L'ex direttore sportivo della Roma, Walter Sabatini, ha ripercorso la sua carriera in una recente intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport.
Dopo esserne stato un giocatore, nella stazione 1976-1977, Walter Sabatini è stato il ds della Roma in un periodo particolarmente florido: quello che la società giallorossa ha attraversato a partire dal 2011 fino al 2016. Un periodo denso di grandi acquisti di calciomercato, con nomi come Benatia, Paredes, Džeko e Salah, e di ottime prestazioni, con la partecipazione del club anche al torneo di Champions League.
Un periodo che Sabatini ha rievocato in una recente intervista con la Gazzetta dello Sport, evidenziando quello che forse è il suo unico rimpianto da ds giallorosso. Ecco che cosa ha detto.
L’intervista a Walter Sabatini
Sul momento positivo della Roma
“Il record delle dieci vittorie consecutive con la Roma mi ha esaltato”.
Sull’esperienza da ds a Trigoria
“Mi sentivo a mio agio nella capitale. [Garcia] era appena arrivato, tutti mi prendevano in giro. Ricordo i messaggi: ‘Abbiamo preso il Sergente Garcia’. Ma io ero sicuro che avrebbe fatto bene, e infatti avevo ragione”.
Sulla rosa a disposizione in quegli anni
“In quegli anni Totti era in gran forma e faceva la differenza, e avevamo un centrocampo incredibile: Strootman, De Rossi, Nainggolan, Pjanic e Keita”.
“Che giocatore Seydou, un vero leader. Ti guardava con lo sguardo di un capo, e nessuno osava contraddirlo. E in campo era spietato, non sbagliava mai una scelta”.
Sul suo unico rimpianto
“L'unico vero grande rimpianto che ho è non aver preso Rabiot. È tutta colpa di sua madre, Veronique. L'anno prima il PSG mi aveva dato più di 30 milioni per Marquinhos, non potevo prenderlo gratis. Quando lo scoprì, impazzì.
Odiava il PSG, ma forse voleva anche i soldi del risarcimento, oltre ai 3 milioni di commissione. Ricordo che Massara traduceva, ma si vergognava a riferirle tutti gli insulti che le stavo dicendo”.