LA FORMAZIONE DELL’INTER ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
La questione dei punti persi negli ultimi minuti ha senza dubbio inciso sul cammino dell’Inter in questa stagione, trasformando un potenziale primato finale in una seconda piazza per un solo punto.
Ecco i principali fattori che hanno contribuito a questo “mal di finale”, con qualche spunto di riflessione:
Calo fisico e mentale: la squadra ha spesso mostrato un leggero abbassamento del ritmo e della concentrazione dopo il 75’ (in media manda in campo i tri tecnici troppo tardi o con poche energie residue).
Rotazioni limitate: Inzaghi non sempre è riuscito a rinfrescare il centrocampo e la difesa nei momenti chiave, affidandosi a interpreti stanchi.
Entrate “tardive”: subentra spesso Zac a partita già in bilico, e i giocatori di movimento (Barella, Vecino…) non riescono a imprimere la scossa necessaria.
Modulo non flessibile: rimasto ancorato al 3-5-2, l’Inter in superiorità numerica o sullo 0-1 non ha saputo cambiare ritmo con un 4-3-3 “offensivo” o un 3-4-3 con più uomini in attacco.
Mancanza di marcature preventive: in occasione di Messias (95’), Pedro (90’) e Orsolini (90’+2) l’Inter è stata ripresa su ripartenze o cross banali, segno di un pressing difensivo non “aspirante” ma passivo.
Difficoltà sui traversoni: i braccetti di fascia faticano nei duelli aerei sulle palle lunghe, e Bisseck al Ferraris ne è l’esempio più eclatante.
SIMONE INZAGHI CARICA MARKO ARNAUTOVIC ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Effetto domino: il gol subito al 95’ contro il Genoa ha innescato un’incertezza che si è ripetuta anche nello scontro diretto di Napoli, quando il doppio rigore fallito nel corso della partita (Barella e Correa) ha lasciato aperto il match fino al 75’.
Pressione da inseguitori: inseguire il Napoli – più fresco di successo europeo – ha aumentato la tensione, portando a errori di lettura sul finale.
Aggiornato al 20/02/2026 17:49
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