Le interviste
ESCLUSIVA CS – Lo sport nella Città Eterna: parla Bonessio
In materia di sport nella Capitale, Nando Bonessio è un esperto: è il Presidente della Commissione Sport del Comune. Ecco cosa ha raccontato ai nostri microfoni.
Di sport, Nando Bonessio ne sa anche e soprattutto per esperienza diretta: laureato in Scienze Motorie, ha svolto per 43 anni la professione di professore di Educazione Fisica, andando in pensione 4 anni fa.
Parallelamente, si occupa da anni di politica e, in particolar modo, di politiche ambientali e sport: due argomenti che conosce approfonditamente.
Attualmente, ricopre il ruolo di Consigliere capitolino eletto nella lista di Europa Verde e la carica di Presidente della Commissione Sport, Benessere e Qualità della Vita di Roma Capitale.
Gli abbiamo chiesto ragguagli sia sulle iniziative che il Comune porta avanti in quest’ambito, che sugli impianti che potrebbero essere destinati alle due principali squadre di calcio romane, la Roma e la Lazio. Senza tralasciare qualche parola sulla sua fede romanista.
Ecco cosa ha raccontato in esclusiva ai nostri microfoni. Seguirà, a breve, la seconda parte di quest’intervista.
Rispetto allo sport, il comune di Roma come si posiziona? Che tipo di iniziative porta avanti?
“Inizio col dire che faccio parte dell’Assemblea capitolina, che ha competenze di programmazione e indirizzo nell’ambito della Commissione. Monitoriamo l’attività che la giunta porta avanti e siamo anche noi promotori di una serie di proposte nell’ambito delle nostre competenze.
Abbiamo, sia da statuto che da programma elettorale (della lista Gualtieri, ndr), obiettivi specifici sullo sport come quello di allargare il più possibile la pratica attraverso la messa a disposizione di un’impiantistica diffusa di proprietà dell’amministrazione comunale e delle strutture sportive scolastiche.
In quest’ambito di promozione dello sport, abbiamo una serie di normative come il Regolamento dei centri sportivi municipali, che riguarda l’attività sportiva di base; in quest’ambito, le quote che sono corrisposte dai soci-utenti alle associazioni che organizzano le attività sono stabilite dal Comune. Questo sistema ci permette di erogare quello che io definisco il “servizio sociale sportivo”.
Roma, gli impianti comunali sportivi
Di quanti impianti stiamo parlando?
“Oltre agli impianti delle scuole, vi è anche il patrimonio degli impianti sportivi comunali. Alcuni grandi come lo Stadio Flaminio, il Palazzetto dello Sport o l’Ippodromo delle Capannelle, altri di più modesta entità.
Si parla di circa 130 impianti distribuiti nella città di Roma. Poi vi sono impianti più piccoli con un’offerta sportiva prevalentemente locale, amministrati dai singoli municipi. Sono circa 30. Il patrimonio complessivo ammonta circa a 160 unità: tra questi, molti sono impianti calcistici.
Parlando di sport di base, comunque, il Comune consente la pratica sportiva a circa 80.000-90.000 utenti”.
Per quanto riguarda il calcio, nello specifico?
“Noi abbiamo il presupposto di avere un equilibrio di offerta. Non esistono sport minori: il calcio è sicuramente uno sport più praticato di altri ma non per questo maggiore in termine di valori o di benefici al fisico.
C’è sicuramente un fenomeno culturale legato al calcio, ed è altrettanto vero che noi, a Roma, riserviamo minori attenzioni al basket o alla scherma, malgrado quest’ultima sia lo sport che ha regalato all’Italia più medaglie olimpiche.
Abbiamo il dovere di programmare impianti e di favorire anche associazioni sportive che promuovono sport meno praticati.
Per quanto riguarda il calcio, proprio oggi abbiamo avuto un incontro riguardante la riforma dello sport.
A livello legislativo, lo sport dove si colloca?
“Nel nostro Paese il 20 settembre non sarà ricordato solo per la breccia di Porta Pia, ma anche perché quest’anno il Parlamento ha approvato in via definitiva la modifica della Costituzione.
All’articolo 33, che parla dei diritti primari dei cittadini, è stato inserito un emendamento che riconosce il diritto alla pratica sportiva come elemento che migliora la qualità della vita. E non solo: riconosce anche i valori educativi e sociali dello sport. Insomma: lo sport assume così una dignità fondamentale all’interno della carta costituzionale”.
E a livello economico?
“I rappresentanti degli enti locali, a partire dal sottoscritto, quando c’è da approvare un bilancio, devono smettere di considerare lo sport come la cenerentola della pianificazione economica degli interventi.
Interventi sugli impianti, a favore dei praticanti, in aiuto della formazione dei dirigenti e degli operatori. Bisogna pensare anche agli eventi, sia quelli di grande richiamo che quelli di denuncia. Il grande evento sportivo, che si trova sul vertice della piramide gerarchica del sistema sport, è doveroso da favorire ma, a mio avviso, non è il fine ultimo”.
Le attività per favorire lo sport di base
Cosa fa il Comune per favorire il cosiddetto “sport di base”?
“Organizza il sistema dell’impiantistica e regolamenta il sistema di accesso agli impianti. Ma quest’anno siamo andati oltre, decidendo di erogare una serie di contributi: alcuni dedicati a eventi e manifestazioni, altri per le associazioni che chiedono un sostegno per la loro attività annuale ordinaria.
Nel settore calcio, ad esempio, ci sono realtà dilettantistiche che organizzano 5-6 squadre di categorie giovanili. Oppure, ancora, attività finalizzate allo sport per soggetti affetti da disabilità. Ultimamente abbiamo adottato il sistema dei voucher, di cui sono fiero di essere stato il promotore assieme a Svetlana Celli e Valeria Baglio.
Si tratta di incentivi a favore di adolescenti fino ai 16 anni di età, di giovani provenienti da famiglie a basso reddito che potranno accedere a strutture sia pubbliche che private, con un finanziamento fino a 500 euro annui. Abbiamo poi emesso un altro voucher dedicato ai soggetti con disabilità.
Noi come amministrazione e come coalizione che ha sostenuto l’elezione del sindaco Gualtieri, siamo convinti che lo sport e la pratica sportiva, intesa come servizio sociale, svolga un ruolo fondamentale nel favorire l’inclusione sociale. E’ una favolosa opportunità di contrasto alle emarginazioni e contribuisce in modo importante alla salute dei cittadini.
Se noi dovessimo contabilizzare in termini economici il benessere fisico e sociale dell’attività sportiva, potremmo serenamente dire che un euro investito nella promozione sportiva ne restituisce 5 in termini di welfare di prossimità“.
Lo sport come strumento di riscatto sociale
Da ciò che dice, sembra evidente che il Comune di Roma consideri lo sport un potente strumento di riscatto sociale, anche nelle periferie.
“Io amo usare questo slogan: ‘Fai fare sport a tuo figlio: sarà la sua droga’. Basterebbe anche solo questo. Cosa sono le devianze giovanili se non emarginazione, a tutti i livelli?
E’ chiaro che l’unico modo che abbiamo, come istituzione, per poter intervenire, è creare un sistema culturale, di cultura sportiva che possa rappresentare un argine contro le occasioni di emarginazione sociale”.
Parlando di sport al femminile: cosa fate per occuparvi della parità di genere in questo ambito?
“La parità di genere ha avuto alcune occasioni di riconoscimento. In primo luogo a livello nazionale, quando per la prima volta il calcio femminile di Serie A è stato riconosciuto tra gli sport professionistici.
Anche noi abbiamo voluto fare la nostra parte. Abbiamo scoperto che vi erano associazioni sportive, che gestivano impianti comunali, in possesso di statuti che proibivano alle donne di assumere incarichi nei consigli direttivi. Abbiamo provveduto personalmente facendo approvare in assemblea una modifica al regolamento esistente.
Di conseguenza, le società sportive che dovessero rifiutare alle donne l’accesso a cariche dirigenziali per diversità di genere o di altro tipo non potranno gestire impianti sportivi comunali”.
Il calcio nelle periferie
Tornando al discorso del calcio nelle periferie. Mi interessa l’acquisizione, da parte del Comune, di 5.000 quote del MontespaccatoCalcio. Mi può spiegare com’è nata questa iniziativa?
“Il MontespaccatoCalcio è un impianto che non è di proprietà comunale bensì privata, che era gestita da alcuni soggetti che sono stati condannati per associazione a delinquere.
L’impianto sportivo dedicato al calcio, come gli altri loro beni, è stato sequestrato e affidato ad un’istituzione pubblica (la Regione Lazio, ndr) che ha utilizzato una struttura regionale denominata Asilo Savoia. Quest’ultimo si occupa di assistenza sociale specificatamente nel settore sportivo, come ad esempio nel caso della Palestra della Legalità nei locali sequestrati all’Idroscalo di Ostia.
Per finanziare la ripartenza del MontespaccatoCalcio, gli attuali dirigenti hanno avviato una pratica poco conosciuta in Italia, di azionariato popolare: chiunque poteva diventare azionista della società acquistando una quota al prezzo di un euro. Il Comune di Roma ne ha acquistate 5.000 come riconoscimento della sua valenza sociale, oltre che sportiva”.
Tornando agli impianti del Comune: a che punto è la riqualificazione di cui vi fate promotori?
“Il 90% dei 160 impianti sportivi comunali è regolarmente attivo. Ci sono circa 15 impianti che non sono inattivi, per varie ragioni. L’Ufficio Tecnico del Dipartimento Sport è al lavoro, ma per colmare i ritardi comunali il Comitato ha deciso di avvalersi di Risorse per Roma, una società di progettazione.
A seguito del Covid, noi abbiamo una legge nazionale (del Decreto Milleproroghe, ndr) a beneficio dei concessionari degli impianti pubblici di tutta Italia, che porta la scadenza delle concessioni al 31 dicembre 2024. A quel punto molte scadenze arriveranno insieme, e ci sarà bisogno di essere pronti ad elaborare nuovi avvisi pubblici in modo che il servizio sportivo non si fermi”.
Roma, la candidatura a Euro 2032
Prima faceva riferimento ai grandi eventi. Roma è candidata ad ospitare Euro 2032: com’è che la città potrebbe essere all’altezza di ospitare un simile evento?
“Quando vai a realizzare un grande evento, devi avere un sistema di strutture che abbiano una ricaduta di utilizzo quotidiano nel futuro della città. Sia in termini di impianti che in termini di mobilità: quest’ultima deve essere una rete efficiente ed efficace, che rappresenti un aiuto per il ‘diritto alla mobilità’.
Quando una città è paralizzata dal traffico, stiamo sottraendo ai cittadini questo diritto. A Roma c’è un’ipotesi di sviluppo di impianti, che non riguarda solo il calcio”.

Il discorso include anche lo Stadio Olimpico?
“Lo Stadio Olimpico non rispetta gli standard attuali. L’offerta sportiva internazionale e gli standard di sicurezza impongono strutture di tipo diverso. L’Olimpico è stato costruito nel 1953, quest’anno compie 70 anni, fu ristrutturato ai tempi dei Mondiali del ’90, e ha una vocazione multi-disciplinare.
In realtà è un campo di calcio contornato dall’anello dell’atletica leggera, quindi quando siedi sui gradini più alti della curva ti porti dietro il binocolo, perché i giocatori appaiono come figurine disperse in un prato verde. In più, l’Olimpico sconta il fatto di essere una struttura non dotata di offerte sportive suppletive, malgrado la presenza del vicino Foro Italico. Ospita uffici e concerti.
Da un punto di vista urbanistico, è situato in un’area prossima alle abitazioni come Prati, lontano dalle direttici di trasporto su ferro: non c’è una fermata organica della ferrovia regionale, né una fermata della metropolitana. Chi conosce lo stadio sa che tutta la zona circostante è bloccata nelle due ore antecedenti le partite e almeno per un’ora dopo l’evento.
Entrambe le squadre romane ci giocano, tutti i fine settimana, sia le partite di Serie A che le coppe europee. E d’estate c’è la stagione concertistica. La zona è particolarmente ingolfata”.
(…continua…)
Le interviste
ESCLUSIVA CS – Carlo Nervo: “Il Bologna può arrivare in Europa quest’anno ha una rosa molto competitiva. Nazionale? Ci sono troppi…”
L’ex centrocampista del Bologna Carlo Nervo (1994-2005, 2006-2007) ha parlato ai nostri microfoni della’attuale situazione dei rossoblù, sulla lotta Scudetto in Serie A e molto altro.
In un’intervista di 5 minuti, Carlo Nervo ha detto la sua su come può andare il Bologna questa stagione, parlando anche di giocatori come Bernardeschi e Orsolini, e anche dell’allenatore dei rossoblù Vincenzo Italiano.
Inoltre ha analizzato anche la situazione della Nazionale Italiana e del motivo per cui, secondo lui, gli Azzurri stanno vivendo un momento così complicato.
Di seguito, l’intervista di Carlo Nervo.
Le parole di Carlo Nervo
Dove può arrivare questo Bologna in campionato e in coppa?
“Vista espressione di gioco e i risultati, può arrivare in alto. Secondo me l’Europa dovrebbe essere la giusta posizione, però sognare non costa niente. Le altre squadre sono forti, però il Bologna li ha messi sotto”.
Secondo lei il Bologna ha bisogno di rinforzarsi nel mercato di gennaio, visti alcuni infortuni sulle fasce?
” A mio avviso, a parte gli infortuni, la rosa é completa. Immobile, al momento, é fuori ma é un giocatore forte che segna molti gol: inoltre la crescita di Bernardeschi é stata importante. Secondo me la rosa é molto competitiva, io non toccherei niente”.
Chi vince il campionato?
“Bella domanda, magari il Bologna. No, io vedo il Milan che può insidiarsi”.
Quindi Allegri con il suo Corto Muso?
“Secondo me hanno una bella rosa e un allenatore che sa vincere”.
Italiano é un pò sottovalutato come allenatore?
“No, non é sottovalutato, nel senso che lui é già in una grande squadra, perché il Bologna é una grande squadra”.

VINCENZO ITALIANO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Un aggettivo per l’allenatore e per quello che sta facendo?
“Consapevole: lui é consapevole di essere in una grande piazza”.
Orsolini? E’ un Nervo 2.0
“No, secondo me è più forte. Vede molto la porta, ma soprattutto é un ragazzo per bene che é legato alla città e alla maglia. Quindi deve continuare come sta facendo”.
Adesso nella Nazionale Italiana c’é meno abbondanza di grandi giocatori. Come si può risolvere questa cosa?
“Ai miei tempi per andare in Nazionale dovevi essere forte. Adesso fai dieci partite bene in Serie A e ti chiamano in Nazionale. Non ci sono i campioni come Del Piero e Totti: bisognerà analizzare perché non vengono fuori questi talenti qui in Italia, e valutare tutti i settori giovanili.
Poi, troppi stranieri: quando c’ero io arrivavano i top player stranieri, ora ci sono giocatori che trovi anche in Serie B, in Serie C. Hanno un cognome difficile, quindi impattano sul pubblico. E poi un’altra cosa, meno potere e procuratori”.
Le interviste
ESCLUSIVA CS – Giulio Scarpati: “La Roma non ha l’obbligo di vincere, per questo oggi vola. Gasperini ha cambiato tutto: ora la squadra corre fino al 90°”
Lo storico volto di Un Medico in Famiglia e romanista dichiarato, Giulio Scarpati ha raccontato ai nostri microfoni una vita intrecciata al giallorosso: dagli anni dell’alzabandiera sempre ammainato alle domeniche allo stadio con il fratello, fino allo sguardo lucido sulla Roma di oggi.
In una lunga intervista, Scarpati ha condiviso le sue opinioni sul lavoro di Gasperini, il momento della squadra, gli obiettivi stagionali e la crisi della Nazionale. Un dialogo sincero, appassionato, a tratti critico, che ci rivelato l’anima di un tifoso autentico, oltre che di un grande attore.
Di seguito, l’intervista di Giulio Scarpati.
Le parole di Giulio Scarpati
Ci vuole parlare del suo legame con la Roma?
“Essere tifoso della Roma significa, prima di tutto, accettare una certa dose di sofferenza. Negli anni ’60 la squadra non era certo tra le grandi. La Juventus ci passava spesso i suoi “bidoni”, giocatori ormai a fine carriera. Per fortuna, con il tempo, la società è cresciuta e si è strutturata molto meglio. La mia passione è nata grazie a mio fratello maggiore, romanista sfegatato. A casa avevamo l’alzabandiera da issare quando la Roma vinceva, ma non lo usavamo quasi mai… le vittorie erano rare, così la bandiera rimaneva per lo più ammainata. Ricordo anche che quando la Roma vinceva, ritagliavamo i titoli di giornale e li attaccavamo in camera. Da bambino andavo anche tanto spesso allo stadio con la tessera dello Junior Club, sempre assieme a mio fratello.
Da attore, poi, mi è capitato di giocare più volte con la Nazionale degli Attori, allenata da Giacomo Losi: una persona straordinaria. Mi dava ottimi consigli su come migliorare in difesa, il ruolo in cui giocavo. Io e mio fratello abbiamo sempre seguito la Roma, nel bene e nel male. Forse avremmo potuto vincere qualcosa di più, ma proprio perché si vince poco, quando succede la gioia è enorme. I festeggiamenti per uno Scudetto a Roma…a Torino se li sognano!”
Mettiamo da parte il passato e guardiamo al presente: avrebbe mai immaginato a inizio stagione questa Roma capolista?
“Assolutamente no, devo essere sincero. Però riponevo molta fiducia in Gasperini, che sa fare benissimo il suo lavoro. Si è integrato in modo sorprendente e credo che anche il lavoro miracoloso fatto da Ranieri l’anno scorso lo abbia agevolato. Peccato per quella Champions sfiorata di un punto. Chissà, magari con altre due partite ci saremmo qualificati noi al posto della Juventus… Da tifoso, comunque, sono felicissimo del percorso che stiamo facendo.”
È davvero soddisfatto in tutto?
“Beh, l’unica ombra, finora, è l’Europa League. Non stiamo brillando e migliorare la classifica sarà complicato, soprattutto con tutte le partite ravvicinate. L’obiettivo sarebbe entrare tra le prime otto, ma la vedo dura. Detto ciò, resto ottimista: per me è già molto ciò che la squadra ha fatto finora.”
Dove si nota maggiormente la mano di Gasperini?
“Ha ridato motivazione a tanti giocatori. Penso a Pellegrini, che sta vivendo una vera e propria rinascita. Anche il gioco è cambiato. Oggi le partite sono più dinamiche, divertenti, c’è una chiara volontà di dominare l’avversario – una sensazione che, con tutto il rispetto, si percepiva meno nell’era Mourinho. Gasperini è l’allenatore ideale per questo gruppo, e lo dimostra la condizione atletica: la Roma corre e pressa fino al 90°, è un miglioramento enorme. Serve però che gli attaccanti inizino a segnare con più continuità, quello resta un problema.”

GIAN PIERO GASPERINI DA INDICAZIONI AI SUOI RAGAZZI. IN EVIDENZA EL AYNAOUI E TSIMIKAS ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
La Roma ha subito solo cinque gol diventando così la miglior difesa del campionato. Come se lo spiega?
“Molto merito va a Svilar, che sta facendo miracoli. Negli ultimi anni abbiamo avuto portieri straordinari – da Alisson a Szczęsny – e lui sta seguendo quella scia. C’è poi la crescita di Mancini e, più in generale, l’organizzazione difensiva plasmata da Gasp. Non c’è un singolo leader: la forza è il gruppo. Ed è bello vedere che l’allenatore coinvolga tutti, soprattutto i giovani come Pisilli.”
Si può dire allora che Gasperini sia un allenatore che sposta gli equilibri? Guardando l’Atalanta con Juric verrebbe da pensarlo…
“Al di là del valore di Gasperini, credo che Juric abbia limiti nella gestione del gruppo. È suscettibile e comunica poco coi giocatori. Gasperini, anche quando si arrabbia, lo fa per stimolare. Juric non mi è sembrato ancora abbastanza maturo per allenare una grande squadra.”
Non teme un calo di rendimento della rosa?
“La vera incognita restano gli infortuni. Dybala è un valore assoluto, ma purtroppo non garantisce continuità. A questo si aggiunge il vincolo del fair play finanziario, che ha limitato la possibilità di intervenire sul mercato con innesti mirati. Detto ciò, apprezzo molto il lavoro della società e, in particolare, l’impronta lasciata da Ranieri: si sarà capito che ho un debole per lui! Lo stimo profondamente per come l’anno scorso è riuscito a risollevare la squadra.”
C’è qualcosa che la Roma ha più degli altri top club?
“Sì, ha un vantaggio psicologico enorme. Non ha l’obbligo di vincere sempre e comunque, come accade invece a Inter o Napoli. E questo, in campo, pesa eccome.”
Eppure, negli scontri diretti la squadra fatica…
“Diciamo che molti avversari contro cui abbiamo perso erano più attrezzati. Col Milan abbiamo sbagliato l’approccio perché siamo sì partiti fortissimo, ma non siamo mai riusciti a concretizzare. Con l’Inter il divario tecnico si è visto. Non credo ci sia un problema strutturale negli scontri diretti; piuttosto dobbiamo essere più cinici quando le occasioni capitano, perché in partite del genere non sono mai tante.”
Che idea si è fatto delle altre big del campionato?
“Sono certo che la Juventus con Spalletti adesso crescerà moltissimo. L’Inter è fortissima ma talvolta vince anche con un po’ di fortuna, ed è quella che temo di più. Il Milan mi sembra più solido dello scorso anno. Il Napoli con Conte non mollerà un centimetro: è tignoso e combatterà fino alla fine anche se ora è in difficoltà.”

L’ESULTANZA URLO DI ANTONIO CONTE DOPO IL GOL DI SPINAZZOLA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Qual è l’obiettivo minimo della Roma?
“La Coppa Italia.”
Perché proprio la Coppa Italia?
“Perché sarebbe fantastico vincere la decima.”
E l’obiettivo più grande, invece?
“Tornare a giocare in Champions. È un qualcosa di fondamentale anche a livello economico.”
Passiamo alla Nazionale. Cosa ne pensa della disfatta contro la Norvegia?
“È stata una partita strana. Nel primo tempo abbiamo fatto meglio noi, loro sembravano quasi in vacanza. Poi, quando la Norvegia ha iniziato a far valere la sua qualità, l’Italia ha perso ritmo ed è andata in blackout. Purtroppo, in Nazionale il problema è molto più profondo di quanto sembri…”
A cosa si riferisce?
“Al fatto che da anni la Nazionale non esprime un gioco convincente. I club hanno ormai un peso enorme e i raduni non sono più quelli di una volta. Spalletti, secondo me, ha fallito proprio per questo: non ha avuto il tempo necessario per costruire un’identità di gruppo.”
Che ne pensa invece di Gattuso?
“È un allenatore onesto, diretto, che dice ai giocatori ciò che pensa. Lo apprezzo molto.”
Ora che i playoff sono una realtà, ritiene che l’Italia riuscirà a supererli?
“Se incroceremo squadre meno attrezzate di noi, credo proprio di sì. E speriamo anche in un pizzico di fortuna, che non guasta mai.”

MATEO RETEGUI RAMMARICATO ( FOTO KEYPRESS )
Le bombe di Vlad
LBDV presenta: “Il portiere di Ceaușescu” e “Jongbloed. Il romanzo del tabaccaio”
Domenica 16 novembre, alle ore 18.00, il Punk Roma (Via dei Durantini 18, Roma) ospiterà un evento speciale dedicato alla letteratura sportiva e alla cultura calcistica.
Protagonisti della serata saranno due firme d’eccezione: Guy Chiappaventi, giornalista di La7, autore del libro “Il portiere di Ceaușescu” (Bibliotheka Edizioni), e Ciro Romano, caporedattore di LBDV, che presenterà “Jongbloed. Il romanzo del tabaccaio” (Garrincha Edizioni).
A dialogare con gli autori ci sarà Daniele Garbo, giornalista sportivo già volto di Mediaset e Direttore Editoriale di LBDV, mentre la presentazione sarà affidata al giornalista di Le Bombe di Vlad, Alberto Caccia.
L’incontro rappresenta un’occasione imperdibile per tutti gli appassionati di calcio, giornalismo e narrazione sportiva. Due libri diversi ma accomunati da una stessa passione: quella per il pallone e per le storie che lo rendono eterno.
Il portiere di Ceaușescu. Helmut Duckadam, storia di un antieroe
Una storia lunga quasi quarant’anni e undici metri, la storia di quando una squadra di sconosciuti strappò il titolo più importante del calcio europeo – la Coppa dei Campioni – a una superpotenza, il Barcellona.
Era la notte magica del 7 maggio 1986 quando, nello stadio di Siviglia, Helmut Duckadam, allora ventisettenne, riuscì nell’impresa di parare tutti e quattro i rigori dei giocatori catalani consentendo alla Steaua Bucarest di laurearsi campione d’Europa, prima volta per una squadra dell’Est. Una notte di felicità per un popolo che viveva con le luci spente, senza riscaldamento e con il frigorifero vuoto.
Quando la Steaua rientrò in Romania, all’aeroporto 15 mila persone accolsero i giocatori e almeno altrettante scesero in strada per seguire il tragitto del pullman fino a Bucarest. Fu un fatto insolito per la Romania comunista, dove le manifestazioni spontanee di piazza erano vietate, ma il regime volle capitalizzare la vittoria. Il presidente Ceaușescu invitò la squadra a palazzo e Duckadam diventò per sempre l’eroe di Siviglia.
L’autore
Giornalista, inviato del tg La7. Dopo aver raccontato la suburra di Roma, la mafia e la ‘ndrangheta, due guerre in Medio Oriente, terremoti, tsunami e alluvioni, negli ultimi anni ha seguito la cronaca a Milano.
Ha vinto il premio Ilaria Alpi, il Premiolino e il premio Goffredo Parise. Ha pubblicato sette libri, incrociando spesso il calcio con la cronaca: il primo, Pistole e palloni sulla Lazio anni Settanta, ha avuto otto edizioni in quindici anni e ha ispirato la serie Sky Grande e maledetta.
Jongbloed. Il romanzo del tabaccaio
Ciro Romano ci racconta le gesta dello storico portiere olandese Jongbloed, eroe dell’arancia meccanica di sua maestà Cruijff . Un viaggio dentro la vita di uno dei calciatori più importanti della sua era. Non una monografia, dimenticate i tabellini, quello che troverete in queste pagine è l’atmosfera, è l’uomo prima del calciatore, è la storia prima dei gol, è il lato nascosto del pallone. Preparatevi, riavvolgete il nastro, premete play e godetevi questa partita di carta e inchiostri, inseguendo in campo un calciatore indimenticabile. Una nuova figurina letteraria da collezionare, una nuova figurina per completare lo scaffale dei campioni.
L’autore
Ciro Romano vive a Salerno è avvocato, abilitato alle Magistrature Superiori. Guarda il calcio dall’età di tre anni, e ne scrive per testate giornalistiche e pagine social. Prima per passione, poi per motivi professionali, diventa esperto di tifo radicale. Tiene conferenze e partecipa a dibattiti pubblici per l’abolizione alle limitazioni di legge al tifo e agli spostamenti delle tifoserie.
Ha pubblicato “Volevo solo giocare a ping pong” (Caffèorchidea).
(Foto: DepositPhotos)
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