Serie A
Atalanta, De Ketelaere, cento giorni senza gol. Ora serve la scossa
Charles De Ketelaere a secco da troppo tempo: l’Atalanta aspetta la sua scintilla per il rush finale. Obiettivo: blindare la Champions
L’ultimo gol risale al 22 dicembre contro l’Empoli. Da allora, Charles De Ketelaere ha perso lo smalto che lo aveva reso il simbolo della nuova Atalanta di Gasperini. L’attaccante belga, che fino a pochi mesi fa sembrava trascinare da solo la Dea, ora si ritrova impantanato in un momento difficile, sia a livello mentale che tecnico. E con la volata Champions ormai entrata nella fase decisiva, il suo risveglio diventa indispensabile per l’Atalanta.

Esultanza Atalanta con Charles De Ketelaere ( foto KEYPRESS )
Dall’exploit all’ombra: cosa è successo a De Ketelaere?
La stagione di De Ketelaere era partita nel migliore dei modi: dopo la difficile esperienza al Milan, il belga aveva trovato nuova linfa a Bergamo, dimostrando talento, incisività e continuità. Sembrava la sua consacrazione definitiva, fino a quando, a metà febbraio, qualcosa si è inceppato. Il doppio confronto con il Bruges – la squadra che lo ha lanciato – avrebbe dovuto essere la sua vetrina, ma è stato invece l’inizio di un blackout preoccupante.
Da quel momento, prestazioni opache, poca incisività e, soprattutto, nessun gol. Eppure, la voglia di invertire la rotta c’è: lo dimostra la rabbia dopo l’occasione sfiorata contro la Fiorentina, quando un tiro a fil di palo lo ha lasciato con un misto di frustrazione e consapevolezza. Gasperini continua a dargli fiducia, aspettando il suo ritorno ai livelli di inizio stagione.
Atalanta, otto partite per cambiare il destino
Il tempo stringe e De Ketelaere deve ritrovare il suo istinto sotto porta. Lo scorso anno, nelle ultime otto partite, riuscì a mettere a segno quattro reti decisive. Ora serve una reazione simile per guidare l’Atalanta nella corsa alla Champions. La squadra ha bisogno delle sue giocate, del suo talento e della sua personalità. Il momento di rialzarsi è adesso.
Serie A
Atalanta, un dolore al grande ex per una vittoria da grande squadra
Atalanta, Palladino rende amarissimo il ritorno a Bergamo di Gian Piero Gasperini, che esce a testa bassa e al cospetto di una Dea che vince di carattere.
Gian Piero Gasperini ha trascorso nove anni in quel di Bergamo, diventando di fatto il re incontrastato di un’Atalanta che, con lui, ha saputo alzare al cielo anche una Europa League, oltre a staccare regolarmente il pass per la Champions League.
Ricordi che rimarranno per sempre nella mente dei tifosi nerazzurri ma che, da ieri sera, hanno un gusto più amaro per il mister di Grugliasco, atterrato per la prima volta alla New Balance Arena da avversario.
La prima notte da ex non è andata proprio bene, anzi, per nulla. L’incornata del suo figlioccio calcistico Scalvini conferma le difficoltà della Roma contro le grandi.
Non ha aiutato, senza dubbio, anche il carattere e la praticità di un’Atalanta che vive in gran parte di rendita sul gran lavoro fatto da Gasperini negli ultimi anni.
Tutto ciò, ovviamente, non toglie nulla ai tre punti conquistati dalla squadra di Palladino, che aveva voglia di togliersi immediatamente di dosso il ricordo della sconfitta contro l’Inter e la statistica che l’ha vista concludere in porta zero volte.
Un dettaglio che fa impressione, pensando al recente passato e a una macchina orobica capace di produrre decine di occasioni da gol, regolarmente, nell’arco dei novanta minuti.
Cosa lascia, dunque, l’1-0 di ieri sera? Di certo l’impressione di essere di fronte a una Roma che soffre il mal di gol, ma anche l’idea che l’Atalanta sia sulla buona strada per riprendere il filo con i fasti gasperiniani.
Serie A
Lecce, è fatta per il rinnovo di Banda
Lameck Banda rinnova con il Lecce fino al 2026, respinte le offerte dei club stranieri che volevano assicurarselo a parametro zero.
Un rinnovo strategico per il Lecce
Il Lecce ha siglato un accordo cruciale per il futuro della squadra: Lameck Banda ha deciso di rinnovare il suo contratto fino al 2026. Questa mossa viene vista come un importante tassello nella strategia del club pugliese per mantenere competitività e solidità in campo. Nonostante l’interesse di diversi club stranieri, attratti dalla possibilità di ingaggiarlo a parametro zero, Banda ha scelto di continuare la sua avventura italiana. Questo rinnovo rappresenta non solo un segnale di fiducia reciproca tra il giocatore e il club, ma anche una chiara intenzione del Lecce di mantenere i suoi talenti migliori.
Lameck Banda era nel mirino di alcuni club esteri che avevano già avviato contatti per assicurarsi le sue prestazioni. Il fatto che il giocatore abbia scelto di restare al Lecce è un chiaro indicatore della sua fiducia nel progetto sportivo della società. Il rinnovo di Banda non solo garantisce stabilità al reparto offensivo del Lecce, ma invia anche un messaggio forte agli altri club: il Lecce non è disposto a lasciar partire facilmente i suoi giocatori chiave.
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Fonte: l’account X di Schira
🚨 Excl. – 🔜 Done Deal! Lameck #Banda will extend his contract with #Lecce very soon, despite the interest of some foreign clubs, which wanted to sign him as a free agent from the summer 2026 and had already opened talks to try to close the deal now. #transfers
— Nicolò Schira (@NicoSchira) Jan 4, 2026
Serie A
Juventus, il rigore sbagliato e i dubbi su David: questione mentale?
La Juventus domina contro il Lecce ma non vince: possesso, occasioni e un rigore sbagliato da David riaprono il tema della pressione e del peso della maglia bianconera.
Il 2026 della Juventus non comincia nel migliore dei modi. Contro il Lecce, la squadra di Spalletti offre una prestazione convincente sotto il profilo del gioco e del controllo della partita: il possesso palla si attesta intorno al 75%, le occasioni create sono numerose e i tiri verso la porta avversaria superano quota cinque. Dati che raccontano una gara dominata, ma che non trovano riscontro nel risultato finale.
Alla Juventus manca ciò che, in partite di questo tipo, fa la differenza: la concretezza. Una vittoria avrebbe avuto un peso specifico importante nella corsa Champions e avrebbe permesso di allungare sulla Roma, ma il dominio territoriale non basta. I bianconeri costruiscono, spingono, costringono il Lecce sulla difensiva, senza però riuscire a indirizzare la gara.
Il momento chiave arriva dal dischetto. Il rigore fallito da Jonathan David pesa come un macigno, perché concentra in un singolo episodio le difficoltà di una partita che sembrava pronta a sbloccarsi. L’attaccante canadese resta ancora a secco, confermando un periodo complicato che inevitabilmente accende interrogativi sul suo rendimento.
Il tema, però, va oltre la singola prestazione individuale. Alla Juventus non è sufficiente giocare bene o produrre volume offensivo. Serve trasformare la superiorità in gol, soprattutto nei momenti decisivi. È qui che entra in gioco una dimensione che supera l’aspetto tattico e tecnico.
C’è una costante che attraversa la storia del club e che continua a riproporsi: la maglia della Juventus pesa. Pesa più di molte altre. Indossarla significa assumersi responsabilità continue, convivere con aspettative elevate e rispondere presente quando la partita chiede di essere decisa. Una pressione che incide anche sull’aspetto mentale, soprattutto per chi è chiamato a essere decisivo.
Nel caso di David, il rigore sbagliato diventa emblematico. Non è soltanto un errore tecnico, ma il riflesso di un processo di adattamento ancora in corso. La pressione inizialmente può frenare, rallentare scelte e lucidità. Ma la storia insegna che, per molti, quel peso col tempo si trasforma in linfa quotidiana, in un’energia capace di spingere a dare sempre qualcosa in più.
Ed è qui che passa il vero confine tra un buon giocatore e un giocatore da Juventus. Un confine sottile, mentale prima ancora che tecnico, che spesso fa la differenza tra chi riesce a reggere la pressione e chi, invece, ne resta schiacciato.
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