ESCLUSIVA – Nela: “Cavani non è da Roma. Pallotta? Non so cosa gli gira per la testa”

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ESCLUSIVA – Nela: “Cavani non è da Roma. Pallotta? Non so cosa gli gira per la testa”
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Terzino di gran gamba e dal fisico statuario, Sebino Nela è riuscito a costruire la sua carriera da calciatore nel segno della stima, impegno e tanta passione. Per undici anni ha vestito la maglia della Roma e con i giallorossi si è classificato Campione d’Italia nel 1983 e ha disputato due finali europee: una contro il Liverpool in Champions e l’altra contro l’Inter in Europa League. Le sue falcate sulla fascia, unite a tanta tecnica e tenacia, hanno ispirato il noto cantautore romano romanista Antonello Venditti, il quale decida a Sebino la canzone “correndo correndo”. Oggi, con grande onore, la redazione di CalcioStyle.it è riuscita a incontrare Sebastiano Nela per parlare con lui della sua ex squadra e delle difficoltà che sta riscontrando in questa ripresa di campionato.

Face to Face con Sebino Nela

Come le è sembrata la Roma in questa ripresa di campionato? La Roma mi è parsa leggermente affaticata ma tutto sommato sta girando bene. Se poi il mio giudizio deve tener conto anche delle prestazioni delle squadre davanti, dico che la Roma è la squadra che, nella ripresa del campionato, ha riscontrato maggiori difficoltà sul piano di gioco e fisico. E’ positivo il suo giudizio su Fonseca? Per dare un giudizio completo su Fonseca dico di aspettare ancora un altro po’; non abbiamo ancora visto tutte le qualità di questo tecnico. Questa stagione non è iniziata al meglio per il portoghese: qualche infortunio di troppo e uno stop forzato che non ha di certo portato dei benefici. Oltre a tutto questo, bisogna anche tener conto dei possibili giocatori che vorrà avere nella prossima stagione, calciatori funzionali per il suo modulo – pescati in Italia o nel mondo -, che magari riescano a interpretare al meglio la sua idea di calcio. Detto ciò ripeto, Fonseca ha bisogno di tempo prima di essere giudicato. Cosa pensa del possibile arrivo di Cavani alla Roma? Un giocatore di quel calibro non ce lo vedo alla Roma. Non perché i giallorossi non possano avere un Cavani in squadra, ma per l’ingaggio che richiede uno come lui. Bisogna essere realistici. Non credo che, allo stato attuale delle cose, la Roma possa permettersi un simile investimento. Se dovesse arrivare, ovviamente, renderebbe felici un po’ tutti, dai tifosi giallorossi agli amanti di questo sport ma, ripeto, non credo che ciò possa mai accadere. I tifosi accusano Pallotta di deromanizzazione del club. Capisco i tifosi perché due addii, uno dietro l’altro, come quelli di Totti e De Rossi, non si digeriscono facilmente. Per rispondere a questa domanda, comunque, bisognerebbe conoscere i pensieri delle persone al vertice e, in sincera verità, non conosco Pallotta e non so cosa gli gira per la testa. Conosco poco anche la dirigenza della Roma e, di conseguenza, so ben poco dei loro progetti e pensieri. Non so cosa sia per loro la Roma se una squadra di calcio o un’azienda. Le decisioni che vengono prese dal presidente e i suoi uomini possano essere oggetto di contestualizzazione da parte del popolo giallorosso ma, prima di parlare bisognerebbe conoscere le loro idee. Come vede Francesco Totti nel ruolo di procuratore? Francesco è anzitutto un ragazzo intelligente che è riuscito a capire cosa voler fare nella vita post giocatore. L’idea di fare il procuratore sicuramente gli è piaciuta e potrebbe anche fare bene in questo ruolo: il suo ufficio credo che abbia buone probabilità di diventare uno dei migliori al mondo. Cos’ha significato per lei la Roma e perché andò via da questo club? Era il 1980 e stavo conquistando la Serie A col Genoa. A fine stagione, dopo aver vinto il campionato, si fa avanti la Roma e senza pensarci un attimo accetto di trasferirmi in questo club. Nella capitale mi sono trovato benissimo sin dai primi giorni. Ho avuto la fortuna di giocare con giocatori importanti come Di Bartolomei e Falcao fra i tanti. La squadra di allora era fortissima tant’è vero che abbiamo iniziato a vincere dall’anno successivo. Forse meritavamo di vincere più di un solo scudetto ma nel calcio non si può solo vincere. A Roma ho giocato più di un decennio e in quegli anni ero cercato da club come Juventus, Inter e Fiorentina ma alla fine ho sempre scelto col cuore e sono rimasto. A fine carriera, in seguito a incomprensioni nate con l’allenatore e alcuni miei ex compagni di squadra, andai al Napoli per chiudere lì il mio percorso da professionista. Perché vincere a Roma non è come in altri club? Domanda a cui è difficile dare una risposta. Posso dire che a quei tempi, giocatori di squadre come Juventus e Inter erano per certi versi invidiosi della Roma. Questo non perché i loro club erano inferiori al nostro, ma perché Roma è una delle città più belle del mondo e la Roma con i suoi tifosi e il suo stadio Olimpico ha sempre fatto brillare gli occhi a tutti. Detto ciò posso semplicemente affermare a gran voce che vincere nella capitale, con questa maglia, non è come vincere dalle altre parti: qui è qualcosa di speciale o addirittura di magico.
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