Juventus, l'intervista ad Emanuele Giaccherini
Sulla Juventus di ieri
Non si può sottovalutare il ruolo che il contesto e il clima emotivo hanno avuto nel successo di quella Juventus. Secondo Giaccherini, la forza della squadra non derivava solo dalla preparazione tattica, ma soprattutto dall’energia trasmessa dai tifosi e dalla coesione interna. “Ci ha trascinato il cuore”, afferma con convinzione, a dimostrazione che nelle difficoltà non bastano le gambe, serve una motivazione superiore. In questo senso, il ricordo del suo gol all’ultimo minuto contro il Catania, ancora oggi capace di provocargli brividi, è il simbolo di un calcio vissuto con intensità e passione. Questo il suo ricordo dell’esordio per i bianconeri nel neonato Juventus Stadium: “Una giornata che non dimenticherò mai. Ero appena arrivato dal Cesena e non avevo fatto la preparazione estiva con Conte. Eppure lui decise di schierarmi subito titolare davanti ai nostri tifosi. Mi tremavano le gambe… Infatti, al netto del 4-1 non posso dire che sia stata la mia miglior partita in bianconero. L’ho un po’ accusata. Ma avere il pubblico così vicino al campo e poterne percepire calore era davvero speciale. Lo metto di diritto nella top 4 degli stadi più belli in cui ho giocato insieme ad Anfield, Celtic Park e a quello del Besiktas”. Sui minuti prima nello spogliatoio: “Conte fece un lungo discorso, dicendoci che sarebbe stata un’annata diversa e che avremmo dovuto sputare il sangue, specie nella nostra nuova casa. Ci tranquillizzò, suggerendoci che per esaltare i 40mila dello Stadium - e dunque non finirne schiacciati - sarebbe bastato dare il massimo in campo. E così abbiamo fatto”. Sull'atteggiamento della squadra: "Quell’anno abbiamo vinto il campionato da imbattuti e se ci siamo riusciti è anche perché in determinate partite, dove magari non arrivavamo con le gambe o la testa, a trascinarci era il cuore. L’amore che la gente ci trasmetteva ogni domenica ci ha dato tanta forza. Il ricordo più bello? A livello di squadra senza alcun dubbio il momento in cui Alex ha sollevato il trofeo della Serie A al termine della stagione, il più bello della mia carriera. Poi non dimenticherò mai il mio gol all’ultimo minuto contro il Catania. Mi vengono ancora i brividi…”.Sulla Juventus di oggi
La riflessione di Giaccherini si estende anche all’attualità juventina. Il suo giudizio su Motta è critico: riconosce le qualità tattiche dell’allenatore, ma evidenzia come la mancanza di empatia e di chiarezza abbia compromesso il suo percorso in bianconero. “Penso che gli spunti e le concezioni del calcio di Motta siano fuori discussione. È un tecnico bravo e preparato, ma la sua gestione in bianconero non è stata all’altezza. Non è riuscito a empatizzare con il gruppo squadra, mettendo sempre tutti in discussione, senza confermare per due volte di fila lo stesso 11 titolare. Poi non ho capito il trattamento riservato ad alcuni giocatori a cominciare da Danilo. È mancata chiarezza…”. Al contrario, intravede nel nuovo allenatore Igor Tudor un cambiamento positivo, soprattutto sul piano della comunicazione e del rapporto con i giocatori. Secondo Giaccherini, un allenatore che sa infondere fiducia è capace di ottenere il massimo dalla sua squadra: un principio semplice, ma troppo spesso sottovalutato nel calcio moderno.“È presto per i giudizi, ma la Juve mi sembra diversa quantomeno nello spirito. Vedo giocatori che finalmente danno il 100%. Tudor è stato chiaro fin dal primo giorno, specie nella collocazione dei vari interpreti in campo. Poi è un tecnico che ti infonde fiducia e non è roba da poco. Da giocatore se senti che il mister si fida di te sei pronto a tutto per ripagarlo”.







