Totti, in una lunga intervista concessa a Walter Veltroni per il Corriere della Sera, ha parlato, tra le altre cose, del ruolo degli ex giocatori nel calcio.
Quando nel calcio non servi più
La carriera sportiva non può durare in eterno. L'atleta deve tutelarsi in tempo, e comprendere quello che vuole e può fare
dopo.
Ha le idee chiare, su questo punto, Francesco
Totti. "La verità è che quando nel calcio non servi più non c’è più rispetto".
L'ex capitano della
Roma, intervistato da
Veltroni, ha parlato della difficoltà del distacco dal calcio e del rapport con la società giallorossa.
"Io ho passato trent’anni nella Roma. Ho portato rispetto a tutti, rinunciato ad altri ingaggi senza farlo pesare.
Ho detto no al
Real e altri perché volevo quella maglia, solo quella maglia giallorossa che è stampata dentro di me.
Il modo in cui è finita la mia storia con la Roma, sì, mi è dispiaciuto".
La fine della sua carriera -
irripetibile, sotto tutti i punti di vista - continua ad essere una ferita aperta, dunque,
Si è espresso in maniera decisa, nella battaglia delle dichiarazioni, ma senza colpo ferire. Perché la Roma, per Totti, non può essere un avversario.
Da uomo maturo anche le dichiarazioni sul 'nemico' della sua ultima stagione come calciatore e capitano della sua città, Luciano
Spalletti:
"Nella fase finale il nostro rapporto è stato condizionato dall’esterno, specie dai dirigenti o consulenti della società, e non ci siamo più capiti.
Anche io ho fatto degli errori, ci mancherebbe. Credo che tutti e due, se tornassimo indietro, non entreremmo più in conflitto".
