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Coppa d'Africa

Coppa d’Africa, proseguono le polemiche: Marocco pronto all’azione legale

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Emozioni a non finire nella finale di Coppa d’Africa, vinta dal Senegal nei tempi supplementari. Il Marocco pronto a rivolgersi a CAF e FIFA per la sospensione della partita.

Cala il sipario sulla Coppa d’Africa 2025, con una finale incredibile, e con la vittoria del Senegal, del quale si parlerà per anni per quanto accaduto nell’ultima mezz’ora. Un incredibile caso, nata dalla scelta delle selezionale senegalese di far sospendere la partita, abbandonando il terreno di gioco, a causa del rigore concesso al Marocco in pieno recupero. Gioco che è poi ripreso dopo diversi minuti di stop, con Brahim Diaz pronto dal dischetto per regalare il trofeo ai padroni di casa dopo 50 anni di attesa.

Incredibilmente il trequartista del Real Madrid prova a sorprendere il portiere Edouard Mendy con un pallonetto centrale, che viene bloccato senza difficoltà dal portiere senegalese. Cala il gelo sugli spalti di Rabat, con la grande chance sprecata da Brahim Diaz. Gara che resta quindi sullo 0-0, e che prosegue ai supplementari. Il resto è storia, con il gran gol firmato da Gueye che regala il 2° successo nella competizione ai Leoni di Teranga dopo il successo nell’edizione del 2021.

Coppa d’Africa, il Marocco fa reclamo ufficiale

Sconfitta che non va giù alla federazione marocchina, per il caos generato dallo  staff senegalese al momento della concessione del calcio di rigore per il Marocco. Tanto che la FIFA è pronta a sanzionare il comportamento tenuto dalla nazionale del Senegal. La Federazione del Marocco ha comunque annunciato l’intenzione di voler portare avanti azioni legali per fare piena luce sul ritiro momentaneo del Senegal e sugli eventi che hanno portato alla sospensione della gara.

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Coppa d'Africa

Marocco battuto: rigore sbagliato e ricorso federale

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Marocco perde contro il Senegal: la finale AFCON 2025 doveva essere un trionfo, ma si trasforma in una ferita aperta per il calcio marocchino.

La finale persa contro il Senegal, in casa, davanti al proprio pubblico, ha lasciato dibattiti sportivi e politici che vanno oltre il risultato.

In campo, il Marocco ha giocato una partita bloccata, tesa, quasi impaurita. Una squadra che ha preferito controllare piuttosto che imporre il proprio gioco. La scelta non ha pagato. Il gol del Senegal nei supplementari ha chiuso la partita e spento l’illusione e la convinzione di aver vinto la coppa.

Il rigore sbagliato nei tempi regolamentari è l’immagine simbolo della finale. Ma fermarsi lì sarebbe riduttivo. Perché il problema non è solo tecnico ma strutturale.

Subito dopo la partita, la Federazione Reale Marocchina di Calcio ha presentato un ricorso formale alla CAF, contestando la gestione arbitrale della finale e l’uso del VAR in alcuni episodi chiave.

Un atto che racconta nervosismo e tensione, ma che difficilmente cambierà l’esito sportivo.

Il ricorso, più che una reale speranza, appare come un messaggio politico cioè difendere l’immagine della nazionale e contenere il malcontento interno.

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Perché la sconfitta non arriva nel vuoto, ma in un contesto già carico di critiche.

Da mesi, osservatori e media locali parlano di una nazionale gestita con eccessiva prudenza da Walid Regragui che resta un allenatore rispettato, ma sempre più protetto da una federazione che ha trasformato la squadra in un simbolo intoccabile.

Chi critica viene spesso etichettato come “nemico del progetto”.

Il risultato è una nazionale che gioca per non sbagliare. Ma nelle finali, soprattutto in casa, chi non rischia perde.

Fuori dal campo, la finale ha accentuato il distacco tra calcio e società. In un paese dove si discute di priorità, spesa pubblica e diritti, il calcio resta una vetrina potente, ma fragile. Quando non vince, lascia solo domande.

La sconfitta in finale e il ricorso alla CAF non cancellano il percorso del Marocco. Ma mostrano chiaramente una cosa: il problema non è un rigore, è un sistema che fatica ad accettare il fallimento.

E finché il calcio servirà più a difendere una narrazione che a fare autocritica, le finali perse continueranno a pesare più dei successi annunciati come in questo caso.

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Coppa d'Africa

Coppa d’Africa, tutto pronto per l’atto finale

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Coppa d'Africa Depositphotos

Allo Stadio Prince Moulay Abdellah di Rabat alle 20.00 italiane va in scena la finale della Coppa d’Africa tra i padroni di casa del Marocco e il Senegal.

Giunge al termine questa sera la Coppa d’Africa. Tutto il mondo aspetta di sapere chi sarà incoronato campione del continente africano, tra o padroni di casa del Marocco, pronti a gioire dopo 50 anni di attesa, e il Senegal. L’ultimo atto del torneo si giocherà questa sera alle ore 20.00 italiane.

Dopo 1 mese e 50 incontri disputati saranno queste due nazioni a giocarsi il titolo, dopo aver eliminato in semifinale la Nigeria di Victor Osihmen e l‘Egitto di Momo Salah. Proprio la nazionale nigeriana si è presa la medaglia di bronzo, battendo gli egiziani ai calci di rigore nella finale per il 3° posto.

Il Marocco, grande favorita all’inizio della competizione, non ha disatteso i pronostici, arrivando a giocarsi la finale. I Leoni dell’Atlante vogliono tornare ad alzare il trofeo che manca dal 1976. Dall’altra parte anche il Senegal, che può vantare un 11 di grande talento e esperienza, nutre grande fiducia di laurearsi per la seconda volta campioni della Coppa d’Africa. I Leoni della Teranga, vincitori dell’edizione del 2021, si apprestano a disputare la loro 4° finale.

Senegal-Marocco, le probabili formazioni della finale

Le mosse e le scelte dei due ct, Pape Thiaw e Walid Regragui, per la finalissima di Coppa d’Africa:

SENEGAL (4-3-3): Édouard Mendy, Krépin Diatta, Abdoulaye Seck, Moussa Niakhaté, El Hadji Malick Diouf, Idrissa Gueye, Lamine Camara, Pape Gueye, Iliman Ndiaye, Sadio Mané, Nicolas Jackson. CT: Pape Thiaw.

MAROCCO (4-2-3-1): Yassine Bounou, Achraf Hakimi, Nayef Aguerd, Adam Masina, Noussair Mazraoui, Neil El Aynaoui, Bilal El Khannouss, Ismael Saibari, Brahim Díaz, Abde Ezzalzouli, Ayoub El Kaabi. CT: Walid Regragui.

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Coppa d'Africa

Marocco, la parabola di Regragui: tra successi e critiche federali

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Walid Regragui, ex difensore franco-marocchino, è oggi il volto della panchina della nazionale del Marocco arrivata in finale nella Coppa d’Africa.

Da quando ha preso in mano gli Atlas Lions, ha guidato la squadra a risultati significativi, come la storica semifinale mondiale del 2022 e la gestione attuale dell’AFCON 2025, torneo che ha visto il Marocco protagonista fin dai primi giorni.

Regragui non è un allenatore qualunque: cresciuto nei sobborghi parigini da genitori marocchini, ha maturato esperienze importanti nei campionati europei prima di ritornare al suo paese d’origine come tecnico.

La sua conoscenza del calcio locale e internazionale gli ha permesso di costruire un gruppo competitivo e ben organizzato.

Nonostante i risultati, la gestione tecnica di Regragui non è esente da critiche.

Esperti e tifosi hanno spesso sottolineato un approccio troppo prudente: il Marocco, nelle grandi partite, sembra più concentrato a non subire gol che a proporre gioco offensivo.

Alcuni talenti offensivi vengono raramente valorizzati, con schemi considerati “rigidi” o poco creativi.

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Marocco, Regragui punta sul pragmatismo

I primi giorni di AFCON 2025 hanno confermato questo trend: la squadra vince e avanza, ma il pubblico e gli analisti continuano a chiedere più coraggio, un gioco più spettacolare e meno legato a schemi di sicurezza tattica.

Dietro la panchina, però, c’è anche un’altra partita: quella tra allenatore e politica sportiva. La Federazione Reale Marocchina di Calcio, guidata da Fouzi Lekjaa, ha sempre dichiarato fiducia incondizionata a Regragui, garantendogli un contratto fino al 2026.

Ma osservatori locali e giornalisti di FESNEWS segnalano come molte scelte tecniche non siano esclusivamente dettate dal campo.

Si parla di interventi federali nelle convocazioni, di preferenze per alcuni giocatori rispetto ad altri, e di una gestione che punta a risultati “sicuri” più che a sviluppo del talento.

In questo senso, Regragui diventa non solo allenatore, ma anche figura chiave di un sistema che mira a presentare una nazionale impeccabile agli occhi dell’opinione pubblica e delle istituzioni.

I tifosi marocchini sono tra i più appassionati d’Africa e non hanno mai risparmiato critiche.

Le critiche non si fermano alla tattica: si parla anche di comunicazione, gestione dei media e rapporti con la stampa, dove l’immagine dell’allenatore è spesso enfatizzata come simbolo di stabilità nazionale più che di reale libertà tecnica.

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Regragui, dunque, vive un equilibrio delicato. Da un lato, è un tecnico pragmatico che ha saputo ottenere risultati concreti; dall’altro, è un allenatore legato a una federazione che controlla la narrativa sportiva, seleziona i giocatori secondo logiche a volte politiche e limita il rischio in campo.

Il suo compito oggi non è solo vincere partite: deve gestire le pressioni di tifosi, media, federazione e governo, garantendo risultati senza creare polemiche. Un lavoro complicato, soprattutto in un paese dove il calcio è diventato parte della strategia di immagine nazionale.

Conclusione

Walid Regragui resta un tecnico capace e rispettato, ma la sua storia dimostra che guidare la nazionale marocchina significa affrontare più sfide di quelle che si vedono sul campo. La sua figura è intrecciata a tattiche prudenziali, pressioni federali e aspettative nazionali.

Il vero nodo, però, resta la sostenibilità di questo modello: può un allenatore continuare a ottenere risultati in un sistema dove politica, immagine e calcio si intrecciano così strettamente?

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