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Italia, Gattuso si presenta: “Un sogno che si avvera, dobbiamo ritrovare l’entusiasmo. E su chi rifiuta la Nazionale…””

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Il nuovo commissario tecnico dell’Italia, Gennaro Gattuso, ha parlato nella conferenza stampa di presentazione. Con lui presenti Gravina e Buffon.

Gennaro Gattuso, nuovo commissario tecnico della Nazionale Italiana, è intervenuto nella conferenza stampa di presentazione assieme al presidente della FIGC Gravina e il capo delegazione azzurra, Buffon.

L’ex centrocampista è subentrato all’esonerato Spalletti, mandato a casa dopo la pesante sconfitta alla prima giornata di qualificazione al Mondiale contro la Norvegia. L’obiettivo di Ringhio sarà ovviamente quello di eliminare qualsiasi possibilità di non qualificarsi, per la terza volta consecutiva, alla Coppa del Mondo.

Italia

GENNARO GATTUSO SORRIDENTE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Italia, le parole di Gattuso

“Questo è un sogno che si avvera, spero di essere all’altezza. So che il compito non è facile ma di facile nella vita non c’è nulla. Io e io mio staff sappiamo che c’è tanto da lavorare, ma c’è la consapevolezza di poter fare un grandissimo lavoro. C’è da lavorare, da andare in giro e parlare coi giocatori per entrare nella loro testa. Sento dire da tanti anni che non c’è talento, ma io penso che i giocatori ci siano e dobbiamo solo metterli nella condizione di farli esprimere al massimo. L’obiettivo è riportare l’Italia al Mondiale, per noi e per il nostro calcio è fondamentale”.

Cosa bisogna fare?

“Dobbiamo ritrovare l’entusiasmo, non pensare in modo negativo. Chi viene a Coverciano deve arrivarci con entusiasmo, creare una famiglia credo sia la cosa più importante. Oltre la tecnica e la tattica dobbiamo ritrovare quel gruppo che per tanti anni ci ha contraddistinto nel mondo”.

Cosa ha prevalso in te quando hai preso questa scelta?

“La convinzione di avere a disposizione giocatori importanti, 4-5 giocatori di questo gruppo sono tra i primi dieci nei loro ruoli. Però ripeto: squadra, non singoli giocatori. Sono convinto che la squadra abbia dei valori e si possa raggiungere l’obiettivo. Quando Buffon e Gravina mi hanno chiamato non ho esitato un istante, credo abbiamo le doti per raggiungere l’obiettivo”.

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Che identità bisogna ritrovare?

“Quest’anno in Serie A c’era il 68% di giocatori stranieri e questo dato deve farci riflettere. A livello di settore giovanile è stato fatto un grande lavoro, ma poi dopo l’Under 19 i calciatori si perdono un po’. Quest’anno all’Hajduk giocavo con 2005, 2006, 2007… Dobbiamo dare spazio ai giovani. Stare fuori due volte dal Mondiale non è semplice, per questo motivo dobbiamo ritrovare entusiasmo perché con la paura non si va da nessuna parte”.

La Russa ha fatto un po’ di polemica

“Spero di fargli cambiare idea. Ma posso assicurarti che nel 2005 sono stato male dopo la finale, volevo lasciare il Milan. Su La Russa: spero di fargli cambiare idea e di raggiungere l’obiettivo”.

Che Gattuso vedremo?

“La figura da calciatore è difficile da cancellare. Tutti pensano a un Gattuso tutto cuore e grinta, ma oggi un Gattuso nella mia squadra non lo metterei per come voglio giocare. Questa è la verità. Bisogna analizzare bene: con cuore e grinta non si sta undici-dodici anni ad allenare. Mi piace aggiornarmi, parlare di calcio. Negli ultimi anni il calcio è cambiato, ogni calciatore ha una testa e non tutti sono uguali. Oggi i calciatori sono più professionisti, ma fanno un po’ più fatica a fare gruppo”.

Puoi spiegarci questa squadra di collaboratori e dei tuoi risultati?

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“Ho Bonucci nel mio staff e poi altri cinque componenti che lavorano da anni con me. Prandelli, Zambrotta e Perrotta ci daranno una mano insieme a Viscidi. Io col Napoli ho perso una Champions con 77 punti, col Milan non ci sono andato per un punto. Con l’Hajduk dopo 19 anni ci siamo giocati il campionato con una squadra imbottita di giovani. Dipende poi come vengono scritte le cose: poi solo una squadra vince il campionato, solo una vince. Poi però bisogna vedere il lavoro e come ha lavorato, se ha fatto crescere i giovani e la squadra”.

Come cambia il tuo lavoro da CT?

“La quotidianità sarà diversa. Spero di non stressare i colleghi della Serie A e chi lavora all’estero, l’obiettivo è vedere un paio di giorni di allenamento, parlare coi giocatori e vedere le partite. Sarà questa la vita, treni, aerei, vedere i giocatori e fare le scelte migliori…”

Cosa hai preso da Lippi? Cosa ti ha detto a telefono?

“Cosa ha detto non posso dirlo.. MI ha detto sei CT, capite dove voglio arrivare… (ca*** tuoi, ndr). Io spero di fare ciò che ha fatto Marcello: non dico alzare la Coppa al cielo, ma creare quell’alchimia nello spogliatoio. Spero di ricreare quel senso di appartenenza, voglio vedere giocatori che arrivano a Coverciano col sorriso, che stanno bene. Devo riuscire a interagire coi giocatori in maniera corretta, i tempi sono cambiati e bisogna essere bravi a entrare nella loro testa, nel modo giusto. Non pensare che loro devono cambiare, siamo noi a dovergli andare incontro”.

Quale messaggio ti ha colpito di più in questi giorni?

“Tanti messaggi. Sicuramente sentire i miei genitori emozionarsi per l’opportunità che mi ha dato la Federazione è stato un bel momento, di gioia. Poi tanti altri messaggi ma sentire papà e mamma emozionarsi ancora è stato bello”.

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Sull’attacco e sulla mancanza di goal?

“In questo momento nel nostro campionato abbiamo il 40% di squadre che giocano a 3 e il 60% a 4. Ma non contano i moduli, dobbiamo mettere i giocatori al posto giusto. In questo momento bisogna giocare nella metà campo avversaria, dobbiamo creare e fare male in area avversaria. Poi a 3 o 4 cambia poco, dobbiamo fare male e stare bene in campo”.

Caso Acerbi?

“Bisogna capire il perché. Ho chiesto a Gravina e Buffon di aiutarmi, di capire i bisogni dei giocatori e stargli vicino con tutti gli attrezzi che abbiamo. Per non creare scuse o precedenti, chi è convocato sta a Coverciano come si faceva una volta. Se poi non si riesce a far guarire il giocatore, lo si fa tornare al club di appartenenza. Quando un giocatore gioca 50/60 partite i dolori ci sono sempre, bisogna andare oltre. La cosa importante è stare assieme e non creare precedenti”.

Ha già parlato con qualche giocatore? Tornerà qualcuno?

“In questi giorni ho chiamato 35 giocatori, ho sentito tutti. Anche Chiesa, a cui ho detto di giocare con continuità. Sono giocatori che sono stati fuori ma che possono dare una mano. Ma a parlare è il campo: se si fanno le cose bene, le porte della Nazionale sono aperte”.

Sente pressione? Ha visto la partita con la Norvegia?

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“La pressione la porta questa maglia, che ci ha visti vincere 4 Mondiali. La partita con la Norvegia l’ho vista: loro andavano 3 volte più forte, tanti giocatori venivano da una sconfitta pesante in Champions. La squadra non ha avuto la forza della Norvegia”

Cosa salva dell’Italia di Spalletti?

“Con Luciano ci siamo sentiti e di lui ho una stima incredibile, è un maestro che mastica calcio da tanti anni. Ogni anno riesce a fare cose nuove, c’è grande stima. In questo momento devo vedere cosa vogliamo fare, ma la sua professionalità è incredibile. Ha fatto un lavoro importante con la maglia della Nazionale. Cambiamenti non se ne possono fare, c’è poco tempo”.

Su cosa sarà intransigente?

“Se non vedo calciatori che vanno a 100 all’ora… Bisogna far parlare il campo, bisogna stare lì e andare a mille all’ora. Per me quando l’allenamento inizia bisogna pedalare, andare. La squadra deve lavorare con serietà e impegno, poi a ciò che succede fuori dal campo non do importanza. Non posso fare il sergente di ferro o il poliziotto, ma quando un giocatore si allena deve andare sempre a mille allora”.

Che lezione di vita dai ai tuoi concittadini?

“Io non devo dare lezioni di vita. La Calabria è una terra bellissima e dico ai giovani di seguire la strada giusta, quello dello studio e del fare le persone perbene. Speriamo di far parlare la nostra terra anche per cose positive perché è una terra incredibile”.

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Ha avuto tempo di emozionarsi?

“Sinceramente no, subito pensieri e responsabilità. Tanto stress e voglia di fare. Io posso promettere solo impegno e passione, voglio entrare nella testa dei giocatori. Dobbiamo parlare come un noi, non come un io. Poi sugli aspetti tecnici e tattici i giorni sono pochi, starà a noi fare meno danni possibili. La cosa più importante sarà tirar fuori dai calciatori voglia, entusiasmo e senso di appartenenza”.

C’è Acerbi tra i 35 giocatori sentiti?

“No, non ho parlato con lui. Acerbi sta dando al calcio, si è parlato tantissimo ma non è una problematica che ha toccato me. Da parte mia le scelte però sono diverse: nulla contro Acerbi ma non l’ho chiamato, anche se c’è rispetto e stima. Ho chiamato giocatori più giovani che in questo momento credo ci possano dare una mano”.

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Brasile, Ancelotti: “Addio Neymar, spazio ai giovani”

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Brasile

Ancelotti conferma la fine di Neymar con il Brasile e avvia il ricambio generazionale della Seleção puntando sui nati tra il 2004 e il 2006.

Ancelotti, Brasile

Le parole di Ancelotti e la chiusura dell’era Neymar

Nel corso di un’intervista rilasciata a CNN Esportes, il commissario tecnico della nazionale brasiliana Carlo Ancelotti ha fatto chiarezza sull’assetto futuro della Seleção, confermando in maniera definitiva la conclusione del ciclo di Neymar in maglia verdeoro. Il tecnico italiano ha difeso la scelta di aver convocato l’attaccante del Santos per l’ultima rassegna iridata, sottolineando l’unicità del suo profilo tecnico pur prendendo atto della volontà del calciatore di non indossare più la casacca della nazionale.

L’allenatore ha ribadito l’impossibilità di sostituire direttamente un talento del genere con un singolo interprete, evidenziando come la sua eredità tecnica debba essere assorbita attraverso un lavoro collettivo orientato all’inserimento di nuove risorse.

Brasile, il piano per il ricambio generazionale verdeoro

Con il definitivo passaggio di consegne, il Brasile ha già avviato una profonda ristrutturazione organica che mira a costruire il gruppo per le prossime competizioni internazionali. Ancelotti ha tracciato le linee guida del nuovo corso sportivo, impostando un programma di crescita graduale che vedrà al centro del progetto i giovani profili già emersi nell’ultimo periodo.

La priorità del commissario tecnico sarà riservata ai calciatori nati nel triennio compreso tra il 2004 e il 2006, ritenuti la base fondamentale per plasmare la nazionale del futuro a partire dai prossimi impegni amichevoli e ufficiali. Il tecnico si è inoltre spinto oltre, rivelando di monitorare con estrema attenzione anche le leve del 2008 in vista del loro definitivo inserimento nel calcio professionistico.

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Roberto Mancini torna in corsa per la Nazionale: cosa cambia dopo il caso Pirlo

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Roberto Mancini torna in corsa per la Nazionale: cosa cambia dopo il caso Pirlo

Tramontata la candidatura dell’ex Juventus, la FIGC valuta i prossimi passi. L’ex ct azzurro torna tra i profili più autorevoli grazie all’esperienza maturata sulla panchina dell’Italia.

Roberto Mancini torna in corsa per la Nazionale: cosa cambia dopo il caso Pirlo-2

ANDREA PIRLO AL CENTRO TECNICO FEDERALE DI COVERCIANO (FOTO DI LUCA AMEDEO BIZZARRI – FIGC/FIGC VIA GETTY IMAGES)

Roberto Mancini è tornato al centro delle valutazioni della FIGC dopo l’uscita di scena di Andrea Pirlo. L’ex allenatore della Juventus ha annunciato di non essere più in corsa per la panchina della Nazionale, e così la Federazione ha dovuto riaprire il dossier sul nuovo commissario tecnico.

In questo quadro il nome di Mancini pesa di nuovo: conosce già l’ambiente azzurro, ha guidato un precedente ciclo di ricostruzione ed è tra i profili con più esperienza internazionale accostati alla panchina dell’Italia.

Il passo indietro di Pirlo

A chiudere la vicenda è stato lo stesso Pirlo, che il 27 luglio ha spiegato sui social di aver saputo la sera prima di non essere più tra i candidati al ruolo di ct.

La sua candidatura non era mai stata ufficializzata dalla FIGC, ma negli ultimi giorni aveva monopolizzato il dibattito. A pesare è stata anche la discussione nata attorno alla collaborazione con Fonbet, società russa del settore scommesse di cui Pirlo è ambasciatore: l’ex centrocampista ha però chiarito che si tratta di un rapporto solo commerciale e sportivo.

Chiusa questa pista, la Federazione è tornata a guardare alle alternative già sul tavolo.

Perché Mancini torna tra i nomi forti

Mancini ha guidato la Nazionale dal maggio 2018 all’agosto 2023, prendendo in mano una squadra reduce dalla mancata qualificazione al Mondiale 2018.

Nel suo ciclo l’Italia ha ritrovato competitività, ha vinto il titolo europeo a EURO 2020 e ha messo insieme una serie record di 37 partite consecutive senza sconfitte. Nel complesso il suo bilancio da ct dice 61 partite, 37 vittorie, 15 pareggi e nove sconfitte: numeri che spiegano perché il suo nome torni in ballo ora che la FIGC cerca un tecnico capace di entrare subito in sintonia con il gruppo e con la struttura federale.

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Nelle scorse settimane anche Giovanni Malagò aveva indicato pubblicamente Mancini e Antonio Conte tra i tecnici di maggiore spessore al vaglio della Federazione, pur precisando che nessuna decisione era ancora stata presa.

Un ritorno dal valore anche simbolico

Un eventuale ritorno di Mancini non sarebbe soltanto una scelta tecnica. Dopo il tramonto della pista Pirlo, la Federazione deve trovare una figura capace di garantire continuità, esperienza e credibilità in una fase delicata del nuovo progetto.

Mancini, del resto, conosce già Coverciano, il funzionamento della Nazionale e le dinamiche del calcio internazionale: un bagaglio che rende la sua candidatura più solida rispetto ad altri profili accostati agli Azzurri.

Le ombre del ciclo precedente

Il percorso di Mancini sulla panchina azzurra è stato ricco di successi, ma si è chiuso in una fase più difficile. Nel marzo 2022 gli Azzurri furono eliminati dalla Macedonia del Nord nei playoff, mancando il Mondiale in Qatar; nell’agosto 2023 arrivarono le dimissioni, seguite dall’esperienza sulla panchina dell’Arabia Saudita.

Sono elementi che entrano nella valutazione complessiva della FIGC, ma non cancellano quanto costruito tra il 2018 e il 2021, quando l’Italia è tornata ai vertici del calcio europeo.

La FIGC verso la scelta decisiva

Il nuovo gruppo dirigente federale, presentato il 23 luglio da Giovanni Malagò insieme al direttore tecnico Paolo Maldini e all’advisor Leonardo, è ora davanti alla sua prima decisione pesante.

Un annuncio ufficiale sul nuovo commissario tecnico ancora non c’è, ma l’uscita di Pirlo ha inevitabilmente riportato Mancini tra i candidati di maggiore esperienza.

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La scelta finale dovrà tenere insieme continuità tecnica, risultati e prospettive, e le prossime settimane diranno se a spuntarla sarà davvero l’uomo che ha riportato l’Italia sul tetto d’Europa.

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Guardiola-Italia: cosa c’è dietro il contatto della FIGC

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Guardiola-Italia: cosa c’è dietro il contatto della FIGC

Il contatto con Maldini e Leonardo non ha ancora prodotto un accordo, ma la candidatura obbliga la FIGC a confrontarsi con i problemi tecnici e strutturali della Nazionale.

Guardiola-Italia: cosa c’è dietro il contatto della FIGC-2

L’EX CALCIATORE PAOLO MALDINI DURANTE LA FINALE DI UEFA CHAMPIONS LEAGUE 2026 (FOTO DI JAMES GILL – DANEHOUSE/GETTY IMAGES)

Paolo Maldini e Leonardo avrebbero incontrato Pep Guardiola a Barcellona per verificarne la disponibilità a diventare il nuovo commissario tecnico dell’Italia. Non risultano ancora una proposta formalizzata, una risposta positiva dell’allenatore o un accordo, ma il contatto apre una questione più grande del semplice nome del prossimo ct: capire se il profilo di Guardiola sia compatibile con ciò di cui la Nazionale ha davvero bisogno.

La domanda nasce da una crisi che non si riduce all’ultimo risultato. Il 31 marzo l’Italia è stata eliminata dalla Bosnia ed Erzegovina nella finale dei playoff per il Mondiale 2026, mancando la qualificazione per la terza edizione consecutiva. Tre giorni dopo, la FIGC e Gennaro Gattuso hanno interrotto il loro rapporto.

Tre Mondiali saltati e un problema che supera la panchina

L’Italia non gioca una partita mondiale dal 2014. Dopo le eliminazioni contro Svezia e Macedonia del Nord nelle qualificazioni alle edizioni 2018 e 2022, la sconfitta ai rigori di Zenica ha confermato che il nodo non si scioglie cambiando soltanto allenatore.

Difficoltà non solo tecniche e sportive, ma strutturali: è la lettura della nuova presidenza federale. Da qui le nomine dell’11 luglio, con Maldini direttore tecnico della FIGC e presidente del Club Italia e Leonardo al suo fianco come advisor.

Il loro mandato copre la Nazionale maggiore e l’intera filiera giovanile, con un orizzonte di quattro anni che comprende il prossimo Europeo e porta al Mondiale 2030.

Cosa potrebbe portare Guardiola all’Italia?

La sua candidatura sarebbe coerente con la ricerca di un’identità tecnica più definita. Nelle esperienze di club l’allenatore catalano ha costruito squadre fondate sul controllo del pallone, sull’occupazione organizzata degli spazi e sulla pressione immediata dopo la perdita.

Il vantaggio per l’Italia, allora, non sarebbe soltanto mediatico. Un tecnico dai principi riconoscibili potrebbe dare una direzione comune alla Nazionale e, almeno sul piano metodologico, al nuovo progetto del Club Italia.

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Guardiola, inoltre, ha lavorato con giovani e affermati dentro squadre sottoposte alla pressione di vincere. Un elemento non secondario per una selezione che deve ritrovare competitività senza rinunciare al ricambio generazionale.

Il limite: una Nazionale non è un club

Il suo profilo, però, porta con sé un’incognita grande. Guardiola ha sviluppato il proprio calcio attraverso il lavoro quotidiano: allenamenti continui, mercato costruito sulle esigenze tattiche e tempi lunghi per perfezionare i meccanismi.

Un commissario tecnico, al contrario, dispone di finestre brevi, non sceglie liberamente i giocatori e deve adattare le idee alle caratteristiche disponibili. La capacità di semplificare il metodo e ottenere risultati in poco tempo sarebbe quindi decisiva.

Nemmeno il miglior allenatore, del resto, può creare nuovi talenti o aumentare da solo i minuti concessi agli italiani nei club. Se la crisi è strutturale, la responsabilità non può ricadere soltanto sul prossimo ct.

Perché il contatto resta significativo

Nonostante le incognite, il tentativo di coinvolgere Guardiola dice quale livello di profilo Maldini e Leonardo stanno valutando. La FIGC non cerca un semplice gestore per le prossime partite, ma un allenatore capace di incarnare il nuovo ciclo tecnico.

Prima di parlare di svolta, tuttavia, servono la disponibilità di Guardiola e un’intesa su durata, staff, condizioni economiche e autonomia sportiva. Nessuno di questi passaggi è stato finora ufficializzato.

Il contatto esiste, ma l’accordo no. La candidatura, però, un effetto lo ha già prodotto: costringere la nuova FIGC a chiarire se vuole affidarsi a un grande nome o costruire davvero attorno a quel nome un progetto adatto ai problemi dell’Italia.

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