Calciomercato
Mourinho: “Farò di tutto per ripagare l’affetto dei tifosi, sono entusiasta”
Queste le prime parole del tecnico portoghese ai canali ufficiali del club. Il tecnico era arrivato questo pomeriggio dopo le 14 all’aeroporto di Ciampino dove ad attenderlo c’erano una cinquantina di tifosi, prima di dirigersi a Trigoria dove anche qui l’affetto dei tifosi non si è fatto attendere. Lo Special One effettuerà cinque giorni di quarantena dentro Trigoria dove però allo stesso tempo lavorerà sulla squadra.
Queste le sue parole:
Quanto sei entusiasta di questa nuova sfida?
Sono entusiasta….e sono sincero quando dico sin dal primo giorno. Quando il primo giorno ho incontrato la proprietà e Tiago Pinto ho avuto subito delle sensazioni molto positive. Il mio entusiasmo, ovviamente, si basa sulle conversazioni che abbiamo avuto, sulle idee che ci siamo scambiati, ma anche su qualcosa a cui io do molto valore: le sensazioni umane, l’empatia. Sin dal primo giorno, ho avuto voglia che arrivasse il vero primo giorno, cioè quello in cui sarei venuto a Roma.
Sono state quelle sensazioni positive che ti hanno fatto capire che era l’opportunità giusta al momento giusto?
Sono state le sensazioni umane, ma anche le idee e informazioni le domande e le informazioni avute. Dopo il primo colloquio ho avuto la sensazione che questo non è il progetto dei Friedkin ne quello di Mourinho e di Tiago Pinto ma è il progetto dell’As Roma. E’ questo che ho pensato perché ovviamente conosco la realtà dei fatti. Abbiamo terminato la stagione a 29 punti dalla prima e a 16 punti dal 4 posto ma un club non si giudica dall’ultima stagione, un club si giudica da un punto di vista più ampio e io so molto bene cosa sia l’As Roma. Conosco la tifoseria, conosco la passione. Quello della Roma è un progetto con il quale la proprietà intende lasciare un’eredità per gli anni a venire. Intende fare qualcosa di importante per il club ,lavorando a un progetto che sia sostenibile. Vuole creare le basi per il successo.
Spero che questo successo possa arrivare mentre io sarò qui. Perché il contratto che ho firmato è un contratto triennale. Magari sarà solo il primo contratto, forse un giorno ne firmerò un secondo. Spero che i risultati del nostro lavoro si potranno vedere mentre io sarò qui. Voglio davvero che questo accada. Ma affrontiamo una cosa alla volta. Sono molto contento di fare parte di questo progetto. E, lo ribadisco, non è il progetto di qualcuno. È il progetto dell’AS Roma”.
“Sono entusiasta dal primo giorno, e dico sul serio, dal primo giorno. Dal primo giorno in cui ho incontrato i proprietari e Tiago (Pinto, ndr) e ho avuto immediatamente una sensazione positiva. Perciò, dal giorno 1, ho atteso con ansia il ‘vero Giorno 1 – ovvero il giorno in cui sarei arrivato a Roma”.
Sembra che questo intento di cooperare, il progetto a lungo termine per la squadra, sia qualcosa che ti stia dando una grande motivazione. È giusto affermarlo?
“Penso sia molto, molto importante che le idee siano molto chiaree che il progetto che abbiamodavanti sia altrettanto chiaro.E che sia chiaro quello che il club sia aspetta da mee quello che il club si aspetta che io possa dare.E questo è importantissimo.E le cose sono molto, molto chiare.
Vogliamo creare una Roma vincente, ma vogliamo anche creare un futuro vincente. Non vogliamo che il successo sia un momento isolato. Un momento che, ovviamente, tutti si godrebbero. Ma vogliamo che le conseguenze…Non vogliamo che ci siano conseguenze negative. Vogliamo creare qualcosa che duri nel tempo. Vogliamo iniziare a organizzare al meglio il club in ogni area che abbia a che fare con la squadra.
Chiaramente il club è molto di più che la sola squadra di calcio .È molto di più dei risultati ottenuti dalla squadra di calcio. Ma sappiamo che il barometro e la bussola si basano su questo. Quindi, vogliamo costruire qualcosa di importante. Ma sappiamo che dovremo farlo un passo alla volta. Bisogna iniziare dalle strutture che ruotano attorno alla squadra .Non solo le infrastrutture, ma anche le strutture umane. E, come dice la proprietà, questo è il modo per garantire al club un futuro di successo.
Lo facciamo per il futuro, per il club e per i tifosi. E io sono pronto. Sono entusiasta. Voglio accelerare questo processo. È per questo che dico che spero che potremo vedere dei risultati prima della fine del mio contratto. Perché voglio accelerare questo processo. Non è nella mia natura lavorare e basta. Ovviamente sai che stai lavorando per il futuro, ma non è nella mia natura aspettare troppo tempo prima di raccogliere i frutti. Voglio provare ad accelerare il processo. E spero che tutti insieme potremo ottenere dei risultati il prima possibile”.
C’è grande fermento in Italia per il tuo ritorno. Sono passati più di dieci anni dall’ultima volta che hai allenato in Serie A. Pensi di essere cambiato come allenatore da quella volta?
“Sono migliorato molto. Dico sul serio, sono un allenatore migliore. Perché penso che questo stia un lavoro in cui l’esperienza conti molto. Con l’esperienza… sembra di vivere poi dei dejà vu, perché si vivono moltissime esperienze. Dopo l’Italia sono andato al Real Madrid, che è stata un’esperienza incredibile, e ho realizzato il mio sogno di vincere in Italia, in Inghilterra e in Spagna. Poi sono tornato in Inghilterra, perché lì c’è la mia famiglia, ed è lì che volevo tornare. Ho addirittura vissuto l’esperienza estrema di portare una squadra in finale e poi di non giocare quella finale. Qualcosa che pensavo non sarebbe mai successo nella mia carriera. E invece è successo.
Quindi, dopo aver vissuto così tante esperienze e aver imparato dai momenti positive e da quelli negativi, sono molto più preparato rispetto al passato. È un lavoro in cui puoi solo migliorare, fino a quando non perdi gli stimoli. Perché credo sia l’unico motivo per il quale un allenatore di calcio possa decidere di smettere o di smettere di imparare. Non è il mio caso, tutt’altro. Continuo a imparare cose nuove ogni giorno. Quindi, penso di essere migliorato.
Ovviamente un conto è arrivare in un Paese per la prima volta, dove devi partire da zero e imparare moltissime cose. Ma non è il mio caso. Conosco l’Italia come Paese, conosco la cultura calcistica italiana, so qualche cosa anche della Roma, perché quando allenavo in Italia, la Roma era la mia principale antagonista. Era la squadra che lottava con noi per aggiudicarsi i trofei. Quindi, penso di essere in una posizione migliore ora rispetto a quando sono arrivato in Italia per la prima volta nel 2008”.
Una cosa per la quale sei sempre stato celebre, è la tua capacità di creare un legame molto forte con i tifosi. La Roma è ovviamente famosa per la passione dei suoi tifosi. Quanto ti entusiasma la prospettiva di quello che potresti ottenere qui unendo questi due fattori e perché pensi che qui ci sia una passione così grande?
“Penso che la passione sia un fatto culturale, come tu saprai molto bene. È qualcosa con cui dovrò imparare a convivere. Una cosa è viverla dall’esterno, un’altra è viverla dall’interno. Io l’ho vissuta solamente dall’esterno. Ho affrontato la Roma, ho giocato all’Olimpico in diverse occasioni. So quanto sia calda la tifoseria. So quanto in determinati momenti, nei momenti importanti, i tifosi possano farsi sentire.
Ma la cosa incredibile è che negli ultimi venti anni i tifosi non abbiano avuto molte occasioni per essere felici. Tuttavia, la loro passione non è mai venuta meno. È molto facile essere un tifoso sfegatato di una squadra che vince sempre. Mentre vivere una situazione come questa è qualcosa di diverso. Una situazione in cui negli ultimi vent’anni non c’è stato molto per cui festeggiare, purtroppo. Per me questo è molto importante. A volte tra amici scherziamo con i rivali, con le squadre portoghesi, le squadre inglesi. Se sei un vero tifoso, devi dimostrarlo sempre. E credo che sia sotto gli occhi di tutti che i tifosi della Roma fanno proprio questo.
Ma credo anche che abbiano bisogno di vedere una luce. E per me la luce è quello che stiamo cercando di costruire per il futuro. E, ancora una volta, torno agli inizi. All’inizio il signor Friedkin parlava sempre dei tifosi. Ed è per questo che ho molta voglia di lavorare per loro, di lavorare assieme a loro, e spero che la squadra possa riflettere la personalità dei tifosi. La squadra ha delle qualità che hanno anche loro e la qualità principale è la passione dei tifosi nei confronti del club.
Voglio cercare di creare una squadra in cui questi principi siano condivisi. Una squadra di cui i tifosi possano essere orgogliosi nei giorni in cui si vince, ma anche nei giorni in cui si perde. Moltissime volte nel calcio questo non succede, soprattutto quando non ci sono valori condivisi. Cambiare mentalità, cambiare l’anima della squadra, spesso richiede del tempo. Ma è importante che tutti quelli che amano il club lo sentano dentro di loro, lo sentano in campo in ogni minuto della partita. I giocatori devono sentirlo”.
Abbiamo visto dal tuo profilo Instagram che ti sei preparato un po’…
“Mi sono preparato molto!”.
Perfetto, e cosa hai fatto?
“Non posso dirlo…non voglio dirlo, ma mi sono preparato molto. È il mio lavoro! Devo sapere più cose possibile. Le nuove tecnologie ci hanno aiutato, ovviamente. Poi c’è stato Zoom, nei momenti difficili… Ha aiutato le persone a restare in contatto e anche se i momenti più duri sono alle spalle, viene ancora utilizzato. Stiamo facendo molte riunioni, stiamo parlando molto e stiamo già cercando di cambiare alcune cose nel club così quando arriveremo a Trigoria, gli spazi saranno più adeguati rispetto alle nostre idee e alle nostre necessità. Il club è molto disponibile, tutti sono molto aperti e collaborativi. Io dico sempre che arrivi a conoscere un giocatore quando ci lavori insieme.
Ma sto cercando di conoscere più cose possibile. Ovviamente, ci sono i video, le statistiche, i dati e le chiamate per cercare di conoscerli quanto più possibile. Ma è solo quando sei con loro, in campo, quando li tocchi, quando li guardi negli occhi, quando percepisci la situazione, quando affronti le difficoltà e quando vivi momenti positivi, è lì che inizi a conoscere i giocatori”.
L’annuncio del tuo arrivo alla Roma ha galvanizzato i tifosi. Ci sono stati omaggi in tutta la città, come i murales… E anche sui social media… sono certo che lo avrai notato. Ti ha colpito? Ha galvanizzato anche te?
“Sì, li ho visti. Innanzitutto vorrei dire che quello che è successo, il modo in cui è successo, è qualcosa di unico nel panorama calcistico mondiale. Penso che il club abbia gestito la situazione in maniera ottimale. Credo che fino a un minuto prima dell’annuncio ufficiale, nessuno potesse immaginare cosa sarebbe successo di lì a poco. E questo non succede spesso nel mondo del calcio.
Penso sia una lezione per tutto il mondo del calcio, il modo in cui la Roma ha gestito la situazione e ha tenuto segreta la notizia fino all’ultimo secondo. Penso che in questo modo abbia avuto un impatto incredibile e sono orgoglioso di averne fatto parte, perché penso sia un momento storico per il calcio moderno. E non lo dico perché riguarda me o la Roma, ma perché penso che la situazione e il modo in cui si sono svolte le cose rappresentino un momento iconico, impossibile nel calcio di oggi. Ma è successo. Il modo in cui hanno reagito le persone… Non penso di meritarmelo. Perché ancora non ho fatto nulla per loro. Ovviamente mi ha emozionato. Ero contento, grato.
Ora ho una responsabilità ancora maggiore, perché non posso deludere delle persone così appassionate. Posso solo dire che quello che hanno fatto per me, prima che io avessi fatto qualcosa per loro, perché ancora non ho fatto nulla per loro… non può che darmi una motivazione ulteriore.
E, tornando ancora al primo giorno, alla prima conversazione, la proprietà la pensa allo stesso modo quindi io non posso che fare altrettanto. Farò di tutto per ripagare, sul campo, tutto l’affetto e la passione che mi hanno dimostrato. Li voglio davvero ringraziare. Ora si inizia per davvero”.
Inizia la preparazione pre-stagione. Un periodo in cui si inizia a dare forma alla squadra secondo i propri desideri. Quali sono gli aspetti principali che cercherai di curare durante la preparazione?
“Per prima cosa, aspetterò che arrivino dei regali. Spero che la proprietà e Tiago Pinto mi facciano dei regali, perché ne sarei contento. Sarebbe uno stimolo in più per me. E mi darebbe un maggiore potenziale da sviluppare, con il quale iniziare il processo.
Ma, indipendentemente da questo, la nostra preparazione si articolerà in diverse fasi. I giocatori arriveranno un po’ alla volta. Chi ha disputato gli Europei ovviamente arriverà più tardi. Arriveranno in diversi momenti, a seconda di quanto le rispettive nazionali andranno avanti nel torneo.
Sarà un ottimo momento per me per conoscere i giocatori più giovani. Perché inizieremo la preparazione con diversi giocatori aggregati alla squadra. Chiaramente, alcuni di loro hanno giocato alcune partite e hanno avuto alcuni minuti nelle ultime gare della stagione. Per me è stato utile per conoscerli meglio in un contesto che è certamente diverso da quello della Primavera.
Voglio guardare come si comportano, voglio creare un rapporto con loro. Voglio che ci sia collaborazione con il settore giovanile. Perché per un allenatore non c’è cosa migliore che portare alcuni giovani in prima squadra. Giocatori che abbiano assorbito la cultura del club. Spero che in futuro possa succedere sempre più spesso. Ma facciamo una cosa alla volta. Tutte le partite che disputeremo durante la preparazione serviranno per farci crescere. Inizieremo a far giocare ogni calciatore per 45 minuti.
Non guarderemo il risultato della partita. Giocheremo contro squadre più forti e squadre che sono uno o due passi avanti a noi perché hanno iniziato ad allenarsi prima di noi e quindi si trovano in una fase diversa della preparazione. Svilupperemo la squadra un passo alla volta. Porterò con me un piccolo gruppo di persone. Non sono il tipo di allenatore che invade un club con moltissimi collaboratori. Penso che non sia giusto. Penso che chi lavora nel club debba avere la possibilità di dimostrare il proprio valore. Di dimostrare il senso di appartenenza al club e la capacità di adattarsi a un nuovo allenatore e a un nuovo corso.
Quindi, cerchiamo, tutti insieme, di creare, e questa è la cosa più importante, una squadra. E quando dico una squadra, non intendo soltanto gli 11 giocatori che scendono in campo. Intendo che il club deve essere una squadra.
Tutti devono sentirsi parte della squadra. Tutti devono pensare: Voglio dare il massimo per la mia squadra. Tutti devono essere contenti quando si ottiene un buon risultato e tristi quando il risultato è negativo. Ma tutti devono sentirsi parte di una squadra”.
Calciomercato
Inter, Romero sfumò per i costi: ora emerge il vuoto di Acerbi
Il Tottenham valutava l’argentino 45-50 milioni. I nerazzurri hanno poi investito su Curtis Jones, mentre l’avvio di stagione ha evidenziato la mancanza di un marcatore con le caratteristiche di Acerbi.

CRISTIAN ROMERO DELL’ARGENTINA IN CONDUZIONE (FOTO DI LARS BARON/GETTY IMAGES)
L’Inter aveva individuato in Cristian Romero la prima scelta per completare la difesa, ma in estate il peso economico dell’operazione ha fermato l’affare: il Tottenham valutava il proprio capitano tra i 45 e i 50 milioni di euro e anche le richieste contrattuali rendevano costoso l’investimento. I nerazzurri hanno poi destinato oltre 30 milioni a Curtis Jones, fortemente voluto da Cristian Chivu, mentre le prime difficoltà difensive hanno fatto emergere il vuoto lasciato da Francesco Acerbi: manca un marcatore aggressivo capace di reggere il duello diretto con il centravanti.
Romero avrebbe portato proprio queste caratteristiche. Per questo il suo mancato arrivo assume oggi un peso diverso rispetto all’estate: l’Inter ha diverse alternative in difesa, ma deve ancora ritrovare il tipo di centrale che Acerbi rappresentava.
Romero, l’Inter si fermò davanti ai costi
L’interesse nerazzurro per l’argentino era concreto. A fine luglio il direttore sportivo Piero Ausilio aveva confermato i contatti con il giocatore e con il Tottenham, mentre Chivu aveva individuato in Romero la prima scelta per rinforzare la difesa.
L’ostacolo principale era economico. Gli Spurs valutavano il proprio capitano 45-50 milioni di euro, cifra alla quale si aggiungevano le richieste contrattuali del giocatore.
L’Inter decise di non portare l’operazione fino in fondo. Il 15 agosto Romero lasciò poi Londra per trasferirsi all’Atlético Madrid, chiudendo dopo cinque stagioni la sua esperienza in Premier League.
L’Inter investe su Curtis Jones
Pochi giorni dopo i nerazzurri completarono un investimento importante in un altro reparto.
Il 19 agosto arrivò l’accordo con il Liverpool per Curtis Jones: 30 milioni di euro più 5 di bonus difficili da raggiungere e il 10% sulla futura rivendita. Per il centrocampista inglese contratto quinquennale da circa 3,5 milioni a stagione.
Jones era da tempo in cima alle preferenze di Chivu per la mediana e rispondeva a una necessità differente. Il mercato nerazzurro prese così una direzione precisa: mentre l’operazione Romero si fermava davanti ai costi, oltre 30 milioni venivano destinati al centrocampista richiesto dall’allenatore.
Acerbi sostituito nei numeri, non nelle caratteristiche
In estate hanno lasciato Milano sia Francesco Acerbi sia Stefan de Vrij, entrambi a fine contratto. La società ha ricostruito il reparto e oggi Chivu può contare, tra gli altri, su Bastoni, Akanji, Stones, Bisseck e Pavard.
Le alternative quindi ci sono. A mancare è una caratteristica specifica.
Acerbi poteva uscire dalla linea, seguire il centravanti anche lontano dall’area e accettare il duello fisico individuale. Era il centrale incaricato di aggredire il riferimento offensivo avversario e permetteva al resto della difesa di mantenere una struttura precisa.
Gli attuali centrali garantiscono qualità differenti. Bastoni rimane fondamentale nella costruzione, Stones aggiunge lettura e gestione del pallone, Akanji velocità ed esperienza, mentre Bisseck e Pavard offrono ulteriori possibilità nei ruoli di braccetto.
Otto gol subiti nelle prime cinque di Serie A
L’inizio della stagione ha reso il problema più evidente.
Dopo cinque giornate di Serie A l’Inter ha segnato 15 gol e ne ha subiti 8. Contro il Napoli è andata sotto 0-2 prima di vincere 3-2; con l’Udinese ha incassato due reti nei primi 16 minuti prima della rimonta fino al 5-3; all’Olimpico contro la Roma si è ritrovata ancora sullo 0-2, recuperando poi fino al 2-2.
Dopo la gara con l’Udinese, Chivu aveva ricondotto diversi gol subiti a errori individuali, indicando nell’equilibrio difensivo uno degli aspetti sui quali continuare a lavorare.
I numeri delle prime cinque giornate mostrano una squadra ancora alla ricerca della propria stabilità senza palla. E nei duelli centrali emerge proprio la funzione che per anni era stata affidata ad Acerbi.
Romero avrebbe portato proprio quel mestiere
L’argentino conosce già la Serie A grazie alle esperienze con Genoa e Atalanta e ha costruito la propria reputazione su anticipo, aggressività, intensità nei duelli e capacità di difendere in avanti. Nel 2020/21 è stato premiato come miglior difensore del campionato italiano.
Era quindi un profilo particolarmente adatto a raccogliere l’eredità tattica lasciata da Acerbi al centro della difesa.
L’Inter in estate ha scelto di non sostenere il costo dell’operazione e ha investito una parte importante delle proprie risorse su Jones, rinforzando il centrocampo. Le prime settimane della stagione hanno però evidenziato ciò che manca dietro.
La rosa di Chivu ha qualità e alternative in difesa, ma dopo l’uscita di Acerbi manca ancora il centrale che faccia della marcatura e del duello individuale con il centravanti il proprio mestiere. Ed è proprio qui che il mancato arrivo di Romero torna a pesare.
Calciomercato
Calciomercato Roma, Oosterwolde ed Endrick: le piste per gennaio
La Roma guarda già al mercato di gennaio: la dirigenza non intende forzare un colpo tra gli svincolati e punta a completare la rosa di Gian Piero Gasperini con due innesti, uno esterno e uno offensivo.

GIAN PIERO GASPERINI, ALLENATORE DELLA ROMA, IN CONFERENZA STAMPA AL CENTRO SPORTIVO FULVIO BERNARDINI (FOTO DI FABIO ROSSI/AS ROMA VIA GETTY IMAGES)
Il tecnico aveva già ridimensionato l’ipotesi il 4 settembre: «Credo sia molto difficile, non so quali possano essere le opportunità, non ci conterei moltissimo». Una posizione coerente con un’estate chiusa senza completare tutti i tasselli richiesti.
Oosterwolde, il dossier resta aperto per gennaio
Il primo nome porta a Jayden Oosterwolde, difensore del Fenerbahçe già vicino alla Roma ad agosto: il 23 del mese l’operazione era stata impostata su un prestito con diritto di riscatto da circa 15 milioni di euro, destinato a diventare obbligo al verificarsi di determinate condizioni.
L’olandese era arrivato nella Capitale per le visite mediche, ma gli accertamenti hanno cambiato lo scenario. I tempi di recupero dall’infortunio muscolare sono stati giudicati troppo lunghi, e la Roma ha rinunciato al trasferimento dopo aver tentato di rinegoziare la formula.
Il 1° settembre il Fenerbahçe ha comunicato che il 25enne si è sottoposto in Finlandia a un intervento chirurgico alla parte posteriore della coscia sinistra. Il club turco non ha ancora indicato una data ufficiale per il rientro in campo.
Oosterwolde resta quindi un nome da monitorare per gennaio, ma oggi non si può parlare né di un nuovo accordo con il Fenerbahçe né di un recupero garantito entro l’apertura del mercato.
Endrick in cima alla lista, ma pensa al Real Madrid
Il secondo intervento riguarderebbe l’attacco: tra i profili più accostati alla Roma c’è Endrick, tornato al Real Madrid dopo il prestito al Lione, terminato il 30 giugno.
Le indiscrezioni delle ultime settimane indicano che la dirigenza giallorossa valuta un’operazione in prestito per gennaio. Il brasiliano, tuttavia, non ha chiesto di lasciare Madrid: il suo agente Thiago Freitas ha smentito le voci su una sua volontà di cambiare squadra.
Il quadro resta aperto. L’interesse della Roma è una pista di mercato, non una trattativa definita, e molto dipenderà dallo spazio che Endrick troverà nei prossimi mesi.
Gittens, un tentativo già fatto ad agosto
Più concreta la storia con Jamie Gittens: ad agosto la Roma aveva presentato al Chelsea una proposta da 3 milioni di euro per il prestito oneroso, con diritto di riscatto fissato a 40 milioni.
Il Chelsea aveva respinto l’offerta, trattenendo l’esterno inglese. Il nome può tornare nella lista invernale, ma al momento non risulta una nuova apertura dei Blues.
L’eventuale operazione dipenderà soprattutto dalle gerarchie che si definiranno a Londra nella prima parte della stagione.
Kvernadze, cinque gol e due assist tra Serie A e Coppa Italia
La pista meno evidente porta a Giorgi Kvernadze, classe 2003 del Frosinone: il georgiano sta vivendo un ottimo avvio di stagione e sabato 20 settembre ha segnato anche nel 2-0 contro il Como, firmando il gol del raddoppio.
Dopo cinque giornate di Serie A conta 3 gol e 1 assist, ai quali si aggiungono 2 reti e un assist nel 4-1 alla Juve Stabia in Coppa Italia: complessivamente 5 gol e 2 assist nelle sei presenze disputate tra le due competizioni.
Numeri che spiegano perché il suo nome sia entrato tra quelli da osservare. Rispetto a Endrick e Gittens rappresenterebbe una strada differente, e al momento non risultano trattative avanzate tra Roma e Frosinone.
La linea per gennaio comincia così a prendere forma, anche se la fase resta di valutazione. Oosterwolde dipenderà soprattutto dal recupero fisico, mentre Endrick, Gittens e Kvernadze rappresentano piste con costi, status e grado di fattibilità molto diversi tra loro. La certezza, per ora, è che la Roma preferisce aspettare il mercato invernale piuttosto che aggiungere subito un giocatore solo per completare numericamente la rosa.
Calciomercato
Juventus, Adžić resta al Sassuolo: la contro-opzione che blinda il futuro
La Juventus rinuncia a monetizzare subito Vasilije Adžić: niente cessione definitiva per oltre 15-16 milioni di euro, bonus compresi, ma un prestito al Sassuolo costruito per non perdere il controllo sul classe 2006.

VASILIJE ADZIC DELLA JUVENTUS IN AZIONE CON IL PALLONE (FOTO DI FRANCESCO SCACCIANOCE/GETTY IMAGES)
Le cifre dell’operazione tra Juventus e Sassuolo
Adžić è passato ai neroverdi in prestito fino al 30 giugno 2027, per una cifra di 500 mila euro. Il Sassuolo dispone di un diritto di riscatto fissato a 12 milioni, pagabili in quattro esercizi.
La Juve ha però inserito una contro-opzione, esercitabile versando 1,7 milioni di euro al club emiliano. Non si tratta di un semplice riacquisto a prezzo di saldo, ma dello strumento contrattuale che permette ai bianconeri di riportare il giocatore a Torino quando lo riterranno opportuno.
Perché la Juventus ha rifiutato oltre 15 milioni
Secondo Fabrizio Romano, dalla Germania erano arrivate offerte superiori ai 15-16 milioni complessivi per il centrocampista. La dirigenza bianconera ha preferito non incassare subito e osservare la crescita del giocatore in un contesto diverso.
Oggi quella scelta trova conferma nei numeri: Adžić ha già segnato tre gol consecutivi in Serie A. Un rendimento che rende la formula del prestito ancora più funzionale al progetto tecnico della Juventus.
Tre gol in due settimane per il centrocampista montenegrino
Il 6 settembre Adžić ha trovato il primo gol in campionato, nel 2-2 contro il Bologna. Il 13 settembre ha invece deciso Sassuolo-Juventus al 94′, firmando il 3-2 al Mapei Stadium.
Il 18 settembre è arrivata la terza rete consecutiva, con una punizione nel finale della sconfitta per 2-1 contro il Monza. Alberto Aquilani, dopo la sfida col Bologna, aveva già parlato di un giocatore con ampi margini di crescita. Lo stesso Adžić, dopo il gol alla sua ex squadra, ha raccontato di sentirsi valorizzato dalla fiducia dell’allenatore e dal peso acquisito nel gruppo neroverde.
Cosa succederà ad Adžić nel 2027?
Il centrometacampista era arrivato alla Juventus nel luglio 2024, accumulando 26 presenze con la Prima Squadra prima del trasferimento in prestito. Con la Next Gen aveva invece collezionato 10 apparizioni e quattro reti.
Secondo Romano, le valutazioni della Juventus sul suo percorso restano molto positive. Tuttavia è ancora presto per considerare già scritto un ritorno stabile a Torino nel 2027: la contro-opzione resta lì, pronta all’uso, ma la parola definitiva la darà il campo. Staremo a vedere.
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