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Moviola Style, speciale Coppa Italia | La seconda giornata dei sedicesimi

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Bentrovati a “Moviola Style” speciale Coppa Italia, anche  oggi sono in programma tre partite valide per i sedicesimi. Scopriamole insieme, in una competizione come questa i risultati non sono mai scontati.

Serie A
04.04.2025, 20:45 -
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2.58 3.00 3.15
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2.58 2.88 3.15
2.45 2.95 3.05
2.50 3.00 3.00
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05.04.2025, 15:00 -
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5.50 3.90 1.71
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5.25 3.75 1.65
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Oggi vanno in scena tre sfide al “Bentegodi”, alla “Domus Unipol” e al “Franchi”, sono gare emozionanti da vivere tutto d’un fiato senza soluzione di continuità. Alle 15 è in programma l’attesissima sfida tra Verona ed Empoli, due delle più sorprendenti rivelazioni di questa Serie A. Alle 18 scenderanno in campo Cagliari e Cittadella e alle 21 la Fiorentina ospiterà il Benevento. Questa è la moviola, buon divertimento con le azioni salienti di questi match.

Moviola Style, Verona-Empoli

Il Verona con 23 punti e l’Empoli con 26 stanno facendo un campionato straordinario considerati i loro limiti, sono entrambe in una zona tranquilla della classifica ed entrambe sono in ottima forma. Il Verona nelle ultime quattro giornate ha racimolato 4 punti mentre l’Empoli ne ha conquistati addirittura 10 sbancando il “Maradona” e battendo al “Castellani” la Fiorentina. In campionato gli scaligeri hanno battuto i toscani 2-1, ma in Coppa Italia è un’altra storia. Al 9’ la prima opportunità e sui piedi di Lasagna, bel movimento a tagliare la difesa ma il tiro successivo è parato da Pandur. A1 14’ l’Empoli si rende pericoloso: steso Ragusa, punizione dal limite ma la conclusione di Bessa, potente e sotto la traversa, viene parata da Ujkani che subito dopo neutralizza una conclusione dello stesso brasiliano. Al 15’ Marchizza entra in area e serve La Mantia, colpo a porta a vuota e vantaggio empolese, 0-1. Al 17’ ancora La Mantia incorna di potenza sotto la traversa, Pandur para e sull’azione seguente ripartenza del Verona e Bessa ci prova su un errore di Ujkani ma manda incredibilmente a lato. Al 18’ l’argentino  si riscatta servendo Cancellieri, porta sguarnita e piazzato per 1’1-1. Al 26’ Mancuso va a segno ma l’arbitro, dopo un consulto col VAR, annulla per un millimetrico fuorigioco. Al 35’ Marchizza la mette in mezzo, Pandur è attento. Al 42’ Stulac ci prova su punizione da posizione centrale, Pandur non si lascia sorprendere. Al 44’ Lasagna calcia dal limite, palla che si schianta sulla traversa. 3’ minuti di recupero in cui succede poco e niente, si va al riposo.

Si ritorna in campo e al 51’ ci prova Hongla, conclusione da fuori ben eseguita ma Ujkani è attento, subito dopo l’estremo difensore kosovaro è attento su Ruegg che ha concluso da posizione ravvicinata. Al 63’ Ragusa interviene in area, vorrebbe colpire di testa ma ha il braccio largo e prende con esso il pallone, è rigore e, al 66’, Mancuso, con una conclusione centrale, spiazza Pandur con freddezza, 1-2 per l’Empoli. Al 68’ Ragusa, da dentro l’area, cerca di piazzare la sfera sul secondo palo ma la sua conclusione non gira abbastanza e termina  a lato. Al 70’ Stulac ci prova da fuori, Pandur respinge ma non trattiene e Mancuso si avventa come un falco, palla in porta, 1-3. Al 73’ l’Empoli è di nuovo pericoloso, Asslani conclude bene dalla distanza ma Pandur è attento ma non può nulla al 74’ su Bajrami, diagonale al volo di controbalzo e 1-4. Al 77’ il Verona reagisce con Florio, la palla prima colpisce il palo poi trova la mano di Ujkani. Sembra finita ma all’86’ Ilic tira forte su punizione, deviazione di Mancuso in barriera e parla in porta, 2-4. Incredibile, all’88’ Ragusa si inserisce bene su una palla in profondità e supera Ujkani, tiro a porta vuota sul secondo palo, 3-4. L’Empoli sembrava averla chiusa in 8’ ma il Verona non si è arreso e l’ha riaperta a un minuto e mezzo dalla fine. 4’ minuti di recupero e al 93’ colpo di scena: La Mantia interviene con una bruttissima entrata su Asslani e viene espulso ma nei pochi secondi che restano non succede più nulla, ora l’Empoli, che ha riscattato la sconfitta subita in campionato, ora affronterà l’Inter.

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Moviola Style, Cagliari-Cittadella

Partita condizionata dalla differenza di categoria ma il Cittadella non ci sta a far la parte della vittima sacrificale. La partita è però a senso unico, anche se gli ospiti partono bene: al 6’ Donnarumma prova a metterla in mezzo ma c’è Obert sulla traiettoria, palla in angolo, sugli sviluppi Antonucci calcia da fuori, nuova deviazione e nuovo corner, cross per Mastrantonio, sinistro a lato molto largo. Al 10’ primo squillo del Cagliari, Altare mette in mezzo ma non c’è nessuno e Maniero blocca agevolmente. Ribaltone di fronte e Cassandro va a colpire di testa su cross di Antonucci, la palla non inquadra la porta difesa da Radunovic. Al 16’ il Cagliari passa: cross di Obert respinto da Maniero, palla raccolta da Zappa che la mette in mezzo sul secondo palo, testa di Deiola e palla sotto l’incrocio, 1-0. Al 32’ si rivede il Cittadella, errore difensivo e Cuppone dai venti metri calcia in curva. Al 34’ Oliva ci prova da fuori, palla deviata in corner. Al 35’ gli ospiti potrebbero pareggiare, Danzi serve Antonucci che anticipa Carboni ma il suo pallonetto da centro-destra è bloccato da Radunovic che 2’ più tardi si distende sulla destra e blocca un tiro dal limite di Cuppone. Il Cittadella prova a fare la partita ma al 40’ il Cagliari raddoppia: sugli sviluppi di una punizione Deiola ci prova col mancino dal limite, Maniero non trattiene e sul pallone si avventa Ceter, 2-0. Si va al riposo col Cagliari in doppio vantaggio.

Al 47’ i sardi mancano clamorosamente il tris, cross di Pereiro da pochi passi ancora Ceter si fa ipnotizzare da Maniero. Al 60’ Altare colpisce di testa, Maniero è incerto ma la palla, per sua fortuna, finisce fuori poi il Cittadella 2’ dopo si vede annullare un goal di Cuppone che aveva raccolto una deviazione sugli sviluppi di un corner ma era in fuorigioco. Al 65’ il Cagliari chiude i conti: Lykogiannis calcia dal limite, Maniero non trattiene e la respinta finisce sui piedi di Gaston Pereiro, facile il tap-in, 3-0 e ottavi in cassaforte. Al 69’ Maniero salva su Joao Pedro, che aveva tentato di piazzarla col destro. Al 74’ Lykogiannis segna in contropiede ma è fuorigioco, goal annullato. Al 76’ c’è un altro goal annullato al Cittadella per un fuorigioco di Beretta sul nascere dell’azione, Mazzocco l’aveva messa in porta dal limite dopo un batti e ribatti in area. All’85’ grandissimo goal di Donnarumma, dai venti metri manda la palla sotto l’incrocio, 3-1. Al 90’ il Cagliari si divora il poker: su tiro deviato di Desogus, Dalbert riesce a servire Joao Pedro che, a porta vuota da pochi passi manda incredibilmente sul palo e l’azione sfuma. Dopo 4’ di recupero l’arbitro fischia la fine, il Cagliari vince 3-1 e ora affronterà il Sassuolo.

 

Moviola Style, Fiorentina – Benevento

Al “Franchi” va in scena una sfida caratterizzata, come dalla maggior parte dei casi in questa Coppa Italia, dalla differenza di categoria tre le due compagini opposte. I gigliati partono da favoriti e al primo vero affondo passano in vantaggio: 20’, Igor fa da torre per Milenkovic che di testa, da pochi passi, insacca e batte Manfredini per l’1-0. Al 25’ primo squillo del Benevento, Rosati para una conclusione centrale di Acampora. Il portiere della Viola si ripete al 37’ sul colpo di testa di Glik. Al 39’ si rivede la Fiorentina con Kokorin, bel tiro rasoterra centrale ma Manfredini intuisce e blocca. Al 44’ è ancora Benevento con Moncini, ancora un rasoterra centrale neutralizzato da Rosati con una bella parata. Termina il primo tempo, Fiorentina in vantaggio.

A inizio ripresa cambia tutto in 5’: al 47’ Sottil è fortunato, un pallone vagante rimbalza sui suoi piedi ed è lesto a ribadirlo in rete, 2-0 ma al 52’  Moncini, su assist di Sau, mette in rete di piatto da due passi, 2-1. Al 65’ altra occasione per il Benevento, Rosati si distende benissimo sulla sinistra e neutralizza la botta dal limite di Calò. All’82 i campani vanno a segno con Di Serio ma l’arbitro annulla per fuorigioco. All’86 la Fiorentina perde Pulgar per infortunio, speriamo che non sia nulla di grave per il giocatore cileno. 4’ di recupero ma non accade più nulla di rilevante, la Fiorentina soffre ma vince e adesso affronterà il Napoli.

Riepilogo dei risultati  seconda giornata dei sedicesimi di Coppa Italia

Verona – Empoli 3-4

Cagliari-Cittadella 3-1

Fiorentina – Benevento 2-1

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Luis Suarez: “Nel 2012 volevo andare alla Juventus”

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Luis Suarez

L’ex giocatore di Liverpool e Barcellona, Luis Suarez, ha rivelato di aver chiesto la cessione alla Juventus, ma che poi non se ne fece nulla.

Serie A
04.04.2025, 20:45 -
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2.58 3.00 3.15
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2.45 2.95 3.05
2.50 3.00 3.00
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5.50 3.90 1.71
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5.25 3.75 1.65
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L’attaccante dell’Inter Miami ha rivelato di essere stato a un passo dai bianconeri, ma di essere poi rimasto a Liverpool grazie alla forte pressione dell’allora allenatore dei RedsBrendan Rodgers.

La Juventus e Suarez

L’uruguaiano classe 1987 ha rivelato un curioso retroscena della sua lunga e vincente carriera. Nel corso di un’intervista allo streamer Davoo Xeneize, Suarez ha raccontato che, quando era ancora di proprietà del Liverpool, aveva ricevuto un’importante offerta dalla Juventus che lo aveva convinto a trasferirsi in Italia.

L’operazione, tuttavia, non si concretizzò per l’intervento di Brendan Rodgers, che lo convinse a restare. Qualche anno dopo, tuttavia, il Pistolero lasciò comunque l’Inghilterra per volare a Barcellona.
L’attaccante uruguaiano, che anche nel 2020 fu vicino ai bianconeri, racconta: “Nell’estate del 2012 volevo andare alla Juventus, ma Rodgers mi ha convinto a restare al Liverpool. Nei mesi precedenti vedevo che la società non acquistava nessuno e tutti i top player andavano in squadre che disputavano la Champions League. La Juventus era interessata a me e volevo andarci. Rodgers ha fatto di tutto affinché non me ne andassi”.

MANCHESTER, ENGLAND – NOVEMBER 1, 2016: Luis Suarez (L) of Barcelona and Aleksandar Kolarov (R) of City pictured during the UEFA Champions League Group C game between Manchester City and FC Barcelona at City of Manchester Stadium. Copyright: Cosmin Iftode/Picstaff

Non solo la Juventus

Non solo i bianconeri a caccia di Suarez a quei tempi. Un anno più tardi infatti, nel 2013, fu l’Arsenal a provare a strappare l’attaccante ai Reds: “Nel 2013, invece, volevo trasferirmi all’Arsenal. Disputavano la Champions ed erano disposti a pagare tanti soldi per me. Un giorno Gerrard venne da me e mi disse che la decisione migliore era quella di restare, anche lui al tempo aveva rifiutato il Real Madrid. Mi aveva promesso che con un solo anno in più al Liverpool i più grandi club d’Europa si sarebbero fatti avanti per me. Quel giorno tornai a casa piangendo e dissi a mia moglie che saremmo rimasti lì”.

Il difficile addio blaugrana

Altri 12 mesi e nell’estate del 2014 si concretizzò l’addio al Liverpool, con il passaggio al Barcellona. In blaugrana Suarez ha raggiunto l’apice della sua carriera, ma sei anni dopo il suo arrivo è stato costretto a un addio doloroso: “Ho sofferto molto quando me ne sono dovuto andare, ma per qualche motivo doveva succedere, non vivo nel rancore né nel passato. Sentivo di poter continuare a dare qualcosa al club e che ero all’altezza di ciò che chiedevano, ma le strade si sono divise”.

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Caso Dani Alves: la procura ricorre alla Corte Suprema

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Dani Alves

Il Tribunale della Catalogna assolve l’ex calciatore Dani Alves, ma la battaglia legale continua.

Serie A
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Venerdì scorso, il Tribunale Superiore di Giustizia della Catalogna (TSCJ) ha assolto Dani Alves dall’accusa di aggressione sessuale, ribaltando la condanna emessa in primo grado. L’ex terzino brasiliano di Barcellona, Juventus e PSG era stato inizialmente condannato a 4 anni e 6 mesi di carcere, ma la nuova sentenza ha annullato la pena per insufficienza di prove. La decisione è stata accolta con grande soddisfazione dall’avvocato del 41enne, Irene Guardiola, che ha dichiarato: “Siamo felici, è innocente, la giustizia ha agito. È stato molto emozionante, è stata fatta giustizia”.

Le richieste della Procura e della parte civile

Mentre la difesa di Alves puntava all’assoluzione totale, la Procura della Catalogna aveva chiesto un aggravamento della pena fino a 9 anni di reclusione, mentre la parte civile aveva sollecitato un aumento a 12 anni. Tuttavia, il TSCJ ha stabilito all’unanimità che non vi erano prove sufficienti per confermare l’accusa di aggressione sessuale.

Nelle motivazioni della sentenza, il Tribunale ha sottolineato la mancanza di affidabilità della testimonianza principale e l’assenza di riscontri oggettivi che potessero confermare le accuse.

Il ricorso alla Corte Suprema e gli scenari futuri per Dani Alves

Nonostante l’assoluzione, il caso non è ancora giunto a una conclusione definitiva. Oggi, la Procura della Catalogna ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso alla Corte Suprema spagnola contro la sentenza del TSCJ. Qualora il ricorso venisse accolto, la Corte Suprema potrebbe confermare l’assoluzione o, in alternativa, annullarla e ripristinare la condanna iniziale a quattro anni e sei mesi di carcere.

Dani Alves

Secondo quanto riportato da Marca, il nuovo giudizio si baserà sull’eventuale rilevazione di vizi procedurali o errori di valutazione da parte del TSCJ. Se la Corte Suprema ritenesse che il Tribunale della Catalogna non abbia esaminato correttamente le prove o abbia sottovalutato elementi chiave, la condanna potrebbe essere nuovamente applicata.

Dall’altra parte, il tribunale catalano ha giustificato la propria decisione evidenziando l’inaffidabilità della testimonianza principale e la mancanza di prove che potessero dimostrare con certezza l’accusa di penetrazione non consensuale. Secondo la sentenza, molte delle affermazioni dell’accusatrice non hanno trovato riscontro nelle indagini, e il Tribunale di primo grado avrebbe trascurato di verificare a fondo tali incongruenze.

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Morte Maradona: la perizia non ha rilevato nessuna traccia tossicologica

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Durante l’ultima udienza del processo che vede imputati sette operatori sanitari con l’accusa di omicidio colposo nei confronti di Diego Armando Maradona, gli esperti forensi hanno rivelato i risultati tossicologici dell’autopsia, confermando l’assenza di tracce di alcol e droghe nel corpo dell’argentino. 

Nell’ultima udienza sono emersi dettagli specifici relativi alla morte di Diego Armando Maradona, morto il 25 novembre 2020 per cause ancora ignote di cui attraverso l’autopsia nessuna traccia tossicologica legata ad alcool e droghe è stata rilevata, bensì gli esperti forensi rilevano fino a 12 ore di agonia per il calciatore argentino. 

Diego Armando Maradona, l’autopsia

“Non c’erano tracce di droghe o alcol nel sangue di Diego Armando Maradona al momento della morte, il 25 novembre del 2020″: ad affermarlo, nel corso dell’ultima udienza che vede imputato l’intero staff medico che aveva in cura l’ex calciatore, i medici legali che hanno eseguito l’autopsia sul corpo dell’argentino. A riportare le dichiarazioni l’Ansa che poi ha aggiunto le dichiarazioni del biochimico Ezequiel Ventosi: “Nessuno dei quattro campioni ha rivelato tracce di alcol, cocaina, marijuana, mdma, ecstasy o anfetamina.”

Ad essere presenti invece nel sangue del erano cinque sostanze corrispondenti a farmaci antidepressivi, antiepilettici, antipsicotici e antinausea. Secondo quanto riferito dalla patologa Silvana de Piero, nel fegato dell’ex calciatore c’erano segni compatibili con la cirrosi e segni di un’insufficenza renale, cardiaca e polmonare. Inoltre, l’esperto forense ha dichiarato il cuore era significativamente ingrossato, pesava 503 grammi rispetto al peso medio di  250-300 grammi. Secondo l’accusa, i sette professionisti imputati nel caso: un neurochirurgo, uno psichiatra, uno psicologo, medici e infermieri, non gli avrebbero fornito cure adeguate tali da aver contribuito alla sua morte.

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