https://youtu.be/EAk-l1VHzBw
Concludeva cosi il suo discorso di addio al calcio
Diego Armando Maradona alla
Bombonera di
Buenos Aires, uno stadio gremito all' inverosimile per salutare il suo campione, il nostro campione. Era un chiaro riferimento alla vita, al calcio. L' uomo può sbagliare, può pagarne anche le conseguenze, ma il pallone non si sporca mai.
Diego è un bambino dai piedi d'oro, e lo si denota dai tanti video che circolano in rete, palleggiando con qualsiasi cosa, da un'arancia ad una pallina da golf e addirittura con una bottiglia piccola d' acqua, per finire a quel pallone gigantesco in cui vi era disegnato il mondo. Si il mondo, ai suoi piedi. Con il pallone faceva ciò che voleva, un piede sinistro mai visto prima e che lo ha reso celebre. Ripercorriamo così le fasi salienti della sua vita calcistica, concentrandoci sul
Maradona giocatore e non sul
Maradona come uomo, visto che non possiamo innalzarci a
Dio per poter giudicare la sua vita e i suoi errori. A me, e spero anche a voi, piace ricordarlo cosi, in pantaloncini e maglietta, con la
10 sulle spalle, e con il suo sinistro che faceva impazzire avversari e tifosi.
Diego muove i suoi primi calci nell'
Argentinos Junior e già a soli
10 anni si vedeva di che pasta era fatto. Nel corso di una sua breve
intervista, s' intravedeva un bambino prodigio, ma con le idee abbastanza chiare, con la fervida volontà di giocare il in primera, nella prima squadra, e di portare la
Coppa del Mondo in
Argentina. Con le
Cebollitas (cipolline) esordisce a soli
15 anni in prima squadra diventando il più giovane giocatore ad esordire nel massimo campionato argentino, record comunque poi battuto da
Sergio Aguero negli anni
2000. Piano piano
Diego conquista la fiducia del proprio allenatore, diventa titolare e nel
1979 e
1980 vince consecutivamente il Pallone d' oro sudamericano. Disputa ben
166 partite con all' attivo
116 goal.

Ma la crisi economica dell'
Argentinos lo spinge verso il
Boca Juniors. Sarà infatti quella la sua nuova casa. Forse non tutti sanno che prima di questo trasferimento, durante una partita giocata tra le due squadre, vinta dal
Boca per
5 a
3,
Maradona fece
4 goal, rispondendo così alle dichiarazioni del portiere ospite che lo definì grasso. I due poi diventeranno compagni di squadra. Dunque
Diego arriva alla
Bombonera, e lì si consacra come uomo e come giocatore. Ha il mondo puntato addosso, il miglior sudamericano di sempre, e dopo un infortunio, entra alla quinta giornata. Prende parte a
40 partite segnando
28 goal. Era il
1981.

Nel
1982 però il
Boca in piena crisi economica è costretta a cedere il suo gioiellino al
Barcellona per una cifra intorno ai
12 Miliardi.
Diego arriva in
Europa e inizia ad incantare il pubblico europeo. Con i catalani resta per due anni disputando
58 partite e segnando
38 reti. Ma sono due anni magici vincendo una
Coppa di Spagna, una Supercoppa di Spagna e una Coppa di Lega.
Napoli - 30 Giugno 1984
Diego Armando Maradona diviene ufficialmente un giocatore del
Napoli. La città partenopea è un teatro all' aperto. Per l' acquisto del campione, l' allora presidente
Ferlaino mobilitò tutte le banche della città per le fidejussioni ed avere i soldi necessari per l' acquisto di
Maradona. Tutto avvenne all' ultimo minuto. Un contratto firmato in un Hotel di
Barcellona, una cifra intorno ai
12 Miliardi di lire, e l' asso sudamericano arriva in Italia. Il
5 Luglio viene presentato allo stadio
San Paolo di Napoli. Oltre
80 mila persone a godersi quello spettacolo meraviglioso fatto di colori, fumogeni, palloncini che volavano, fiori. Era un tripudio.
Napoli aveva il suo campione. Nel
1987 con
Ottavio Bianchi in panchina
Maradona porta il
titolo a
Napoli. Era la prima volta che accadeva in
61 anni di storia. Batte la
Juventus dopo
32 anni a
Torino. Sono gli anni d'oro per la città partenopea guidata da un energico folletto, non supera il
metro e 70 ma aveva grinta, agilità e coraggio da vendere. Un goal contro ogni legge della fisica quello fatto su
punizione contro i bianconeri che lo rese Santo. Era un Picasso.

Napoli si gode tra gli allori il suo pupillo. Una città che lo ha reso celebre, murales con il suo volto. Viene ancora oggi adorato. Un
San Gennaro del calcio. In quella stagione vinse anche la
Coppa Italia, una doppietta riuscita fino a quel momento solo al
Grande Torino e alla
Juventus. Due stagioni successive altalenanti che comunque lo portarono a
vincere la Coppa Uefa, per arrivare poi al campionato del
1990, anno in cui la città partenopea si tinge ancora del tricolore. Ed era la giusta occasione per far bene ai Mondiali successivi.
1991. Il
Napoli inizia la stagione con il botto. Batte i rivali di sempre bianconeri nel match valido per la
Supercoppa Italiana. Risultato finale:
Napoli- Juventus 5-1. Ma da qui in poi le cose non andarono per il verso giusto. Eliminati dallo
Spartak Mosca in
Europa, in campionato non riuscì a ripetersi e dulcis in fundo si avvicinava la nuvola nera. Dopo in controllo antidoping
Diego risultò positivo, fu squalificato per un anno e mezzo e al suo ritorno non vi era più la città del
Vesuvio ma
Siviglia, squadra con la quale si fece notare per i suoi
12 assist e
5 goal. Nel
2000 il
Napoli decise di togliere la maglia numero
10 appartenuta al Pibe e nessun' altro l' avrebbe più indossata.
Maradona non era più lo stesso. Fa rientro in
Sudamerica al
Newell's Old Boys prima di fare però rientro nella sua casa,
Boca Juniors. Il ritorno del figlio prodigo. E proprio alla fine del super-classico contro il
River, il
25 Ottobre 1997 Diego Armando Maradona appende le scarpette al chiodo. Saluta il pubblico presente sugli spalti alla
Bombonera. La "
pelota non se mancha".
La vita del Pibe de oro però è stata anche contrassegnata da eventi
Europei e
Mondiali. Vince il mondiale
Under 20, batte la solo l'
Inghilterra. Suo il goal che è stato definito il più bello del mondo, con partenza da centrocampo e il boato del pubblico presente a suggellare un' emozione unica. E sempre suo il goal di mano sempre contro l'
Inghilterra che gli valse il nome de
La mano de Dios.

Un palmares di tutto rispetto. Eletto miglior giocatore di tutti i tempi dall' Afa nel
1993, nel
1995 gli viene consegnato il
Pallone d' oro alla carriera visto che fino a quel momento era un riconoscimento valevole solo per i giocatori europei. Ma lui arriva dal Sudamerica. Un' altra dimensione, un altro modo di vivere il calcio. E così ce lo ha insegnato. Nel
2003 viene insignito nelle
Leggende del calcio al premio
Golden Foot, gli viene riconosciuto il premio
Olimpia de Platino come miglior sportivo argentino del secolo, viene inserito nella
Hall of Fame del calcio italiano. Era un extra-terrestre.

Dopo il ritiro dal calcio giocato intraprende per un periodo la carriera di allenatore in vari paesi, prima.come
Ct della nazionale
Argentina poi come tecnico negli
Emirati Arabi e Dorados. Decide di ritirarsi definitivamente. Come tecnico non ha avuto le stesse fortune che da giocatore, ma a noi piace ricordarlo così, eccentrico, in una vita che gli ha dato tanto ma che spesso è stata anche crudele. Vogliamo ricordarlo anche nelle varie partite di beneficenza e in tv.
Maradona torna a
Napoli in occasione dell'
addio al calcio di Ciro Ferrara, condottiero insieme a lui delle vittorie dei partenopei. Sua maestà non giocò quella partita ma da ospite d' onore si prese gli applausi e i cori di una città intera, che lo ha sempre amato e continuerà a farlo in eterno.

Non voglio parlare di
Diego nella sua vita privata, le sue problematiche le conosciamo un po tutti, dai problemi di droga al suo ingresso a
Cuba dove ha ritrovato la serenità che gli mancava. Il
Pibe de Oro rimane il
Dio del calcio e a me, e spero anche a voi piace ricordarlo così. È di ieri
25 Novembre 2020 purtroppo la notizia della sua morte che ha lasciato sgomento e vuoto nel mondo dello sport. E ancora
Napoli ha deciso di omaggiarlo nei quartieri spagnoli, sotto il grande murales a lui dedicato.

Una città perde un figlio noi sportivi perdiamo un campione. Ciao
Diego, ora insegna agli Angeli a palleggiare, così come hai fatto all'
Allianz Arena di Monaco.