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Leao, ora devi stare zitto: un peccato che si chiama presunzione | L’editoriale di Mauro Vigna

Leao, è sotto gli occhi di tutti il comportamento durante il cooling break di sabato sera contro la Roma. E soprattutto è sotto gli occhi di tutti il seguito che ne è scaturito.

Difficilmente mi schiero contro i giocatori e a favore degli addetti ai lavori, mi capita davvero raramente. Ma questa è una di quelle volte in cui lo farò, ed anche in maniera piuttosto dura e decisa.

Il comportamento di Rafael Leao Theo Hernandez durante la gara contro la Lazio ritengo sia stato deprecabile e vergognoso. Su questo non vi sono dubbi e i giocatori sono stati già duramente attaccati negli immediati minuti successivi. All’alba di martedì 3 settembre, la questione poteva anche essere dimenticata, senonché il portoghese ha deciso di non lasciar cadere la palla, l’ha presa al balzo e ha ribattuto. Commettendo un errore madornale a mio modesto parere.

Critiche come quelle ricevute da Di Canio Cassano vanno prese, accettate, digerite e ribattute unicamente sul campo. Il gioco dei social diverte nessuno, soprattutto se a ribattere è un giocatore famoso, che gioca in una squadra blasonata come il Milan e soprattutto che prende oltre 7 milioni di ingaggio. Nel prezzo c’è una sola richista, fare il fenomeno in campo e non fuori.

I tempi per parlare sono finiti. Già la scorsa settimana era passato in sordina il gesto fatto dal giocatore dopo l’assist, ora non può passare in secondo piano un comportamento che denota senza ombra di dubbio frustrazione, ma allo stesso tempo presunzione.

Sì caro Leao, il problema si chiama presunzione. Presunzione di essere il migliore, che non sei. Se mi vorrai smentire, ti aspetto in campo, lì devi parlare.

Aggiornato al 03/09/2024 8:18

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Pubblicato da
Mauro Vigna
Tag: Milan

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