Categorie: Serie A

Juventus, la fortuna salva ancora Tudor: Juric a un passo dall’impresa

La Dea bendata assiste ancora una volta la Juventus. I bianconeri non convincono nemmeno stavolta, ma riemergono nel finale grazie a Cabal: beffa per Juric.

Senza la mezza-follia di Kossounou e la carambola in area di rigore, ora staremmo qui a raccontare della lezione di calcio di Ivan Juric ad Igor Tudor. Perché, per circa 80 minuti, così è stato. Poi un’altra follia, la seconda in meno di due minuti: quella di De Roon. Troppo esperto il capitano dell’Atalanta per commettere un fallo del genere, peraltro già gravato di un’ammonizione e nel momento più complicato (dal punto di vista psicologico) per i suoi. L’ingenuità dell’olandese costringe i bergamaschi a un finale di partita in trincea, a difendere con le unghie e con i denti un pareggio che sarebbe parso strettissimo sino a pochi minuti prima.

Juventus-Atalanta 1-1, il recap del match

Cervellotico Tudor, come quasi mai era stato dal suo ritorno a Torino. La parentesi del tecnico croato a Vinovo era stata all’insegna del pragmatismo, e per questo (giustamente) elogiata. A differenza di quanto si era visto in passato, soprattutto a Marsiglia. Ma si sa, le vecchie abitudini sono dure a morire. Il lupo perde il pelo ma non il vizio e infatti Tudor, che sino a pochi giorni fa gongolava per essersi ritrovato in rosa due centravanti di spessore quando se ne aspettava uno solo, decide di mandarli contemporaneamente in panchina.

Openda reinventato centravanti (ruolo che può fare, ma perché David e Vlahovic entrambi fuori?) e soprattutto Adzic titolare. Ragazzo a cui, al netto del gol (bello e decisivo) contro l’Inter, manca chiaramente lo spessore per giocare certe partite. Tudor sembra tornato quello tanto vituperato oltralpe, che aveva fatto impazzire i tifosi dell’OM snaturando Clauss a sinistra e inventandosi Cengiz Under centravanti. D’altro canto, Juric la prepara benissimo e il suo ottimo lavoro viene puntualmente premiato a fine primo tempo.

Il gol di Sulemana è un plauso esemplificativo alla gestione del tecnico ex Roma e Southampton. Non solo per questa partita, ma più in generale per come ha gestito l’intera stagione sin qui. Un passato tormentato (la pesante eredità di Gasperini che pesa come una Spada di Damocle, la cessione di Retegui e la querelle Lookman) e un presente incerto, fra infortuni e critiche pretestuose. Juric ha però tirato dritto e difeso le sue idee, incarnate in quei giocatori che dimostrano che il suo lavoro a Roma e Inghilterra non era da buttare.

Prima con Zalewski e ora con Sulemana. Juric lo ha voluto fortemente a Bergamo dopo averlo considerato un cardine imprescindibile del suo undici titolare anche oltremanica e quest’ultimo lo ha ripagato con due gol: uno domenica scorsa al Torino e uno oggi, all’altra squadra piemontese. Juric ha preferito l’ex Rennes al redivivo Lookman, dimostrando che le frasi sul “gruppo che viene prima di tutto” non erano retorica o semplici frasi di circostanza. Juric ha premiato il merito, senza guardare alla storia o al nome stampato dietro la maglia.

L’Atalanta finisce benissimo il primo tempo e inizia altrettanto bene il secondo, ma poi il croato commette l’unico errore della sua partita: ovvero togliere proprio Sulemana (e non Samardzic) per inserire l’acciaccato De Ketelaere. Il ghanese non era solo il migliore in campo, ma anche l’unico giocatore in grado di allungare la difesa bianconera: con la sua velocità e i suoi strappi. Oltretutto, il belga e il serbo sono sempre stati considerati alternativi in quanto entrambi mancini: la loro coesistenza costringe uno dei due a traslocare sull’altra fascia.

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Tocca all’ex Milan, in questo caso, ma la fascia sinistra isn’t his cup of tea: un mantra che Juric dovrebbe aver imparato bene durante la sua esperienza con i Saints, nonostante sia durata poco. L’Atalanta perde verticalità e capacità di ribaltare velocemente il campo, cercando di gestire maggiormente vantaggio e pallone. E non è detto non fosse una scelta consapevole, attenzione, ma scommettere tutto sull’inerzia in casa della Juventus non è mai una buona idea. Gli episodi fortunati, nell’ultimo periodo, girano tutti dalla parte di Madama.

Inter, Borussia Dortmund e Atalanta. La Juventus (idealmente) avrebbe meritato zero punti, ne ha fatti cinque. Nella sfortuna (infortunio di Bremer) la Signora sfugge ancora una volta dalla necessità di fare i conti con ciò che non funzionava grazie al suo sostituto, ovvero Cabal. L’ex Hellas Verona raccoglie una palla vagante in area di rigore, approfittando di uno svarione di Kossounou, e la corregge in rete. Appena il pallone torna al centro del campo, De Roon entra su McKennie senza nessuna possibilità di contendergli la sfera.

Segue un quarto d’ora di sofferenza, con un Carnesecchi ancora una volta sugli scudi e una solidità difensiva che inizia ad assumere i crismi del proprio fautore. L’Atalanta, partita dopo partita, ricorda sempre di più il Torino di Juric, ma ovviamente con più qualità. Quella che fa la differenza e la cui mancanza gli ha impedito di riportare il Toro, che è tornato mestamente nella metà destra della classifica con i suoi successori, in Europa. Il tutto al netto degli infortuni, che lo hanno privato di Scamacca, Ederson, Zalewski, Kolasinac, Scalvini e Djimsiti oltre a un Lookman non ancora pienamente reintegrato. Un punto amaro per la Dea, salvifico per la Juventus: che, almeno fino a dopo la trasferta di Villareal, potrà nascondere ancora la polvere sotto il tappeto.

JUAN DAVID CABAL ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Aggiornato al 27/09/2025 20:34

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Pubblicato da
Marco Palleschi Terzoli

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