epa09859369 Portugal player Cristiano Ronaldo celebrates after the FIFA World Cup Qatar 2022 play-off qualifying soccer match Portugal vs North Macedonia held on Dragao stadium in Porto, Portugal, 29 March 2022. EPA/JOSE COELHO
I gesti per scaramanzia sono una costante del calcio: dai segni di natura religiosa ai piccoli rituali, ecco come si cerca di propiziare la vittoria.
Riflettete: quante volte abbiamo visto un giocatore entrare in campo facendosi il segno della croce affidandosi a Dio per la buona riuscita di una partita?
E’ capitato anche ieri: lo ha compiuto il centrocampista della Roma Nicola Zalewski, quando è sceso in campo contro la Fiorentina.
Zalewski è in ottima compagnia: sono molti i giocatori che si fanno pubblicamente il segno della croce.
I brasiliani sono notoriamente molto devoti. I tifosi del Milan non si sono dimenticati del loro Kakà, che spesso giocava indossando una maglia che denunciava apertamente il suo essere credente: “I belong to Jesus”.
A volte, farsi il segno della croce può dare adito a polemiche: è questo il caso di Cristiano Ronaldo, cristiano di nome e di fatto.
Lo ha fatto quest’estate, in occasione del gol da lui realizzato su rigore che ha consentito la qualificazione dell’Al-Nassr alla finale della Champions araba. Dimenticandosi, per un attimo, di giocare nel club di un Paese radicalmente musulmano.
Sono insorte polemiche perché in Arabia Saudita è vietato esprimere pubblicamente la propria fede cattolica e nessuno è autorizzato a pregare o mostrare simboli di culti diversi da quello musulmano.
Ai tempi in cui era al Milan, Adriano Galliani aveva un’abitudine curiosa: in occasione delle partite indossava sempre una cravatta di colore giallo.
Gli osservatori più attenti hanno notato un dettaglio interessante: in occasione delle conferenze stampa del suo Napoli, l’ex allenatore del club Luciano Spalletti indossava sempre una collana con i caratteristici cornetti napoletani.
Pare che il suo successore Rudi Garcia abbia seguito le orme di Spalletti, prestando particolare attenzione all’abbigliamento.
In occasione delle partite del Napoli, il tecnico francese indossa abitualmente camicia e giacca. All’esordio di questa stagione indossava una maglietta bianca, che ha abbandonato considerati i risultati mediocri.
La vittoria partenopea contro il Braga? In quell’occasione, l’allenatore ha indossato per la prima volta la sua camicia azzurra portafortuna, propiziando (forse) la vittoria. Quella camicia gli ha portato bene: 3 vittorie e un pareggio, contro il Milan.
Molto scaramatico, neanche a dirlo, è anche il presidente De Laurentiis.
Mondiali 2006. Si narra che durante la competizione Gennaro Gattuso non si separasse mai da un libro di Fëdor Dostoevskij, che leggeva in uno dei bagni dello spogliatoio.
Vi ricordate dell’ex giocatore del Napoli, dell’Inter e del Manchester United Laurent Blanc?
Aveva un’abitudine ancora più strana: in Nazionale, era solito baciare la testa pelata di Fabien Barthez per portare fortuna sia alla Nazionale francese che al portiere.
C’è anche chi arriva in ritardo alla partita: come l’ex allenatore della Roma Carlo Mazzone, che aveva l’abitudine di sedersi in panchina a partita già iniziata.
Che sia semplice suggestione oppure realtà, vale sempre il detto: non è vero, ma ci credo.
Aggiornato al 06/11/2023 11:54
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