Categorie: Serie A

Bergomi: “Feci il provino col Milan. Mondiale ’82? Vi dico com’è andata…”

L’ex storica bandiera nerazzurra e voce di Sky Sport Beppe Bergomi ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport in cui ha raccontato vari retroscena della sua carriera calcistica.

A seguire un breve estratto dell’intervista

Bergomi: “Trapattoni mi voleva alla Juve…”

Il Mondiale del 1982 a 18 anni.
“Ma c’è l’incoscienza, e tutti sono ben disposti verso i giovani. Ero l’ultima riserva dei difensori, poi Vierchowod si fa male e quando Collovati deve uscire…”.

Serginho per fortuna non era Romario.
“Però era enorme, un totem. Finisco la partita marcando Socrates che poi mi regala la maglia, con i suoi modi disincantati. Indimenticabile, anche se Dino mi rimprovera sempre: “Se non deviavi un po’ il tiro di Falcao non avrei preso il 2-2””.

Dino è Zoff, il capitano.
“Aveva 40 anni, io 18. Non gli davo del lei, ma era un leader, bastavano due parole. Nelle prime partitelle mi disse subito: “Non stare sulla linea, vai a marcare in area”. Tardelli e Gentile simili, grande personalità, non ti regalavano sorrisi. Cabrini, Paolino e Antognoni più dolci. Credo che Zoff sia dietro anche al resto del mio Mondiale”.

Cioè?
“Dopo il Brasile pensavo di giocare, ma Bearzot mi fa: “Con la Polonia sei in panchina, hanno una punta sola”. Lo ringrazio, si figuri mister, sono già contento, gli dico. Passa Zoff: “Beppe, i rinvii lunghi domani li fai tu, ho un dolorino”. Io? Ma se non gioco? Alla riunione tecnica sono in formazione… Bearzot si confrontava sempre con Dino”.

Lei aveva debuttato in Coppa Italia a 16 anni.
“Bersellini fece bene a farmi scaldare, era gennaio a Torino, gran freddo. C’erano solo italiani, era più facile farsi strada. La mattina andavo a scuola, il pomeriggio mi allenavo, Mazzola e Beltrami spingevano per un giovane, io o Fontanini. Vinsi io”.

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Papà milanista, lei fa il provino al Milan.
“Aveva un autonoleggio a Settala. È morto nel 1980, mamma è rimasta sola a 49 anni ed è stata straordinaria. Un omone di 1,90, se si bucava un pallone me ne comprava subito un altro. “Difensore? Fai l’attaccante, si guadagna di più”. Mi portò al Milan, mi presero ma ero giovanissimo e tornai a marzo. A fine stagione trovarono i reumatismi nel sangue e mi lasciarono a casa. Poi arrivò l’Inter”.

Radice e Trapattoni.
“Radice è l’unico per cui ho pianto quando scoprii che sarebbe andato via, perché Pellegrini arrivava con Castagner: ero in Nazionale, Collovati mi guardava stupito, ma Gigi era un uomo eccezionale. Con Trap i cinque anni più belli all’Inter. Grande motivatore. Arriva e mi fa: “Beppe, ora basta andare con il culo per terra”, all’epoca si facevano tante scivolate. Al terzo anno comincia male, eliminati in Coppa Italia dalla Fiorentina e la Gazzetta chiede la sua testa. Io, Ferri, Zenga, Mandorlini e Baresi andiamo in camera: “Mister, siamo con lei”. Scatta qualcosa, è l’anno dei record. Mi voleva alla Juve. Avevo vent’anni, prima di un Juve-Inter entro a riscaldarmi, mi incrocia e fa: “Verresti alla Juve?”. E io: “Veramente sto bene all’Inter…”. Lui: “Fai bene, Beppe”. Aveva capito”.

Poi Orrico, Bagnoli e Simoni.
“Con Orrico eravamo pronti ad accettare il cambiamento: non riuscimmo. Bagnoli faceva il calcio di oggi nel ’92, difesa a tre pura, chiedeva agli esterni di stare alti, noi non capivamo il perché. Ogni tanto si lamentava in milanese: “Le mie squadre giocano sempre benissimo, perché qui non riesco?”. Mi volevano Roma e Lazio: “Ma ti dove voeuri andà?”. Simoni arrivò che avevo 35 anni, indicò il campo e disse: “Siete tutti uguali. Chi merita gioca”. Riconquistai la Nazionale, gli sarò sempre grato, è nel mio cuore”.

I più forti con cui ha giocato?
“Ronaldo aveva tecnica in velocità senza eguali. Matthaus un leader unico. Perdiamo 1-0 dopo il primo tempo, ho la testa tra le mani: “Ehi, che c’è? Ora segno io. Segnò”. Non studiava il calendario: “Dove siamo domenica? Ah, a Lecce? Vinciamo!”. Finì 3-0. Sempre in contrasto con Trap, ma si fermava a imparare il tiro di sinistro. Lo ha ringraziato di tutto”.

Come ha vissuto Juve-Inter del ’98?
“Ero in tribuna perché la settimana prima, con l’Udinese, da diffidato, al primo intervento fu giallo… Era quella la partita vera, non il derby. Quelli della Grande Inter, Mazzola, Suarez, Corso, parlavano della Juve, non del Milan, dai tempi del 9-1”.

Aggiornato al 19/08/2025 9:31

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Pubblicato da
Giacomo Segreto

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