Milan, Leao sì Leao no. Sembra una canzone degli Elio e le storie tese, ma c’è molto di più. Un giocatore che divide costantemente i tifosi rossoneri.
Ho cambiato una decina di volte l’opinione su
Rafael Leao. Sono andato dal
brocco di qualche anno fa, al
fenomeno durante l’anno dello scudetto nel quale è stato (giustamente) premiato come
miglior giocatore della stagione.
Ma quindi cos’é Leao? Un brocco o un fenomeno? Certe volte a rimanere sulla via di mezzo non si fa peccato e nemmeno si sbaglia. Ecco, io sono del partito del “
Leao è così”. Croce e delizia.
N0n chiedetegli di difendere, lo ha mai fatto e mai lo farà. Non chiedetegli di essere spietato sotto porta, non lo è e mai lo sarà. Non chiedetegli di prendere la squadra sottobraccio,
non è un leader e mai lo sarà.
Ma ad oggi
è il più forte in rosa, colui che può stare a ciondolare 89 minuti e fare la giocata vincente al 90’ con disarmante facilità. Ho ancora davanti agli occhi l’azione contro il
M0nza durante la quale ha saltato gran parte dei brianzoli salvo poi calciare in bocca al portiere. Appunto, non chiedetegli freddezza, vi deluderà.
Il
Milan ha due scelte, venderlo se non è contento, oppure tenerlo con pregi e difetti. Gestirlo in questa maniera non serve a nulla. La panchina servirà a tirar fuori il
fuoco dentro? La risposta è no. Leao è così. O lo si prende per quello che è, o lo si vende.
Non è un top player e mai lo sarà, ma in questo Milan fa ancora la sua porca figura.
Spiace dirlo, ma
Fonseca ci ha capito nulla. Il tecnico non sa leggere Leao, non ne comprende la lingua, anche se è della stessa nazionalità, cerca di combattere una guerra persa in partenza. Quindi perché inimicarsi il giocatore e parte della dirigenza? Su questo aveva visto lungo, molto lungo,
Stefano Pioli il quale non era felice di Leao, ma se lo faceva andare bene, lo idolatrava davanti ai microfoni e lo accarezzava a Milanello. Così si fa coi
non campioni dotati di buon talento.