Nazionale
FIGC, Gravina ” Mi ricandido alla guida della Figc per completare un percorso”
Il presidente della FIGC Gabriele Gravina, ha parlato ieri dopo l’annuncio della sua ricandidatura alla guida della FIGC, soffermandosi sul primo mandato.
Il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha parlato ieri in una intervista riportata dalla Nuova Sardegna, dove spiega le motivazioni della sua ricandidatura alla guida della Federcalcio, il passato mandato e la ferita ancora non rimarginata della non qualificazione al Mondiale in Qatar.

IL PRESIDENTE DELLA FIGC GABRIELE GRAVINA PERPLESSO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
FIGC, Gravina: ” Nonostante non esistano più partite scontate in campo internazionale, il futuro è azzurro”
Il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, ha parlato ieri in un intervista riportata dalla Nuova Sardegna, dove ha parlato a 360° su diversi temi, soprattutto i motivi che lo hanno portato ricandidarsi alla guida della FIGC per un nuovo mandato, poi sulla Nazionale e la non qualificazione al Mondiale in Qatar, infine due appunti su Simonelli presidente della Lega e di Binaghi presidente della Federtennis.
Gravina spiega quale sono le sue ragioni che lo hanno portato ricandidarsi di nuovo come numero uno di via Allegri: ” La decisione di ricandidarmi è stata presa di concerto con le componenti, anzi sono state loro a chiedermelo in tempi non sospetti, mostrando grande fiducia nella mia persona e nel progetto. Abbiamo condiviso un percorso di valore e di valori che va completato. Avevo risposto loro che ero disponibile a farlo purché ci fosse una larga convergenza sul mio nome e le designazioni formali che ho ricevuto hanno superato addirittura le mie più rosee aspettative”.
In seguito, un punto sulla Nazionale e sulla quanto fa male la non Qualificazione al Mondiale in Qatar: ” Certo, eppure lo sport ci mette di fronte sempre nuove sfide e dobbiamo saperci rialzare dopo ogni sconfitta. Negli ultimi quattro anni abbiamo vinto un Europeo (non accadeva dal 1968) e abbiamo trionfato diverse volte con le Nazionali giovanili. Nonostante non esistano più partite scontate in campo internazionale, il futuro è azzurro, ne sono sicuro”
Poi, un giudizio su l’elezione di Ezio Simonelli alla guida della Lega di Serie A: ” Conosco Simonelli da tanti anni e lo stimo. Sono convinto si possa aprire con lui una nuova stagione di collaborazione tra la Lega di A, la Figc e le altre componenti nell’interesse del calcio italiano. Un percorso illuminato la cui gestazione c’è stata in occasione dell’assemblea per la modifica dello statuto dello scorso 4 novembre, quando la maggioranza dei club di A non ha aderito alla sterile proposta di ‘muro contro muro’ fatta dai soliti noti. Per lo sviluppo del nostro movimento c’è bisogno di rispetto, di dialogo e di idee, non di risse e ricorsi continui”
Infine, i complimenti al presidente della Federtennis Binaghi ed una sua considerazione se il tennis può superare come numero di tesserati il calcio in Italia: ” Ho fatto i complimenti a Binaghi e al tennis italiano, come tutti ho gioito per i trionfi degli ultimi anni e gli auguro di continuare così. Il calcio è e rimarrà a lungo un punto di riferimento per tutto lo sport italiano, non solo per quanto riguarda il numero dei tesserati ma anche e soprattutto per l’impegno e i risultati sotto il profilo dei progetti sulla sostenibilità sociale e ambientale”
Nazionale
Brasile, Ancelotti: “Addio Neymar, spazio ai giovani”
Ancelotti conferma la fine di Neymar con il Brasile e avvia il ricambio generazionale della Seleção puntando sui nati tra il 2004 e il 2006.

Le parole di Ancelotti e la chiusura dell’era Neymar
Nel corso di un’intervista rilasciata a CNN Esportes, il commissario tecnico della nazionale brasiliana Carlo Ancelotti ha fatto chiarezza sull’assetto futuro della Seleção, confermando in maniera definitiva la conclusione del ciclo di Neymar in maglia verdeoro. Il tecnico italiano ha difeso la scelta di aver convocato l’attaccante del Santos per l’ultima rassegna iridata, sottolineando l’unicità del suo profilo tecnico pur prendendo atto della volontà del calciatore di non indossare più la casacca della nazionale.
L’allenatore ha ribadito l’impossibilità di sostituire direttamente un talento del genere con un singolo interprete, evidenziando come la sua eredità tecnica debba essere assorbita attraverso un lavoro collettivo orientato all’inserimento di nuove risorse.
Brasile, il piano per il ricambio generazionale verdeoro
Con il definitivo passaggio di consegne, il Brasile ha già avviato una profonda ristrutturazione organica che mira a costruire il gruppo per le prossime competizioni internazionali. Ancelotti ha tracciato le linee guida del nuovo corso sportivo, impostando un programma di crescita graduale che vedrà al centro del progetto i giovani profili già emersi nell’ultimo periodo.
La priorità del commissario tecnico sarà riservata ai calciatori nati nel triennio compreso tra il 2004 e il 2006, ritenuti la base fondamentale per plasmare la nazionale del futuro a partire dai prossimi impegni amichevoli e ufficiali. Il tecnico si è inoltre spinto oltre, rivelando di monitorare con estrema attenzione anche le leve del 2008 in vista del loro definitivo inserimento nel calcio professionistico.
Nazionale
Roberto Mancini torna in corsa per la Nazionale: cosa cambia dopo il caso Pirlo
Tramontata la candidatura dell’ex Juventus, la FIGC valuta i prossimi passi. L’ex ct azzurro torna tra i profili più autorevoli grazie all’esperienza maturata sulla panchina dell’Italia.

ANDREA PIRLO AL CENTRO TECNICO FEDERALE DI COVERCIANO (FOTO DI LUCA AMEDEO BIZZARRI – FIGC/FIGC VIA GETTY IMAGES)
Roberto Mancini è tornato al centro delle valutazioni della FIGC dopo l’uscita di scena di Andrea Pirlo. L’ex allenatore della Juventus ha annunciato di non essere più in corsa per la panchina della Nazionale, e così la Federazione ha dovuto riaprire il dossier sul nuovo commissario tecnico.
In questo quadro il nome di Mancini pesa di nuovo: conosce già l’ambiente azzurro, ha guidato un precedente ciclo di ricostruzione ed è tra i profili con più esperienza internazionale accostati alla panchina dell’Italia.
Il passo indietro di Pirlo
A chiudere la vicenda è stato lo stesso Pirlo, che il 27 luglio ha spiegato sui social di aver saputo la sera prima di non essere più tra i candidati al ruolo di ct.
La sua candidatura non era mai stata ufficializzata dalla FIGC, ma negli ultimi giorni aveva monopolizzato il dibattito. A pesare è stata anche la discussione nata attorno alla collaborazione con Fonbet, società russa del settore scommesse di cui Pirlo è ambasciatore: l’ex centrocampista ha però chiarito che si tratta di un rapporto solo commerciale e sportivo.
Chiusa questa pista, la Federazione è tornata a guardare alle alternative già sul tavolo.
Perché Mancini torna tra i nomi forti
Mancini ha guidato la Nazionale dal maggio 2018 all’agosto 2023, prendendo in mano una squadra reduce dalla mancata qualificazione al Mondiale 2018.
Nel suo ciclo l’Italia ha ritrovato competitività, ha vinto il titolo europeo a EURO 2020 e ha messo insieme una serie record di 37 partite consecutive senza sconfitte. Nel complesso il suo bilancio da ct dice 61 partite, 37 vittorie, 15 pareggi e nove sconfitte: numeri che spiegano perché il suo nome torni in ballo ora che la FIGC cerca un tecnico capace di entrare subito in sintonia con il gruppo e con la struttura federale.
Nelle scorse settimane anche Giovanni Malagò aveva indicato pubblicamente Mancini e Antonio Conte tra i tecnici di maggiore spessore al vaglio della Federazione, pur precisando che nessuna decisione era ancora stata presa.
Un ritorno dal valore anche simbolico
Un eventuale ritorno di Mancini non sarebbe soltanto una scelta tecnica. Dopo il tramonto della pista Pirlo, la Federazione deve trovare una figura capace di garantire continuità, esperienza e credibilità in una fase delicata del nuovo progetto.
Mancini, del resto, conosce già Coverciano, il funzionamento della Nazionale e le dinamiche del calcio internazionale: un bagaglio che rende la sua candidatura più solida rispetto ad altri profili accostati agli Azzurri.
Le ombre del ciclo precedente
Il percorso di Mancini sulla panchina azzurra è stato ricco di successi, ma si è chiuso in una fase più difficile. Nel marzo 2022 gli Azzurri furono eliminati dalla Macedonia del Nord nei playoff, mancando il Mondiale in Qatar; nell’agosto 2023 arrivarono le dimissioni, seguite dall’esperienza sulla panchina dell’Arabia Saudita.
Sono elementi che entrano nella valutazione complessiva della FIGC, ma non cancellano quanto costruito tra il 2018 e il 2021, quando l’Italia è tornata ai vertici del calcio europeo.
La FIGC verso la scelta decisiva
Il nuovo gruppo dirigente federale, presentato il 23 luglio da Giovanni Malagò insieme al direttore tecnico Paolo Maldini e all’advisor Leonardo, è ora davanti alla sua prima decisione pesante.
Un annuncio ufficiale sul nuovo commissario tecnico ancora non c’è, ma l’uscita di Pirlo ha inevitabilmente riportato Mancini tra i candidati di maggiore esperienza.
La scelta finale dovrà tenere insieme continuità tecnica, risultati e prospettive, e le prossime settimane diranno se a spuntarla sarà davvero l’uomo che ha riportato l’Italia sul tetto d’Europa.
Nazionale
Guardiola-Italia: cosa c’è dietro il contatto della FIGC
Il contatto con Maldini e Leonardo non ha ancora prodotto un accordo, ma la candidatura obbliga la FIGC a confrontarsi con i problemi tecnici e strutturali della Nazionale.

L’EX CALCIATORE PAOLO MALDINI DURANTE LA FINALE DI UEFA CHAMPIONS LEAGUE 2026 (FOTO DI JAMES GILL – DANEHOUSE/GETTY IMAGES)
Paolo Maldini e Leonardo avrebbero incontrato Pep Guardiola a Barcellona per verificarne la disponibilità a diventare il nuovo commissario tecnico dell’Italia. Non risultano ancora una proposta formalizzata, una risposta positiva dell’allenatore o un accordo, ma il contatto apre una questione più grande del semplice nome del prossimo ct: capire se il profilo di Guardiola sia compatibile con ciò di cui la Nazionale ha davvero bisogno.
La domanda nasce da una crisi che non si riduce all’ultimo risultato. Il 31 marzo l’Italia è stata eliminata dalla Bosnia ed Erzegovina nella finale dei playoff per il Mondiale 2026, mancando la qualificazione per la terza edizione consecutiva. Tre giorni dopo, la FIGC e Gennaro Gattuso hanno interrotto il loro rapporto.
Tre Mondiali saltati e un problema che supera la panchina
L’Italia non gioca una partita mondiale dal 2014. Dopo le eliminazioni contro Svezia e Macedonia del Nord nelle qualificazioni alle edizioni 2018 e 2022, la sconfitta ai rigori di Zenica ha confermato che il nodo non si scioglie cambiando soltanto allenatore.
Difficoltà non solo tecniche e sportive, ma strutturali: è la lettura della nuova presidenza federale. Da qui le nomine dell’11 luglio, con Maldini direttore tecnico della FIGC e presidente del Club Italia e Leonardo al suo fianco come advisor.
Il loro mandato copre la Nazionale maggiore e l’intera filiera giovanile, con un orizzonte di quattro anni che comprende il prossimo Europeo e porta al Mondiale 2030.
Cosa potrebbe portare Guardiola all’Italia?
La sua candidatura sarebbe coerente con la ricerca di un’identità tecnica più definita. Nelle esperienze di club l’allenatore catalano ha costruito squadre fondate sul controllo del pallone, sull’occupazione organizzata degli spazi e sulla pressione immediata dopo la perdita.
Il vantaggio per l’Italia, allora, non sarebbe soltanto mediatico. Un tecnico dai principi riconoscibili potrebbe dare una direzione comune alla Nazionale e, almeno sul piano metodologico, al nuovo progetto del Club Italia.
Guardiola, inoltre, ha lavorato con giovani e affermati dentro squadre sottoposte alla pressione di vincere. Un elemento non secondario per una selezione che deve ritrovare competitività senza rinunciare al ricambio generazionale.
Il limite: una Nazionale non è un club
Il suo profilo, però, porta con sé un’incognita grande. Guardiola ha sviluppato il proprio calcio attraverso il lavoro quotidiano: allenamenti continui, mercato costruito sulle esigenze tattiche e tempi lunghi per perfezionare i meccanismi.
Un commissario tecnico, al contrario, dispone di finestre brevi, non sceglie liberamente i giocatori e deve adattare le idee alle caratteristiche disponibili. La capacità di semplificare il metodo e ottenere risultati in poco tempo sarebbe quindi decisiva.
Nemmeno il miglior allenatore, del resto, può creare nuovi talenti o aumentare da solo i minuti concessi agli italiani nei club. Se la crisi è strutturale, la responsabilità non può ricadere soltanto sul prossimo ct.
Perché il contatto resta significativo
Nonostante le incognite, il tentativo di coinvolgere Guardiola dice quale livello di profilo Maldini e Leonardo stanno valutando. La FIGC non cerca un semplice gestore per le prossime partite, ma un allenatore capace di incarnare il nuovo ciclo tecnico.
Prima di parlare di svolta, tuttavia, servono la disponibilità di Guardiola e un’intesa su durata, staff, condizioni economiche e autonomia sportiva. Nessuno di questi passaggi è stato finora ufficializzato.
Il contatto esiste, ma l’accordo no. La candidatura, però, un effetto lo ha già prodotto: costringere la nuova FIGC a chiarire se vuole affidarsi a un grande nome o costruire davvero attorno a quel nome un progetto adatto ai problemi dell’Italia.
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