Roma's Head Coach Jose Mourinho portrait during italian soccer Serie A match Venezia FC vs AS Roma at the Pier Luigi Penzo stadium in Venice, Italy, November 07, 2021 - Credit: Ettore Griffoni
Il ritorno da rivale di Mourinho all’Estádio do Dragão termina a reti bianche. Il Porto di Farioli non va in fuga, ma lo Special One esce subissato di fischi.
Finisce 0-0 l’atteso big match dell’ottava giornata de la Liga Portugal fra Porto e Benfica. Occhi puntati su un match storicamente ricco di fascino, sublimato da un atavico contrasto fra le due tifoserie ed esacerbato dal “tradimento” di José Mourinho: passato (o meglio, ritornato) agli acerrimi rivali dopo 4 anni con i Dragoni.
JOSE MOURINHO RAMMARICATO ( FOTO FORNELLI/KEYPRESS )
Per Farioli l’imperativo era non perdere, dato che l’umiliazione dell’anno scorso (4-1 all’andata e al ritorno) era ancora nitida nelle menti dei tifosi Dragões. E il peso della partita si è sentito tutto, nonostante il Porto fosse padrone di casa e favorito dai pronostici. Serata particolare anche per Mourinho, e non potrebbe essere altrimenti. Il Vate di Setubal ha avuto poco tempo per trasmettere la sua impronta alla squadra (è infatti in carica soltanto da 18 giorni) e i primi risultati (2 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta) non sono stati esaltanti.
Comprensibilmente, però, tutti gli occhi erano puntati sull’accoglienza che i suoi vecchi tifosi gli avrebbero riservato. Il pubblico di casa, ferito dal “tradimento” di colui che consideravano un idolo, ha subissato il tecnico lusitano di fischi e insulti, arrivando persino a lanciare ripetutamente oggetti in campo: nel tentativo di colpire lui e il suo staff. Impassibile lo Special One, che si è limitato a raccogliere gli oggetti piovuti dagli spalti senza battere ciglio e ha persino contribuito a sedare un principio di rissa verificatosi nel finale di partita.
La stragrande maggioranza delle emozioni ha quindi riguardato ciò che è esterno al rettangolo verde, con Mourinho che, nonostante fosse in versione “zen”, non ha comunque abiurato alla sua tendenza ad esasperare le proteste verso la terna arbitrale. Il Porto tiene il pallino del gioco nel primo tempo, con Farioli che porta i due laterali di difesa dentro il campo (come spesso ha fatto anche Guardiola al Manchester City) per cercare di scardinare il blocco basso degli ospiti. Presentatosi all’Estádio do Dragão con il classico 4-4-1-1 estremamente compatto che Mourinho ha imposto ai suoi sin dal suo ritorno a Lisbona.
Aursnes come equilibratore a sinistra, con Lukebakio a dare impulsi sulla destra e Sudakov da agitatore tecnico fra le linee a supporto di Pavlidis: unico calciatore nella storia del Benfica ad aver segnato una tripletta in casa del Porto. Nella ripresa gli ospiti vengono lentamente fuori, prendendo progressivamente campo e imprimendo alla partita una costante sensazione di pericolosità: sconosciuta nella prima frazione. La migliore occasione della partita è però una auto-traversa dell’ex Spezia Kiwior, che per poco non beffa Diogo Costa nel tentativo di prolungare un colpo di testa dell’ex Juventus Barrenechea sugli sviluppi di una punizione.
La replica dei padroni di casa arriva solo nel finale, quando il gioiellino Rodrigo Mora (che è rimasto dopo che il suo passaggio in Arabia Saudita è saltato al fotofinish) ha calciato sulla traversa un pallone vacante in area di rigore. Mourinho era appena passato ad un abbottonatissimo 5-4-1, con quattro centrocampisti puri in mediana, ma la sua squadra ha comunque concesso la miglior occasione della partita ai rivali. Il Benfica rimane terzo in classifica, a 4 punti di distanza dal Porto che però non va in fuga: il campionato è ancora aperto.
Aggiornato al 06/10/2025 17:42
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