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«Immuni», tutto quello che c’è da sapere, come e quando scaricarla
Si chiama “Immuni” ed è sviluppata dall’italiana Bending Spoons l’applicazione per iOS e Android prescelta dal Governo italiano per il contact tracing dei soggetti risultati positivi al virus, nella “Fase 2” dell’emergenza covid-19.
Vediamo quindi come si è arrivati a questa scelta, come scaricare l’app – il download sarà gratis e su base volontaria quando sarà disponibile a tutti, verso fine maggio – e quali sono le caratteristiche della soluzione, anche con un confronto con i sistemi di tracciamento dei contatti adottati in altri Paesi.
App Covid-19 Immuni: come funziona e dove trovarla
La motivazione della scelta di Bending Spoons e dell’app Immuni (sviluppata in partnership con Jakala e Centro Medico Santagostino) poggia su tre considerazioni, ovvero:
Gli ultimi due aspetti (considerando che il Consorzio PEPP-PT ha sempre escluso un approccio basato su GPS per i rischi privacy connessi) confermano che Bending Spoons sia stata scelta anche perché ha escluso un’invasiva soluzione basata su GPS, non in linea con le linee guida europee.
Come scaricare l’app Immuni (gratis) e quando
L’app potrà essere scaricata, su base volontaria e gratis, dal play store Android e dall’Apple store per dispositivi iOS (il download non sarà quindi disponibile, almeno inizialmente, su Windows Phone, su feature phone e su telefoni Android sprovvisti del play store).
Il Governo ha precisato che l’app sarà inizialmente sperimentata in alcune regioni pilota (oltre che, a quanto sembra, nelle sedi di Maranello e Modena della Ferrari, nell’ambito del progetto Back on Track), per poi essere adottata a livello nazionale. La data indicata più probabile ora è verso fine maggio. Può dipendere anche dal rilascio del codice effettivo delle api Google e Apple (vedi sotto) se il Governo deciderà che Immuni deve seguire questa soluzione.
Le caratteristiche pratiche dell’app Immuni
Venendo alle caratteristiche dell’app Immuni, questa sarà composta di due parti, una dedicata al contact tracing vero e proprio (via Bluetooth) e l’altra destinata ad ospitare una sorta di “diario clinico” in cui l’utente possa annotare tempo per tempo dati relativi alle proprie condizioni di salute, come la presenza di sintomi compatibili con il virus.
L’applicazione si fonda, come le soluzioni di Singapore, Apple e Google, sulla tecnologia Bluetooth Low Energy (BLE) e mantiene i dati dell’utente sul proprio dispositivo, assegnandogli un ID temporaneo, che varia spesso e viene scambiato tramite Bluetooth con i dispositivi vicini.
- Quando uno dei soggetti che ha scaricato l’app risulta positivo al virus, gli operatori sanitari gli forniscono un codice con il quale questi può scaricare su un server ministeriale il log degli ID con cui è stato in contatto nei giorni precedenti (a un metro, per un numero sufficiente di secondi), così da consentire il loro “abbinamento” agli utenti che hanno scaricato l’app.
- Pare che a questo punto ci sia un “vaglio qualitativo” algoritmico dei contatti, per ridurre il rischio di falsi positivi, che valuta la vicinanza fra i dispositivi e tempo di esposizione fra gli stessi e restituisce un valore di “rischio contagio” e genera un elenco di persone da avvertire tramite smartphone.
- Il server quindi invia una notifica ai dispositivi di persone potenzialmente a rischio, che arriva sempre tramite l’app.
- La notifica ha un messaggio deciso dalle autorità sanitarie e chiede di seguire un protocollo (isolamento, contattare numeri di emergenza per tamponi).
I dati dei contatti restano sui dispositivi, finché non c’è la necessità di comunicare con il server per controllare che tra i contatti non ci sia stato un contagiato.
La trasmissione dei dati, stando allo standard del progetto PEPP-PT, cui Bending Spoons aderisce, è cifrata e firmata digitalmente per garantire la massima sicurezza e riservatezza in questa fase di “uscita” del dato dallo smartphone del singolo utente.
Ancora il Governo non ha fatto sapere (né probabilmente ha deciso) quale sarà questo server; l’app Bending Spoon è pensata per funzionare con un server in cloud (come di prassi per tutte le app smartphone). Il Governo sostiene però che deve essere un’infrastruttura pubblica italiana.
Va evidenziato che l’app (per esplicita ammissione di Bending Spoons) potrebbe essere pregiudicata nel suo funzionamento dai sistemi operativi Android e iOS, che limitano le funzionalità delle applicazioni in background, possono terminare forzatamente il processo e (soprattutto iOS) impediscono che un’app abbia il completo controllo del modulo Bluetooth.
Al momento gli sviluppatori hanno implementato un workaround per aggirare il problema (come gli sviluppatori di altre app simile). E stanno comunque adattando l’app per funzionare con le specifiche Apple-Google (vedi sotto) per consentire questa interoperabilità tra smartphone Android e iPhone.
La soluzione ideata da Bending Spoons è comunque flessibile e potrebbe implementare moduli ulteriori in fase di sviluppo, così da costituire un vero e proprio “hub” della gestione tecnologica dell’emergenza.
Il lavoro di Immuni con le Api di Google e Apple
Tra questi “moduli ulteriori”, va segnalato che Bending Spoons non esclude di poter adeguare il proprio software alle API che saranno rilasciate da Google e Apple. Le API sono interfacce di programmazione app che, in questo caso, consentono finalmente l’accesso alle funzioni bluetooth degli smartphone Android e iPhone.
Lo scopo è risolvere le citate criticità nel funzionamento delle app in background e l’attuale alto rischio di falsi positivi e negativi dovuti al fatto che mai prima d’ora il bluetooth era stato usato per un tracking (ma solo per una comunicazione fra due device).
In effetti, a quanto risulta, Bending Spoons sta lavorando in questi giorni a stretto contatto con Apple e Google per migliorare l’app sfruttando le loro API. Probabilmente andrà in questa direzione, ossia sfrutterà il framework Apple e Google modificando l’app in tal senso. Al momento però è un lavoro solo “sulla carta”, perché Apple e Google non hanno rilasciato il codice su cui lavorare effettivamente (e lo faranno pare solo verso metà maggio).
App Immuni quasi obbligatoria?
Il ministero della Salute ha escluso che ci possano essere forme di imposizione di fatto dell’app, obbligandone l’uso per poter superare le limitazioni di mobilità della fase 2.
Questo rispondendo a un’alzata di scudi di varie forze politiche alla notizia che la commissione tecnico-scientifica del governo sul coronavirus stava appunto per formalizzare una proposta per rendere l’app quasi obbligatoria, di fatto.
La leva ipotizzata era renderla condizione necessaria per poter fruire dei vantaggi di mobilità della fase 2 e abbinandola all’autocertificazione coronavirus. Un’ipotesi – con la collaborazione di Domenico Arcuri e della task force di Vittorio Colao – che avrebbe potuto formalizzare nei prossimi giorni, ma poi smentita.
Un’app dal codice open source
Nota positiva dell’approccio italiano, che ci si augura verrà condivisa negli altri stati membri dell’Unione, è poi l’impegno da parte del Ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione a rendere il codice dell’applicazione open source e quindi utilizzabile da altri governi nella lotta contro il virus e studiabile e revisionabile da chiunque vi abbia interesse, impegno che trova conferma nell’ordinanza del 16 aprile per la contrattualizzazione di Bending Spoons, dove si fa esplicito riferimento al fatto che la società, per spirito di solidarietà, si è resa disponibile a concedere licenza d’uso aperta, gratuita e perpetua al Commissario e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Bending Spoons è un primario sviluppatore di applicazioni per Android e iOS con sede a Milano, che ha già sviluppato applicativi per la gestione dell’emergenza sanitaria in collaborazione con il Centro Medico Santagostino.
Secondo alcune fonti di stampa, l’app Immuni è stata fino all’ultimo in ballottaggio con l’applicativo CovidApp, una soluzione non troppo dissimile, basata su BLE ma che prevedeva (con scelta su base volontaria dell’utente) la possibilità di azionare un “secondo livello” di tracciamento basato su GPS.
L’applicativo si componeva poi di una app sorella utilizzabile dal personale sanitario, chiamata CovidDoc.
La privacy dell’app Immuni: una soluzione in linea con le linee guida Ue
La Commissione europea, nelle proprie linee guida sul contact tracing dell’8 aprile, oltre a precisare che la scelta tecnologica dell’Unione è quella di utilizzare soluzioni basate su Bluetooth, ha scandagliato la situazione nei vari stati membri (e membri EFTA) evidenziando che solo Cipro e Norvegia stanno vagliando soluzioni blended che sfruttano sia Bluetooth che GPS.
Essenziale, in questa fase, è appunto il coordinamento con le autorità europee, per arrivare ad una soluzione il più possibile omogenea che consentirà, quando sarà il momento, un più rapido ripristino dei movimenti di persone infra-comunitari.
Sul punto non resta quindi che augurarsi che l’Italia segua le indicazioni diffuse il 9 aprile scorso dall’ECDPC (European Centre for Disease Prevention and Control) in un report tecnico dettagliato, di cui parleremo di seguito, che contiene anche una proposta di algoritmo per gestire le segnalazioni di soggetti positivi o potenziali positivi e che lo sviluppo confluisca in un progetto comune europeo.
Da questo punto di vista è senz’altro positivo che nell’ordinanza firmata dal Commissario Straordinario Arcuri il 16 di aprile vi sia il riferimento al fatto che Bending Spoons (lo sviluppatore dell’app Immuni) è stato scelto anche perché fa parte del menzionato progetto PEPP-PT (Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing), il che fa ben sperare circa un approccio in linea con le istituzioni europee, anche se non va dimenticato che il progetto PEPP-PT non è un progetto istituzionale ma nasce dal raggruppamento di vari soggetti privati, sebbene la Commissione lo abbia esplicitamente menzionato tra le iniziative europee di interesse nelle proprie linee guida.
App Immuni, modello centralizzato o decentralizzato?
Chi ha lavorato a Immuni conferma ad Agendadigitale.eu che il modello seguito è ibrido. Attualmente Pepp-Pt segue un modello basato su un server centralizzato per i dati. Immuni ha scelto di avere un server di terze parti e al tempo stesso di tenere i dati dei contatti sui dispositivi degli utenti (finché non devono essere utilizzati per il check).
Il progetto Decentralised Privacy-Preserving Proximity Tracing (DP-3T) si è separato da Pepp-Pt perseguendo un modello più decentralizzato, preferito anche da Apple e Google. La differenza principale è che la crittografia-generazione delle chiavi avviene direttamente sui dispositivi utente (invece che su server). Immuni potrebbe virare verso questa soluzione, per assicurare un migliore funzionamento nei sistemi operativi smartphone.
L’app seconda arrivata in Italia, Coronavirus Outbreak Control, segue al contrario un modello più centralizzato su server, per consentire un più ampio e profondo tracciamento dei contagiati asintomatici.
Infine, a differenza di quanto riportato da alcuni organi di stampa: anche in DP-3T e nelle specifiche Apple-Google c’è un server di backend, per contenere i dati (anonimizzati) dei pazienti contagiati e da cui mandare la notifica. E’ l’unica soluzione che al momento consente l’efficienza del sistema.
Come si è arrivati alla scelta di Immuni, chi è Bending Spoon
Prima di arrivare alla scelta di immuni, l’Italia ha vagliato varie proposte, la maggior parte delle quali basate su Bluetooth BLE, che dovranno quindi confrontarsi con le problematiche già note delle proposte di Google ed Apple.
Il Ministro per l’Innovazione Tecnologica ha precisato che la soglia (condivisa anche dal Garante Privacy) di efficacia dell’applicativo è l’adozione da parte di almeno il 60% degli italiani. Trattandosi di uno strumento del tutto volontario e visto il fatto che in Italia non tutte le fasce di popolazione hanno adeguata dimestichezza con gli smartphone, è evidente che il problema principale (che determinerà il successo o il fallimento dell’applicazione) sarà proprio quello di raggiungere questa soglia di adesione.
Per risolvere questo problema si sta pensando a misure che incentivino il download dell’applicazione (con il rischio però di rendere così sostanzialmente imposta e solo formalmente volontaria l’adesione al servizio).
Altro problema di cui tener conto è quello delle misure complementari a supporto dell’iniziativa di contact tracing.
Come dimostrato dai successi riscontrati dalla soluzione adottata della Corea del Sud, la soluzione tecnologica non può prescindere dagli ulteriori due elementi di cui è composto l’ormai noto assioma delle “tre T”, composto da Testing, Tracing, Treating.
Il che significa che la tecnologia deve trovare il proprio complemento in un sistema in grado di effettuare controlli, tramite tamponi, per individuare i positivi, nonché di isolare i casi meno gravi, per i quali l’assistenza sanitaria potrà avvenire anche a distanza.
Recentemente, si è poi tornati a parlare, per l’app italiana, di soluzioni blended che uniscono ai dati BLE un tracciamento basato sulla geolocalizzazione.
Bending Spoons, lo sviluppatore della app “Immuni” scelta con ordinanza del 16 aprile dal Commissario Straordinario Arcuri, aveva inizialmente adottato proprio questo approccio “misto” salvo poi eliminare l’opzione per il GPS nel progetto presentato al Ministero, visto il clima sfavorevole verso queste soluzioni (scelta che poi si è rivelata vincente).
La notizia dell’utilizzo del GPS da parte di molte delle applicazioni proposte al Ministero aveva destato preoccupazioni perché rischiava di allontanare la soluzione italiana da quelle condivise a livello europeo, anche se c’è da dire che una soluzione che sfrutti sia Bluetooth che GPS sarebbe molto più efficace nella valutazione “qualitativa” dei contatti tracciati.
Con il Bluetooth è possibile tracciare un contatto a prescindere da dove questo sia avvenuto. Per gli applicativi basati unicamente su tale dato, quindi, un passante incrociato per strada ed un collega di lavoro con cui si condivide l’ufficio non fanno differenza.
Con la tecnologia GPS, che traccia non solo il contatto ma anche dove questo è avvenuto, è possibile qualificare il contatto e capire se si tratta di un contatto momentaneo, se il contatto è avvenuto in un luogo in cui la distanza di sicurezza e i presidi individuali sono rispettati o meno, se il contatto è stato o meno prolungato, etc.
Per lo stesso motivo (ovvero per la disponibilità di una maggior quantità di dati) è possibile anche che la persona contattata perché è stata esposta ad un soggetto positivo, sia in grado di riferire come e quando è stata a contatto con il soggetto infetto, permettendo così di escludere contatti “solo formali” e di concentrare le misure preventive su contatti con effettivo rischio di trasmissione del contagio.
In tal modo sarebbe, dunque, possibile meglio individuare e rintracciare la presenza di eventuali focolai con dati che sarebbero obiettivamente e qualitativamente più interessanti rispetto a quelli basati unicamente su tecnologie Bluetooth.
Alla prima first call per la ricerca di soluzioni tecnologiche nel campo del data analytics – lanciata congiuntamente il 25 marzo scorso dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, il Ministro dello Sviluppo Economico e il Ministro dell’Università e Ricerca – sono state proposte diverse soluzioni che pur presupponendo l’uso del Bluetooth affiancavano l’utilizzo più o meno granulare del GPS (con un grado di precisione del tracciamento dai 10 ai 100 metri).
Questo genere di soluzioni ha come contraltare un approccio certamente più invasivo nei confronti del diritto alla riservatezza degli utenti, in quanto in grado di individuare tutti gli spostamenti effettuati da quest’ultimi, comportando così una presumibile violazione del principio di minimizzazione previsto dal GDPR.
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Milan, Athekame cresce a Lione: il prestito può cambiare il suo futuro
Il laterale svizzero è diventato titolare fisso con Fonseca e ha già firmato 2 gol e 2 assist. Il prestito senza diritto di riscatto lascia ai rossoneri il controllo sul 2027.

ZACHARY ATHEKAME DELL’OLYMPIQUE LIONE CONTROLLA IL PALLONE (FOTO DI FRANCO ARLAND/GETTY IMAGES)
Zachary Athekame sta trasformando il prestito al Lione in un passaggio importante per il proprio futuro al Milan: Paulo Fonseca lo ha schierato titolare in tutte le prime cinque giornate di Ligue 1, il laterale ha giocato 450 minuti su 450 e ha già prodotto 2 gol e 2 assist.
Il dato più importante va oltre il rendimento immediato. Athekame è in Francia senza diritto di riscatto e resta legato ai rossoneri fino al 30 giugno 2030. Il Lione gli sta dando continuità, mentre il Milan mantiene il controllo sul suo futuro.
Da 819 minuti a un posto fisso con Fonseca
Il cambiamento più evidente riguarda il minutaggio.
Nella Serie A 2025/26 lo svizzero aveva raccolto 27 presenze con il Milan, per un totale di 819 minuti. Ben 20 apparizioni erano arrivate entrando dalla panchina.
A Lione il quadro è completamente diverso.
Fonseca lo ha utilizzato dall’inizio in tutte le prime cinque giornate e non lo ha ancora sostituito: cinque titolarità e cinque partite complete.
In poco più di un mese ha già disputato oltre la metà dei minuti accumulati nell’intero campionato precedente con la maglia rossonera. Athekame è passato da elemento di rotazione a titolare stabile.
Cinque partite per raggiungere già il 2+2
Alla continuità si sono aggiunti i numeri offensivi.
Il classe 2004 conta già due reti e due assist in Ligue 1. Con il Milan aveva chiuso la scorsa Serie A con lo stesso rendimento, ma distribuito nell’arco di 27 presenze.
In Francia gli sono bastate cinque giornate per eguagliarlo.
Il primo gol è arrivato contro l’Auxerre, nella vittoria per 3-1 del 4 settembre. Contro il Rennes, il 19 settembre, è andato nuovamente a segno nel 4-0 dei francesi, aggiungendo anche un assist per Corentin Tolisso.
Il 2+2 fotografa il salto offensivo, ma soprattutto accompagna una trasformazione più importante: Athekame ora gioca ogni settimana e lo fa dall’inizio alla fine.
Il prestito sta dando ad Athekame ciò che gli mancava
Quando il laterale ha lasciato Milano ad agosto, aveva bisogno soprattutto di continuità.
A 21 anni aveva già trovato spazio nelle rotazioni rossonere, ma raramente aveva potuto costruire una lunga sequenza di partite da titolare. Il Lione gli sta offrendo proprio questa possibilità.
Fonseca gli ha affidato stabilmente la fascia destra e Athekame sta rispondendo con minuti, rendimento e partecipazione offensiva.
È questo il valore principale dell’operazione per il Milan. Lo svizzero sta accumulando esperienza attraverso partite complete e responsabilità da titolare, invece di vivere un’altra stagione prevalentemente da alternativa.
Nessun diritto di riscatto: decide il Milan
La formula dell’accordo rende ancora più importante quanto sta accadendo in Francia.
Athekame è stato ceduto al Lione per una stagione senza diritto di riscatto. Il club francese può valorizzarlo e utilizzarlo da titolare, ma non dispone di un’opzione per acquistarlo definitivamente.
Il cartellino resta dei rossoneri e il contratto firmato nell’estate 2025 scade nel 2030.
Per questo la crescita in Ligue 1 riguarda direttamente anche il Milan. A fine prestito il club potrà rivalutare il giocatore dopo una stagione costruita su un minutaggio e un ruolo molto diversi rispetto a quelli avuti a San Siro.
Nel 2027 il Milan avrà un dossier diverso
Il percorso francese sta già modificando la base sulla quale verrà valutato il laterale.
Un giocatore reduce da una stagione da alternativa non presenta lo stesso profilo di chi ha conquistato il posto da titolare in Ligue 1. Le prime cinque giornate mostrano esattamente questa evoluzione.
Nell’estate 2027 i rossoneri avranno quindi due strade principali: valutarne l’inserimento nel progetto tecnico oppure prendere una decisione sul mercato partendo da un calciatore più esperto e valorizzato.
La scelta arriverà più avanti. Intanto il prestito sta costruendo condizioni molto diverse rispetto a quelle dell’estate 2026.
Athekame è già tornato al centro dei piani futuri
I numeri sintetizzano il cambiamento: 27 presenze e 819 minuti con il Milan nel 2025/26, cinque presenze e 450 minuti con il Lione nel 2026/27.
In Francia Athekame ha già raggiunto gli stessi 2 gol e 2 assist prodotti nell’intera Serie A precedente e, soprattutto, è diventato un titolare fisso per Fonseca.
Il Lione gli sta dando ciò che cercava: partite, continuità e responsabilità. Il Milan, invece, conserva il cartellino e l’ultima parola sul futuro.
Athekame è partito per crescere e il prestito sta già cambiando il suo status. Nel 2027 i rossoneri si ritroveranno a valutare un giocatore con un bagaglio molto diverso da quello che aveva lasciato Milanello ad agosto.
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Inter, Ivan Provedel vede l’esordio: la sosta gli apre spazio
Martínez sarà impegnato con la Spagna fino al 6 ottobre, mentre l’ex Lazio resterà ad Appiano: i giorni con Chivu possono portarlo verso il primo match in nerazzurro.

IVAN PROVEDEL DELL’FC INTERNAZIONALE IN AZIONE DURANTE L’ALLENAMENTO AD APPIANO GENTILE (FOTO DI MATTIA PISTOIA – INTER/INTER VIA GETTY IMAGES)
Ivan Provedel si avvicina alla prima vera occasione per debuttare ufficialmente con l’Inter: durante la lunga sosta Josep Martínez sarà impegnato con la Spagna, mentre l’ex Lazio resterà ad Appiano Gentile e potrà lavorare con continuità agli ordini di Cristian Chivu in vista della ripresa contro il Parma.
La data da cerchiare è sabato 10 ottobre, quando i nerazzurri torneranno in campo a San Siro. Provedel avrà davanti diverse settimane per preparare quella partita con lo staff dell’Inter e provare a conquistarsi il primo posto da titolare della sua nuova esperienza.
Provedel aspetta il primo minuto ufficiale
L’Inter ha acquistato il portiere a titolo definitivo dalla Lazio lo scorso 8 luglio. Il classe 1994 ha firmato fino al 30 giugno 2029, portando nel reparto l’esperienza accumulata in quattro stagioni in biancoceleste e in numerosi campionati di Serie A.
L’avvio della stagione ha però visto Josep Martínez davanti nelle gerarchie. Chivu si è affidato allo spagnolo nelle prime gare ufficiali, mentre Provedel ha aspettato dalla panchina.
Il risultato è un dato molto semplice: arrivato a Milano oltre due mesi fa, l’ex Lazio deve ancora disputare il suo primo minuto ufficiale con la maglia nerazzurra.
La sosta arriva quindi in un momento particolarmente favorevole per provare a cambiare questa situazione.
Martínez parte, Provedel resta con Chivu
Martínez lascerà Appiano per raggiungere la Spagna, impegnata in quattro partite di Nations League tra il 26 settembre e il 6 ottobre. L’ultimo appuntamento sarà la trasferta contro la Croazia, appena quattro giorni prima di Inter-Parma.
Provedel resterà invece al centro sportivo nerazzurro. Per lui significa poter trascorrere l’intera pausa lavorando direttamente con Chivu e il suo staff, senza le interruzioni legate agli impegni internazionali.
È soprattutto questo elemento a rendere diversa la situazione rispetto alle prime settimane della stagione. Il portiere avrà tempo per consolidare automatismi e intesa con il sistema dell’Inter proprio mentre il titolare utilizzato finora sarà lontano dal club.
Non si tratta soltanto di aspettare un turno di riposo per Martínez: Provedel ha davanti un periodo di lavoro nel quale può costruire concretamente la propria candidatura per la ripresa.
Due settimane per guadagnarsi il Parma
L’ex Lazio conosce già il gruppo dopo la preparazione estiva, ma la pausa gli offre una continuità di lavoro particolarmente utile.
Per un portiere arrivato da pochi mesi significa poter approfondire ulteriormente i meccanismi richiesti da Chivu, dalla costruzione dell’azione al coordinamento con la linea difensiva. Sono aspetti che acquistano ancora più importanza quando si punta a entrare nella formazione titolare.
Il Parma diventa così il primo obiettivo concreto. Martínez tornerà dagli impegni internazionali a pochi giorni dalla partita, mentre Provedel avrà preparato la ripresa interamente ad Appiano.
È la finestra che il classe 1994 aspettava dall’inizio della stagione.
Dopo il Parma arriva subito la Champions
Anche il calendario rende questo momento importante per la gestione dei portieri.
Dopo Inter-Parma del 10 ottobre, i nerazzurri torneranno in campo già il 13 ottobre contro il Club Brugge in Champions League. Seguiranno Bologna-Inter il 17 e un altro appuntamento europeo contro lo Shakhtar Donetsk il 21.
Chivu entrerà quindi in una fase con partite ravvicinate tra campionato ed Europa. Avere Provedel pienamente inserito nelle rotazioni permetterebbe all’allenatore di disporre di un’altra soluzione pronta anche tra i pali.
L’esperienza non manca. Il portiere arriva da quattro stagioni alla Lazio e conosce sia la Serie A sia il calcio europeo. L’Inter lo ha inserito nel reparto proprio con un bagaglio molto diverso da quello di un semplice secondo chiamato a crescere alle spalle del titolare.
Provedel vede il debutto
La sosta può quindi rappresentare il passaggio che cambia l’inizio della stagione di Provedel in nerazzurro.
Martínez parte con la Spagna, l’ex Lazio resta ad Appiano e Chivu avrà diverse settimane per lavorare direttamente con lui prima della ripresa. Poi arriverà il Parma, seguito immediatamente dalla Champions League.
Dopo aver trascorso le prime gare ufficiali in panchina, Provedel ha finalmente davanti l’occasione per trasformare il lavoro quotidiano nel primo match con la maglia dell’Inter. Il 10 ottobre può diventare la data del suo debutto ufficiale.
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Milan, Furlani esce anche dal CdA: l’addio è ora formale
Il Milan aggiorna la composizione del proprio Consiglio di Amministrazione: Giorgio Furlani non ne fa più parte, a quasi quattro mesi dalla fine del suo mandato da amministratore delegato.

GIORGIO FURLANI, CEO DELL’AC MILAN (FOTO DI NICOLÒ CAMPO/LIGHTROCKET VIA GETTY IMAGES)
L’aggiornamento della visura camerale
Secondo la visura camerale aggiornata al 22 settembre, il nome di Furlani non compare più tra i consiglieri, ed è assente anche dall’attuale composizione del CdA pubblicata dal club. La separazione sul piano operativo risale invece al 25 maggio 2026, quando RedBird annunciò con effetto immediato la fine del suo incarico da amministratore delegato.
Nello stesso comunicato vennero ufficializzati anche gli addii del direttore sportivo Igli Tare, del direttore tecnico Geoffrey Moncada e dell’allenatore Massimiliano Allegri. Non si tratta quindi di un nuovo allontanamento deciso in queste settimane, ma della formalizzazione di una separazione avviata mesi fa.
La nuova composizione del Consiglio
Il CdA del Milan conta oggi nove membri: Paolo Scaroni, Gerry Cardinale, Stefano Cocirio, Randy Levine, Riccardo Stefanelli, Massimo Calvelli, Robert Klein, Alfredo Craca e David Castelblanco.
Calvelli al centro del nuovo assetto
Il passaggio chiave nella riorganizzazione era arrivato il 26 giugno, quando il Milan aveva nominato Massimo Calvelli Chief Executive Officer. L’organigramma attuale indica Scaroni come Chairman, lo stesso Calvelli come CEO e Cocirio come Chief Financial Officer, mentre Calvelli mantiene anche i ruoli di CEO International di RedBird Development Group e Operating Partner di RedBird Capital Partners.
La distribuzione delle responsabilità esecutive era dunque già cambiata prima dell’uscita formale di Furlani dal Consiglio. L’aggiornamento di settembre rende semplicemente la composizione del CdA coerente con un assetto definito durante l’estate.
Una presenza cominciata nel 2018
Per Furlani si chiude così anche il percorso nel Consiglio iniziato nel 2018, sotto la proprietà Elliott. Nel novembre 2022, dopo il passaggio del Milan a RedBird, era stato promosso amministratore delegato al posto di Ivan Gazidis, attraversando così due proprietà diverse del club.
Per il Milan non cambia oggi la guida operativa, con Calvelli CEO dal 26 giugno: cambia invece la fotografia societaria, che completa sul piano formale la transizione dirigenziale avviata dopo la fine della stagione 2025/26.
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