Moise Kean trascina l’Italia con una doppietta da vero numero 9 e alimenta le speranze di rimonta: a Dortmund nasce un nuovo leader azzurro.
Sembrava impossibile, e invece Moise Kean ci ha creduto. Sul 3-0 per la Germania, dopo un primo tempo in cui l’Italia non ha praticamente visto il pallone, l’attaccante della Fiorentina è entrato in campo con la voglia feroce di cambiare la partita.
E lo ha fatto subito: approfittando di una leggerezza di Sané e Kimmich, ha firmato il primo gol azzurro che ha dato il via alla rimonta. Una scossa immediata, un episodio che ha riacceso la squadra e dato nuova linfa alle speranze azzurre. Poi, quando mancavano venti minuti al termine, ha segnato anche il gol del 3-2 su assist perfetto di Raspadori, lasciando sul posto Tah e battendo il portiere tedesco Baumann con un piazzato sul secondo palo.
MOISE KEAN E GIACOMO RASPADORI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Kean, il nuovo volto della Nazionale di Spalletti
A 25 anni, Moise Kean sembra finalmente aver trovato la sua dimensione in maglia azzurra. Meno istintivo e più maturo, capace di tenere palla, attaccare la profondità e mostrarsi leader anche nei momenti più complicati.
Lo ha sottolineato anche Spalletti, che in conferenza stampa ha elogiato il suo numero 9 parlando di “coraggio, tecnica e personalità”. Doti che sono emerse con forza in una serata difficile, e che potrebbero consegnargli un ruolo centrale nel futuro della Nazionale. Se ci sarà un Mondiale, Kean non è più in discussione.
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All'indomani della presentazione ufficiale del Generali Stadium, il nuovo impianto che sorgerà nell'area di San Siro e che ospiterà le partite casalinghe di Inter e Milan, il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta è tornato a sottolineare la portata storica e strategica dell'operazione. In un'intervista rilasciata a The Athletic, il dirigente ha spiegato senza filtri le motivazioni economiche e strutturali che hanno spinto i club a voltare pagina rispetto al passato, evidenziando il ruolo determinante svolto dalla proprietà nella rimozione degli ostacoli burocratici.
Tensioni sotterranee e un clima che si fa via via più pesante all'interno dello spogliatoio della Juventus. Se in passato era stato lo stesso Luciano Spalletti a lamentare pubblicamente la mancanza di tempo per lavorare con i suoi calciatori. Oggi la prospettiva dal lato del gruppo appare decisamente ribaltata. Secondo quanto riportato da La Stampa, tra i ranghi bianconeri serpeggerebbero malumori legati alla metodologia di lavoro del tecnico, accusato di fermare troppo spesso le sedute con lunghe spiegazioni e discorsi tattici che finirebbero per spezzare il ritmo e abbassare l'intensità generale delle esercitazioni.
Tutto pronto allo Stirpe per la sfida delle 18:30 che apre l'ultima serata della nona giornata di Serie A. Il Frosinone di Massimiliano Alvini, neopromosso e sesto a quota 14 punti, che allo Stirpe ha vinto le ultime tre partite, arriva dal pirotecnico 4-4 di Bergamo contro l'Atalanta, firmato dalla doppietta di Schmid e dai gol di Calò e Terzić. Il Lecce di Eusebio Di Francesco, quattordicesimo con 9 punti, viene dallo 0-2 casalingo contro la Juventus. Per il tecnico abruzzese è un ritorno speciale: sulla panchina del Frosinone visse la retrocessione del 2024, che alla vigilia ha definito «una ferita aperta». Arbitra Abisso della sezione di Palermo, diretta su DAZN. Rispetto alla vigilia, Alvini lancia Cichella in mediana, mentre Di Francesco, in piena emergenza, passa alla difesa a tre con Ndaba e inserisce Gandelman a centrocampo.