Focus
Il peso delle scelte tattiche durante una partita di calcio
Durante una partita ogni scelta dell’allenatore può cambiare tutto: dati, analisi e istinto aiutano a capirle, ma il calcio resta imprevedibile.
Sabato sera guardavo Atalanta-Napoli. Sessantacinquesimo minuto, 1-1, Gasperini toglie un centrocampista e mette un attaccante. Dieci minuti dopo l’Atalanta segna e vince. Mio padre mi fa: “Vedi? Ha azzeccato il cambio”. Ma era davvero quello giusto? O semplicemente è andata bene?
Questo è l’interrogativo che mi pongo ogni volta. Le scelte tattiche dell’allenatore – quando cambiare, chi mettere, come modificare il modulo – pesano tantissimo sul risultato. Ma quanto? E come capire se una scelta era giusta anche quando va male? Il bello del calcio moderno è che adesso possiamo analizzare queste decisioni con strumenti impensabili fino a pochi anni fa. Piattaforme come spinfin permettono di scomporre ogni scelta tattica nei suoi elementi fondamentali, mostrando con dati concreti l’impatto reale di una sostituzione o di un cambio modulo sul flusso della partita. Ma anche con tutti i dati del mondo, a volte è solo istinto. E fortuna.
Quando tutto si decide in panchina
Gli allenatori dicono che “la partita si prepara durante la settimana”. Vero. Ma poi arrivi a sabato e il trequartista ha la febbre. Oppure l’avversario schiera un modulo diverso. E devi decidere. In trenta secondi. Milan-Inter di due anni fa. Pioli aveva preparato tutto. Inzaghi a sorpresa mette Calhanoglu trequartista. Pioli deve cambiare. Modifica marcature, sposta Bennacer, blocca Theo. Cinque minuti. Il Milan perde 3-0.
Colpa sua? Difficile dirlo. Forse sarebbe andata peggio. Ma questo è il peso delle scelte – le fai, vedi il risultato, tutti giudicano. Vinci, sei un genio. Perdi, sei un incompetente. Nel calcio moderno gli allenatori hanno troppo da gestire. Non solo il modulo. Distanze, pressioni, movimenti senza palla. Cambia ogni tre minuti. E tu devi vedere tutto, capire tutto, correggere tutto. In tempo reale.
Le sostituzioni che cambiano le partite (o no)
| Tipo di sostituzione | Momento | Rischio | Impatto |
| Difensore per attaccante | 60°-75° | Altissimo | Può vincere o crollare |
| Attaccante per attaccante | 70°-80° | Basso | Dipende dalla forma |
| Centrocampista tattico | 55°-65° | Medio | Cambia equilibrio |
| Cambio per infortunio | Quando capita | Variabile | Destabilizza |
| Tripla sostituzione | 60°-70° | Medio-alto | Ridisegna |
Ogni allenatore ha il suo timing. Alcuni aspettano il 60° come regola. Altri cambiano al 45°. Non esiste scienza esatta. Mourinho aspetta l’80°, a volte l’85°. Se tiene, non toccare. Gasperini fa quattro cambi tra 60° e 70°. De Zerbi cambiava a metà primo tempo.
Chi ha ragione? Entrambi. Dipende dalla partita, dal momento. È scienza o arte? Un mix. Ci sono dati – chi ha corso di più, chi cala, quale zona è scoperta. Ma serve istinto. Quella sensazione che dice “adesso cambio” anche se i numeri dicono no. Il Napoli vinceva con sostituzioni assurde. Toglieva Kvara per Elmas. Proteste. Poi Elmas segnava. Fortuna? Programmazione? Feeling? Tutte e tre.

Eljif Elmas ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Quando il piano A salta e serve il piano B
Il calcio moderno ti obbliga ad avere piani alternativi. Perché quello che prepari raramente funziona. L’avversario fa qualcosa di inaspettato. Un giocatore si fa male. Prendi un gol dopo cinque minuti. E devi improvvisare. Gli allenatori migliori sanno reagire. Guardiola ne è il maestro. Cambia modulo tre volte in una partita. Parte 4-3-3, passa a 3-2-5 in attacco, si chiude 4-4-2 quando difende. Tutto fluido, tutto studiato.
Ma serve coraggio. Cambiare modulo è rischioso. Confonde i giocatori, rompe equilibri, crea buchi. Spesso gli allenatori preferiscono perdere con il loro piano piuttosto che rischiare modifiche improvvisate. Poi ci sono momenti di follia tattica. Zeman che sotto 2-0 toglieva un difensore per un attaccante. Bielsa che faceva pressing totale anche 3-0 sotto. Scelte suicide. A volte funzionavano, a volte no. Ma erano coerenti.
Io rispetto questi allenatori più dei pragmatici. Hanno il coraggio delle idee. Anche quando perdono, perdono alla loro maniera. Non come certi che cambiano sistema ogni settimana.
Il calcolo impossibile della scelta giusta
Il problema vero: non puoi mai sapere se hai fatto la scelta giusta. Vedi solo il risultato. E il risultato dipende da mille fattori che non controlli. Fai una sostituzione sensata. Il giocatore sbaglia un gol. Colpa tua? Tecnicamente no. Praticamente tutti ti danno dell’incompetente. Oppure fai un cambio assurdo, funziona per caso, e diventi genio. Ma era una cazzata. Hai avuto culo. Chi può dirlo? I dati aiutano ma non risolvono. Vedi che il centrocampista ha corso meno. Lo sostituisci. Ma magari nei prossimi dieci minuti la sua esperienza sarebbe stata determinante. Come saperlo?
Le scelte tattiche sono scommesse continue. Informazioni parziali, analizzate in tempo reale, risultati dopo trenta secondi. Zero possibilità di tornare indietro. Gli allenatori che ammiro ammettono gli errori. “Ho sbagliato il cambio”. Oppure: “Ha funzionato ma non ero sicuro”. Questa onestà è rara. Il peso lo portano loro. Noi dalla poltrona diciamo quello che vogliamo. Loro decidono. In cinque secondi. Con milioni che guardano. Un risultato che può costarti il posto. Non invidio il loro lavoro. Ma lo rispetto. Ogni partita è un esame pubblico. Non esistono risposte garantite. Solo scelte, conseguenze, e speranza di aver fatto il meglio.
Focus
Atalanta, Ahanor finalmente azzurrabile: Perchè non prima
Honest Ahanor compie 18 anni e avvia l’iter per la cittadinanza italiana: ius sanguinis, Nazionale e futuro azzurro dopo Atalanta-Napoli.
Oggi, 23 febbraio, è una data particolarmente significativa per Honest Ahanor. Il giovane talento, reduce dalla vittoria ottenuta ieri contro il Napoli, risultato che ha riportato l’Atalanta al centro della corsa per un posto in Europa, festeggia il compimento dei 18 anni. Un traguardo non solo anagrafico, ma anche fondamentale dal punto di vista burocratico e sportivo anche in ottica nazionale.
Con la maggiore età, Ahanor acquisisce formalmente i requisiti necessari per avviare l’iter di ottenimento della cittadinanza italiana. In Italia, infatti, vige il principio dello ius sanguinis, ovvero il diritto di acquisire la cittadinanza per discendenza, e non quello dello ius soli, secondo cui sarebbe sufficiente nascere sul territorio nazionale. Nonostante sia nato ad Aversa, in Campania, Ahanor non è ancora cittadino italiano, e lo status rimane invariato anche dopo il compimento dei 18 anni, poiché la procedura non si risolve nell’immediatezza del compimento della maggior età. Questo aspetto ha avuto ripercussioni dirette anche sul piano sportivo, escludendolo finora dalla lista dei giocatori convocabili dalla Nazionale italiana.
Al netto di ciò, nel corso degli anni, Ahanor ha sempre ribadito con fermezza la volontà di vestire la maglia azzurra, e solamente quella, rifiutando a più riprese la possibilità di rappresentare la Nigeria, senza mai accettare convocazioni nemmeno nelle selezioni giovanili. Una scelta di attesa e coerenza, motivata dal legame con l’Italia, Paese che gli ha dato effettivamnte i natali.
Il caso Ahanor, tra Ius Soli e Ius Sanguinis
Il principio dello ius sanguinis, su cui si fonda la normativa italiana, stabilisce che è cittadino italiano chi nasce da almeno un genitore italiano, indipendentemente dal luogo di nascita. La cittadinanza può quindi trasmettersi di generazione in generazione, purché la linea di discendenza non sia mai stata interrotta. Per questo motivo, molti atleti nati all’estero ma con origini italiane hanno ottenuto la cittadinanza anche in età adulta. In ambito calcistico basti pensare a Camoranesi, Éder o Jorginho, fino al più recente caso di Nicolò Tresoldi – che nei giorni ha dichiarato a gran voce il suo beneplacito nei confronti di una possibile chiamata da parte di Gattuso – nato a Cagliari ma proveniente da una famiglia italiana, come suggerito in maniera inequivocabile anche dal cognome.
Esempi simili emergono anche in altri sport, con Donte DiVincenzo, cestista NBA attualmente in forza ai Minnesota Timberwolves, pur essendo nato nel Delaware presenta chiare origini italiane e ha completato l’iter per rendere burocraticamente lecita una possibile una futura convocazione, ancor prima dell’ultima edizione degli Europei di Basket.
Esistono tuttavia limitazioni storiche e normative. Per i nati prima del 1948, ad esempio, la cittadinanza non si trasmetteva per linea materna, anche se oggi è possibile ricorrere per via giudiziaria. A ciò si aggiunge una recente restrizione interpretativa, secondo cui non è più sufficiente dimostrare l’esistenza di un avo italiano lontano, ma il legame deve limitarsi a genitore o nonno italiano, riducendo sensibilmente la platea dei potenziali richiedenti.
Diverso è il principio dello ius soli, basato sul luogo di nascita. In Italia non esiste uno ius soli automatico: nascere sul territorio italiano da genitori stranieri non comporta l’acquisizione immediata della cittadinanza. In questi casi, il minore mantiene la cittadinanza dei genitori, esattamente come accaduto ad Ahanor, considerato fino a ieri esclusivamente cittadino nigeriano, pur essendo nato in Italia. L’unica possibilità prevista è che la persona, nata in Italia e residente legalmente e senza interruzioni fino ai 18 anni, presenti domanda entro un anno dal compimento della maggiore età. Questo è l’iter che potrebbe finalmente permettere a Honest Ahanor di vestire la maglia della Nazionale, entrando così nel gruppo degli “azzurrabili” citati recentemente da Leonardo Bonucci.

Atalanta’s Berat Djimsiti portrait in action during Italian soccer Serie A match Udinese Calcio vs Atalanta BC at the Friuli – Dacia Arena stadium in Udine, Italy, November 12, 2023 – Credit: Ettore Griffoni
Focus
Napoli, accadde oggi: finale folle al Sant’Elia
Oggi, 18 anni fa, il Napoli faceva visita al Cagliari per la 20a giornata della Serie A 2007/08. Una partita ricordata per i folli minuti di recupero.
La prima stagione in Serie A del Napoli dell’era De Laurentiis é senza dubbio positiva. Nonostante qualche risultato negativo nell’inizio della seconda metà della stagione, Lavezzi e compagni chiudono con un ottimo ottavo posto.
Il 27 gennaio 2008, il girone di ritorno del Napoli si apre al Sant’Elia contro il Cagliari fanalino di coda. Entrambe le squadre sono alla ricerca della vittoria che manca da diverso tempo. I Partenopei non vincono dal 9 dicembre 2007 (Napoli-Parma 1-0), i sardi dal 30 settembre 2007 (Cagliari-Siena 1-0).
Cagliari-Napoli, 27 gennaio 2008
Reja é costretto a rinunciare a Iezzo per infortunio, al suo posto gioca Gianello. Convocati anche i giovani Biagio Del Giudice e Mario D’Urso. In attacco c’è la solita coppia Zalayeta-Lavezzi.
I primi 45 minuti vedono gli ospiti creare più occasioni, senza però rischiare di sbloccare il risultato tranne in un’occasione. I tentativi di Lavezzi, Gargano e Zalayeta non creano particolari problemi a Storari che blocca tranquillamente il tiro dell’uruguaiano ex Juventus. La migliore occasione dei Partenopei capita ad Hamsik: lo slovacco la passa a Lavezzi che entra in area prima di restituirla ad Hamsik che si trova davanti alla porta, ma Storari riesce a respingere il suo tiro.
Nel secondo tempo gli uomini di Reja riescono a passare in vantaggio. Cross dalla sinistra di Bogliacino, Hamsik é il primo ad arrivare sul pallone e a segnare di piatto, 0-1 (58′). Il Cagliari, però, non ci sta e prova in tutti i modi a pareggiare l’incontro. Prima chiede un rigore per un tocco di braccio di Zalayeta, poi Foggia (entrato dalla panchina) sfiora un gran gol in semi rovesciata, tentativo bloccato da Gianello.
Nei minuti finali é un vero e proprio assedio da parte del Cagliari che colpisce ben due volte la traversa, prima con Fini poi con Foggia. Gianello compie anche una grandissima parata su un altro tentativo dell’attaccante classe 83. Vengono assegnati 4 minuti di recupero, e ad 1 minuto e mezzo dallo scadere del recupero arriva il gol del pareggio: tiro da fuori di Jeda, Gianello non trattiene, Matri é il primo ad arrivare sul pallone e a mettere il pallone in rete, 1-1. Il Sant’Elia é una bolgia, ma non é finita.
I padroni di casa ottengono un calcio di punizione poco prima del fischio finale. Cross di Foggia, Conti riesce a colpire il pallone di testa, battere Gianello, e completare una rimonta a dir poco assurda del Cagliari che può ancora sperare nella salvezza. Beffato invece il Napoli che paga l’essersi chiuso troppo in difesa sul vantaggio.
Focus
Napoli, con il Chelsea uno snodo chiave: in gioco anche il mercato
Dopo la deludente sconfitta contro la Juventus, per il Napoli è già tempo di guardare alla sfida con il Chelsea: una vittoria può cambiare la stagione.
In casa Napoli c’è tanta amarezza dopo la sconfitta contro la Juventus, che ha fatto scivolare gli azzurri a -9 dalla vetta e ha certificato un momento complicato, aggravato da un’emergenza infortuni che sembra non finire mai.
Non c’è però tempo per leccarsi le ferite, perché all’orizzonte c’è una sfida che può cambiare tutto. Contro il Chelsea, in Champions League, i partenopei si giocano l’accesso agli spareggi, diventati ora fondamentali per dare un senso a una campagna europea fin qui estremamente deludente.
Passare il turno permetterebbe di rendere meno pesanti i risultati negativi dell’ultimo periodo e di ritrovare fiducia in un momento delicatissimo della stagione.

SCOTT MCTOMINAY RAMMARICATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Napoli, Champions e mercato si intrecciano
La partita con i Blues pesa però anche fuori dal campo. La qualificazione agli spareggi darebbe al club azzurro margine per guardare al mercato con un filo di ottimismo in più, pur restando l’obbligo di operare a saldo zero.
Con il passaggio del turno, il Napoli potrebbe provare a muoversi per un colpo importante in attacco, anche se le difficoltà restano enormi visti i tempi stretti. In cima alla lista c’è sempre Lookman, ma l’Atalanta difficilmente aprirà a una formula simile a quella vista per Giovane con l’Hellas.
Intanto si monitorano anche profili per la fascia destra come Juanlu Sanchez e Niccolò Fortini, e nelle ultime ore c’è stato anche un ritorno di fiamma per Radu Drăgușin per rinforzare la difesa.
La sensazione, però, è chiara: fino a mercoledì difficilmente si muoverà qualcosa. Molto della stagione del Napoli passa dalla notte contro il Chelsea, in cui gli uomini di Conte dovranno davvero gettare il cuore oltre l’ostacolo.
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