PEP GUARDIOLA, ALLENATORE DEL MANCHESTER CITY (FOTO DI GARETH COPLEY/GETTY IMAGES)
Il contatto con Maldini e Leonardo non ha ancora prodotto un accordo, ma la candidatura obbliga la FIGC a confrontarsi con i problemi tecnici e strutturali della Nazionale.
L’EX CALCIATORE PAOLO MALDINI DURANTE LA FINALE DI UEFA CHAMPIONS LEAGUE 2026 (FOTO DI JAMES GILL – DANEHOUSE/GETTY IMAGES)
Paolo Maldini e Leonardo avrebbero incontrato Pep Guardiola a Barcellona per verificarne la disponibilità a diventare il nuovo commissario tecnico dell’Italia. Non risultano ancora una proposta formalizzata, una risposta positiva dell’allenatore o un accordo, ma il contatto apre una questione più grande del semplice nome del prossimo ct: capire se il profilo di Guardiola sia compatibile con ciò di cui la Nazionale ha davvero bisogno.
La domanda nasce da una crisi che non si riduce all’ultimo risultato. Il 31 marzo l’Italia è stata eliminata dalla Bosnia ed Erzegovina nella finale dei playoff per il Mondiale 2026, mancando la qualificazione per la terza edizione consecutiva. Tre giorni dopo, la FIGC e Gennaro Gattuso hanno interrotto il loro rapporto.
L’Italia non gioca una partita mondiale dal 2014. Dopo le eliminazioni contro Svezia e Macedonia del Nord nelle qualificazioni alle edizioni 2018 e 2022, la sconfitta ai rigori di Zenica ha confermato che il nodo non si scioglie cambiando soltanto allenatore.
Difficoltà non solo tecniche e sportive, ma strutturali: è la lettura della nuova presidenza federale. Da qui le nomine dell’11 luglio, con Maldini direttore tecnico della FIGC e presidente del Club Italia e Leonardo al suo fianco come advisor.
Il loro mandato copre la Nazionale maggiore e l’intera filiera giovanile, con un orizzonte di quattro anni che comprende il prossimo Europeo e porta al Mondiale 2030.
La sua candidatura sarebbe coerente con la ricerca di un’identità tecnica più definita. Nelle esperienze di club l’allenatore catalano ha costruito squadre fondate sul controllo del pallone, sull’occupazione organizzata degli spazi e sulla pressione immediata dopo la perdita.
Il vantaggio per l’Italia, allora, non sarebbe soltanto mediatico. Un tecnico dai principi riconoscibili potrebbe dare una direzione comune alla Nazionale e, almeno sul piano metodologico, al nuovo progetto del Club Italia.
Guardiola, inoltre, ha lavorato con giovani e affermati dentro squadre sottoposte alla pressione di vincere. Un elemento non secondario per una selezione che deve ritrovare competitività senza rinunciare al ricambio generazionale.
Il suo profilo, però, porta con sé un’incognita grande. Guardiola ha sviluppato il proprio calcio attraverso il lavoro quotidiano: allenamenti continui, mercato costruito sulle esigenze tattiche e tempi lunghi per perfezionare i meccanismi.
Un commissario tecnico, al contrario, dispone di finestre brevi, non sceglie liberamente i giocatori e deve adattare le idee alle caratteristiche disponibili. La capacità di semplificare il metodo e ottenere risultati in poco tempo sarebbe quindi decisiva.
Nemmeno il miglior allenatore, del resto, può creare nuovi talenti o aumentare da solo i minuti concessi agli italiani nei club. Se la crisi è strutturale, la responsabilità non può ricadere soltanto sul prossimo ct.
Nonostante le incognite, il tentativo di coinvolgere Guardiola dice quale livello di profilo Maldini e Leonardo stanno valutando. La FIGC non cerca un semplice gestore per le prossime partite, ma un allenatore capace di incarnare il nuovo ciclo tecnico.
Prima di parlare di svolta, tuttavia, servono la disponibilità di Guardiola e un’intesa su durata, staff, condizioni economiche e autonomia sportiva. Nessuno di questi passaggi è stato finora ufficializzato.
Il contatto esiste, ma l’accordo no. La candidatura, però, un effetto lo ha già prodotto: costringere la nuova FIGC a chiarire se vuole affidarsi a un grande nome o costruire davvero attorno a quel nome un progetto adatto ai problemi dell’Italia.
Aggiornato al 20/07/2026 16:56
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