GIAN PIERO GASPERINI, EVAN FERGUSON E MATIAS SOULE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Roma-Bologna, dopo una conferenza stampa sul filo della polemica, Gian Piero Gasperini ha messo in scena il suo undici.
Dopo aver chiuso a indiscrezioni e polemiche nella sua prima apparizione ufficiale da allenatore giallorosso nella conferenza stampa di una partita di campionato, Roma-Bologna, Gian Piero Gasperini ha dissuaso i giornalisti da porgli domande sul mercato o sul destino di alcuni giocatori, Pellegrini compreso.
Come aveva preannunciato, questa prima prova di campionato è stata l’occasione per testare sul campo i nuovi arrivi – Ferguson e Wesley in pole position – più alcuni giocatori di più vecchia data che non aveva avuto molte occasioni di testare, come Mario Hermoso.
Una vera e propria prova dell’undici, nel senso dell’undici titolare ma anche del numero 11 sulla maglia dell’attaccante irlandese che rischia di soffiare il posto a Dovbyk.
In campo, la cura Gasperini si vede. La Roma appare più propositiva, agguerrita contro i molti ex Lazio in campo. Uno per tutti: il’ex capitano biancoceleste Ciro Immobile.
Prende spesso la parola, cerca di marcare alta nel primo tempo, corre tanto. Molto più degli avversari. Si incarna nei vari Angelino, Koné e Wesley e non si abbatte.
Al minuto numero 5 i giallorossi hanno suonato la carica con il neo arrivo Ferguson, facilmente parato da Skorupski. Due minuti dopo la squadra dei padroni di casa ha costruito un’azione corale, da Ferguson a El Shaarawy, dal Faraone ad Angelino, che ha tentato il tiro finendo tra le mani del portiere rossoblu.
La Roma corre. Ferguson si mostra al posto giusto nel momento giusto: anche al 12’, quando effettua un’altra conclusione, troppo centrale per sfuggire all’estremo difensore del Bologna.
Qualche passaggio indietro, come retaggio del passato, persiste. Ma un giocatore dalle alterne fortune come Cristante è perfettamente a suo agio nell’undici titolare e funge, all’occorrenza, da difensore.
Ferguson sembra proprio voler rubare la scena a Dovbyk, partito dalla panchina: al 16’ Ferguson colpisce di testa e il tiro viene parato. Ma la strada è quella giusta. Al 17’ il Bologna vive anche il brivido del gol con Orsolini ma è evidente fuorigioco.
Al 19’ la punizione conquistata da Koné pare provvidenziale: a tirare è Angelino, ma il Bologna respinge. Al 23’ si ripete l’occasione, grazie al sacrificio di Soulé, ma di nuovo la Roma non trova la porta, stavolta sul tiro di El Shaarawy.
Al 30’ il boato dello stadio accompagna l’uscita di Immobile dal campo per un improvviso dolore al quadricipite destro, e prontamente sostituito da Castro.
Il Bologna cade a terra più volte ma resiste in porta. Anche alla conclusione di Wesley al 39’. Dopo Immobile, “cade” anche un altro ex Lazio: Nicolò Casale.
La traversa a sorpresa di Castro, parata agilmente da Svilar, è il primo segnale di vita dei rossoblu nel secondo tempo.
Ma il vero protagonista a sorpresa del secondo tempo è il “Gladiatore”, come lui stesso si era presentato ai tifosi giallorossi, Wesley, che al 54’ segna il primo gol in maglia giallorossa e della stagione giallorossa di campionato. Poi, la scivolata di Manu Koné al 57’ evita al Bologna il bis di gol subiti nel giro di pochi minuti.
Poi l’ingresso inaspettato al 74’ di Dovbyk e di Dybala, che ieri Gasperini aveva preannunciato che non avesse i 90 minuti nelle gambe, quindi nessuna sorpresa. Escono Ferguson e Soulé.
Tra gli applausi esce Angelino ed entra Rensch: il tecnico giallorosso decide di premiare l’entusiasmo – e il risultato – di Wesley.
Prove superate per i nuovi innesti. Ferguson risplende nel primo tempo del match. In tribuna stampa malignano: l’irlandese “riesce a fare in una partita più di ciò che Dovbyk è riuscito a fare nell’intero campionato della scorsa stagione”. Wesley si conquista la stima e il plebiscito della Curva Sud.
Dovbyk vacilla. Dopo la prova di stasera è chiaro che l’irlandese ha le qualità per poter risplendere da centravanti della Roma più dell’ucraino, al momento. Ucraino che all’87’ ha avuto una bella occasione per tentare una conclusione assassina e invece non ha trovato, sempre per usare la metafora musicale di Gasperini, “il tempo”.
Faraone offuscato. El Shaarawy, per usare un’espressione utilizzata da Gasp nella conferenza stampa pre-partita, non “ha il tempo”: conquista palla ma non riesce a concludere, non ha il tempismo animale mostrato, invece, da Ferguson e Angelino. Esce dal campo al 60’ tra gli applausi del pubblico giallorosso che lo ama e lo rispetta da sempre.
Dybala fa sempre la differenza. Anche quando non segna, come la scorsa stagione e quella prima. Oggi gioca solo 30 minuti scarsi, ma si fa sentire. Che vada o meno al Boca, Joya è e Joya rimane.
Aggiornato al 23/08/2025 22:43
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