Calciomercato
L’effetto Moneyball e il metodo Ankersen
L’effetto “Moneyball” e il “metodo Ankersen” sono il futuro del calcio? Il mondo del soccer, al pari di qualsiasi altro settore della vita quotidiana, subisce gli effetti (positivi e non) e le conseguenze dell’avvento della tecnologia. Un progresso che ha permesso, nel corso degli anni, di rendere concreto ciò che appariva fattibile solo nei film di fantascienza.
Ed ecco che il legame intrinseco, se non addirittura magico, che lega le persone alla fantasia cinematografica diventa sempre più reale. Tuttavia, la capacità e la bravura di produttori, scrittori e registi non sta solamente nel trasportare in mondi paralleli chi osserva il maxi schermo, ma anche in quella di rendere conoscibili storie vere che hanno scritto pagine importanti della vita umana, ed alcune di queste riescono ad evadere dalla banale classificazione quale prodotti d’intrattenimento, ma diventano veri e propri fenomeni culturali.
Questo è certamente il caso del famoso film (ma anche e soprattutto libro) “L’Arte di Vincere” di Bennett Miller con protagonista Brad Pitt. Trattasi di una pellicola in cui viene raccontata la storia di una squadra di baseball, gli Oakland Athletics, che con budget economico limitato ha scritto una delle pagine più belle ed importanti di quello sport.
Il fenomeno Oakland Athletics
Il sogno Oakland ha un nome ed un cognome, quelli di un direttore sportivo atipico, Billy Beane, in un’epoca in cui le diseguaglianze monetarie sono in costante crescita. Beane rivoluziona il mondo del baseball e lo fa tramite le idee, col cosiddetto metodo “Moneyball” che finisce col prevalere sulla ricchezza.
“Tra i 20.000 giocatori che vale la pena di valutare credo ci sia una squadra da titolo di 25 giocatori che ci possiamo permettere… Una specie di isola dei giocattoli difettosi”.
Questa è una delle frasi più celebri del film di cui sopra, che racconta l’ idea che spinge l’uomo, nello sport, ad affidare all’intelligenza artificiale le scelte tecniche.
Il Moneyball nel calcio europeo
Il calcio europeo negli ultimi anni ha raggiunto l’apice della diseguaglianza economica con l’avvento dei fondi e dei petrodollari degli Arabi. Molti manager o uomini dei board dei club continentali sono stati attratti e sedotti dall’incredibile storia del d.s. Beane, tanto che nel corso degli anni diverse società europee hanno iniziato ad avvicinarsi a questo diverso modus operandi sul mercato. Ricordiamo l’ esempio inglese del Barsnley, gli olandesi dell’ AZ Alkmaar ed ora anche il Milan. Tuttavia, il sistema Moneyball non è l’unico e solo metodo ‘alternativo’. Infatti, non può non essere presso in considerazione il “metodo Ankersen” che ha condotto il Midtjylland al vertice in Danimarca e il Brentford nel calcio inglese che conta.
Cosa è il “Moneyball”?
Il metodo Moneyball utilizzato per la prima volta da Billy Beane, general manager degli Oakland Athletics, si chiama sabermetrica e il suo ideatore è Bill James. Quest’ultimo, in un libro pubblicato a fine anni settanta, espose la sua teoria di “affidamento ai dati statistici”. Attraverso una studio particolarmente attento dei dati è possibile estrapolare relazioni oggettive sul reale valore di ciascun giocatore. Lo scopo prioritario di tale tecnica operativa è quello di annullare, per quanto la matematica e la statistica lo consentano, il margine di causalità ed imponderabilità ai fini del risultato, evitare spese sbagliate nell’acquisto di giocatori ipervalutati e poco funzionali, ma soprattutto competere utilizzando budget ridotti.
Con i tempi che corrono il semplice utilizzo dei dati per ricercare i players non è certamente una novità. Quello che rende affascinante, rischioso ma a quanto pare dannatamente produttivo il metodo è il diverso ed anomalo modo in cui questi elementi vengono utilizzati. C’è una sorta di monopolizzazione della tecnologia nell’individuazione, ma soprattutto nella scelta dei giocatori. La scienza e la conoscenza umana sono relegate a meri interpreti dell’intelligenza artificiale, che sembra produrre un risultato sbalorditivo e corretto otto volte su dieci.
L’ennesima novità di questo metodo è l’aver cambiato il modo di percepire la bravura dello sportivo, ripensando e ricalibrando vecchi postulati secolari che indicavano quali erano i parametri per vincere.
L’esperienza Barnsley
Il Barnsley nel 2011, periodo in cui militava nella Championship inglese, con l’intento di voler dare una sterzata alla propria esistenza quale società sportiva, decise di fare all-in seguendo il metodo Moneyball. L’approccio del club si distacca totalmente da chi pavoneggiava l’avvalersi di tale sistema. Forse per la prima volta si assiste alla totale immersione di una dirigenza nella mentalità di Billy Beane, poco indicizzata alla bellezza e più preordinata all’efficienza.
Chris Russell etichetta la squadra come “il Barnsley Skyball”, proprio per lo stile di gioco retrò, paragonando una partita dei Reds allo Sline Volleyball, un videogame popolare del 2000 sui computer dei laboratori di informatica delle Hight School.
Resterà negli annali l’intervista rilasciata da un podcaster britannico che paragona lo Skyball alla tradizione inglese di hoofball, che secondo l’Urban Dictionnary è una maniera poco attraente di giocare a calcio.
La stranezza produttiva del calcio del Barnsley
Banalizzata in questo modo, però , non staremmo rendendo merito a quanto sia stato strano e curioso il caso Barnsley.
Secondo i dati Opta di WhoScored, nessun club delle cinque principali leghe europee ha avuto in quella stagione una percentuale di passaggi completati inferiore al 66% del Getafe. Ebbene il Barnsley è addirittura al 58%.
L’Eibar guida poi la statistica per duelli aerei ingaggiati con 56 a partita. Il Barnsley svetta a 66. L’Eibar conta invece 83 palle lunghe giocate ed 80 ricevute a partita. Il Barnsley ne conta 84, ma soprattutto, gli avversari ne hanno giocate un assurdo 102 contro, a partita.
Certo, si può attribuire gran parte di queste statistiche alla bassa qualità della seconda divisione inglese, dove il fanalino di coda Wycombe completa ancor meno passaggi del Barnsley, ma quel dato di 102 palle lunghe giocate contro è il 24% più alto rispetto alla seconda squadra in questa particolare classifica, tenendo in considerazione sempre e solo la Championship.
Il Barnsley non solo gioca lo Skyball – ma forza e costringe anche gli avversari a giocarlo.
La ragione per la quale il Barnsley non ha avuto alcun tipo di imbarazzo nel giocare questo calcio è l’aver fatto all-in su quella che alla fine dei conti, sembra emergere come va una importante verità sia statistica e forse anche filosofica: non conta, non fa differenza alcuna, se un passaggio viene completato o meno nel momento in cui sei in una posizione ideale per riconquistare immediatamente il pallone.
L’unica cosa che conta è in quale porta finisca il pallone e quale squadra abbia il proprio giocatore sulla palla. In generale, questi dati sono meno importanti di dove si trovi la palla in quel dato istante e dell’organizzazione difensiva nel computo delle scoring probabilities.
Milan, Gerry Cardinale sostituisce Maldini e Massara con…l’algoritmo
Il proprietario del Milan, Gerry Cardinale, il 5 giugno, terminato l’incontro con Maldini decide di licenziare, clamorosamente, sia l’ex storico capitano, nonchè bandiera del club lombardo, che Massara. La scelta, molto probabilmente per questioni di mercato, induce il numero uno dei rossoneri a puntare sul metodo MoneyBall, Dunque, Cardinale sostituisce formalmente i due con Moncada e Furlani, ma sostanzialmente inizia l’era dell’algoritmo “decidente”.
Collaborazione tra RedBird e Billy Beane
Nel frattempo proprio Billy Beane, colui che ha utilizzato nel mondo del baseball tale diverso modo di valutare i papabili acquisti e partenti, ha stretto un rapporto di collaborazione con RedBird, società di Cardinale, e ha iniziato a portare i principi del Moneyball al calcio.
Lo stesso Billy Beane, appassionato di football, non americano, ha provato in prima persona a esportare il suo sistema di calcolo nel mondo del calcio. Prima facie, ha acquistato il franchise dei San José militanti nella Major League Soccer.
Nel 2020 è sbarcato in Europa acquisendo quote di minoranza della AZ Alkmaar, dove ha realizzato il primo vero tentativo di informatizzare totalmente, un reparto di una squadra di calcio.
Ora il “Pensatore fuori dagli schemi”, insieme a Moncada e Furlani, entrerà nel corpo dirigenziale del Milan per guidare una rivoluzione tecnica che risponda ai parametri battezzati dal fondo RedBird.
Ma si può creare una sabermetrica del pallone?
La proprietà statunitense del Milan ci sta provando negli ultimi anni, avendo operato ed implementato parti del metodo nel Liverpool (in cui ha una quota di minoranza con Fenway Sports Group) e nel Tolosa in Francia. Proprio il club transalpino sta lavorando con i dati dal 2020, anno di acquisizione da parte di RedBird.
Ma cosa significa questo? Quello che comunemente viene definito con la parola “dati” è in realtà la raccolta, l’analisi e l’utilizzo di dati grezzi: in questo insieme, rientra un’infinità di informazioni che vanno dalla semplice qualità tecnica alla psicologia dei giocatori ma anche alle statistiche complessive di tutte le squadre.
L’algoritmo e i suoi risultati
Il primo mese di monopolio dell’algoritmo ha condotto ad una serie di risultati che inseriscono il mondo Milan in una zona di limbo: da un lato, l’insoddisfazione per il mancato approdo di Thuram (che ha scelto i cugini dell’Inter, come accaduto qualche anno fa con Kondogbia) e l’addio di Tonali (non sostituito dai grandi sogni Frattesi e Milinkovic Savic), dall’altro, la grande fiducia per l’arrivo in rossonero di Pulisic dal Chelsea, al momento primo grande colpo piazzato durante questa sessione di mercato.
Ma palesemente sorge un quesito, serviva l’intelligenza artificiale per individuare nell’attaccante statunitense un profilo da Milan? Assolutamente no. Anzi, la coppia Maldini – Massara ha dimostrato nel corso degli anni passati la bravura nell’avere certe intuizioni in determinate situazioni. Dopo il primo anno flop di Leao, i due dirigenti non hanno mai messo in discussione la sua permanenza, perché conoscevano perfettamente i margini di crescita del ragazzo. I due, dunque, hanno dimostrato effettivamente la scelta su un calciatore dipende da tanti fattori. Un software, per quanto preciso e competente possa essere, non ha l’intuizione e il sentiment di poter permettere di guardare oltre i numeri.
Numerosi sono gli esponenti del mondo del calcio e soprattutto del mercato che continuano a ripudiare tale tendenza. Certamente, nessuna società e nessun dirigente abiura alla tecnologia e al supporto informatico dell’intelligenza artificiale, ma la sensazione e la vibrazione umana non può assolutamente essere sostituita.
Il durissimo attacco di Sabatini al Milan e al Moneyball
Walter Sabatini, noto direttore sportivo ex Roma, Bologna e Salernitana (con cui ha conquistato un’insperata salvezza nella stagione 2021/22), in un’intervista a Radio24 rivolge un durissimo attacco alla scelta del Milan di avvalersi del metodo Moneyball.
Le parole del d.s.:
“Moneyball è il film più maledetto che sia stato girato. Il calcio non può essere solo statistica. La scelta del Milan la disprezzo totalmente, anche per i modi. Massara e Maldini hanno ereditato le macerie del Milan e lo hanno portato allo scudetto”.
La vittoria attraverso i numeri: il metodo Ankersen
Rasmuss Ankersen è il presidente del Göztepe, cofondatore, nonchè CEO di di Sport Republic. Trattasi di una società, che mediante la ricerca statistica dei calciatori aiuta i club per esprimere al massimo il loro potenziale (similare è Wallabies i cui fondatori sono stati più volte ospiti di LBDV). Tuttavia, tale imprenditore è passato alla storia per la sua ossessione circa l’applicazione dei numeri al calcio. Tutto nasce proprio dallo sport, avendo, per un breve periodo, calcato i campi danesi con addosso la casacca del Midtjylland.
Il modello sviluppato nel club danese
Prima dell’avvento di Ankersen, il Midtjylland non aveva alcun appeal internazionale, non avendo mai spiccato tra i club nelle sue partecipazioni alle coppe europee. A partire dal 2014, si assiste ad una vera e propria evoluzione calcistica e una rivoluzione societaria, che inizia ad investire sulla tecnologia. Viene istituito un dipartimento di ricerca guidato da Ankersen, comprendente addirittura figure professionali con dottorati conseguiti ad Harvard.
Il metodo e la nuova mentalità inculcata dal “visionario di Herning”, basata sulla costante analisi del dato e sull’attenzione per il numero ha permesso di vincere tre titoli della Superliga danese in sei anni e la qualificazione alla Champions League per la prima volta nella storia, nel 2015/16 e poi ancora nel 2020.
Exploit del metodo Ankersen con il Brentford
L’esperienza al Midtjylland, non è l’unica conferma della validità del nuovo modus operandi connesso all’esigenza di trattare il calcio come un vero e proprio business. Infatti, il metodo Ankersen ha permesso riemergere dalle ceneri e di portare nel grande calcio inglese il Brentford in soli dieci anni. Tutto ciò senza che ci fossero fondi arabi alle spalle, ma servendosi di un’ottima programmazione e di un approccio data-driven gestite ed elaborate dal proprietario Matthew Benham, presidente proprio anche del Midtjylland, e di Rasmus Ankersen, suo braccio destro.
Il primo passo fatto, alla luce della scarsa consistenza economica fu quello di studiare i settori e le situazioni che avrebbero potuto portare il maggior profitto alla rosa. Infatti, secondo gli studi di Ankersen, occorreva analizzare le palle inattive, una voce che può comportare anche oltre il 20% delle realizzazioni.
Un cambiamento perseguito dopo aver analizzato le statistiche e che a fine stagione portò ad un clamoroso aumento del 400% delle realizzazioni da situazione di palla inattiva, con 25 reti.
Il “metodo Ankersen” e l’effetto “Moneyball” sono il futuro del calcio?
Alla luce dell’excursus fino ad ora fatto possiamo rispondere al quesito inizialmente posto. Condividiamo appieno le preoccupazioni che aleggiano sempre lì dove c’è presenza del cambiamento. Tuttavia, così come affermato dall’avvocato Ciro Romano, durante la quarta puntata di BLITZ, il talk di calciomercato di LBDV, al netto dei danni che sono stati fatti dagli operatori e dai dirigenti italiani nel corso degli ultimi anni, perché non scommettere sulla tecnologia? Fare peggio di quanto hanno fatto alcune società e alcuni manager è assolutamente impossibile. Dunque, fiducia alla tecnologia e alla voglia di cambiamento, a patto che si riesca a tornare sui propri passi laddove l’esperimento I.A. nel calcio incontri difficoltà e magari non dimenticando che l’esperienza e l’occhio umani rappresentano pur sempre bagaglio inestimabile di conoscenza.
Calciomercato
Inter, calciomercato: 100 milioni e ancora poco spazio per i nuovi in campionato
L’Inter ha investito fino a circa 96 milioni di euro per Jones, Spence, Stankovic e Provedel, a cui si aggiunge l’arrivo a parametro zero di Stones: dopo quattro giornate di Serie A, però, il minutaggio dei nuovi resta contenuto.

CURTIS JONES POSA PER LE FOTO DURANTE LA SUA PRESENTAZIONE COME NUOVO GIOCATORE DELL’INTER (FOTO DI PIER MARCO TACCA – INTER/INTER VIA GETTY IMAGES)
Le cifre reali dei quattro colpi di mercato
Il dato dei “100 milioni” merita una precisazione. Curtis Jones è arrivato dal Liverpool per circa 30 milioni più 5 di bonus, la stessa formula utilizzata per Djed Spence con il Tottenham, mentre per riportare Aleksandar Stankovic a Milano dal Club Brugge sono serviti circa 23 milioni e Ivan Provedel è costato circa 3 milioni.
La parte fissa delle quattro operazioni si ferma quindi a circa 86 milioni, cifra che con tutti i bonus può salire fino a 96. John Stones completa il gruppo dei nuovi innesti, arrivato a parametro zero dopo la fine dell’esperienza al Manchester City.
Spence e Provedel, ancora fermi a quota zero
Dopo quattro giornate di campionato il quadro è netto: Spence e Provedel sono a zero minuti, Stankovic è fermo a 15, Jones ne conta 98 e Stones 99. Spence non ha ancora debuttato in gare ufficiali con l’Inter e resta indisponibile alla vigilia della trasferta contro la Roma.
Il suo inserimento è stato rallentato dalle condizioni fisiche, quindi lo zero nelle presenze non può essere letto come una bocciatura tecnica. Provedel, dal canto suo, ha finora osservato dalla panchina con Josep Martínez titolare, anche se proprio alla vigilia della Roma il ballottaggio tra i due portieri è tornato d’attualità.
Stankovic tra due spezzoni, Stones fermato dall’infortunio
Stankovic ha raccolto finora soltanto due spezzoni, 7 minuti contro il Monza e 8 contro l’Udinese. Per un giocatore riacquistato per circa 23 milioni, il minutaggio resta uno dei dati più interessanti di questo avvio di stagione.
Il percorso di Stones era invece già entrato in una fase diversa, con 99 minuti in tre presenze e una partita iniziata da titolare. Contro l’Udinese, però, il difensore inglese si è fermato al 61′ per un risentimento muscolare ai flessori della coscia sinistra e salterà Roma-Inter, con uno stop stimato di circa tre-quattro settimane.
Jones guadagna spazio, la Roma può essere il test decisivo
Curtis Jones rappresenta finora il caso più avanzato tra gli acquisti estivi, con 98 minuti in tre presenze di campionato, tutte da subentrante. La sua posizione nelle gerarchie di Chivu sta però cambiando in vista dell’Olimpico.
L’assenza di Hakan Calhanoglu, fermato da un problema muscolare all’adduttore della coscia destra, apre infatti uno spazio importante a centrocampo. Jones è tra i candidati a partire dall’inizio contro la Roma: sarebbe la sua prima presenza da titolare in Serie A con l’Inter.
Il punteggio pieno che cambia la lettura del mercato
C’è tuttavia un dato che impedisce di trasformare i pochi minuti dei nuovi in una bocciatura del mercato: 12 punti su 12. L’Inter ha vinto le prime quattro partite di Serie A e ha già segnato 13 gol, presentandosi alla quinta giornata a punteggio pieno insieme alla Roma.
Chivu ha potuto quindi inserire gradualmente i nuovi acquisti senza dover correggere una squadra in difficoltà di risultati. Le singole situazioni restano diverse: Spence non è ancora disponibile, Stones è stato fermato da un infortunio, Provedel compete per un ruolo particolare come quello del portiere, mentre Jones sta progressivamente aumentando il proprio peso.
Il conto resta aperto, soprattutto per Spence, Provedel e Stankovic, ma con l’Inter prima a punteggio pieno il dato pone più una domanda sul futuro che una sentenza già scritta sul mercato.
Calciomercato
Napoli-Fiorentina, retroscena Mastantuono
Prima di approdare alla Fiorentina, Mastantuono è stato sondato dal Napoli. Retroscena e incroci di mercato alla vigilia della sfida.

IL DIRETTORE SPORTIVO DEL NAPOLI GIOVANNI MANNA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Il sondaggio del Napoli e la scelta della Fiorentina
La sfida di campionato tra Fiorentina e Napoli al terreno del Franchi mette di fronte due squadre legate a doppio filo da recenti e fitti intrecci di calciomercato. Il nome più caldo della vigilia è indubbiamente quello di Franco Mastantuono, diciannovenne talento argentino messosi in luce dopo la spettacolare tripletta realizzata contro il Venezia. Il classe 2007, trasferitosi a Firenze in estate a titolo temporaneo secco dal Real Madrid, avrebbe potuto vestire la maglia azzurra se le trattative estive avessero preso una piega differente.
Prima che la società viola chiudesse l’accordo con i Blancos, il direttore sportivo del Napoli Giovanni Manna aveva infatti effettuato un concreto sondaggio contattando direttamente l’entourage del giocatore, rappresentato dagli agenti Fernandez-Tamer. Il dirigente azzurro seguiva le prestazioni di Mastantuono fin dai tempi della sua militanza nel River Plate, prima che il Real Madrid ne rilevasse il cartellino nel 2025 a fronte di un investimento da 45 milioni di euro. Le richieste della dirigenza spagnola, orientata esclusivamente a un prestito secco privo di opzioni di riscatto, unite alle necessità del Napoli di rispettare rigidi parametri di bilancio, hanno finito per bloccare il dialogo, spianando la strada all’inserimento vincente della Fiorentina.
Tutti gli altri intrecci di mercato sull’asse Napoli-Firenze
Il caso Mastantuono rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una serie di incroci e trattative sviluppatisi nel corso delle ultime sessioni tra le due società, come ricostruito dal Corriere dello Sport. Tra i profili condivisi risalta il nome di Radu Dragusin, attuale difensore centrale della Fiorentina guidata da Vanoli, a lungo corteggiato dal Napoli nel gennaio 2024 prima che il centrale rumeno optasse per il trasferimento in Premier League al Tottenham.
Durante l’ultima finestra estiva, la dirigenza partenopea ha inoltre valutato attentamente la posizione del terzino brasiliano Dodô, in quel momento ai margini del progetto tecnico viola e in scadenza di contratto. Sul fronte opposto, la Fiorentina aveva mostrato interesse per l’esterno offensivo Noa Lang senza tuttavia affondare il colpo con il Napoli, mentre nel recente passato anche il centravanti Beto era figurato nella lista dei candidati stilata dagli azzurri per raccogliere l’eredità di Victor Osimhen.
Calciomercato
Milan, Gonçalo Inácio dallo Sporting Lisbona: perché Amorim insiste
Il centrale portoghese è il primo obiettivo per gennaio: conosce già movimenti, distanze e principi della difesa del tecnico rossonero.

GONÇALO INÁCIO DELLO SPORTING CP CALCIA IL PALLONE (FOTO DI DIEGO MARANHÃO/EURASIA SPORT IMAGES/GETTY IMAGES)
Il Milan punta Gonçalo Inácio per gennaio e dietro questa scelta c’è molto più della necessità di rinforzare la difesa: il centrale dello Sporting Lisbona conosce già il calcio di Ruben Amorim, fatto di linea alta, costruzione dal basso, uscite aggressive e difesa a tre. Un vantaggio che lo rende il profilo ideale per accelerare la trasformazione del reparto rossonero.
I rossoneri avevano già seguito il portoghese durante il mercato estivo e ora preparano un nuovo tentativo per la finestra invernale. La priorità è aggiungere un difensore che non debba partire da zero nell’apprendimento del sistema: Inácio ha già lavorato per anni dentro gli stessi principi che Amorim sta introducendo a Milano.
Inácio conosce già il calcio di Amorim
Il legame tecnico nasce allo Sporting, dove il tecnico ha allenato a lungo il centrale e lo ha utilizzato nella propria difesa a tre.
Il classe 2001 si è formato come difensore mancino capace di difendere in avanti, accompagnare la manovra e partecipare direttamente alla prima costruzione. Non deve quindi scoprire i meccanismi richiesti dall’allenatore: li ha già interpretati ad alto livello.
È proprio ciò che oggi serve al Milan.
Amorim chiede una linea più alta, centrali pronti ad accorciare sull’avversario e una reazione immediata dopo la perdita del pallone. Giocare in questo modo significa anche accettare più spazio alle spalle e richiede letture rapide quando un difensore rompe la linea per seguire il proprio uomo.
Sei gol subiti spiegano la priorità per gennaio
L’inizio della stagione ha mostrato perché il Milan vuole intervenire sul reparto.
I rossoneri hanno incassato sei gol nelle prime cinque gare ufficiali e hanno mantenuto la porta inviolata una sola volta, contro il Venezia. Il 2-0 subito contro il Benfica ha evidenziato ancora una volta problemi nelle distanze, nella pressione sul portatore e nell’aggressività della linea.
Non è soltanto una questione di errori individuali. Il Milan sta passando a un modo diverso di difendere e l’intero reparto deve adattarsi alle richieste del tecnico.
Il portoghese riduce proprio questa incognita: conosce già il sistema e sa quali posizioni occupare quando la squadra alza il baricentro.
Costruzione dal basso, l’altra qualità che cerca Amorim
Il valore di Inácio emerge anche quando il Milan ha il pallone.
Il centrale è mancino, dispone di un primo passaggio pulito e sa avanzare palla al piede per superare la prima pressione. Nello Sporting di Amorim partecipava direttamente allo sviluppo dell’azione, diventando uno dei primi riferimenti della costruzione.
Un difensore capace di trovare rapidamente il centrocampo o di rompere una linea avversaria con conduzione e passaggio permette alla squadra di avanzare senza affidarsi continuamente a una costruzione lenta e orizzontale.
Sporting Lisbona, contratto fino al 2030 e clausola da 60 milioni
Il Milan deve però trovare un accordo con uno Sporting che ha protetto uno dei suoi giocatori più importanti.
Inácio ha rinnovato il contratto fino al 2030 e nell’accordo è presente una clausola rescissoria da 60 milioni di euro. Il club portoghese parte quindi da una posizione forte nella trattativa.
I rossoneri avevano già mosso passi concreti durante l’estate senza arrivare alla chiusura dell’operazione. Il dossier è rimasto aperto e gennaio rappresenta la nuova finestra individuata per tornare sul centrale.
Pavlović e Inácio, due profili per la stessa rivoluzione
Il piano rossonero diventa ancora più interessante considerando la situazione di Strahinja Pavlović.
Il Milan sta lavorando al rinnovo del serbo fino al 2031, con la volontà di continuare a puntare su di lui. L’interesse per Inácio non nasce quindi dalla necessità di sostituire Pavlović, ma dalla ricerca di caratteristiche complementari all’interno della nuova difesa.
Il serbo garantisce fisicità, aggressività nei duelli e capacità di attaccare l’avversario. Il portoghese aggiunge qualità nella prima costruzione e soprattutto una conoscenza già consolidata dei meccanismi di Amorim.
Inácio è il centrale che può accelerare il nuovo Milan
Il mercato di gennaio può diventare il secondo passaggio della trasformazione iniziata in estate.
Amorim non cerca semplicemente un altro difensore. Cerca un giocatore capace di interpretare immediatamente una linea alta, costruire sotto pressione e riconoscere movimenti che il resto della squadra sta ancora assimilando.
È qui che Gonçalo Inácio si distingue dagli altri profili. Il centrale dello Sporting Lisbona conosce già il calcio di Amorim e il Milan lo vuole proprio per questo: non soltanto per aggiungere qualità alla difesa, ma per accelerare la costruzione del reparto che il tecnico ha in mente.
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