Premier League
In Inghilterra vogliono abolire il VAR
Dopo l’ennesimo caso arbitrale spigoloso, avvenuto durante Newcastle-Arsenal, il proselitismo del partito anti-VAR in Inghilterra è sempre più forte.
Per quanto non sia arrivata nessuna conferma istituzionale, la sensazione latente oltremanica è che la Premier League sia in procinto di effettuare una svolta storica. L’eliminazione del peggior male che affligge il calcio moderno non è più solo nella pancia dei tifosi, dei protagonisti e degli addetti ai lavori.
E no, non sto parlando della costruzione dal basso. Per abolire il retro passaggio al portiere, purtroppo, ci vorrà ancora un po’. Sto parlando del VAR e del suo utilizzo. Mai così a rischio dal giorno della sua implementazione.
VAR e Premier: un rapporto difficile
Quello fra la cosiddetta “moviola in campo” e la cultura inglese è sembrato sin da subito un matrimonio innaturale. A tratti forzato. Gli inglesi hanno il bacino d’utenza meno occidentalizzato d’Europa.
Loro non hanno mai sentito il bisogno di essere rassicurati sul fatto che l’arbitro avrebbe preso o meno la decisione giusta. Basti pensare che in Inghilterra non è mai stata un problema la provenienza del direttore di gara.
Stante che l’Inghilterra calcistica è da sempre un mondo a parte. Con le proprie dinamiche. Con le proprie convinzioni. Con i propri metodi e con il suo approccio allo sport. Gli inglesi fanno da soli e fanno a modo loro.
Infatti, il protocollo di applicazione del VAR in Inghilterra non è lo stesso che negli altri campionati europei. E sono gli unici in Europa a utilizzare il VAR secondo criteri personali anziché generali. Insomma, che il calcio inglese non avesse bisogno del VAR lo si era capito subito.

L’ARBITRO MARCO PICCININI ESPELLE SANTIAGO GIMENEZ ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
I problemi atavici del VAR
I problemi principali di questa tecnologia sono facilmente riscontrabili nella figura retorica che spesso viene utilizzata onde evitare una fastidiosa ridondanza nelle terminologie. Sto parlando, ovviamente, della moviola in campo. Un concetto puramente giornalistico e non calcistico.
Non solo perché la moviola in campo non è mai esistita. Ma soprattutto perché il VAR è la cosa più lontana possibile dalla figura della moviola in campo nell’immaginario collettivo. I tifosi non “hanno voluto il VAR per poi lamentarsene“, come molti erroneamente affermano. Nessuno ha mai voluto il VAR. Volevamo la moviola in campo. E, in assenza di essa, ci andava bene l’errore dell’arbitro. Perché l’arbitro è umano e può sbagliare.
Errare humanum est. Per quale motivo noi tifosi accettiamo che l’allenatore possa sbagliare un cambio o direttamente la formazione? Perché accettiamo che il direttore sportivo possa sbagliare un colpo se non direttamente l’intera campagna acquisti? Perché accettiamo che il portiere possa fare una papera? Perché accettiamo che il centravanti possa sbagliare un gol? Perché accettiamo che il centrocampista possa sbagliare un appoggio? Perché accettiamo che il difensore possa sbagliare una lettura?
E soprattutto, perché non riusciamo ad accettare allo stesso modo che la terna arbitrale possa prendere una decisione errata? L’arbitro e i suoi assistenti non sono forse anch’essi degli esseri umani? Al pari di un giocatore o di un allenatore? Perché non riusciamo ad accettare che l’arbitro sia una componente della partita? Esattamente come, per dire, i pali della porta?
Se sbaglia un giocatore o l’allenatore allora ok. Ma se sbaglia l’arbitro ci sentiamo in diritto di utilizzarlo come alibi. Come se l’arbitro fosse un giudice indefesso e universale. Una suprema autorità del calcio che deve fare in modo che la gara scorra liscia, senza la benché minima presenza di un errore.

LA LAZIO PROTESTA CON L’ARBITRO DAVIDE MASSA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Un protocollo cervellotico
Conoscete il “teorema della scimmia instancabile” di Émile Borel? Se un manipolo di scimmie, non in grado di avvertire la fatica, venissero educate nel premere tasti a caso su una tastiera per un lasso di tempo infinitamente lungo, esse sarebbero in grado di scrivere un protocollo VAR migliore.
In realtà non è esattamente così che dice il teorema. Diciamo che l’ho un attimo parafrasato, ma credo siamo tutti d’accordo sulla veridicità di questa affermazione. Lo strumento che venne proposto come la panacea a tutti i mali del calcio si è rivelato, in realtà, un autentico disastro.
E questo principalmente a causa di un protocollo cervellotico, inutilmente complicato e che non ha mai risolto il problema atavico della eccessiva discrezionalità arbitrale. Checché ne strillino i VARisti, non è vero che il VAR ha ridotto gli errori. Non solo gli errori ci sono ancora, e quello è abbastanza normale, ma sono diventati paradossalmente più gravi.
Personalmente, e credo come la stragrande maggioranza dei tifosi, ero disposto ad accettare l’errore dell’arbitro poiché ascrivibile all’umana imperfezione. Non sono invece disposto ad accettare l’errore della macchina. Sia perché questa macchina infernale ce l’hanno propinata come panacea a tutti gli errori dell’arbitro, sia perché è inammissibile la reiterazione di determinate scene.
Quante volte avete sentito la frase “non c’erano immagini sufficienti“. Oppure “non avevamo riscontri da questa determinata angolazione“. Letteralmente ci sono telecamere in ogni angolo del campo. Com’è possibile? Quante volte avete sentito la frase “in questa circostanza il VAR non poteva intervenire“? E allora mi domando che cosa ci sia a fare.
Non era forse stato pensato per questo? Limitare il più possibile il numero di errori arbitrali in una partita di calcio? E allora non è accettabile che ci siano errori che non si possano correggere. Non è accettabile perdere cinque minuti per decretare una posizione di fuorigioco millimetrica, come accaduto ieri a Son in Tottenham-Chelsea, mentre non si può annullare un gol scaturito da un calcio d’angolo o da una punizione inesistenti.

L’ARBITRO LUCA PAIRETTO E LORENZO PELLEGRINI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Il pomo della discordia
Siamo tutti consapevoli che elidere del tutto le polemiche sia impossibile. Da questo assunto fondamentale voglio partire per affermare che nessuno sano di mente si aspettava che il VAR avrebbe cancellato l’errore umano o cancellato del tutto le polemiche.
Tuttavia, era lecito aspettarsi che, in presenza di situazioni oggettive e di un metro di giudizio omogeneo, queste sarebbero drasticamente diminuite. Così non è stato, per usare un vasto eufemismo. Dopo la sconfitta del suo Arsenal a Newcastle, Arteta si è sfogato contro il VAR in conferenza stampa.
E incredibilmente l’Arsenal, mediante un comunicato ufficiale diramato proprio dal club, gli ha dato ragione. E’ la prima volta dalla sua implementazione che il VAR riceve un attacco diretto da un club professionistico. Non solo il suo club, perché anche la stampa inglese dà ragione ad Arteta.
Subito dopo la partita del St. James Park, il “The Times” ha pubblicato un pezzo dal titolo particolarmente eloquente. Che tradotto in italiano suona più o meno così: “La farsa di Newcastle Arsenal ci offre l’ennesima evidenza che il VAR debba andarsene“. Stilettata giornalistica lapidaria, se ne esiste una.
VAR: errori & precedenti
E’ il secondo scandalo mediatico che avvolge il VAR in pochi giorni. La scorsa settimana era stata montata una polemica sul gol annullato a Luis Diaz contro il Tottenham. Un gol regolare, ma nonostante questo annullato per fuorigioco. Una situazione talmente grossolana che ha portato Klopp a chiedere il replay della partita per “errore tecnico“.
Non è la prima volta purtroppo che un gol irregolare viene convalidato. Era già successo ad Acerbi in uno Spezia-Lazio. Sempre in Italia abbiamo visto un gol regolare annullato, sempre per presunto fuorigioco. Ovvero quello di Milik in uno Juventus-Salernitana dello scorso anno.
Persino il fuorigioco, che per la sua intrinseca natura geografica non dovrebbe contemplare l’errore, non risulta esente da topiche. L’implementazione del VAR ha dato alla luce un nuovo tipo di fuorigioco. Ovvero l’ormai celeberrimo “fuorigioco da VAR“. Cioè quella situazione in cui si tende ad annullare un gol per l’unghia incarnita del mignolo di un giocatore.
Una situazione assolutamente impossibile da percepire per l’occhio umano e che apre a una riflessione deontologica sull’esistenza stessa di questa tecnologia. Ma il VAR non era nato per correggere l’errore umano? E allora perché interviene anche in situazioni dove l’arbitro e il guardalinee non hanno colpe? Salvo poi non farlo quando ce n’è realmente bisogno?

L’ARBITRO LUCA PAIRETTO SEDA LA LITE TRA MATTEO GUENDOUZI E MANU KONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Proselitismo “anti-VAR”
Dice il VARista. “Se il VAR ha ridotto anche solo dell’1% la percentuale di errori allora non ha senso abolirlo“. Risponde il campo. “Piegare le dinamiche di gioco all’esistenza di una tecnologia imperfetta non ha alcun senso“.
- La prassi di effettuare un silent check su QUALUNQUE situazione di gioco porta a interrompere sempre più spesso il gioco. Una consuetudine che genera momenti morti e rallenta la fluidità del gioco.
- I controlli VAR sono spesso e volentieri inutilmente lunghi. Questo genera a cascata recuperi interminabili, che mal si sposano con le esigenze di calendari congestionati e fitti di impegni per i giocatori.
- Ha senso, alla luce di quanto appena asserito, costringere un giocatore, che magari è stanco o affaticato, a fare una corsa in più solo perché non vuoi assumerti il rischio di alzare la bandierina? Neppure quando l’irregolarità dell’azione è evidente? Vale la pena esporre i giocatori a un coefficiente di rischio infortuni maggiore di quello che già corrono?
Un gol viene annullato se la squadra in essere ha tratto giovamento da una condotta irregolare di uno dei suoi elementi. Quale vantaggio trae un attaccante dall’avere un quarto di ginocchio in fuorigioco? Nell’era della tecnologia vengono annullate reti che in qualsiasi altro momento storico sarebbero state convalidate senza alcun problema.
Ognuno può pensarla come vuole, ma se la mia attenzione sportiva, e anche parte integrante del mio lavoro, sono da anni rivolti oltre la manica è proprio per l’affinità culturale che mi lega ai tifosi inglesi. Quegli stessi tifosi che hanno già deciso da che parte stare nella contesa fra VARisti e abolizionisti.
Fischiando, in maniera copiosa e incessante, ogni volta che sui maxischermi degli stadi appare una scritta che simboleggia una revisione VAR. Dovessero diventare i primi ad abolire questa macchina infernale, la Premier League si confermerebbe il miglior campionato del mondo in tutto e per tutto.
Non risulta ci siano consultazioni in corso nella PGMOL (Professional Game Match Officials Board, l’equivalente inglese della nostra AIA) per l’eventuale abolizione del VAR. Ciò che è certo è che l’odio per il VAR è trasversale a tutte le tifoserie e le unisce come poche volte si è visto in Inghilterra.
L’Inghilterra sarà pure un mondo a parte. Gli inglesi avranno pure questa “brutta” abitudine di fare sempre le cose a modo loro. Ma se sono diventati i migliori al mondo lo devono proprio a questo. E speriamo che l’Europa continui a proporre di importare il modello inglese anche (e soprattutto) qualora il VAR dovesse venire veramente abolito.v
Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Introdurre il VAR è stato un errore, ma ascrivibile all’atavica imperfezione umana. Continuare a mantenerlo nonostante tutte le evidenze del caso suggeriscano l’esatto contrario, invece, sarebbe un errore diabolico e imperdonabile.
Premier League
Liverpool, Chiesa bocciato: fuori dalla lista Champions
Chiesa tagliato da Iraola nella lista Champions del Liverpool. Insieme a Endo resta ai margini, riaprendo gli scenari di mercato a gennaio.

Federico Chiesa of Liverpool during the Premier League match Liverpool vs Bournemouth at Anfield, Liverpool, United Kingdom, 21st September 2024
(Photo by Cody Froggatt/News Images)
Liverpool, Iraola lo esclude dalla lista Champions
Non cambia la musica per Federico Chiesa ad Anfield. Nonostante l’avvicendamento in panchina e l’arrivo del nuovo tecnico Andoni Iraola, l’attaccante italiano continua a trovarsi ai margini del progetto tecnico del Liverpool. La conferma ufficiale è arrivata con la consegna della lista per la fase a gironi della UEFA Champions League, nella quale il nome dell’ex Juventus spicca tra gli esclusi illustri insieme a quello del centrocampista Wataru Endo.
Per il reparto avanzato, il manager dei Reds ha preferito puntare su Alexander Isak, Cody Gakpo, Hugo Ekitike e il nuovo innesto estivo Bradley Barcola. Un verdetto pesante che rispecchia una gerarchia rigida e penalizzante per il calciatore azzurro, relegato a semplice alternativa di ripiego per le sole competizioni nazionali.
Il parallelo con la gestione Slot e gli scenari di mercato per gennaio
La decisione di Iraola ricalca fedelmente quanto accaduto un anno fa sotto la gestione di Arne Slot. Nella passata stagione, Chiesa fu inizialmente depennato ed entrò in lista unicamente a causa del grave infortunio subito dal giovane difensore Giovanni Leoni. Il bilancio europeo della scorsa annata si chiuse con appena 5 apparizioni per un totale di 78 minuti giocati e una rete firmata nel netto 6-0 contro il Qarabag. Quest’anno Leoni torna a far parte dell’elenco ufficiale, chiudendo definitivamente ogni porta ad un eventuale ripescaggio per l’attaccante.
L’ennesima bocciatura stride fortemente con le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Chiesa a fine luglio, quando si diceva pronto ad affrontare un nuovo capitolo ed a mettersi a disposizione del nuovo allenatore dopo i troppi panchina-show dell’anno prima. Questa nuova esclusione apre di fatto le porte ad un possibile addio durante la finestra invernale di calciomercato a gennaio, con diverse società pronte a riportare il giocatore in Serie A o a offrirgli spazio da titolare altrove.
Calciomercato
Liverpool, accordo con Ngumoha: contratto fino al 2031 e ingaggio rivisto
Il Liverpool ha trovato l’intesa di principio con Rio Ngumoha: manca soltanto la firma sul nuovo contratto a lungo termine.
L’annuncio è questione di settimane
Secondo quanto riferito da Graeme Bailey per TEAMtalk, l’accordo è stato raggiunto in linea di principio e restano da limare solo i dettagli. Il club spera di annunciare il rinnovo nelle prossime settimane.
Di ufficiale, però, non c’è ancora nulla: il condizionale resta d’obbligo finché non arriverà la nota di Anfield.
Perché il rinnovo arriva soltanto adesso
Ngumoha ha compiuto 18 anni il 29 agosto e solo da quel momento può legarsi a un accordo di lunga durata, perché i minorenni non possono firmare oltre i tre anni. Il primo contratto da professionista, del 25 settembre 2025, scade infatti nel 2028.
Le informazioni di Paul Joyce per il Times indicano un quinquennale fino al 2031 con un forte adeguamento dell’ingaggio. Capology colloca lo stipendio attuale sui 25.000 sterline a settimana, tra i più bassi dell’intera rosa.
Bayern, Real e Barcellona: da qui nasce la fretta
A inizio estate il Bayern Monaco si è mosso concretamente sull’esterno, come riferito da Christian Falk, mentre TEAMtalk indica in Real Madrid e Barcellona due grandi ammiratrici del giocatore. I Reds non hanno mai aperto alla cessione, respingendo le voci su un’intesa già trovata tra i bavaresi e l’entourage.
Il passaggio dal Chelsea nel 2024 aveva incrinato i rapporti tra i due club: il 5 febbraio 2026 un tribunale del PFCC ha stabilito che il Liverpool deve versare ai londinesi almeno 2,8 milioni di sterline per la formazione del ragazzo.
Barcola e Munoz alzano la concorrenza sulle corsie
L’estate ha portato ad Anfield l’arrivo di Barcola dal Paris Saint-Germain e Victor Munoz dall’Osasuna per 34,5 milioni di sterline, entrambi più a loro agio a sinistra come Ngumoha. A questo si aggiunge la permanenza di Cody Gakpo, con il domino sulle fasce che alla fine non si è sbloccato.
Ad agosto il diretto interessato ha spiegato che l’obiettivo è essere imprevedibile su entrambe le corsie: a sinistra lo conoscono tutti, a destra sente di stare migliorando. Andoni Iraola lo considera un elemento fisso delle proprie rotazioni offensive, utilizzabile su una fascia come sull’altra.
I numeri e i record dietro al nuovo accordo
Nella stagione 2025-26 l’esterno ha messo insieme 29 presenze, nove da titolare, con i gol contro Newcastle e Fulham in Premier League. Il salto di qualità è arrivato tutto in un anno, da osservato speciale tra i giovani del calcio inglese.
L’11 gennaio 2025 era diventato il più giovane calciatore a partire titolare in una gara del Liverpool, a 16 anni e 135 giorni contro l’Accrington Stanley. Il 25 agosto 2025, al debutto in Premier League, ha deciso al 100′ la sfida di Newcastle: più giovane marcatore nella storia del club.
L’11 aprile 2026 è arrivato il primo gol ad Anfield, contro il Fulham, a 17 anni e 225 giorni, battendo il record di Raheem Sterling. Il 6 giugno, a Tampa, è entrato nella ripresa dell’1-0 contro la Nuova Zelanda: quinto debuttante più giovane dei Three Lions e Player of the Match.
Ora resta da capire quando arriverà la comunicazione ufficiale: staremo a vedere.
Calciomercato
Como-Liam Delap, il Chelsea e il dettaglio che cambia la trattativa
Il Como valuta Liam Delap per rinforzare l’attacco: un dettaglio sulle origini del contatto con il Chelsea può però cambiare la lettura dell’operazione.
Como-Delap, chi ha mosso il primo passo
Secondo Fabrizio Romano, il Como avrebbe già effettuato un primo approccio per Delap. L’attaccante sarebbe in alto nella lista dei profili valutati per rinforzare il reparto offensivo di Cesc Fàbregas.
Inoltre, gli ottimi rapporti con il Chelsea, ulteriormente consolidati dalla recente operazione Trevoh Chalobah, potrebbero agevolare eventuali negoziati tra i due club.
La ricostruzione di Gianluca Di Marzio introduce però un dettaglio importante: Delap sarebbe stato proposto alla dirigenza del Como, che avrebbe poi iniziato a valutare la fattibilità di un trasferimento in prestito.
La differenza può sembrare minima, ma cambia gli equilibri dell’operazione e soprattutto il peso delle parti al tavolo.
Delap come opportunità di mercato per il Como
Se l’iniziativa fosse arrivata dall’esterno, Delap non sarebbe necessariamente un obiettivo da prendere a ogni costo. Il suo profilo potrebbe invece rappresentare un’opportunità di mercato, legata alle condizioni tecniche ed economiche dell’affare.
Anche la formula del prestito si inserirebbe bene in questo scenario. Il 23enne è reduce da una stagione complicata al Chelsea dopo aver impressionato con la maglia dell’Ipswich Town.
Delap è legato ai Blues da un contratto fino al 2031 ed è stato acquistato soltanto la scorsa estate per circa 35,5 milioni di euro.
Dopo una prima stagione poco brillante a Stamford Bridge, una cessione immediata alle condizioni economiche desiderate potrebbe risultare complicata. Un trasferimento temporaneo, invece, potrebbe garantirgli maggiore continuità e la possibilità di recuperare valore sul mercato.
Il Como tiene aperte più strade per l’attacco
Delap non sembra essere l’unica soluzione valutata dalla dirigenza. Il suo nome continua infatti a essere affiancato a quello di Moise Kean, altro profilo seguito dal club lombardo per completare il reparto offensivo di Fàbregas.
Questo elemento rende ancora più significativo capire da quale parte sia arrivata la spinta iniziale. Se Delap fosse stato realmente proposto al Como, il club potrebbe avere maggiore margine nella discussione sulla formula del prestito e sulle condizioni economiche dell’accordo.
La trattativa resta quindi da seguire: capire chi abbia maggiore interesse a chiudere l’operazione potrebbe incidere direttamente sui prossimi negoziati.
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