Serie A
Milan, è l’Allegri Day: “Non c’è bisogno di una rivoluzione, ma solamente di lavorare con ordine e responsabilità”
Il nuovo tecnico del Milan, Massimiliano Allegri, si è presentato ai tifosi nella consueta conferenza stampa di presentazione.
L’era di Massimiliano Allegri al Milan è pronta ad iniziare. Il neo tecnico rossonero si è presentato ai tifosi e ai giornalisti nella consueta conferenza stampa di presentazione.
L’ex Juventus avrà un compito molto difficile, ovvero quello di risollevare le sorti del Diavolo, dopo una stagione ai limiti del fallimentare. Senza le coppe europee, i rossoneri potranno concentrarsi solamente su un piazzamento che possa far tornare il Milan a calcare i campi della Champions League.
Milan, le prime parole di Allegri
“Buongiorno a tutti e bentrovati. Mi fa piacere essere qui davanti a voi. Iniziamo oggi questa avventura dove cercheremo di toglierci delle grandi soddisfazioni”.
Come hai passato questo mese?
“Da quando sono arrivato, abbiamo iniziato a lavorare assieme con direttore e società. Per ottenere i risultati bisogna essere un blocco unico, avendo responsabilità di fronte ad un club importante come il Milan. Condividiamo quotidianamente con la dirigenza le dinamiche. Stamattina abbiamo fatto il primo allenamento, oggi pomeriggio l’altro. Inizia questa fantastica avventura: sono molto contento e molto entusiasta. E con tanto entusiasmo sono tornato qui al Milan”.
Da quando se ne è andato, ha vinto più lei che il Milan…
“La 5 è un numero fortunato per me, è la data in cui è nata mia figlia, che mi ha reso nonno di due nipotini. Non è che in questi 15 anni ho vinto più del Milan. Ho avuto la fortuna di lavorare 4 anni al Milan con Berlusconi e Galliani, dove ho avuto la possibilità di vincere grazie alla società e ai giocatori. Poi sono andato alla Juventus, e colgo l’occasione per ringraziarli per gli 8 anni che ho vissuto lì dentro: le persone che mi hanno sostenuto ed il presidente Agnelli con cui sono legato. Detto questo, cerco di mettere i giocatori nelle condizioni per far sì che ci possano regalare prestazioni importanti. La società deve essere un blocco unico, deve essere di sostegno, e sono sicuro che lo sarà. La rosa del Milan è un ottima rosa, la società sta monitorando tutte le situazioni e l’importante è arrivare al 31 agosto nelle migliori condizioni. I primi sei mesi sono importanti per creare le migliori condizioni per arrivare a marzo, dove si decidono le stagioni”.
A fine stagione saresti soddisfatto se…
“Non cominciando a dire alla fine, oggi primo allenamento. Iniziamo con entusiasmo, passione, senso di responsabilità, per creare i presupposti affinché a marzo siamo nelle migliori condizioni per raggiungere gli obiettivi. Primo obiettivo per il Milan è tornare in Champions, quindi a marzo bisogna essere in quelle posizioni”.
Che spiegazioni si è dato per la passata stagione?
“Il calcio è difficile. C’è un esempio banale: guardavo la Serie B, lo Spezia ha giocato i playoff con un giocatore differente rispetto alla squadra che l’anno prima ha giocato i playout. Non sta a me dire cosa non è andato l’anno scorso, ho guardato le partite e mi sono divertito tanto: oggi inizia una nuova stagione e bisogna concentrarci su questo. il Milan l’anno scorso ha vinto un trofeo, è arrivato in finale di Coppa Italia, ha giocato ottime partite singole.
Devo prendere il buono dell’anno scorso: il valore della squadra c’è. Sta a me farli rendere al meglio: bisognerà lavorare tutti insieme, giocatori, società e chi è a Milanello, per arrivare al massimo dei risultati. Al Milan bisogna sempre avere l’ambizione di ottenere il massimo e mai accontentarsi, avendo grande dedizione nel lavoro. Soprattutto in campionato, dove non è una partita secca, bisogna cercare di viaggiare ad una velocità di crociera. Per ottenere dei risultati bisogna ottenere tot punti, fare gol e prenderne meno: la differenza reti nel campionato italiano ha sempre fatto la differenza, me l’hanno insegnato fin da bambino”.
Quanto sarà di cortomuso il tuo Milan?
“Non è questione di cortomuso. Bisogna partire bene, cercando di tornare in Champions. Tutti dobbiamo avere questo obiettivo in testa. E ci possiamo arrivare solamente con il lavoro. Sono molto fiducioso”.
Inter, Napoli, Milan, Nazionale: sei stato molto desiderato…
“Ho scelto il Milan perché ci sono molto affezionato. Quando mi ha chiamato Tare e Furlani, li ho subito incontrati, ero molto entusiasta e in un’ora abbiamo deciso”.
Da che certezze si deve ripartire?
“Per quanto riguarda il mercato, c’è Tare che lo monitora e condividiamo le cose tutti i giorni. Le uscite, tra cui Theo e Reijnders, sono state condivise. Oggi ho 25 giocatori e sono molto contento di chi ho a disposizione. Poi le cose vanno fatte piano piano, l’importante è lavorare bene per essere pronti per il 17 agosto. Magari nessuno ne parlerà, ma per noi è molto importante perché è da dentro e fuori”.
Può fare come il Napoli di Conte?
“Io ciò che posso dire è che quando si lavora il Milan bisogna avere tutti l’ambizione di ottenere il massimo dei risultati. Quindi bisogna lavorare con l’ambizione di ottenere il massimo. Poi, se a marzo saremo bravi per essere nelle migliori posizioni del campionato, vedremo. Ma ora non serve a niente dire ‘Vinceremo il campionato’… Dobbiamo invece essere molto responsabili, molto concreti”.
Si va col 4-3-3?
“Dove? (ride, ndr). Intanto vediamo di metterne 10, poi vediamo come”.
Maignan capitano e Leao vice?
“Li ho visti stamattina. Sono molto contento che Maignan abbia fatto questa scelta di rimanere, è uno dei migliori portieri d’Europa. Brava la società a farlo restare. Leao è un giocatore straordinario. Sicuramente quest’anno farà una grande stagione”.
Modric dove va collocato?
“Aspettiamo che arrivi, arriverà in agosto. È un giocatore importante e straordinario. Abbiamo Ricci, Modric, Loftus-Cheek che è un giocatore molto importante che due anni fa ha fatto 12 gol, abbiamo Fofana, Bondo, Musah. Abbiamo degli ottimi giocatori. A centrocampo sicuramente giocheremo con i 3, a seconda delle caratteristiche dei singoli ci metteremo in campo e soprattutto cercherò di farli rendere il meglio possibile”.
La figura di Tare, che prima non c’era, è fondamentale?
“Per quanto riguarda quello che è successo fino ad un mese fa non posso dirlo e non lo so. Ho trovato una società con chiarezza nei ruoli che è la cosa più importante: è importante che tutti andiamo in un’unica direzione. Questo blocco che deve esserci dalla proprietà fino ai magazzinieri dovrà essere un blocco unico per mettere i calciatori nelle condizioni migliori di fare quello che devono fare, cioè farci vincere le partite”.
Ha incontrato la proprietà? Che messaggio manda ai tifosi che sono delusi?
“L’ho incontrata. È stato un pranzo piacevole, sono stato molto contento. Per quanto riguarda i tifosi la cosa più importante che dobbiamo fare è lavorare bene, giorno dopo giorno: l’unica cosa per riconquistare il rispetto dei tifosi è quello di lavorare bene, con responsabilità e professionalità. E cercare di ottenere risultati, che è la cosa che conta di più nel calcio. I tifosi dovranno darci una mano, avremo bisogno di loro assolutamente”.
Una volta lei ha detto “I campionati si vincono nelle partite dove si gioca male”, per questo cerca un attaccante in più? Che rapporto ha con Vlahovic?
“È un ragazzo straordinario, era arrivato molto giovane dalla Fiorentina. Non sono amante delle statistiche, ma ci sono numeri dai quale non si può scappare. Negli ultimi 20 anni c’è stato un solo campionato dove non ha vinto la miglior difesa, l’anno di Sarri alla Juve che ha preso 43 gol. Una grande squadra fa dai 60 agli 80 gol, se ne prendi 40 non puoi entrare tra le prime 4”.
Da dove arrivano le sue convinzioni su Leao?
“Ci credo, sono convinto. Va verso l’età della maturazione. Di solito un giocatore gli anni più importanti li fa dai 26 ai 30. Penso che sia più responsabile, l’ho incotrato stamane e ci ho parlato. Credo ci siano tutti i presupposti per fare bene”.
Come è cambiato Allegri in questi anni?
“Sono cambiato tanto, è normale che sia così. I giovani non sono più o meno bravi degli anziani, nella vita è una questione di esperienza. Fra un mese faccio 58 anni, rispetto a quando ho iniziato all’Aglianese sono completamente diverso. Con i 4 anni di Milan e gli 8 di Juventus sono stato molto fortunato, mi hanno insegnato molto. Queste due società mi hanno ingigantito il bagaglio di esperienza che mi porto dietro e che comunque dovrò ancora interpretare: non si finisce mai di imparare, c’è sempre la possibilità di migliorare. Non esiste il mantenimento: o si migliora o si peggiora. Quando non si migliora più vuol dire che si peggiora”.
La parola scudetto deve diventare un obbligo, un ossessione di questa squadra?
“Puntare allo scudetto è un proclamo che serve più a voi per scrivere. Essendo in un grande club come il Milan tutti devono avere l’ambizione di ottenere il massimo, poi parleranno i giocatori. Il campionato non mente, ogni giorno devi essere lì a lavorare e ogni domenica devi essere lì a lottare per i tre punti. Ma di questo se ne può parlare solamente a marzo. Fino a marzo bisogna costruire per i mesi finali”.
Che Ibra ha ritrovato? Ha provato a parlare con Theo per convincerlo a rimanere?
“Ibra non l’ho ancora visto. Appena c’è stata l’ufficialità ci siamo contattati, siamo contenti. È stato un giocatore straordinario, ora ha iniziato una carriera da dirigente. Come ha detto Furlani è un consulente della proprietà, deve essere un esempio per tutti i giocatori con la sua mentalità. Theo ha fatto una scelta diversa, è un grandissimo giocatore e gli auguro le migliori fortune”.
Quanto bisognerà lavorare sulla testa della squadra?
“Quello che è stato l’anno scorso non posso giudicarlo. Al più presto bisogna diventare una squadra, prima diventiamo squadra e prima riusciamo a fare risultati. Ho visto ragazzi molto disponibili e molto attenti. Ora vediamo oggi quando si inizia con la palla, che è la cosa più difficile. Sono molto fiducioso, quello che è successo negli anni precedenti ormai è stato fatto: io devo prendere il meglio del recente passato, non c’è bisogno di una rivoluzione. C’è bisogno di lavorare con ordine e responsabilità. Poi Tare da qui al 31 agosto potrà cogliere le opportunità che servono alla squadra”.
Quali consigli ha dato a Thiago Silva? Che squadre teme per l’anno prossimo?
“Thiago Silva mi ha chiamato, ogni tanto ci sentiamo. Pensavo facesse il dirigente… (ride, ndr). Le squadre che sono sempre al vertice sono il Napoli, che è la favorita, l’Inter, la Juventus, l’Atalanta, la Roma, la Lazio. Arrivare tra le prime quattro non è facile, per questo è importante lavorare bene”.
Che profili si aspetta come terzini? Ha fiducia nei centrali attuali?
“Di mercato non parlo perché c’è il direttore, ci pensa lui. Abbiamo Jimenez che può fare il terzino, Bartesaghi è un giovane interessante. Il direttore ha tempo e modo per sistemare le cose. I centrali sono 4 centrali con caratteristiche diverse, hanno margini di miglioramento. Pavlovic ha margini, Tomori e Thiaw lo stesso. Gabbia è un ragazzo esemplare per comportamento e modi, sono contento”.
Che offerte aveva? E un pensiero sulla Juventus:
“La Juventus posso solo che ringraziarla per l’opportunità che mi ha dato. Ringrazio tutte le persone che mi hanno sostenuto nel lavoro quotidiano. Le altre offerte… L’offerta più importante per me era il Milan, sono entusiasta e contento di essere qui: il Milan ha un fascino meraviglioso”.
Che gioco ha in mente? C’è qualcuno con cui fare i suoi giochini con le punizioni come faceva con Vlahovic?
“Fortunatamente per loro non ce la faccio più a tirare in porta. Detto questo, quando abbiamo la palla dobbiamo attaccare bene e fare gol, quando non ce l’abbiamo dobbiamo difendere bene e non prendere gol. Ci sono due fasi: quando ce l’hai devi fare gol, quando non ce l’hai non devi prendere gol”.
Lei porta subito allegria, quanto è importante questo aspetto?
“La cosa che dobbiamo fare è divertirci, con grinta, vincendo. È questo il mix da fare. Facciamo un lavoro meraviglioso, ma come tutti i lavori vanno fatti con grande passione, e questo ti porta a buttare il cuore oltre l’ostacolo. Facciamo un lavoro meraviglioso e quando entriamo a Milanello dobbiamo farlo con grande entusiasmo, ricordandoci quanto siamo fortunati”.
Leao è uno che va imbrigliato tatticamente oppure paraocchi e via al galoppo?
“Paraocchi no perché si vede solo da una parte. Deve avere una visione a 360°. Leao ha caratteristiche straordinarie, così come Loftus per altre, Ricci per altre, Tomori per altre, Gimenez per altre… Devo metterli nelle condizioni per fare il meglio possibile”.
Cosa è mancato al Milan l’anno scorso?
“Non so cosa è mancato al Milan lo scorso anno perché non c’ero, parlare da fuori è facile e diventano chiacchiere da bar. Ora inizia una nuova stagione con nuovi obiettivi, a partire dalla Coppa Italia il 17 agosto. Per dare continuità bisogna lavorare quotidianamente giorno dopo giorno, molto duramente. Solo così riesci a dare continuità in campionato. La partita secca, singola, è una cosa diversa dal percorso in campionato. Dovremo essere bravi a capire questa cosa. Bisogna farlo velocemente, la squadra e chi lavora con me, dovrà capirlo. Sono tutti importanti, alla fine dell’anno bisogna raggiungere gli obiettivi”.
Come si arriva in finale di Champions giocando male? Non sei stanco di questa nomea di uno che gioca male?
“Non sono stanco, è un divertimento, è il gioco delle parti, mi diverto molto e ci gioco sopra. L’importante è il risultato. Se vinci sei un bravo ragazzo, se perdi… Io faccio sempre un esempio. Quando Ronaldo fece gol in rovesciata a Torino contro di noi nessuno si ricorda l’azione ma il gol. Il calcio è arte, i giocatori ce l’hanno nei piedi e nella testa. È un gioco di squadra e sono d’accordo, ma se 1 la passa al 2, la 2 la passa al 3 e il 3 sbaglia allora il gioco di squadra è già finito… Per questo parlo di tecnica”.
Serie A
Bologna, da Tedesco in bilico a Palladino: scelto il nuovo corso
Un punto in quattro giornate ha portato al cambio in panchina. Il nuovo tecnico firmerà fino al 2028, ma il suo nome era nei piani di Sartori già da tempo.

DOMENICO TEDESCO, ALLENATORE DEL BOLOGNA FC, DELUSO DOPO UN CARTELLINO ROSSO (FOTO DI FABIO PATAMIA/GETTY IMAGES)
Le ore di riflessione a Casteldebole hanno portato alla svolta: dopo un punto raccolto nelle prime quattro giornate, il Bologna ha deciso di cambiare guida tecnica e ripartire da Raffaele Palladino al posto di Domenico Tedesco. Una scelta maturata rapidamente nelle ultime ore, ma non improvvisata, perché Palladino era da tempo uno dei principali obiettivi di Giovanni Sartori.
Il quadro è cambiato nel giro di ventiquattro ore. Il 15 settembre Tedesco aveva incontrato i vertici rossoblù per analizzare l’avvio senza vittorie; oggi il club ha scelto una nuova direzione affidandosi a un allenatore già seguito in passato dalla propria area tecnica.
Un punto in quattro giornate cambia lo scenario
I numeri spiegano la svolta. Dopo quattro turni il Bologna è 16° con un punto, senza vittorie e con appena due gol segnati.
I rossoblù hanno perso 1-0 contro Lazio, Atalanta e Napoli, raccogliendo l’unico punto nel 2-2 con il Sassuolo. Proprio contro i neroverdi sono arrivate le sole reti stagionali, firmate da Roberto Piccoli e Artem Dovbyk.
Il cambio arriva inoltre appena dodici giorni dopo le parole dell’amministratore delegato Claudio Fenucci. Il 4 settembre, parlando del nuovo corso, aveva spiegato: «Abbiamo un allenatore nuovo che dovrà avere il tempo di lavorare, come lo ebbero Thiago Motta e Italiano: e lo avrà».
Tedesco era arrivato soltanto il 2 giugno 2026, firmando fino al 2028 con opzione per un’altra stagione. L’avvio da un punto in quattro partite ha però cambiato rapidamente lo scenario costruito durante l’estate.
Palladino, la scelta del Bologna non nasce oggi
Se la decisione su Tedesco è maturata nelle ultime ore, il nome di Palladino ha radici molto più lontane.
Sartori aveva già individuato nell’ex tecnico di Monza e Fiorentina un profilo adatto al Bologna due anni fa, nel momento della ricerca del successore di Thiago Motta. Il suo nome è tornato poi nelle valutazioni della dirigenza anche durante l’ultima estate.
Il club ha quindi cambiato allenatore in poche ore, ma non ha scelto il sostituto in poche ore. Palladino era un obiettivo già conosciuto e studiato da Sartori, circostanza che ha permesso ai rossoblù di accelerare una volta presa la decisione di interrompere il percorso con Tedesco.
Nelle valutazioni per la panchina c’era anche Igor Tudor, considerato il piano alternativo. La priorità di Sartori è rimasta però Palladino, fino all’intesa raggiunta per aprire il nuovo ciclo.
Bologna-Palladino, 2 milioni a stagione e contratto fino al 2028
Anche la struttura dell’accordo chiarisce la prospettiva scelta dal club. Palladino guadagnerà 2 milioni di euro a stagione e firmerà un contratto fino al 2028, con un’opzione per prolungare il rapporto fino al 2029.
La clausola è legata ai risultati: l’opzione per il 2029 scatterà in caso di qualificazione del Bologna alle competizioni europee.
Non si tratta quindi di una soluzione pensata soltanto per gestire l’attuale momento di difficoltà. La durata dell’accordo lega il tecnico a un progetto pluriennale, con l’Europa inserita direttamente tra le condizioni che possono prolungare il rapporto.
Prima di iniziare la nuova esperienza, Palladino ha definito anche la separazione dal precedente contratto con l’Atalanta.
Dal progetto Tedesco al primo esame di Palladino
Il calendario non concede molto tempo al nuovo allenatore. Il prossimo appuntamento è Bologna-Torino, in programma sabato 19 settembre alle 15 al Dall’Ara.
Palladino prende una squadra ancora senza vittorie, con un punto e due reti segnate dopo quattro giornate. Il suo primo compito sarà quindi interrompere subito un avvio che ha convinto il club a cambiare una scelta compiuta appena tre mesi fa.
Ieri a Casteldebole il futuro di Tedesco era ancora al centro delle valutazioni. Oggi la risposta è arrivata: il Bologna riparte da Palladino, il tecnico che Sartori aveva già cercato in passato e sul quale ha deciso di costruire il nuovo corso.
Serie A
Bologna, Tedesco in bilico: le ore che cambiano lo scenario a Casteldebole
Il futuro di Domenico Tedesco sulla panchina del Bologna si è complicato nel giro di poche ore: alla fiducia filtrata in mattinata è seguita, nel pomeriggio, una serie di valutazioni interne sulla sua posizione. Nessun esonero, però, è stato ufficializzato.

DOMENICO TEDESCO, CT DEL BELGIO, DURANTE LA PARTITA DI UEFA NATIONS LEAGUE TRA ITALIA E BELGIO (FOTO DI EMMANUELE CIANCAGLINI/GETTY IMAGES)
Bologna-Tedesco, cosa cambia nel giro di poche ore
La mattinata del 15 settembre si è aperta con il confronto previsto a Casteldebole tra il tecnico e i vertici rossoblù. Sul tavolo l’avvio negativo in campionato e, soprattutto, la prestazione offerta nella sconfitta contro il Napoli.
Le prime indiscrezioni descrivevano ancora una società intenzionata ad analizzare la crisi insieme al proprio allenatore, senza mettere subito in discussione la panchina. Nel corso del pomeriggio, tuttavia, lo scenario è diventato più delicato: sarebbero emerse valutazioni sulla posizione di Tedesco all’interno del club.
Il condizionale resta d’obbligo su questo punto. Il tecnico non è stato esonerato e, al momento della pubblicazione, non esiste un comunicato ufficiale del Bologna che annunci una separazione.
Un punto in quattro giornate: i numeri della crisi rossoblù
A spiegare l’aumento della pressione è soprattutto la classifica. Dopo quattro giornate di Serie A 2026/27, il Bologna occupa il 16° posto con un punto, senza vittorie e con appena 2 gol segnati.
Il percorso è netto: 0-1 contro la Lazio, 0-1 con l’Atalanta, 2-2 contro il Sassuolo e 0-1 a Napoli. Tre sconfitte di misura, ma anche tre gare chiuse senza segnare.
Il dato offensivo resta il più evidente. Le uniche reti rossoblù sono arrivate nel pareggio con il Sassuolo, firmate da Roberto Piccoli e Artem Dovbyk.
Dopo il ko del Maradona, anche il vice allenatore Andrea Tarozzi ha riconosciuto il problema: «Abbiamo creato troppo poco, anche rispetto alle nostre ultime partite».
Le parole di Fenucci, undici giorni prima
Il possibile cambio di scenario pesa ancora di più alla luce di quanto dichiarato dal club a inizio settembre. Il 4 settembre l’amministratore delegato Claudio Fenucci aveva definito la stagione un anno di ricostruzione, indicando la top 10 come possibile traguardo e chiedendo pazienza per il nuovo corso.
Sul tecnico, in particolare, era stato chiaro: «Abbiamo un allenatore nuovo che dovrà avere il tempo di lavorare, come lo ebbero Thiago Motta e Italiano: e lo avrà». Tedesco, del resto, è arrivato a Bologna soltanto il 2 giugno 2026, con un contratto fino al 30 giugno 2028 e opzione per un’ulteriore stagione.
Un eventuale cambio dopo quattro giornate rappresenterebbe quindi una svolta molto anticipata rispetto al progetto impostato appena tre mesi fa.
Il Torino sullo sfondo, ma prima la scelta su Tedesco
Il prossimo impegno di campionato sarà Bologna-Torino, sabato 19 settembre alle 15 al Dall’Ara. Tedesco, sulla carta, deve ancora scontare la seconda delle due giornate di squalifica ricevute dopo l’espulsione contro il Sassuolo, sanzione accompagnata da un’ammenda di 5.000 euro.
Dopo quanto emerso il 15 settembre, però, il primo interrogativo non riguarda più soltanto la sua presenza fisica in panchina contro i granata. Il Bologna deve prima decidere se proseguire con l’allenatore a cui, undici giorni fa, aveva pubblicamente promesso tempo, oppure cambiare strada dopo un avvio da un punto in quattro giornate.
La posizione di Tedesco è ormai un tema concreto in casa rossoblù. L’esonero, invece, resta al momento un’ipotesi e non un fatto ufficiale.
Serie A
Como-Parma, le probabili: Kean dal 1′ dopo la Champions
Le probabili formazioni di Como-Parma. Fabregas applica il turnover con Kean e Rodriguez, Cuesta conferma la difesa a tre.

LA GRINTA DI CARLOS CUESTA CHE PUNTA IL DITO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Turnover Como, Fabregas ruota gli uomini dopo l’Europa
Archiviata la storiche e dispendiosa serata di Champions League, il Como si rituffa nel campionato con la necessità di gestire le energie psicofisiche dell’organico. Cesc Fabregas ha predisposto una serie di avvicendamenti in tutti i reparti per affrontare il Parma. In difesa, davanti all’estremo difensore Butez, Kempf si candida a far rifiatare Chalobah al fianco di Ramon, mentre le corsie esterne vedranno il probabile debutto dal primo minuto del giovane Kaiki a sinistra e l’impiego di Smolcic a destra.
In mediana si ricompone la cerniera composta da Perrone e Da Cunha per garantire equilibrio. Sulla trequarti, a supporto della punta centrale Moise Kean, agira il tridente formato da Jesus Rodriguez al posto di Diao, Nico Paz al centro e la conferma dell’ispirato Baturina sulla fascia sinistra.
Le scelte del Parma, Cuesta insiste sulla difesa a tre
Sul fronte opposto, il tecnico del Parma Carlos Cuesta appare orientato a proseguire con il modulo tattico a tre difensori. A protezione del portiere Corvi agirà la linea composta da Troilo al centro, affiancato da Delprato sul centro-destra e da Diego Carlos sul centro-sinistra, con quest’ultimo in vantaggio nel ballottaggio con Valenti.
La linea di centrocampo vedrà Britschgi e Valeri presidiare le corsie esterne, mentre la regia sarà affidata all’alternanza tra Keita e Ordonez, con Fabbian a garantire gli inserimenti offensivi. In attacco restano aperti i dubbi principali. Lo staff emiliano valuta l’impiego del tandem formato da Romero e Toure, pur mantenendo viva l’ipotesi di confermare dal primo minuto l’ottimo stato di forma di Lontani.
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