Zaccagni dopo il ko col Lecce: parole dure, oneste, da leader ferito, che non cerca alibi e si assume le colpe di una Lazio fuori da tutto.
L’uomo da cui ripartire
Lo avevamo definito l’uomo su cui puntare, e lo resta. Ma uno, da solo, non può fare tutto. Manuel Zaccagni ci ha messo la faccia, ancora una volta, in un Olimpico ferito, svuotato, ammutolito dopo l’1-0 contro il Lecce che ha sancito l’esclusione della Lazio da ogni competizione europea. Lasciando l’onore alla Fiorentina. L’esterno, capitano di serata e ormai volto simbolico di questa squadra in apnea, ha parlato con parole che bruciano come verità non più evitabili: “Ci dobbiamo vergognare”. Una frase che pesa come una resa. Ma anche come un punto zero, da cui ripartire.
Zaccagni è stato diretto, crudo, quasi spietato. Ha detto quello che i tifosi pensano e che forse molti suoi compagni non hanno avuto il coraggio di pronunciare. “Abbiamo sbagliato approccio, atteggiamento. Non si possono prendere questi gol. Siamo distrutti”, ha confessato davanti alle telecamere di DAZN, con lo sguardo basso.
MARCO BARONI FA IL SEGNO OK ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Lazio: è tempo di responsabilità
Mentre il pubblico contestava, lui non ha cercato alibi: “I tifosi hanno ragione. Ci prendiamo le nostre responsabilità”. E sulla domanda che brucia più di tutte – il futuro – ha risposto con lucidità e onestà: “Non voglio parlare di cose che non posso sapere. Quel che voglio è ridare gioia a questi tifosi”.
Zaccagni non è un leader da slogan, ma da gesti. Non sarà un trascinatore da copertina, ma incarna il dolore e la dignità di un’intera tifoseria. In questa brutta stazione che è l’attuale Lazio, ferma, spenta, senza più un binario europeo, lui può essere l’uomo da cui ripartire. Non per eroismo, ma per appartenenza. Perché chi conosce il baratro, può indicare la risalita. Ora serve una Lazio nuova, ma serve anche ricordare chi, anche nel peggio, non si è nascosto.