Serie A
Chivu: “Ronaldo il Fenomeno era il numero 1. Supercoppa? L’Inter ha giocato bene nonostante le assenze”
L’ex stella dell’Inter Cristian Chivu ha rilasciato una lunga intervista a Calciomercato dove ha discusso varie tematiche.
A seguire l’intervista completa.
Chivu: “Vi spiego cosa accadde con Gasperini”
Hai lavorato tanto con i giovani, ma la tua che infanzia è stata?
“Ho vissuto sotto la dittatura comunista fino a 9 anni, non avevamo modo di scegliere ma si stava tanto insieme e questo ci rendeva felici. Il divertimento dipendeva dalla nostra capacità creativa e in fondo questo ci dava uno scopo. Cose che oggi sono sparite, ma avevamo un’autonomia diversa, che ti consentiva di svilupparti caratterialmente come individuo”.
Come ti sei avvicinato al calcio?
“Vivevo il campo con mio padre, calciatore e allenatore. Mi ha portato in qualche ritiro estivo. Ero piccolo ma mi è servito per imparare a stare in un gruppo”.
Le prime esperienze vere?
“A 14 anni inizio a giocare con una società professionistica in Serie B rumena e a 16 anni esordisco in prima squadra”.
Cosa ricordi?
“Fu l’anno della promozione e l’anno successivo a 16 anni e mezzo giocavo già in Serie A, ci sono rimasto per due anni e poi mi sono trasferito al Craiova. Un anno dopo è arrivato l’Ajax”.
Sempre centrale o terzino?
“Bomber, fino a 14 anni, capocannoniere della categoria”.
È poi cosa diamine è successo?
“Mi hanno lentamente arretrato, prima trequartista, poi mediano, ruolo che sentivo mio. A due o da solo come play, quello era il mio ruolo. Poi un giorno si fa male il terzino sinistro e sai com’è finita la storia”.
Potevi dirgli di non sentirtela…
“Per me è sempre stato uno stimolo riuscire ad esprimermi in diversi ruolo. Era un vanto”.
Lo ritieni un vantaggio?
“Oggi vogliono costruire identità troppo in fretta”.
“Flessibilità e conoscenze nella parte evolutiva di un calciatore aggiungono qualcosina in più al bagaglio personale delle esperienze. Convincere un ragazzo all’adattabilità gli consente di crescere prima e meglio”.
Non è per tutti.
“È per un individuo in piena evoluzione, ricettivo e senza pregiudizi. Uscire dalla propria zona di comfort per accettare responsabilità ulteriori”.
È vero che questi giovani sono distratti?
“Hanno accesso a molta informazione e bisogna, se non ci avessi lavorato avrei potuto avere anche io pregiudizi ma è necessario ascoltarli”.
Questa qualità prima non era richiesta?
“Ai miei tempi gli allenatori impartivano ordini, quello che dicevano era legge. Adesso è diverso bisogna conquistarli interagendo e se ci riesci capisci che sono meravigliosi”.
Li invidia un po’?
“Io sono cresciuto a testa bassa, a volte pensavo di poter dire la mia ma non ne avevo il coraggio. Questi invece te la dicono, la pensano e te la dicono. Ed è giusto così”.
Quali sono le insidie che un allenatore può trovare in un settore giovanile?
“La prima è quella di trovare qualcuno che ordini come priorità l’ambizione al successo, lasciando in secondo piano lo sviluppo dei calciatori. Per fortuna all’Inter non è mai stato così”
Di fronte a uno specchio, come deve guardarsi un allenatore delle giovanili?
“Come un educatore. I ragazzi hanno bisogno di questo tipo di supporto perché sono pochi quelli che arrivano ad altissimo livello e quindi non può mancare grande senso di responsabilità”.
Mentre dal punto di vista tecnico?
“È necessario avere rapide letture in merito alle prospettive di un ragazzo”.
Mi sembra complesso…
“Anche pericoloso. Non esiste un’età per stabilire se è ancora presto o se ormai è troppo tardi. E te lo dico io che a 16 anni giocavo già in Serie A con i grandi, ma questo non significa che avessi più talento di qualche altro”.
Allora perché eri avanti rispetto agli altri?
“Ho avuto la capacità di adattarmi in fretta alle richieste di una prima squadra”.
A proposito di rapide letture, ci dice cosa ha visto in Fabbian quando nessuno lo vedeva?
“Giovanni è uno tosto. Spesso si commette l’errore di sottovalutare il lato mentale, ma quello è l’aspetto che ti porta al salto. Una volta mi ha mandato a quel paese per una sostituzione al 60’. Avevo raggiunto il mio obiettivo, volevo anche calciatori così, arrabbiati, che avessero il coraggio di rispondere e argomentare”.
Pio Esposito è un altro.
“Da 2005 l’ho fatto giocare in Youth League con i 2003. In quello spogliatoio avevamo un problema di leadership, i più grandi, che erano capitani o vice, si allenavano con la prima squadra e mancavano un po’ nel quotidiano”.
Cosa si fa in questi casi?
“Pio era sotto età ma molto rispettato perché ha sempre mostrato enorme scrupolosità, un’attenzione che gli ha trasferito la sua famiglia, conoscendo bene i suoi fratelli e suo padre. Gli diedi la fascia e lui mi rispose con una tripletta alla prima partita”.
Un bel grazie…
“Abbiamo capito che regge le pressioni”.
Come sta cambiando il calcio?
“Partiamo dalla base: tempo, spazio, duelli, velocità dí pensiero, azione, reazione, equilibrio. Tutto questo non cambierà mai. Prima le richieste dal punto di vista tattico e delle conoscenze del gioco non erano così specifiche come invece lo sono adesso. Oggi ogni allenatore ha una visione e cerca di dare un’identità”.
Allora cosa c’è di diverso?
“Si è passati da un calcio posizionale all’incessante mobilità intorno al portatore di palla, continui interscambi di pozione ma con la costante ricerca di equilibrio da garantire all’interno del sistema squadra”.
Come si è arrivati a questa evoluzione?
“Adattamento dovuto alle contromisure che di volta in volta un allenatore riesce a trovare. È diventato un calcio privo di posizionamenti statici, dove la chiave è quella di riuscire a trovare un equilibrio dinamico”.
Quale calcio affascina di più, quello attuale o quello di qualche anno fa?
“Oggi il calciatore è abituato a fare più cose, a saper giocare fuori posizione o fuori ruolo, aspetto che reputo vantaggioso perché eleva le sue conoscenze a uno step più ampio. Però c’è anche da dire che la Spagna ha vinto l’ultimo Europeo con un calcio posizionale e la ricerca dell’uomo tra le linee per sfruttare l’uomo in ampiezza nell’ uno contro uno”.
E quindi?
“Quindi il calcio non segue mai una teoria. Si crea un modello di gioco e un’identità, ma sempre in base alle caratteristiche dei giocatori che un allenatore ha a disposizione. Con giocatori abili si può implementare tutto, con quelli meno abili bisogna colmare i limiti tecnici con un lavoro di codifiche in gradi di offrire quella certezza dalla quale scaturisce poi serenità e fiducia nella giocata, consentendo al calciatore di crescere”.
Da quale progetto vorresti ripartire?
“Questa domanda è adatta a un allenatore affermato, che ha avuto esperienze diverse rispetto alle mie e che ha una possibilità di scelta che io invece non posso pretendere di avere. Io adesso voglio solo allenare. Vorrei ripartire da un gruppo con cui condividere le mie idee, l’unica cosa che non mi piace è la mediocrità”.
Credi nelle seconde squadre
“Sì, ti consentono di osservare i ragazzi su cui vuoi puntare e di farli giocare con continuità. Bisogna adattarsi a una intensità diversa e a un altro tipo di duelli”.
Se una seconda squadra retrocede, meglio mandare i calciatori in D o riportarli in Primavera?
“Per me una volta passati con i grandi non devono più tornare in Primavera, dove ti senti protetto e coccolato”.
Un allenatore che lavora tanto con i giovani è Gasperini, come mai non funzionò nella sua Inter?
“Era una squadra matura e chiunque avrebbe trovato difficoltà. Arrivava nel post Triplete, a livello motivazionale sarebbe stata necessaria un’impresa perché poi entra in gioco anche la presunzione. In certi momenti devi anche capire come entrare all’interno di uno spogliatoio”.

L’URLO DI GIAN PIERO GASPERINI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Quindi fu colpa dei suoi modi?
“Non darei colpe né a Gasperini né ai calciatori. Era un tecnico già evoluto, si sapeva come giocava, andando a prendere riferimenti a tutto campo. Ma quella squadra era pronta a fare questo?”.
I fatti hanno detto di no.
“Era anche un gruppo un po’ vecchio. Gasperini rimane un grande allenatore, apprezzato anche in quello spogliatoio perché aveva le idee giuste. Con lui ho fatto una preparazione estiva che ricordo ancora, erano anni e anni che non stavo così bene. Ci furono tanti cambiamenti e forse quell’esperienza ha migliorato anche lui”.
Ha guardato il derby di Supercoppa?
“E come al solito è sufficiente una partita persa per scatenare rivolte”.
È sempre il derby
“L’Inter lo ha giocato bene, qualcosa è cambiato quando il Milan ha accorciato le distanze e quando è entrato Leao, ma l’Inter ha giocato la sua partita nonostante assenze importanti”.
Se la sente di terminare l’intervista con risposte secche?
“Proviamo”.
l compagno di squadra più forte di sempre?
“Ibrahimovic”.

Zlatan Ibrahimovic, Milan, celebrating.
L’avversario più forte?
“Ronaldo il fenomeno, dopo solo l’abisso. Non c’entrano niente neanche Messi e Ronaldo”.
Il miglior calciatore di punizioni?
“Mihajlovic, terminavamo sessioni di allenamento con dieci su dieci. Incredibile”.
I rapporti più belli costruiti durante la carriera.
“Con Lobont, Materazzi, Stakovic, Sneijder e Ibrahimovic”.
A proposito di Ibra, come lo vedi da dirigente?
“È all’inizio, ha una strada lunghissima davanti ma ha forza e personalità per percorrerla se gli daranno il tempo di farlo”.
Serie A
Pisa, a Udine serve sfruttare la “versione trasferta” per ottenere punti salvezza
Il Pisa non riesce ad accostare risultati positivi alle buone prestazioni che mette in campo. In trasferta rendimento positivo e a Udine servono punti preziosi.
La squadra di Alberto Gilardino è il fanalino di coda che chiude il campionato. Questo però non vuol dire che il Pisa sia una squadra facile da affrontare, anzi tutt’altro. Il tecnico spesso e volentieri prepara bene la partita, ma i nerazzurri non riescono a trasformare in punti preziosi, le buone prestazioni messe in campo.
Anche nell’ultima gara contro il Como, terminata con un rotondo 0-3 in favore degli ospiti, il Pisa ha tenuto molto bene il campo per circa 70 minuti, rischiando più volte di andare in vantaggio, prima di sgretolarsi e subire le 3 reti.
La squadra di Gilardino però ha un serio problema realizzativo, sul quale il mercato sta cercando di mettere una pezza. 13 gol segnati in 19 partite giocate sono davvero pochi, e per salvarsi serve sicuramente incrementare e migliorare questo dato.

Mehdi Léris ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Pisa, a Udine serve sfruttare l’effetto trasferta
Domani il Pisa è atteso dall’ostica trasferta al Bluenergy Stadium di Udine, in programma alle ore 15:00. Si prevede l’ennesima partita difficile, con i friulani che sono reduci dalla bella e convincente vittoria sul campo del Torino.
Per assurdo però, i nerazzurri in trasferta hanno un rendimento realizzativo decisamente migliore rispetto a quello casalingo: i 12 punti conquistati si suddividono in maniera equa, ovvero 6 e 6, ma dei 13 gol fatti, ben 12 sono stati fatti in trasferta e solamente 1 tra le mura amiche. Un dato molto particolare ed anche piuttosto difficile da spiegare visto il calore del tifo toscano.
Fatto sta che i nerazzurri devono volare ad Udine con l’ambizione di fare punti, cercando di rientrare a pieno nella lotta salvezza e di scrollarsi di dosso l’ultimo posto in classifica.
Serie A
Roma, Gasperini: “Raspadori? Io parlo solamente dei miei giocatori. Sono molto contento del girone d’andata”
Il tecnico della Roma Gian Piero Gasperini ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del match contro il Sassuolo in programma domani alle ore 18:00.
Dopo il silenzio stampa post Lecce, oggi Gasperini è tornato a parlare. L’allenatore dei giallorossi ha analizzato la partita di domani, lo stato di forma di alcuni giocatori e ovviamente è stato punzecchiato sul tema mercato.

GRATTACAPI PER GIAN PIERO GASPERINI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Roma, le parole di Gasperini
La presenza della società? La squadra come sta? Tempistiche per l’arrivo di un primo acquisto?
“Il fatto che la proprietà sia qui è un grande segnale. Un segnale che la proprietà è presente e vuole prendere in mano la situazione. Il fatto che rimanga anche per più settimane vuol dire che vuole certamente cercare di prendersi cura di questa squadra, non solo come ha fatto in passato, ma lo può fare direttamente con la propria presenza. Le altre cose sono quelle che sono state dette. Wesley oggi ancora no: lo vediamo domani, ha uno sforzo muscolare che è abbastanza forte e speriamo che si possa recuperare. Adesso perdiamo Cristante, recuperiamo Mancini ed Hermoso, però perdiamo anche Dovbyk. Insomma, la situazione è sicuramente di emergenza, come lo è ormai da qualche partita”.
La sfida al Sassuolo? Novità su Raspadori, dove lo vedrebbe bene in campo?
“Domani c’è l’insidia della partita, dovuta al fatto che tutto il campionato è così. Il Sassuolo indubbiamente sta facendo un buon campionato, anche se ha perso con la Juventus stasera. Però ho visto il Milan rischiare di perdere ieri con il Genoa, ho visto l’Inter pareggiare con il Lecce, ho visto il Napoli pareggiare. Queste cose vanno evidenziate. Anzi, forse noi adesso siamo stati tra i più bravi in questo tipo di partite, però evidenziano la difficoltà di un campionato che è un grande campionato, equilibrato, di grande equilibrio. Ogni partita va affrontata al meglio e anche per noi domani sarà così. È stata molto importante anche la risposta contro il Lecce, con tante defezioni, a dimostrazione che i ragazzi si allenano bene, con entusiasmo e non con difficoltà negli allenamenti o perché magari non allenati. È una squadra che dà sempre risposte molto forti. Sul mercato, allora: lei mi ha mai sentito parlare di mercato? Mi ha mai sentito parlare di Raspadori? C’è qualcuno qui che ha mai parlato di mercato con me? Al telefono, tramite messaggi, privatamente? C’è qualcuno che quest’estate o quest’inverno mi ha sentito parlare di attaccanti, a luglio o agosto? Qualcuno di voi mi ha mai sentito parlare di mercato? Voi siete bravissimi, informatissimi, io vi leggo, siete fantastici e fate benissimo il vostro mestiere. Però non da me. Se voglio sapere le notizie, basta leggere, va tutto benissimo. Ma non sono io che posso alimentare queste cose. Io parlo solamente dei giocatori che sono della Roma, perché sono quelli che domani vanno in campo e devono cercare di fare il risultato per la Roma. Un giudizio tecnico? Lo faccio sui miei giocatori”.
Il silenzio di Lecce?
“Io pensavo che voi parlaste della partita, dell’impresa che ha fatto la Roma. Sì, certo, una partita di emergenza: è andata a vincere a Lecce, dando una bella risposta. Invece il discorso si è spostato su altro. È difficile, perché se parli, come quest’estate, dite che ti lamenti degli attaccanti; se non parli, vieni interpretato in tutti i modi. Non parliamo di mercato. L’ho già detto, anche perché voi sapete veramente tutto e quindi non c’è bisogno di dirvi delle cose. Avete tutte le vostre fonti, siete bravissimi. Non c’è bisogno che vi parli anch’io di mercato. Stasera mi metto davanti alla televisione, guardo una trasmissione, magari guardo Sky, guardo Gianluca Di Marzio, che sa tutto più di me… o leggo voi. Andate avanti così, è giusto: siete bravi, davvero”.
Come giudica il girone d’andata?
«Anche in questo caso faccio fatica, ma personalmente sono contento, molto contento. Credo che, come ho detto altre volte, la Roma abbia un nucleo molto forte e molto competitivo. L’obiettivo della Roma, secondo me, è rinforzare sempre la squadra e aumentare la competitività della rosa.
C’è una difficoltà, perché ci sono diversi giocatori in scadenza e diversi giocatori in prestito. Quindi, se la Roma deve guardare un po’ più in là, questo non è il pericolo nell’immediato, perché se riusciamo a fare qualcosa a gennaio possiamo solo migliorarci. Se guardo al futuro è un po’ più complicato, e il fatto che la società sia qui è un grandissimo segnale. Nell’immediato credo che dal mercato di gennaio possiamo uscire sicuramente con qualcosa in più, però le partite le abbiamo adesso. Abbiamo gare di campionato ravvicinatissime, abbiamo la Coppa Italia martedì, dove non recupereremo nessuno se non Cristante; poi perderemo Mancini e possiamo solamente perdere altri giocatori, spero di no, ma questa è la situazione. È un momento sicuramente importante, poi tutti i momenti sono importanti. Qui sappiamo che bisogna giocare tante partite in un mese. C’è l’Europa League, c’è il campionato e adesso giochiamo una, due partite a settimana, avremmo dovuto giocare anche tre per così tante settimane. È un’esperienza anche questa, che può aiutare a fare delle valutazioni, pensando che giochiamo contro squadre con obiettivi e rose molto forti. Dobbiamo quindi pensare, oltre che all’immediato, a cercare sempre di migliorare e rendere la squadra sempre più competitiva».
Oggi c’è Camerun-Marocco…
«Forza Camerun, no dai scherzo. Io spero in una finale tra Marocco e Costa d’Avorio per i due giocatori che abbiamo, per cui possiamo augurare sempre il meglio a questi ragazzi. Vuol dire che sono ben allenati. Poi si vedrà, mano a mano».
Quanto sono frequenti i suoi contatti con Dan Friedkin?
«Spero che ce ne siano sempre di più. Abbiamo persone che hanno mille attività, però quando parlo con loro siamo sempre molto in linea su quello che vorrebbero fare e su quello per cui io sono venuto alla Roma a cercare di realizzare. Potremmo farlo, anche se lì è un po’ più complicato. Però mi sento supportato, c’è un aiuto concreto per realizzare le cose. Sicuramente questo ti deve restare».
Angelino come sta? Può giocare domani?
«Su questo argomento è una questione medica, sulla quale devo mantenere la massima riservatezza, perché riguarda la salute. È proprio un problema di salute. Ci auguriamo tutti che possa sistemare tutto, stare bene e tornare a giocare».
Tempo di bilanci, cosa si aspetta dal girone di ritorno?
«Bisogna partire da quello che c’è. Io ringrazio i giocatori per tutto quello che ci hanno dato e per tutta la loro disponibilità. In base a quello che abbiamo, credo onestamente che abbiamo fatto bene. Poi magari non vinciamo lo scudetto, non riusciamo a entrare in Champions, non so qual è il risultato sportivo che soddisfa, se è l’unico metro di paragone. Personalmente, in questi cinque mesi sono veramente gratificato dalle partite che abbiamo fatto, dal comportamento di tutti i giocatori, da quello che stiamo cercando di fare. E soprattutto per noi è importante avere, da parte dei tifosi e della gente, la considerazione che stiamo cercando di fare tutto il possibile».
Serie A
Lazio, Lotito: “Sarri non conosce Ratkov? Milinkovic quando l’ho preso qualcuno lo conosceva?”
Il presidente della Lazio Claudio Lotito ha rilasciato un’intervista in occasione della festa della società biancoceleste dove ha trattato svariati argomenti.
Lazio, le parole di Lotito

Rome, Italy 10.01.2024: President of Lazio Claudio Lotito celebrate victory at end of the ITALY CUP “Coppa Italia” Frecciarossa 2023-2024, football match SS LAZIO vs AS ROMA at Olympic Stadium in Rome.
A che punto siamo con lo stadio Flaminio?
“Se ci fossero stati problemi non avremmo presentato la documentazione. Stanno lavorando due università, nello staff c’è anche un esponente della famiglia Nervi. Fra avere un Flaminio in queste condizioni e uno con una situazione architettonica che molti hanno definito geniale c’è differenza. Ringrazio il sindaco, ha apprezzato e accolto l’importanza di una ristrutturazione conservativa che va a migliorare la situazione attuale”.
Lo stadio e la proprietà dell’area?
“Un problema risolto. La mia proposta è quella del diritto di superficie, che ci consente di essere proprietari dell’impianto per 99 anni. Senza quello l’investimento da 430 milioni presentato sarebbe stato diverso. E’ la stessa procedura della Roma. Noi utilizzeremo il Flaminio con 50 mila spettatori, loro un’area nuova”.
Sono previsti nuovi soci e nuovi capitali?
“Non mi risulta. Contrariamente alle rappresentazioni fatte in modo strumentale, la Lazio non ha problemi di nessuna natura. Qualcuno forse in passato ha voluto crearli con l’applicazione di norme bizzarre bloccando il mercato, ma oggi la società non ha nessun tipo di problema come non lo aveva prima. L’investimento da 430 milioni la Lazio lo farà direttamente perché la proprietà ha le risorse per poterlo fare”.
I prossimi passi?
“La prossima settimana presenteremo lo schema di contratto, verrà valutato e se andrà bene si riuniranno e valuteranno la pubblica utilità. Poi si andrà alla conferenza dei servizi. E’ un quadro a breve, abbiamo perso qualche mese purtroppo”.
Esistono delle tempistiche?
“Non voglio fare previsioni. Tre anni per iniziare i lavori è un tempo ragionevole, poi spero non ci siano rallentamenti. Noi eravamo convinti fosse una partenza automatica, il comune ha studiato bene le carte e capito che le nostre proposte erano ricevibili. C’è una condivisione, ora manca l’iter burocratico. Sul progetto, ve lo dico in anticipo, ho trovato da parte delle istituzioni grande disponibilità: non si stravolgerà l’aspetto architettonico dello stadio, anzi si valorizzerà. Dipendesse dalla mia volontà lo farei domattina. Verrà fatto un accordo di adozione, cureremo l’area e cercheremo di fare attività perché è un’area storica legata anche alla famiglia Bernini. Vorremmo riattivare tutto questo per farlo diventare un centro di riferimento anche della storia della Lazio. Il calcio non può essere solo risultato sportivo, il calcio è anche educazione e formazione”.
Inevitabile tornare anche sulla questione arbitri che tanto sta facendo discutere…
“Non commento niente. Io registro i danni che abbiamo subito. Mi risulta, da quello che so, che anche la politica sta attenzionando la cosa. Ma non la situazione della Lazio, il sistema. Oramai questo sistema non tiene più così come è concepito, non è più credibile su quello che succede… Un fallo di mano a volte viene percepito in un modo e a volte in un altro, per fare un esempio”.
Cosa succederà?
“Sono fiducioso, non ho voluto delegittimare nessuno. Poi però abbiamo registrato una serie di episodi che hanno dimostrato che esiste una valutazione non conforme. Un esempio? Un fuorigioco, un’espulsione, un fallo di mano, cose valutate in un modo da una parte e in un modo diverso dall’altra. Questa situazione ha generato in me, come uomo delle istituzioni, la voglia di attenzionare il problema attraverso una lettera ufficiale alla Lega Calcio. Una lettera corretta e trasparente, in cui spiego che il sistema sta perdendo credibilità”.
Passando al mercato, Sarri ha detto che non conosce Ratkov…
“Ha detto che non lo conosce, che non fa lo scout, senza polemica. Milinkovic quando l’ho preso qualcuno lo conosceva? Sergej fra l’altro si è comportato in modo esemplare con noi, ho sbagliato forse io perché quando era arrivata un’offerta da 140 milioni avrei dovuto venderlo. Quando ha chiesto di andare via gli ho detto che sarebbe servita una certa cifra e lui si è messo a lavoro per trovarla. Nella vita ci sono rapporti di rispetto da mantenere. Noi stiamo cercando di creare una Lazio come punto di riferimento, non come punto di partenza ma come punto di arrivo. Il mister è un fuoriclasse dal punto di vista della formazione. Se un giocatore ha 28-30 anni che vuoi formare? Se uno ha 23-24 anni può essere trasformato. Noi stiamo ringiovanendo la rosa, cosa non di poco conto, vendendo giocatori di una certa età per prenderne di più giovani. Alla società in estate hanno creato un danno da 100 milioni, se avessimo potuto fare mercato oggi avremmo una situazione diversa. Chi è andato via voleva farlo in estate, ma non potevamo lasciarli partire in quel momento. A tal proposito, ricordate Greenwood? Ho tentato fino all’ultimo di prenderlo, ma non ci è voluto venire ed è andato in Francia. E la colpa è anche dell’ambiente, che se crea tutto questo caos la gente preferisce posti più tranquilli”.
Arriveranno altri giocatori?
“La Lazio farà quello che serve. Io sorrido perché già conosco le cose… Tutto questo sulla base di preservare la società. Io sono stabile, la società non è in vendita e non è scalabile. Poi la gente può scrivere quello che vuole… Arriverà quello che deciderò che dovrà arrivare”.
Sarri le ha chiesto dei giocatori?
L’allenatore ho già detto che deve formare, può dare i profili e non i nomi, poi la società comprerà chi vuole”.
Sul mercato state accontentando Sarri?
“Io non devo accontentare nessuno. La società è rappresentata dal suo presidente che è anche il proprietario, da quello che elargisce le risorse. Poi c’è il ds e poi l’allenatore. La squadra l’allestisce la società, l’allenatore chiede i profili necessari e non i nomi specifici, e noi stiamo cercando di creare le condizioni per fare un gruppo forte senza mortificare le persone che ci sono oggi che sono speciali, serie e attaccate alla maglia. Lo stanno dimostrando nonostante le difficoltà imponderabili. La Lazio non ha mai giocato con l’organico a pieno regime. Noi abbiamo fatto una scelta, dicendo che chi sarebbe voluto restare sarebbe rimasto. Chi voleva andare via è stato lasciato. Castellanos ha chiesto di andare via e noi lo abbiamo accontentato e sostituito. Guendouzi ha chiesto di andare via, entrambi si sono comportati in modo esemplare comunque. Guendouzi poteva andare via già prima, poi ha fatto l’ultima partita, è andato via ed è stato sostituito. Nella Lazio c’è programmazione, abbiamo una sala scouting che in Italia non ha quasi nessuno”.
-
Calciomercato4 giorni faUltim’ora Milan, bloccato Marusic per la prossima stagione: i dettagli
-
Calciomercato4 giorni faMilan, blitz per Chérif: a sorpresa intensificati i contatti
-
Calciomercato3 giorni faHellas Verona, colpo dall’Atletico Mineiro: c’è l’annuncio
-
Calciomercato6 giorni faFiorentina-Bologna: scambio in ponte?
-
Calciomercato2 giorni faMilan, è Moise Kean il reale obiettivo? Un’importante rivelazione
-
Calciomercato7 giorni faVenezia, colpo da Serie A dal Napoli: dettagli e formula
-
Serie A18 ore faAtalanta, D’Amico chiude la fase delle cessioni: in canna il primo colpo in entrata
-
Serie A4 giorni faCapello duro contro gli arbitri: “Sono una mafia. Non vogliono usare nel VAR ex giocatori”
