E’ notizia recente, Jordan Veretout da promesso sposo del Milan approderà in questi giorni a Roma, sponda giallorossa. E’ solo l’ultimo dei colpi sfumati dei rossoneri che dopo Krunic e – forse – Bennacer non sono al momento stati in grado di chiudere ulteriori operazioni. In un’estate in cui le avversarie si stanno rafforzando come non mai in ogni reparto, il Milan indietreggia notevolmente ed onestamente bearsi per l’arrivo di Krunic la fa pensare lunga sulle reali possibilità e prospettive di questa squadra. Da un lato l’esigenza di fare cassa e plusvalenze, è il fair play finanziario che lo chiede, dall’altro l’orgoglio di un Milan ferito che sanguina e non vuole perdere i pezzi pregiati dai quali un giorno o l’altro – ma chissà quando – si potrà ripartire. Fa senz’altro gola vendere Donnarumma a 60 milioni e risparmiare un ingaggio da 6 milioni a stagione, la parte razionale della dirigenza lo vorrebbe fare, ma resta da fare i conti con la parte emotiva che si ribella. In un periodo di forte rinnovamente societario e di giocatori cedere forse il miglior talento appare già come una sconfitta di una partita persa in partenza. Essere il Milan, squadra con indiscusso blasone internazionale, e dover perdere la guerra per Veretout che con tutto il rispetto non è un top player, avvilisce società e tifosi.
La triade Boban, Maldini e Nassara si trova una strada in salita e non scevra da ostacoli tanto che rinuncerà a presenziare alla tournèe americana. testa bassa e lavorare senza sosta per mettere le mani su un centrale difensivo e su un centrocampista. Nei prossimi giorni qualcosa si dovrà muovere di certo, arrivare lunghi sul mercato è sempre deleterio e rischioso perchè si perdono profili magari valutati mesi fa sottotraccia che nel frattempo hanno scelto altri lidi ed al contempo si rende impossibilitato l’allenatore di avere a disposizione tutto l’organico e ben sappiamo quanto Giampaolo abbia bisogno di tempo per inculcare il suo credo calcistico, i suoi dettami tattici alla squadra.
La situazione appare tutt’altro che rosea, ritengo che da qualcosa bisogna partire, la squadra non è da buttare, l’ha dimostrato lo scorso anno Gattuso che, seppur criticato dai sapientoni da due lire, ha sfiorato per un punto il terzo posto. Si ricomincerà da qui, poche pretese, tanto sudore e tanta fatica sia sul campo che in società per riportare a posto quei numeri che in termini di bilancio pesano sui rossoneri come macigni e che ovviamente non possono nemmeno lasciare indifferente l’Uefa.
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