GIAN PIERO GASPERINI PENSIEROSO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Il mister della Roma Gian Piero Gasperini ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport in cui ha discusso del suo approdo in giallorosso e dell’opinione che ha sul Var.
A seguire l’intervista completa
ULTIMO ANNO A BERGAMO
“La vittoria dell’Europa League cambiò le cose, fu l’impedimento. Ero convinto che avremmo potuto andare anche oltre con l’Atalanta. La squadra era forte, potevamo puntare in alto. E invece l’ultimo anno è stato il più tribolato sul piano dei rapporti”.
LA SCELTA DELLA ROMA
“A Roma c’è una passione incredibile, forse più di Napoli perché Napoli ha vinto. Dove c’è più fame di calcio c’è più voglia di fare risultati. L’amore qui è viscerale, profondo, c’è grande stimolo per fare bene”.
MANGIA-ARBITRI
“Ancora con questa cosa degli arbitri, degli avversari, del pubblico delle altre squadre. Credo che una città di 120mila abitanti desse fastidio là in alto. E’ come se uno dei quartieri popolosi di Roma giocasse in Europa contro le big, come Real Madrid o Barcellona o Psg. In Europa andava tutto sommato bene, in Italia avevamo cominciato a dare fastidio. Ero il più esposto, la proprietà non ama esporsi, così come i dirigenti. Alla fine arrivavo io e trovato un plotone d’esecuzione”.
IL RISULTATO
“E’ fondamentale. Senza il risultato tutto il resto è chiacchiera e poi certo c’è un modo di ottenerlo. Io ho sempre pensato di giocare in quel modo per arrivare al risultato, nessuna ideologia o filosofia”.
SOSPETTI DI DOPING
“C’è chi sospettava che ci dopavamo? Spero sia uno scherzo. Chi ha soltanto pensato a una cosa del genere ha offeso una società, il sottoscritto, uno staff e un gruppo di giocatori, il loro lavoro. Quando non si sanno trovare le risposte si ricorre ala maldicenze e alle peggiori fantasie. Noi siamo sempre stati puliti, io credo nel rispetto delle regole dello sport. Il doping lo combatto da sempre…Sul campo odio le simulazioni, detesto il gioco sporco”.
VAR
“Non sopporto il Var, mi allontana dal calcio come l’ho sempre inteso. Ci sono regole che resistono da 150 anni e andrebbero tutelate. Siamo in un momento storico in cui nuove situazioni e singolari interpretazioni hanno creato solo confusione, il pubblico fatica a distinguere il fallo dal non fallo, un cartellino da un non cartellino. Io non mi sono mai lamentato, ho sempre denunciato”.
LA SQUADRA
“Sono contento del gruppo che ho trovato. Mi hanno veramente dato credito, disponibilità. Indipendentemente dalle situazioni che vivono. Questa è una squadra che ha giocatori in scadenza, in prestito o di prossima uscita. Un misto, insomma, ma c’è una bella compattezza, tutti sentono la responsabilità di giocare in una piazza importante. Noi viviamo il presente, non siamo ancora nella condizione di pensare al futuro”.
GIAN PIERO GASPERINI DA INDICAZIONI AI SUOI RAGAZZI. IN EVIDENZA EL AYNAOUI E TSIMIKAS ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
FERGUSON E DOVBYK
“Li recuperiamo assolutamente. Mi spiace solo che Dovbyk sia andato via con la nazionale. Ha detto che contro il Lille avrebbe tirato anche il terzo rigore? Magari l’avrebbe pure segnato. Dispiace anche a me, visto com’è andata a finire e come l’ha tirato Soulé. Ci sarà occasione. Artem è un rigorista, non un improvvisato. Dovbyk lo vedo in crescita, in crescita fisica, è la cosa più importante perché lui è un giocatore essenzialmente di forza, sia per struttura sia per caratteristiche tecniche, e per rendere deve stare molto bene. Vorrei portarlo a una condizione ottimale, alla convinzione di riuscire a far valere i suoi mezzi. Bisogna trasmettergli grande fiducia e senso di appartenenza, deve sapere che la squadra è con lui”.
SOLUZIONI IN ATTACCO
“È evidente che fino ad oggi Dybala, Pellegrini e Bailey ci hanno dato due mezzi tempi in tre. Recuperandoli, la nostra qualità aumenterà sensibilmente. La qualità di Dybala è veramente da top. Pellegrini è un giocatore di assoluto valore. E Bailey ci darà una grossa mano. Siamo stati un po’ sfortunati con Bailey. Con quei tre e Dovbyk avremo un altro spessore. Perché nel calcio il tutto è valorizzato dal gioco d’attacco”.
MERCATO DI GENNAIO
“Io al mercato di gennaio non ho mai creduto molto. È lo scambio delle figurine. No, non voglio dire proprio questo, sono stato ingeneroso, però a gennaio, di solito, passano da una squadra a un’altra giocatori che magari erano fermi da un po’. Puoi migliorare un pochino, ma difficilmente fai delle operazioni che stravolgono i contenuti della squadra o imprimono una svolta importante. A me almeno non è mai successo”
LA ROMA NON E’ DA CHAMPIONS
“Non lo è. questo aumenta il merito, no? Il merito di questi ragazzi. E nel frattempo é chiaro che ci auguriamo di crescere, lo sappiamo anche noi che il nostro primato è abbastanza casuale. Le partite le abbiamo giocate però, non è che ce le ha regalate nessuno. Adesso iniziano gli scontri diretti, ci si misura con le realtà più importanti, però è vero che questa squadra può migliorare, ha dei margini notevole”.
DEL PIERO E GIOCATORI FORTI
“Del Piero dice che i club trascurano l’identità italiana per giocatori fisici e forti? A calcio gioca chi è alto 1,60 e chi due metri. E gli unici che non possono giocare sono i grassi, quelli grassi non giocano, tutti gli altri possono giocare e per questo è uno sport straordinario. Anche il tennis è molto più selettivo di questi tempi. Nel calcio esiste la fisicità ed esiste l’abilità, la destrezza è un qualcosa che noi mediterranei possediamo. Sono stati bravi gli spagnoli”.
IL CALCIO DEGLI ATTACCANTI
“Il calcio è cambiato, oggi è molto più difficile, ti devi adattare molto di più perché c’è un pressing esasperato che prima apparteneva a noi e adesso all’ottanta per cento delle squadre. E non è un caso che sia cambiata anche la mentalità in Italia. Tutti investono sull’attacco. La Juventus ha tre attaccanti fortissimi ed è andata a comprarne altri tre, il Napoli ha preso Lucca, Hojlund, Lang. L’Inter ha quattro punte di primo livello e ha speso in quel settore. Il Milan ha preso attaccanti, la Fiorentina pure, l’Atalanta Sulemana e Krstovic. Prima tutti acquistavano difensori. Nel costruire la squadra si partiva dalla difesa, poi i centrocampisti e se avanzava qualcosa la punta. O le punte. Su questo aspetto c’è stata una discussione per anni con l’Atalanta e quando han preso Zapata siamo andati in Champions. Con Muriel ci siamo tornati, quindi abbiamo puntato su De Ketelaere e Scamacca e abbiamo vinto l’Europa League. Quando hai gli attaccanti forti ti diverti, anche questo è probabilmente un segnale che il calcio è cambiato. È un calcio più difficile, magari meno bello. Se guardi all’estero la tendenza è ancora più esasperata. Solo nell’ultima sessione hanno speso centinaia di milioni per dotarsi di centravanti forti.”
Aggiornato al 10/10/2025 9:32
Manca ancora il gol, ma per Dybala è un avvio di stagione da incorniciare: la…
Atletico Madrid, Oblak blinda Álvarez verso il Real Madrid: "Tutta la squadra lo sostiene. L'obiettivo…
Milan, colloquio tra Cardinale e Amorim dopo il ko con il Benfica. Sul tavolo il…
L'Inter ha investito fino a circa 96 milioni di euro per Jones, Spence, Stankovic e…
Prima di approdare alla Fiorentina, Mastantuono è stato sondato dal Napoli. Retroscena e incroci di…
Il centrale portoghese è il primo obiettivo per gennaio: conosce già movimenti, distanze e principi…