mesi di (colpevole) ritardo, Sarri ha rassegnato le dimissioni e (cosa non da tutti) ha rinunciato a un anno di stipendio. Accettando di non percepire più un euro dalla Lazio e smentendo la bieca narrativa che voleva affermare il contrario. Una scelta che sicuramente gli fa onore, ma che è stata presa tardivamente e che ha pregiudicato la stagione della Lazio. Che forse, con Tudor dall'inizio, avrebbe avuto un epilogo diverso. Il tecnico avrebbe potuto lasciare un ricordo diverso del suo biennio in quel di Formello, e invece di lui rimarrà soltanto l'uso improprio dell'appellativo di "Comandante". Chi di dovere si starà ribaltando nella tomba.
Sarri
Photo credit: Fabrizio Carabelli /LM
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