L’ARBITRO ANDREA COLOMBO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Meno potere all’Aia e più professionalità: nasce il progetto di un nuovo modello ispirato al professionismo per la FIGC.
Si attende una scossa profonda al sistema arbitrale italiano. La Figc lavora a una riforma che potrebbe cambiare per sempre il ruolo e la gestione dei direttori di gara. L’obiettivo, come riportato da Repubblica, è ridimensionare il potere dell’Associazione Italiana Arbitri (Aia) e aprire a un modello professionale, più trasparente e vicino agli standard internazionali.
Oggi l’Aia controlla interamente la selezione, la formazione e la promozione degli arbitri di Serie A e B. Un sistema che, almeno sulla carta, dovrebbe garantire meritocrazia, ma che nei fatti è spesso condizionato da logiche interne, rapporti di forza tra sezioni locali e dinamiche politiche. Il risultato? Non sempre a emergere sono i più capaci, bensì i più “rappresentativi”. Una distorsione che negli ultimi anni ha alimentato polemiche e sfiducia, soprattutto dopo i tanti errori legati all’uso del VAR.
Il progetto della Figc punta a sottrarre questo potere all’Aia, creando un organismo autonomo con competenze dirette nella scelta e gestione degli arbitri. Il cuore della proposta è un direttivo a tre teste, formato da rappresentanti della Figc, della Lega Serie A e della Lega Serie B, con il compito di nominare il designatore e il suo staff.
L’ARBITRO DANIELE CHIFFI PUNTA IL DITO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Non solo: attorno agli arbitri verrebbe costruita una vera e propria struttura professionale, con preparatori atletici, medici, psicologi e match analyst, al fine di migliorare la performance in campo e la serenità nella gestione delle partite.
L’Aia, già colpita negli ultimi anni dalla perdita del voto in assemblea federale, vede in questa riforma una minaccia diretta al proprio ruolo storico e ha già alzato le barricate. Più disponibile sembra invece la Serie A, che ha recentemente aperto a innovazioni come la RefCam e gli announcement, ovvero le spiegazioni al pubblico delle decisioni arbitrali.
Resta però un nodo non secondario: quello economico. Il modello inglese, considerato un esempio di riferimento, costa circa 40 milioni di sterline l’anno. Un impegno finanziario pesante, che richiede valutazioni attente per capire se il sistema italiano sia pronto a sostenerlo.
Se da una parte l’Aia teme di perdere centralità, dall’altra cresce tra i direttori di gara la speranza di una svolta epocale: il riconoscimento di un vero status da professionisti a tempo pieno.
Aggiornato al 23/09/2025 17:20
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